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IL BOSCO : L’INCOSCIO ,LE PAURE , I SEGRETI E L’IGNOTO (SECONDA PARTE ) – DI VALTER MARCONE

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Redazione-  Sui social spesso si leggono le idee di un sacco di gente pronta a vivere nei boschi, tagliando legna e vivendo di bacche, senza acqua potabile, né corrente elettrica , però con lo smartphone. Una contraddizione in termini .Molte persone raccontano sui social di aver fatto questa scelta e di vivere felice .

Numerose sono le testimonianze che parlano di cambiare vita .Per cambiare vita si possono leggere libri che raccontano storie ispiratrici di trasformazione, come “Mangia, Prega, Ama” di Elizabeth Gilbert e “Piano B” di Autori Vari, oppure saggi che offrono spunti pratici come “Adesso basta ” di Simone Perotti e “Il mondo con i tuoi occhi “ di De Simone e Sepe. Anche testimonianze di persone che hanno superato sfide estreme, come “Never finished” di David Goggins,

Ecco appunto Tra le nuove esperienze di vita , un mondo felice quello del bosco, della vita nella natura. Che però solleva un problema di sostenibilità. Pensate se tutti decidessero di andare a vivere in campagna, nei boschi. In un attimo sarebbero esaurite le risorse : legna, bacche e probabilmente nascerebbero dei conflitti devastanti. Dei dieci miliardi di persone che popolano il nostro pianeta almeno otto vivono nelle città. Quella della città fu una vera rivoluzione che permise di sopravvivere alle difficoltà creando dal nulla risorse , si pensi alla mutualità, regole, si pensi agli statuti, saperi come le congreghe dei mestieri che durano fino ad oggi e sono in germe il mondo di domani . E per quanto riguarda il nostro paese era quello il tempo di San Francesco , per esempio, e sono passati otto secoli. Certo le città hanno una storia con la quale fare i conti ma soprattutto un futuro con cui confrontarsi . Ma questo è un altro tema che esula da questa riflessione.

Una riflessione che alla luce di quello che si è detto iniziando questa seconda parte (vedi la prima pubblicata )solleva la stessa contraddizione che in modo stridente si sente raccontando, come stiamo facendo, le vicende della famiglia nel bosco di Palmoli a cui sono stati tolti i bambini scatenando reazioni di ogni genere. Catherine Louise Birmingham, la mamma dei tre bambini nel bosco ,come racconta Il Giornale ,ma anche altre fonti .anche se spesso incontrollabili, gestisce un canale YouTube e un sito. Ecco un link per tutti https://www.youtube.com/watch?v=RWQUHunvxYg . Lì promuove il suo libro e le attività di «guaritrice spirituale», con i bambini davanti alla webcam. Una commistione di antico e moderno forse affascinante , romantico ma sicuramente complessa.

Perchè appunto all’esame approfondito richiede, come si accennava , di tener conto dei diversi aspetti e soprattutto di avviare alcuni compromessi che riescano a garantire il diritto della famiglia alla autodeterminazione delle scelte in favore dei figli ma anche il rispetto delle esigenze di protezione e i diritti di quest’ultimi.

Ci ricorda Massimo Racalcati : “un figlio non è la copia di un genitore. Non lo deve essere, e non lo sarà mai. “(…)Eppure quanti padri e madri crescono i figli come se fossero un’estensione del proprio io? Il padre ex calciatore che sogna il figlio bomber, la madre che voleva fare medicina e impone la carriera da chirurgo alla figlia allergica al sangue…Nel suo libro Il complesso di Telemaco, Recalcati scrive che il padre moderno dovrebbe essere come un giardiniere. Non costruisce, non progetta. Cura. Apre uno spazio. Protegge, ma senza invadere. Un buon genitore è quello che sa farsi da parte, non quello che sta sempre in mezzo.

