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MINORI E DIPENDENZA DAI SOCIALS IN TEMPO DI PANDEMIA DA CORONAVIRUS

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Un rischio per i minori spesso vittime di abusi ,adescamento  sessuale e cyberbullismo

Redazione- La pandemia da covid 19 costringendo durante il lock down molti adolescenti  a ricorrere in forma massiccia  e quindi a diventarne quasi  dipendenti ,i social media per rimanere in contatto tra loro li ha  esposti al rischio di  violenza, abusi, adescamento on line, fino a diventare vittime di adescamento sessuale, cyber bullismo .

A questo proposito scrive l’Autorità Garante  per l’infanzia e l’adolescenza : “ Garantire che i minorenni siano informati del loro diritto a essere protetti dalla violenza sessuale e dell’esistenza di servizi e misure di sostegno  e tutela; promuovere iniziative di sensibilizzazione; sostenere genitori e tutori nel compito di aiutare bambini e ragazzi ad affrontare le loro emozioni nella situazione di crisi generata dalla pandemia. È quanto ha chiesto il Comitato di Lanzarote nella “Dichiarazione sulla protezione dei minorenni dallo sfruttamento e dagli abusi sessuali nel periodo di Covid-19” adottata lo scorso 15 maggio 2020.

Il Comitato è incaricato di monitorare l’attuazione della “Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali firmata a Lanzarote il 25 ottobre del 2007”, entrata in vigore il 1° luglio del 2010 e ratificata dall’Italia con la legge 172 del 2012.

Nel documento il Comitato ricorda che le misure adottate dagli stati per contenere la pandemia da coronavirus hanno esposto “i bambini a un rischio maggiore di abuso, abbandono, sfruttamento e violenza”: per troppe ragazze e ragazzi il confinamento può comportare una maggiore vulnerabilità alla violenza, all’abuso e allo sfruttamento sessuale. “A seguito delle misure di confinamento – si legge – i bambini sono sempre più online e dipendono dai social media per rimanere in contatto con gli amici, esprimere sentimenti, studiare, distrarsi”: un gran numero di bambini è quindi suscettibile “di venire adescato online e diventare vittima di estorsioni sessuali, cyberbullismo o altri sfruttamenti sessuali facilitati dalle tecnologie”.

Per il Comitato è quindi “della massima importanza che le helplines e le hotlines siano conosciute sia dai minorenni sia dal pubblico in generale e che siano rese disponibili 24 ore su 24, anche attraverso piattaforme online”. Ed è fondamentale sensibilizzare rispetto ai maggiori rischi legati all’uso di internet e dei social.

Il Comitato, inoltre, chiede attenzione per iniziative “che informino bambini e ragazzi, in modo adeguato all’età, dell’assistenza e dei servizi di supporto, sia fisici che psicologici, ai quali hanno ancora diritto di accedere” e si invitano gli stati a prevedere forme di supporto per genitori e tutori nella gestione delle emozioni e dei comportamenti di bambini e ragazzi durante questa situazione di crisi. (1)

A questo proposito Il Presidente e il  Vicepresidente del Comitato di Lanzarote hanno pubblicato la seguente dichiarazione  sul rafforzamento della protezione delle persone di minore età contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali durante la pandemia di COVID19.

“Rallentare la diffusione del virus COVID 19 e assicurarsi che i nostri sistemi sanitari possano far fronte a questa pandemia senza precedenti sono diventati la priorità per la maggior parte degli Stati membri del Consiglio d’Europa, molti dei quali ricorrono a severe misure di confinamento. Per la stragrande maggioranza dei minorenni confinamento significa protezione in un ambiente sicuro. Per troppe ragazze e ragazzi, il confinamento può tuttavia comportare una maggiore vulnerabilità alla violenza, compresi l’abuso e lo sfruttamento sessuale. È quindi fondamentale valutare l’impatto delle misure di gestione della crisi COVID-19 e adattare le risposte dei sistemi di protezione dei minorenni alla nuova situazione. Le disposizioni della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione dei minorenni contro lo sfruttamento e abuso                                                                                                                                                                               sessuale(Convenzione di Lanzarote) sono più rilevanti che mai e devono essere attuate.

