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” HABEMUS PAPAM ” DI VALTER MARCONE

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Redazione-  «Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam! Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum Robert Francis Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Prevost,, qui sibi nomen imposuit Leone XIV ». Questo l’annuncio dalla loggia delle benedizioni sulla facciata del palazzo apostolico di Piazza S. Pietro, dove nel tardo pomeriggio di giovedì , quasi due ore dopo la fumata bianca , si era radunata una folla di migliaia di fedeli , passanti e curiosi che occupavano anche, quasi per intero, Via della Conciliazione.

Robert Francis Prevost con il nome di Leone XIV è dunque il 267 esimo pontefice della Chiesa cattolica apostolica romana che avrà anche il titolo di Vescovo di Roma e Vicario di Cristo, ed è il primo papa di nazionalità statunitense.

Sul sito di Vatican News si può leggere per esteso la sua biografia che sicuramente si arricchirà di particolari durante il suo pontificato che si presume lungo avendo il cardinale appena sessantanove anni. Una biografia che racconta la vita di un uomo schivo e delicato, come lo ha definito il cardinale Ravasi in una diretta tv dopo l’annuncio della sua elezione. Una vita dedicata soprattutto all’impegno e al lavoro che per quella misteriosa “ provvidenza di Dio “ e per quel soffio dello Spirito Santo ad un certo punto ha incontrato un’altra vita, quella del gesuita Iorge Mario Bergoglio , divenuto poi Papa Francesco, a Buones Aires nel 2018. Un incontro storico dal quale sono scaturite le vicende che hanno caratterizzato i rapporti tra quel Papa “venuto dalla fine del mondo” e quel missionario che in terra di missione non usava la bicicletta come il cardinale Matteo Zuppi , Presidente della Cei, né l’automobile bensì il cavallo . Chiamato a Roma per la seconda volta,la prima vi era stato inviato per così dire da studente del noviziato agostiniano , dallo stesso Francesco questa volta per lavorare al Dicastero che istruisce le pratiche per la nomina dei vescovi. Una vita dedicata anche al suo ordine , gli agostiniani e ai suoi confratelli che inespettatamente in queste ore in alcuni programmi televisivi o suoi social fanno testimonianza delle sue doti e qualità arricchendo quel poco che si sa appunto di una vita dedicata alla missione, allo studio, alla lettura, all’insegnamento e al lavoro .

Roberto Francis Prevost era già stato a Roma . A 27 anni , era nato il 14 settembre 1955 a Chicago, nell’Illinois, da Louis Marius Prevost, di origini francesi e italiane, e Mildred Martínez, di origini spagnole, era stato inviato dai suoi superiori a Roma per studiare Diritto canonico alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum). Nell’Urbe venne ordinato sacerdote il 19 giugno 1982 nel Collegio agostiniano di Santa Monica da monsignor Jean Jadot, pro-presidente del Pontificio Consiglio per i Non Cristiani, oggi Dicastero per il Dialogo Interreligioso, conseguendo la licenza nel 1984 e l’anno dopo, mentre prepara la tesi di dottorato viene mandato nella missione agostiniana di Chulucanas, a Piura, in Perù (1985-1986).

Studiando prima nel Seminario minore dei Padri Agostiniani e poi, alla Villanova University, in Pennsylvania, dove, nel 1977, consegue la laurea in Matematica e studia Filosofia, il 1° settembre dello stesso anno a Saint Louis entra nel noviziato dell’Ordine di Sant’Agostino (Osa), nella provincia di Nostra Signora del Buon Consiglio di Chicago, ed emette la prima professione il 2 settembre 1978. Il 29 agosto 1981 pronuncia i voti solenni.

La sua compagna di studi alla Catholic Theological Union di Chicago, Judy Connolly, ex suora e oggi cappellana a Houston, che sognava l’ordinazione sacerdotale , dove si diploma in Teologia lo ricorda come un compagno seppure più giovane, molto disponibile e partecipativo tanto da incoraggiarla nel suo sogno di poter essere ordinata sacerdote, cosa che non è mai avvenuta .