L’allontanamento dei bambini risale al 13 novembre scorso. Ed arriva dopo un anno di solleciti e proposte di cambiamento rivolte ai genitori . I servizi sociali parlano chiaro: «preoccupante negligenza genitoriale», «mancata frequentazione di istituti scolastici», «isolamento». Il tribunale chiedeva «una relazione tecnica sulla sicurezza» e «accertamenti sulla condizione dei minori».

A fine novembre 2025 , dopo aver cambiato avvocato di difesa, in procinto di presentare il ricorso all’allontanamento entro i termini stabiliti , il padre firma un contratto di comodato d’uso per una casa offerta gratuitamente da un proprietario di Palmoli da occupare per il tempo necessario , due mesi , alla realizzazione di lavori di consolidamento della cascina nel bosco con possibilità di occuparla anche fino a marzo 2026.. Una soluzione minimale che era stata richiesta come condizione iniziale per evitare l’allontanmento ma a cui la famiglia ha dato soddisfazione dopo mesi nei quali hanno tergiversato adducendo vari motivi . E anche qui una soluzione ampiamente raccontata da video e …strumentalizzazioni.

Sull’allontanamento molti hanno detto la loro . Tra questi per esempio il Guardiasigilli ,la cui opinione critica nei confronti dell provvedimento del giudice del Tribunale per i minori di L’Aquila va esemplarmente etichettata perchè afferma :”Strappare un bambino dalla famiglia è un atto estremamente doloroso, quindi bisognerà approfondire. Bisogna fare accertamenti profondi, in questo momento è prematuro fare qualsiasi considerazione procedurale”, . “Siamo bombardati da decenni da profeti che dicono che bisogna smetterla con consumismo, con la tecnologia, e bisogna tornare allo stato di natura. Qualcuno probabilmente lo fa e bisogna vedere se questo comprometta l’educazione dei bambini. Penso che i genitori siano i primi e essere consapevoli dei loro doveri”, (1)

Il Guardasigilli ha richiesto un approfondimento sulla vicenda perché sta esaminando le carte che hanno portato il Tribunale per i minori ad allontanare i bambini. La richiesta di approfondimento è finalizzata a valutare se sia il caso di inviare gli ispettori del ministero per verificare le circostanze del caso .

A questo proposito dunque in questa seconda parte si vuole esaminare il provvedimento che ha sicuramente direttrici costituzionali a tutela dei minori e della quotidianità della vita dei ragazzini .

Ci sono infatti diritti fondamentali ,imprescindibili : alla salute, alla vita di relazione ,all’istruzione , alla riservatezza che non possono essere trascurati quando si esaminano vicende come questa . Tanto che il mancato rispetto anche solo di una di queste protezioni può indurre il giudice ad adottare provvedimenti limitativi o ablativi della potestà genitoriale.

Diversi sono gli argomenti considerati nel provvedimento.

Primo . Si parla di degrado igienico-strutturale , assenza di impianti, mancanza di agibilità e condizioni tali da integrare una presunzione legale di pericolo ai sensi dell’art. 24 T.U. Edilizia. Queste carenze inducono ad una preoccupazione per un rischio di pregiudizio anche per l’incolumità dei mnori oltre a quella per condizioni di insalubrità. . A questo proposito i tentativi di porre un rimedio a questa situazione con offerte di un alloggio da parte, per esempio del Sindaco di Palmoli che lo afferma pubblicamente in una video intervista , non sono andati a buon fine. Solo dopo l’allontanamento dei bambini , come si è detto, il padre ha firmato un comodato d’uso per un alloggio offerto gratuitamente da occuparsi per due mesi in attesa di lavori di ristrutturazione allla cascina nel bosco .

Secondo . Mancato rispetto del diritto alla vita di relazione come bene giuridico autonomo.

Il ruolo dei pari nell’età evolutiva , secondo teorie di numerosi pedagogisti tra i quali Vygotskij, Piaget, Bandura, Bronfenbrenner ed Erikson (a cui si richiama anche il provvedimento del Tribunale per i minori di L’Aquila) , che in questo caso sembra essere quasi nullo, adombrando il rischio di compromissione della “vita di relazione” dei bambini in età scolare, giustifica ulteriormente la decisione contenuta nel provvedimento medesimo. Il tema affrontato dal giudice nelle sue considerazioni sul diritto alla vita relazione, pur tenendo conto del mero adempimento dell’obbligo scolastico, pone fortemente l’accento sulla necessità di garantire ai minori un ambiente relazionale adeguato, imprescindibile per lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale.