In  qualità di Presidente e Vicepresidente del Comitato che monitora la presente  Convenzione (il Comitato di Lanzarote), invitiamo gli Stati parti a continuare a difendere i diritti dei minorenni in linea con la Convenzione, che impone loro di adottare misure specifiche per proteggere tutte le persone di minore età e di prevenire e rispondere all’abuso e allo sfruttamento sessuale in ogni momento, ovunque. Considerato che sempre più Paesi sono in lock down, è un fatto tragico che molti minorenni, in particolare bambini e ragazzi in situazione di vulnerabilità a causa di una disabilità mentale o fisica o in situazione di dipendenza, siano intrappolati con gli autori d l reato, sia a casa, sia in strutture residenziali, nei campi profughi di fortuna o in strutture in cui sono privati della libertà. Gli Stati Parti devono garantire che tutti i minorenni siano confinati in ambienti sicuri. “ (2)

La Dichiarazione e le raccomandazioni sottolineano  che è estremamente importante che i servizi di assistenza telefonica e le linee dirette siano conosciute dai minori e da tutte le persone in generale e che siano disponibili 24 ore su 24, anche attraverso piattaforme online. “Poiché la pandemia da COVID-19 sta influenzando anche la capacità di questi servizi di rispondere alla crescente domanda, gli Stati contraenti dovrebbero garantire che dispongano di sufficienti risorse umane e apparecchiature, in modo da poter rispondere a tutte le richieste di assistenza.

Inoltre, i genitori e le persone che si occupano dei minori e che con loro condividono il confinamento devono essere aiutati ad affrontare le loro emozioni e i loro comportamenti in questa situazione di emergenza e a proteggere i loro figli contro ogni forma di violenza. Il Consiglio d’Europa ha elaborato e raccolto una serie di documenti di sensibilizzazione disponibili in molte lingue in una pagina web dedicata, incentrati non solo sull’individuazione e sulla segnalazione di violenze contro i minori, ma anche su temi quali il modo di parlare ai minori del COVID-19, la gestione del tempo che si passa di fronte a uno schermo durante l’emergenza, la ricerca di contenuti online di qualità per i minori, la conciliazione tra il lavoro e l’istruzione a distanza, l’assistenza agli adolescenti durante il periodo di confinamento e il modo di garantire la sicurezza dei minori online in un momento di distanziamento sociale.

“Child grooming”, è un  termine che indica l’adescamento di soggetti minorenni ad opera di un adulto o comunque di età maggiore rispetto a quella della vittima. Il termine grooming deriva dall’anglofona forma verbale “to groom”, ossia prendersi cura di una persona, allenarla e prepararla fisicamente e psicologicamente, ad uno scopo predeterminato.

Scrive Luigi Dell’Aquila  in “Il fenomeno del child grooming. L’adescamento di minori dentro e fuori la rete” su Ciberlaws.it  : “La prima studiosa ad utilizzare questa terminologia in ambito scientifico è stata la Dr.ssa Anna Salter[3] che ha fatto riferimento a quelle condotte di manipolazione psicologica adottate per selezionare, coinvolgere e mantenere in una situazione di abuso e di sfruttamento vittime minori di età[4].

Un concetto che, alla luce della sua evoluzione e contaminazione criminologica, viene utilizzato per descrivere anche quella condotta sanzionata dall’ordinamento giuridico con la quale un individuo manipola soggetti minorenni per scopi illeciti consistenti, nella maggioranza dei casi, in abusi sessuali[5].

Il grooming viene definito dalla Dr.ssa Salter come una seduzione emozionale, una tattica escogitata dal predatore al fine di accalappiare il minore per soddisfare i propri impulsi sessuali e, talvolta, intrappolarlo anche con la minaccia affinché si costituisca un rapporto non occasionale ma di lunga durata[6].

L’adescamento viene definito “a condotta camaleontica” perché capace di assumere caratteri di liceità finché non raggiunge il suo scopo preordinato. Si sviluppa attraverso lunghi procedimenti che possono abbracciare un lasso temporale più o meno lungo e che nella singola condotta assume la forma di banali attività inoffensive che quotidianamente vengono svolte da tutti i consociati. Gli adescatori, grazie a questa apparente liceità delle proprie condotte, sfuggono facilmente ad una poca attenta e superficiale indagine dei loro comportamenti. La condotta preparatoria alla consumazione dello scopo preordinato dell’adescatore si confonde facilmente nella routine quotidiana, lasciando pochi indizi che possano far presumere l’intento criminoso.

Diviene, pertanto, essenziale riuscire a cogliere l’oggettiva carica offensiva della singola attività posta in essere dall’adescatore, anche in considerazione del peculiare rapporto intersoggettivo che egli può instaurare con modi ingannevoli e minacciosi nei confronti della vittima, e che costituisce la ragione o la causa del suo agire[7].”

Otto sono dunque le fasi dell’adescamento secondo  uno  studio condotto da ricercatori  dell’Università di Lancashire (O’Connel R. 2003, A typology of cybersexpploitation and online grooming practice. Cyberspace Research Unit, University of Central Lancashire) [8]

Al fine di promuovere una efficace difesa anche normativa e legislativa contro   questo tipo di pratiche di adescamento a danno di soggetti minorenni, il Consiglio d’Europa il 25 ottobre 2007 adotta la c.d. Convenzione di Lanzarote in materia di “protezione dei minori dallo sfruttamento degli abusi sessuali”.