E nel Perù tornerà dove il 26 settembre 2015 dal Pontefice argentino è nominato vescovo di Chiclayo e nel marzo 2018 viene eletto secondo vicepresidente del Conferenza episcopale peruviana, all’interno della quale è anche membro del Consiglio economico e presidente della Commissione per la cultura e l’educazione.Nel 2019 da Francesco è annoverato tra i membri della Congregazione per il Clero e l’anno successivo tra quelli della Congregazione per i Vescovi. Nello stesso 2020, il 15 aprile, arriva la nomina pontificia anche di amministratore apostolico della diocesi peruviana di Callao.

Il 30 gennaio 2023 il Papa lo chiama a Roma come prefetto del Dicastero per i Vescovi e presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, promuovendolo arcivescovo. E nel Concistoro del 30 settembre dello stesso anno lo crea e pubblica cardinale, assegnandogli la diaconia di Santa Monica a Roma . Prevost ne prende possesso il 28 gennaio 2024 e come capo dicastero, partecipa agli ultimi viaggi apostolici di Papa Francesco e alla prima e alla seconda sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla sinodalità, svoltesi a Roma rispettivamente dal 4 al 29 ottobre 2023 e dal 2 al 27 ottobre 2024. Un’esperienza nelle assise sinodali già maturata in passato come priore degli agostiniani e rappresentante dell’Unione dei superiori generali (Usg).(1)

Il suo motto episcopale è “In Illo uno unum”, parole che sant’Agostino ha pronunciato in un sermone, l’Esposizione sul Salmo 127, per spiegare che “sebbene noi cristiani siamo molti, nell’unico Cristo siamo uno” tornando anche a includere nel suo stemma la tiara che era stata sostituita da Benedetto XVI con la mitria.

Una elezione dunque che spariglia tutte le previsioni e rappresenta in qualche modo una sorpresa confermando il vecchio motto che chi entra in conclave come papa ne esce cardinale e mi riferisco particolarmente al cardinale segretario di stato Parolin che aveva al suo attivo un buon numero di consensi . Una elezione che conferma anche un elemento interessante e importante. Per la seconda volta il collegio cardinalizio in conclave elegge un religioso appartenente ad un ordine ,Bergoglio alla Compagnia di Gesù , Prevost all’ordine degli agostiniani. Un segnale ben preciso perchè mette assieme il rigore appunto della regola e la compostezza dell’operatività anche se Francesco a volte è andato a strappi con le sue dichiarazioni dalle quale poi si è dovuto ritrarre o allontanare o fare di tutto per farle dimenticare. Un conclave che ha espresso la saggezza dell’anzianità ,probabilmente aiutata dallo Spirito Santo . Centotrentatrè sconosciuti tra di loro hanno in brevissimo tempo, appena qualche votazione, concretizzato il volto di un pontefice le cui qualità avevano in qualche modo indicato nelle congregazioni che hanno preceduto il conclave. Anche se proprio per il meccanismo del conclave quella candidatura era stata preparata in silenzio . Forse un miracolo dello stesso Francesco che appunto aveva fatto in tempo a nominare cardinale Prevost per continuare il suo lavoro nella Chiesa.

Francesco e Leone , entrambi hanno restituito alla Chiesa e allo Spirito che li ha voluti ad assolvere quel compito gravoso di guida e pastore immediatamente qualcosa , ovvero il nome “ qui sibi nomen imposuit “,ovvero Francesco e Leone. Francesco pensando proprio al poverello di Assisis che alla Chiesa ha donato l’anelito alla povertà e ad una più stretta aderenza al Vangelo . Leone pensando proprio a quel frate Leone che fu il braccio destro dello stesso san Francesco ma anche a Leone XIII che con le sue 86 encicliche, tra le quali la Rerum Novarum, ha proiettato la Chiesa nel futuro e nel mondo del futuro . Senza contare il Leone Magno , il primo papa a chiamarsi così che fermò Attila e gli Unni pronti ad invadere e devastare Roma . Con l’aggiunta di un altro Leone il X . il papa che ha scomunicato Martin Lutero (1483-1546) con la bolla “Decet Romanum Pontificem” promulgata il 3 gennaio 1521. Martin Lutero anche lui un agostiniano.E poi Leone IX (1049-1054),riformatore del papato dell’XI secolo, tradizionalmente definito come Riforma gregoriana. D’altra parte è lo stesso cardinale Prevost che all’indomani della sua elezione al seggio di Pietro spiega la scelta del nome .Come il suo predecessore che si trovò ad affrontare un cambiamento epocale come la rivoluzione industriale, anche lui si trova oggi ad affrontare un mondo nuovo, diviso e parcellizzato e soprattutto ad affrontare una nuoiva rivoluzione , quella della tecnica e soprattutto dell’intelligenza artificiale. Una sfida che richiede una perseverante affermazione dei diritti dell’uomo e dell’umanità compresa la dignità del lavoro .