Infine il provvedimento richiama l’attenzione sul diritto alla riservatezza e dell’esposizione mediatica dei minori . Si è detto infatti della presenza dei bambini nei video del canale You tube della madre. Alla quale si deve aggiungere, da ultimo, la partecipazione dei bambini a una trasmissione televisiva nazionale (“Le Iene”) che costituisce, per il Tribunale, una violazione gravissima dei diritti personali del minore: artt. 16 Convenzione ONU 1989, art. 8 CEDU, art. 7 Carta di Nizza, oltre agli artt. 50 Codice privacy e 13 ss. del DPR 448/1988.

Testualmente nella motivazione si dice che i genitori,nel contesto di un contenzioso , esponendo i figli in modo mediatico li hanno “utilizzati” per influenzare l’opinione pubblica e condizionare l’esercizio della giurisdizione. Un tema molto interessante perchè , ci induce , allargando lo sguardo a molti altri contesti , a riflettere al rapporto sempre più problematico – tra comunicazione mediatica e procedimenti minorili.

Si ricordino a questo proposito le esternazioni di alcuni politici sui mass media a proposito di questo pèrovvedimento e di altri .Il rapporto tra la sospensione della responsabilità genitoriale e l’ingerenza mediatica e politica è estremamente problematico nelnostro paese . Ogni volta che organi di stampa informano su provvedimenti dettati dall’esercizio della giurisdizione si scatena un putiferio di opinioni. Per non tener conto delle strumentalizzazioni a cui sono soggette le decisioni giudiziarie . Scompare in questi casi un aspetto determinante ovvero la necessità di riservatezza che depone a favore dell’interesse superiore del minore,. Uno scontro che contrappone quindi la riservatezza imposta dalla legge minorile al preteso diritto di cronaca o la ricerca di visibilità politica. Parlo di visibilità politica perchè le esternazioni dei politici spesso sono dannose in quanto trasformano casi complessi e delicati in dibattiti polarizzati e semplificati. Riducendo o peggio ignorando tutte le implicazioni e le sfumature di casi familiari complessi . La narrazione dunque si limita a spostare l’attenzione su “genitori cattivi” o “assistenti sociali invasivi”, ignorando le valutazioni concrete e l’interesse del minore che guidano le decisioni dei giudici.

Il provvedimento del Tribunaloe per i minori affronta la questione della famiglia che vive nel bosco seguendo un percorso e una interpretazione consolidata nei procedimenti minorili : la nozione di pregiudizio . Che in sostanza non si identifica solo in condotte maltrattanti, ma richiede, per escluderne la sussistenza, che il minore possa crescere in un ambiente che garantisca sviluppo, socializzazione, salute e integrità della propria identità. Inoltre l’allontanamento ha seguito un criterio di gradualità e la sua applicazione è stata necessaria per l’inefficacia delle soluzioni proposte . O meglio della mancata adesione a tali proposte da parte dei genitori. Un provvedimento in linea con molti altri provvedimenti che i giudici minorili, in altri contesti sono stati e sono costretti ad adottare per l’inosservanza proprio di quelle fondamentali cautele che comportano pregiudizio per i minori

Queste le considerazioni giuridiche che si ritrovano tutte nel Decreto del 20 novembre a firma del Presidente del Tribunale per i minorenni di L’Aquila che in forma pubblica si può leggere integralmente e che per comodità del lettore di queste pagine si riporta in appendice nella terza parte di questa riflessione .( continua ).

(1)https://www.fanpage.it/politica/bambini-tolti-ai-genitori-nel-bosco-di-chieti-interviene-giorgia-meloni-e-valuta-di-incontrare-il-padre/
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