In particolare, la Convenzione impone a tutti gli Stati aderenti di adoperarsi per inserire nel proprio apparato normativo repressivo una fattispecie di reato in grado di punire le condotte perpetrare dagli adescatori soprattutto attraverso l’uso di internet. L’art. 23 della Convenzione si staglia sulla scia del modello già previsto e sperimentato nell’ordinamento britannico, ossia una figura di reato che puniva la condotta dell’agente in uno stadio avanzato cioè quando ormai non solo aveva concordato incontrovertibilmente un incontro con il soggetto minorenne, ma aveva posto in essere anche una serie di atti esecutivi finalizzati all’organizzazione dell’incontro[10]

Invero, il legislatore italiano con l’art. 609-undecies c.p. ha praticamente disatteso i suggerimenti offerti dal Consiglio d’Europa e ha creato ex novo una fattispecie penale del tutto distante da quella di riferimento. La norma in esame, infatti, anticipa di gran lunga la soglia di punibilità nei confronti del soggetto agente non attendendo che egli compia atti prodromici a consumare un incontro con il minorenne.

I miti e le favole hanno sempre raccontato storie di bambini e dei pericoli in cui possono  incorrere in ambito familiare, come il mito di Crono che mangia i propri figli o la fiaba di Pollicino che viene abbandonato nel bosco . Altri tipi di storie, invece,come quella di Mosè che troviamo nella Bibbia, riportano insieme al racconto di un abbandono quello di un futuro destinato a grandi imprese.

L’abuso all’infanzia è un fenomeno che va oltre il tempo e le culture . Solo a partire dal XIX secolo i bambini vengono visti come soggetti da proteggere ed emerge un’idea di prevenzione dell’infanticidio e dell’abbandono, per questo nascono i primi istituti atti ad accogliere i bambini rimasti soli (Montecchi, 2016). All’interno della letteratura scientifica il tema dell’abuso all’infanzia viene affrontato solo a partire dalla seconda metà dell’800 (Montecchi, 2016); nel 1852 il medico legale Ambroise Tardieu descrisse a Parigi il caso di due bambine morte a causa delle sevizie inflitte loro da un’istitutrice. In seguito a questa esperienza, Tardieu pose la sua attenzione sulle storie intricate delle vittime di abuso sessuale ma, una decina di anni dopo la sua morte, il medico venne screditato e le sue teorie giudicate infondate poiché si riteneva che le storieraccontate dai minori fossero inventate (Conte, 1994). [10]

A lanciare l’allarme dunque e ad invitare i genitori a non lasciare i figli liberi di ‘navigare’ tutto il giorno in solitudine è la Polizia postale e delle comunicazioni che negli ultimi mesi i ha registrato a livello di uffici territoriali un aumento delle persone denunciate per questo tipo di reati: 13 solo a marzo, da quando in pratica le misure di contenimento del contagio impongono agli italiani di restare in casa, con molto più tempo libero da passare anche in rete. Le messaggistiche istantanee – spiegano gli investigatori – che hanno soppiantato quasi in toto l’uso degli sms e degli mms, hanno condotto gli abusanti online a scegliere sempre più spesso quale teatro dei tentativi di ‘aggancio’ di potenziali vittime servizi come Whatsapp, Snapchat, Telegram, privilegiando tra questi quelli che rendono tecnicamente più difficile l’identificazione degli utilizzatori”.

Dal proprio sito, la Polizia postale ricorda che il reato di adescamento “può configurarsi quindi in tutti quei casi in cui un adulto usa la rete per intrattenere conversazioni con minorenni degli anni 16, con la finalità di preparare il terreno psicologico ed emotivo utile a vincere le resistenze del minore ad un abuso sessuale reale o tecnomediato”.

Di pari passo con l’evoluzione dell’uso della rete sono aumentati i rischi . Si è passati infatti da un uso statico delle reti (Web 1.0: ossia della mera consultazione dei dati e dei contenuti) ad un uso dinamico delle stesse (Web 2.0) ove gli internauti interagiscono con i contenuti mediante la partecipazione ai vari social ai blog e quant’ altro, mentre il Web 3.0 (cosiddetto selettivo e maggiormente semantico dei dati) è per ora qualcosa tutta da definire.

Stando a quanto afferma Jean Piaget  il minore, di età compresa tra i 9 e i 12 anni, si trova in un momento di passaggio dalla fase di sviluppo delle operazioni concrete, durante la quale aumenta la coordinazione tra le azioni compiute e il pensiero induttivo, e la fase di elaborazione delle operazioni formali, nella quale si sviluppano, tra le altre, la capacità di giudizio e la relatività dei punti di vista e che si conclude con l’inizio dell’età adolescenziale (dai 14 ai 18 anni).