Leone XIV dunque dopo Leone XIII Vincenzo Gioacchino Pecci, nato il 2 marzo 1810 a Carpineto Romano e morto a Roma il 20 luglio 1903, dopo Pio IX (1846-1878) il papa dal pontificato più lungo della storia, durato ben ventisette anni. La sua Rerum Novarum offrì al mondo cattolico un’inedita e in larga misura inattesa prospettiva di dialogo con lo Stato liberale, con la società borghese e con il socialismo nascente. Come sarà il pontificato del nuovo Leone si vedrà nel tempo, per il momento soffermiamoci su alcuni segnali e simboli e soprattutto su quello che potremmo definire un annuncio, ,l’indicazione di un cammino contenuto nel primo discorso tenuto appunto dalla loggia delle benedizioni .

I simboli . Leone XIV si presenta indossando rocchetto e mozzetta sull’abito bianco che è un passo indietro rispetto al semplice abito talare con una piccola croce di Francesco . Ma anche un passo avanti quando successivamente indossa la casula con il simbolo di Collemaggio, la chiesa costruita da Celestino V a L’Aquila che ha la seconda porta santa al mondo dopo quella di S. Pietro . E soprattutto quella sua immediata concessione dell’indulgenza plenaria legata alla benedizione urbis et orbi che richiama appunto la Perdonanza celestiniana. E non solo . Leone XIV annuncia di essere figlio di Sant’Agostino che ha fondato un ordine monastico scrivendo una regola che lo caratterizza come ordine” eremitano”. Dunque un parallelo con l’eremita del Morrone che dal suo Sant’Onofrio venne chiamato al soglio di Pietro dal Conclave di Perugia e incoronato Papa proprio a Collemaggio con il nome di Celestino V.

E poi quell’aggettivo : papa americano che vuole dire molto di questi tempi. Il volto di un americano che non ha niente a che ci fare con il Presidente Donald Trump e gli uomini della sua presidenza. Un volto che ci conferma che l’America ha in sé altre capacità diverse dalle “ guasconate” di Donald Trump e dei miliardari che gli si sono fatti attorno . Un volto che ci consola perchè ci conferma che esiste un’altra America quella che non ha votato Trump e che si sta impegnando a fare argine alle “ intemperanze “, chiamiamole bonariamente così, di un Presidente che ha “arruolato” Dio come sottosegretario e che finalmente troverà un altro americano che potrà spiegargli a ragione la dottrina di una Chiesa fondata da Cristo , l’unigenito e per questo generato e non creato dal Padre e farà della religione, come ha già fatto Papa Francesco , una fede .

Dai simboli alle parole. Ecco il testo integrale di quel primo saluto ai fedeli sulla piazza di S. Pietroche contiene parole misurate ,meditate, considerate e riconsiderate in un vocabolario che non ha nuilla della improvvisazione del momento ma appartiene ad una energia vitale . “La pace sia con tutti voi!

Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il Buon Pastore, che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, tutte le persone, ovunque siano, tutti i popoli, tutta la terra. La pace sia con voi!

Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente.

Ancora conserviamo nei nostri orecchi quella voce debole ma sempre coraggiosa di Papa Francesco che benediceva Roma, il Papa che benediceva Roma, dava la sua benedizione al mondo, al mondo intero, quella mattina del giorno di Pasqua. Consentitemi di dare seguito a quella stessa benedizione: Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti, e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti! Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce. L’umanità necessita di Lui come del ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace. Grazie a Papa Francesco!

Voglio ringraziare anche tutti i confratelli Cardinali che hanno scelto me per essere Successore di Pietro e camminare insieme a voi, come Chiesa unita cercando sempre la pace, la giustizia, cercando sempre di lavorare come uomini e donne fedeli a Gesù Cristo, senza paura, per proclamare il Vangelo, per essere missionari.

Sono un figlio di Sant’Agostino, agostiniano, che ha detto: “Con voi sono cristiano e per voi vescovo”. In questo senso possiamo tutti camminare insieme verso quella patria che Dio ci ha preparato.

