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” GUAI AGLI SPENSIERATI DI SION ” DI VALTER MARCONE

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Redazione-  Guai agli spensierati di Sion
e a quelli che si considerano sicuri
sulla montagna di Samaria!
Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani
mangiano gli agnelli del gregge
e i vitelli cresciuti nella stalla.
Canterellano al suono dell’arpa,
come Davide improvvisano su strumenti musicali;
bevono il vino in larghe coppe
e si ungono con gli unguenti più raffinati,
ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati
e cesserà l’orgia dei dissoluti. ( Am 6,1a4-7)

Amos – profeta ai tempi del re Geroboamo II d’Israele, intorno al 760-750 a.C. – descrive le attività dell’alta società di Samaria, denunciando l’ingiustizia sociale, la corruzione morale e l’ipocrisia religiosa. Duemila anni dopo Arthur Rimbaud conclude «L’orgia parigina» (1871): «- Società, tutto è ristabilito: – le orge/ piangono il loro rantolo antico negli antichi lupanari:/ e i gas in delirio, contro le mura rosse,/ fiammeggiano sinistri verso gli azzurri smorti!».

Molti hanno visto il film La grande bellezza (2013 di Paolo Sorrentino . Il film non a caso termina così : «Finisce sempre così. Con la morte.Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile.  Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco».

E’ un appello e una esortazione. A chi? Allo spettatore , alla società che ci circonda, ad ognuno di noi , anche a chi non ha visto il film. Non lo so

So solo che ieri come oggi, chi ha raggiunto un certo peso nella società, sfoggia la propria posizione sociale presentandola come un merito acquisito e anche un modello verso il quale guardare, tendere.

Alla nascita tutti gli uomini sono uguali. Sono però messi sul nastro di partenza e quando lo starter spara il colpo iniziale dà il via ad una corsa. Si deve correre , per forza, perchè questa società impone la gara , la conquista di una meta, la sfida tra persone. Non si tiene conto di niente se non della capacità di prevalere. Così le società diventano al loro interno ingiuste perchè permettono una lotta spietata fino alla sopraffazione. E diventano ingiuste anche tra di loro perchè nella geopolitica del nostro pianeta compongono un mosaico variegato in cui spicca la forza come elemento di distinzione. Una forza brutale che riduce popoli alla povertà, alla fame, allo sterminio anche per condizioni ambientali insopportabili . Creando fenomeni come l’immigrazione,lo spopolamento di vaste aree , il sovraffollamento .

Rancore sociale e invidia di classe bollano rivendicazioni che secondo il diritto internazionale sono regole irrinunciabili per la sopravvivenza di tutti con la promozione di una economia e finanza che mira all’eguaglianza , alla solidarietà, alla redistribuzione delle risorse , insomma ad una convivenza fraterna che è diventata sempre più utopia.

Ricchi e poveri dunque . la classifica di Forbes 2025 include 3.028 miliardari, mentre altri rapporti del 2025 ne indicavano oltre 2.700.Più di un miliardo di persone soffre di povertà estrema, vivendo con meno di 2,15 dollari al giorno, mentre circa 3,5 miliardi di persone vivono sotto la soglia di povertà (meno di 7 dollari al giorno). Su una popolazione mondiale nel 2025 che si attesta attorno agli 8,2 miliardi di persone.

A lungo potremmo riflettere sulle cause della povertà nel mondo ma la domanda posta dal profeta che è poi la domanda che ci possiamo e dobbiamo fare anche noi è : ma i poveriu sono colpevoli di qualcosa. No certamente. E i ricchi di che cosa sono colpevoli. Anche loro di nulla perchè la ricchezza non va demonizzata. Quello però di cui sono colpevoli i ricchi , ed è questa la ragione della loro rovina, che non si preoccupano della “ rovina di Giuseppe” . C’è la povertà intorno a loro, ma i loro occhi, le loro bocche, i loro sensi sono ben lontani. Si sono riempiti la bocca di ogni bene, ma hanno dimenticato gli altri .

La storia ebraica antica mette a confronto due figure: da una parte il re-poeta Davide e dall’altra Giuseppe, figlio di Giacobbe, dapprima venduto dai fratelli e poi assurto ad alte cariche amministrative presso la corte del faraone d’Egitto. Un paese dove gli ebrei finirono schiavi . A distanza di secoli da quegli avvenimenti i nuovi governanti , i notabili del regno israelita , gli «spensierati di Sion», come li chiama il profeta, sono egoisticamente soddisfatti del benessere conquistato dalle guerre d’espansione del re Geroboamo II e ormai governano con l’arpa in mano, cioè dandosi ai divertimenti, senza pensare ai problemi della gente comune.

E comunque per capire Amos e il suo richiamo agli spensierati di Sion bisogna abbandonare ogni manipolazione politica e non bisogna fraintendere.. Una cosa è la giustizia sociale ,altra cosa è rivendicare risarcimenti da parte dei più deboli, , organizzarsi per prendersi la rivincita. Quante sonole rivincite nella Storia e come sono andate a finire ? Spesso le vittime si sono trasformate in carnefici. Non funziona così : il messaggio di Amos che visse nell’VIII secolo a.C., scomodo e caratterizzato da un linguaggio forte, tanto da farlo sembrare la voce dei deboli e degli oppressi. è perfettamente in linea con il messaggio biblico i cui libri sono stati scritti tra il X secolo a.C e il I secolo d.C.e che dice molto di più della semplice rivendicazione .

Infatti a proposito degli argomenti che usa Amos per esempio l’Ecclesiastico osserva molto acutamente:

“Non distogliere lo sguardo da chi chiede e non offrire a nessuno l’occasione di maledirti, perché, se uno ti maledice con amarezza, il suo Creatore esaudirà la sua preghiera” (Sir 4,5-6).