E’ per questo dunque che occorre vigilare perché quella condizione di fragilità,  in cui la capacità di giudizio è ancora in formazione ,sia rispettata e aiutata a rafforzarsi  senza metterla a rischio  ogni volta che un minore accende un Pc  o impugna un mouse.

[1] autorità Garante per l’infanzia

[2]Traduzione non ufficiale a cura di Alessandra Bernardon, ufficio dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Il documento originale può essere scaricato dal seguente link: https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/statementlanzarotecommittee-chair-and-vice-chairperson-covid19.pdf

[3]La Dr.ssa Salter è una psicologa americana che ha dedicato la sua attività di ricerca allo studio dei c.d. “predatori sociali”, al loro profilo clinico e criminale, soffermandosi soprattutto sulle loro relazioni sociali. Per approfondimenti: www.annasalter.com.

[4]A. SALTER, Trasforming Trauma, SAGE Publications, 1995, pagg. pp. 74-80;

[5]A. SALTER, Predatori: chi sono, come agiscono e quali sono gli strumenti per difendere noi e i nostri figli, Elliot Edizioni, 2009.

[6]S. KIERKEGAARD S., Cybering, Online Grooming and Age Play, in Computer Law and Security Report, vol. 24, 2008, pp. 41 ss.

[7]M.L. WILLIAMS, K. HUDSON, Public Perceptions of Internet, Familial and Localised Sexual Grooming: Predicting Perceived Prevalence and Safety, in J. Sexual Aggression, vol. 19, Issue 2, 2013, pp. 218 ss.

[8]L’adescamento online è un processo ciclico che si compone di cinque fasi ben scandite dal predatore:

  1. a) Friendship Forming Stage (FFS)

Si tratta della fase dell’approccio. Il groomer, adeguatamente celato dietro un nickname scelto ad hoc per attirare l’attenzione della propria vittima precedentemente osservata, instaura un contatto e molto spesso chiede l’invio di una fotografia o l’attivazione di webcam per riscontrare l’età della preda ed evitare false sorprese quali i bot installati dalla polizia giudiziaria[9].

Questa prima fase diviene la più importante per il groomer perché in un ambito dinamico e multimediale come una chat room o un forum ogni user entra in contatto con una molteplicità di utenti e pertanto la sua attenzione è molto volatile ed instabile, occorre ottenere fin da subito la sua attenzione.

  1. b) Relationship Forming Stage (RFS)

Si tratta della seconda fase in cui il groomer, dopo aver “rotto il ghiaccio” con la vittima, cerca di sfondare il muro della diffidenza e dell’imbarazzo creando un legame che lo porterà a ricontattarlo anche successivamente. Il predatore cerca di diventare il suo “migliore” amico ed offre alla vittima un luogo sicuro dove riversare le sue frustrazioni, i suoi dispiaceri, le sue paure. In questo modo il minorenne dichiara apertamente una moltitudine di informazioni personali che potranno essere riutilizzate dall’adescatore in modo subdolo per poter raggiungere il suo scopo criminale.

  1. c) Risk Assesstement Stage (RAS)

Nella terza fase l’adescatore sonda il terreno per portare la relazione da un contesto virtuale ad uno contesto reale. Il predatore, così, cerca di ricostruire il contesto in cui vive la vittima, rileva i possibili rischi in cui incorrerebbe qualora lui le proponesse un incontro,  e se , anche la relazione virtuale , è di fatto esposta a ulteriori rischi quali ad esempio quello di essere scoperta da un adulto. In questa terza fase l’adescatore da internet offender, colui che realizza una condotta offensiva solo sul piano virtuale, diventa un pericolo reale e concreto per la vittima,  ossia un contact offender.

  1. d) Esclusivity Exclusivity Stage (ES)

Nella quarta fase l’adescatore scava nell’intimità della vittima facendo in lui affiorare le sue fantasie e i suoi desideri. Inizia l’approccio più intimo che sfocia ben presto sul piano sessuale e volto a carpirne anche una compatibilità amorosa, mostrandosi alla vittima come l’unico in grado di soddisfarlo.

  1. e) Sexual Stage (SS)

Si tratta dell’ultima fase, quella in cui si compie l’abuso sessuale ai danni del minorenne. L’abuso può consumarsi in due modalità diverse: la prima attraverso un incontro personale che può sfociare in una congiunzione carnale più o meno violenta, la seconda anche solo virtualmente con lo scambio di materiale pedopornografico o l’interazione di webcam chat in cui vengono praticati atti di autoerotismo.

Queste sono le fasi attraverso cui si consuma un tipico adescamento su internet da parte di soggetti di qualsiasi età, estrazione sociale e contesto economico.

[9] Marta Ferranti Il grooming. Un’analisi della letteratura  sull’adescamento online. Tesi laura magistrale Università degli studi di Torino Laurea in Psicologia

Valter Marcone

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