Alla Chiesa di Roma un saluto speciale! Dobbiamo cercare insieme come essere una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce i ponti, il dialogo, sempre aperta ad accogliere, come questa piazza, con le braccia aperte tutti, tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, della nostra presenza, del dialogo e dell’amore.

(In spagnolo)

Y si me permiten también una palabra, un saludo a todos y en modo particular a mi querida diócesis de Chiclayo, en el Perú, donde un pueblo fiel ha acompañado a su obispo, ha compartido su fe y ha dado tanto, tanto, para seguir siendo Iglesia fiel de Jesucristo.

(Traduzione)

E se mi permettete una parola, un saluto a tutti e in modo particolare alla mia cara diocesi di Chiclayo, in Perù, dove un popolo fedele ha accompagnato il suo vescovo, ha condiviso la sua fede e ha dato tanto, tanto, per continuare ad essere Chiesa fedele di Gesù Cristo.

A tutti voi, fratelli e sorelle di Roma, d’Italia, di tutto il mondo: vogliamo essere una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicino specialmente a coloro che soffrono.

Oggi è il giorno della Supplica alla Madonna di Pompei. Nostra Madre Maria vuole sempre camminare con noi, stare vicino, aiutarci con la sua intercessione e il suo amore. Allora vorrei pregare insieme a voi. Preghiamo insieme per questa nuova missione, per tutta la Chiesa, per la pace nel mondo e chiediamo questa grazia speciale a Maria, nostra Madre: Ave Maria…( recita la preghiera mariana e quindi la solenne benedizione ).

In tanti hanno commentato queste prime parole che prese singolarmente sono pace , unità, cammino fraterno, sinodalità, accoglienza e carità. Parole che partono da quel :”“Con voi sono cristiano e per voi vescovo” per chiudere il cerchio che è iniziata con una dichiarazione di intenti rivoluzionari come lo sono ancora le parole della buona novella : “ la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente.”

E’ sicuramente presto per delineare il pontificato di Leone XIV. Egli stesso preciserà il cammino e le tappe anche se è vero che i governi si giudicano dai primi cento giorni di attività e nel caso di un Papa dai primi cento secondi del suo pontificato nel quale Leone XIV ha pronunciato almeno dieci volte la parola pace. Che è in definitiva il cervello, l’anima e il cuore di tutto il ragionamento contenuto nel suo iniziale discorso di pontificato. Ovvero in quelle poche frasi la pace è stata declinata in tutte le sue accezioni. Diventando quindi linfa , sangue, palpito di ogni altra affermazione , considerazione e meditazione.

Ora restano alcune sfide che sono le tappe di un percorso tra le quali per esempio restituire alla Chiesa cattolica i suoi fedeli in tutto il mondo ma anche negli Stati uniti d’America dove proprio quei fedeli hanno virato politicamente a destra anche se sarebbe un grave errore giudicare gli atti del pontefice con la lente della politica ovvero contrapporlo per esempio alle amministrazioni di destra delle americhe tra cui quella di Donald Trump. Come pure restituire alle finanze vaticane chiarezza, trasparenza e affidabilità tenuto conto che per esempio del cosiddetto obolo di San Pietro, ovvero le offerte dei fedeli, solo un euro su dieci viene utilizzato per le opere di carità e di assistenza che in definitiva sono l’obiettivo che giustifica tale obolo.

Poi c’è laltra sfida importante quella di recuperare spazio , specialmente in Africa tra l’Islam e le chiese evangeliche tra le quali appunto la Chiesa cattolica si trova in posizioni schiacciate.

Dobbiamo cercare insieme come essere una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce i ponti, il dialogo, sempre aperta ad accogliere, come questa piazza, con le braccia aperte tutti, tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, della nostra presenza, del dialogo e dell’amore. “ E’ questo dunque il programma, gli obiettivi , l’intento . L’anima profonda del vangelo di Cristo da annunciare a tutti.

Ai pagani , ai quali si rivolsero già Paolo e Barnaba dopo aver interloquito con i giudei ,come raccontano gli Atti degli apostoli (At 13,14,43-52) «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi ( i giudei )la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”

(1)https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-05/nuovo-papa-prevost-agostiniano.html

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