L’Esodo si esprime con parole commoventi:

“Non molesterai il forestiero né l’opprimerai, perché voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto. Non maltratterai la vedova né l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto io ascolterò il suo grido… Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al tramonto del sole perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando invocherà da me l’aiuto, io ascolterò il suo grido, perché io sono pietoso” (Es 22,20-26).

E il Deuteronomio raccomanda:

“Poiché i bisognosi non mancheranno mai nel paese, io ti do questo comando e ti dico: Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e indigente nel tuo paese” (Dt 15,11).

Le imprecazioni e i lamenti del povero contro Dio non significano, nella Bibbia, rifiuto della sua persona ma non accettazione della povertà disumanizzante perché Dio stesso non la vuole, dato che contraddice al disegno divino. Pertanto Dio non le ritiene come peccato, ma come suppliche dolorose.

I profeti lotteranno contro la povertà degli umili. Isaia proclama questa tesi fondamentale:

“Non è forse questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi dal tuo simile?” (Is 58,6-7).

E allora che dice veramente Amos . Che dice agli spensierati di Sion e a noi duemiladuecento anni dopo ; .il povero costituisce il punto di partenza per sottoporre a giudizio la società con le sue ricchezze e comodità. Nel povero percepiamo l’inumano e l’ingiusto della povertà e l’indegno della ricchezza. . La radice della povertà non sta nella mancanza di fortuna né nella pigrizia né nella cattiva volontà circa il lavoro, ma sta nelle relazioni ingiuste, nell’ eccessiva inquietudine per i guadagni, nel furto, nella frode, nell’estorsione e nello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Questo è lo spirito che genera le due classi di ricchi e poveri.

Joachim Jeremias, uno dei migliori specialisti circa la problematica sociale ed economica ai tempi di Gesù, ha scritto:

“Con tutta certezza i poveri sono per Gesù gli oppressi in ogni senso: coloro che, umiliati, non possono difendersi; i disperati; quanti non hanno salvezza… Per Gesù povero ha il senso, già usato dai profeti, d’uomo disgraziato o sfavorito, che include gli oppressi e i poveri che sanno stare totalmente a disposizione dell’ aiuto di Dio. Tutti coloro che soffrono per qualche necessità – gli affamati e assetati, i nudi, gli stranieri, gli infermi, i carcerati – figurano tra i più piccoli e sono suoi fratelli” (Mt 25,31-46)(]J. Jeremias, Teologia del Nuovo Testamento, I, Brescia 1972, p 138 )

Nel 2024 la ricchezza dei miliardari è cresciuta di 2 mila miliardi di dollari, 3 volte più velocemente del 2023, mentre 3,5 miliardi di persone vivono con meno di 6,85 dollari al giorno. Ecco cosa scrive Oxfam nel nuovo rapporto sulla disuguaglianza nel mondo

Povertà e disuguaglianza che Amos denuncia nell’VIII secolo a. C. tornano ancora a distanza di duemila duecento anni nelle parole dell’attuale pontefice, papa Leone XIV in una esortazione apostolica .

Il Pontefice, nel giorno di San Francesco, il poverello d’Assisi, il 4 ottobre 2025 , ha firmato l’Esortazione apostolica “Dilexi te”, “Io ti ho amato”. Il titolo è un versetto del Libro dell’Apocalisse ma segna anche una continuità con Papa Francesco che aveva pubblicato a fine 2024 l’Enciclica “Dilexit nos”, il suo ultimo documento magisteriale.

“Dio sceglie i poveri” e allora è necessaria “una Chiesa per i poveri”, come recita il titolo dei primi capitoli del documento del Pontefice.

La centralità dei poveri è stata messa in evidenza più volte da Papa Leone in questi quasi cinque mesi di pontificato. Papa Leone ha parlato spesso dell’attenzione ai poveri. In molte occasioni fino ad una recente catechesi in Piazza San Pietro, nel corso dell’udienza giubilare. Per Papa Leone XIV il Giubileo apre “alla speranza di una diversa distribuzione delle ricchezze, alla possibilità che la terra sia di tutti, perché in realtà non è così. In questo anno dobbiamo scegliere chi servire, se la giustizia o l’ingiustizia, se Dio o il denaro. Sperare è scegliere”, ha detto Prevost sottolineando che “il mondo cambia se noi cambiamo”.

Anche nella messa con gli operatori e gli assisiti della Caritas della diocesi di Albano, lo scorso 17 agosto, aveva messo in risalto la centralità dei poveri: “Vi incoraggio a non distinguere tra chi assiste e chi è assistito, tra chi sembra dare e chi sembra ricevere, tra chi appare povero e chi sente di offrire tempo, competenze, aiuto. Siamo la Chiesa del Signore, una Chiesa di poveri, tutti preziosi, tutti soggetti, ognuno portatore di una Parola singolare di Dio. Ognuno è un dono per gli altri”.

Con il nuovo documento Papa Leone XIV vuole blindare l’eredità del predecessore.Il nuovo documento che segue le orme di Dilexit nos sviluppa la continuità delle priorità tra i due pontificati collocando gli emarginati al centro del magistero e criticando l’indifferenza del sistema economico globale.

Perchè in definitiva lo diceva Amos e lo riafferma papa Leone XIV .Dio predilige i piccoli, i deboli, coloro che la società spesso lascia ai margini. “Sarà possibile per quel povero sentire che le parole di Gesù sono per lui: ‘Io ti ho amato’”, scrive il Pontefice nelle ultime righe del testo, con la semplicità di chi sa che la misericordia non è un concetto astratto, ma una scelta di vita. Esortando dunque alla misericordia anche gli spensierati di Sion .

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