Ultime Notizie

IL GIOCO DELLA VITA- DOTT.SSA MONIA CIMINARI

0

Redazione- La possibilità di una formazione permanente incomincia ad insinuarsi nello scenario mondiale a partire dal 1972 quando l’Organizzazione Nazionale delle Nazioni Unite emana il rapporto Faure per Learning to be proteso ad imparare ad essere responsivi in ogni fase della propria vita, per reinventarsi in ogni situazione.

Con il libro bianco di Edith Cresson ‘Insegnare ad apprendere verso la società della conoscenza’, Bruxelles 1995, viene coniato a livello europeo il termine Life Long Learning incrementando il crescente concetto di knowledge society. A partire dalle strategie di Lisbona degli inizi del nuovo millennio si è avviata la promozione della formazione continua per l’occupabilità e l’inclusione sociale finanziata dai fondi europei.

Viene a ricrearsi un’unione di tendenza a livello sociopolitico e culturale per l’apprendimento continuo per tutta la vita, fruibile in ogni contesto per la coesione e l’inclusione permanente, for a life-long and life-wide learning che andrebbe affrontato in modo serio e appropriato, are to be tackled seriously.

Quale leva migliore se non il gioco per l’apprendimento continuo e duraturo. Il gioco ha una forte valenza motivazionale e coinvolge tutti i nostri sensi sia a livello cognitivo, motorio, emozionale e psicosociale. Anche gli animali giocano e gli esseri umani dovrebbero farlo molto di più, non solo nei primi anni di vita perché ha una sostanziale componente catartica in cui si scaricano energie e tensioni recondite.

Certo come tutte le cose è importante farlo bene e con criterio.

Comenio padre fondatore della pedagogia intorno al 1660 affermava che sarebbe possibile insegnare tutto a tutti dalla più tenera età sino alla senilità, nella giusta maniera. Quindi facendo ginnastica si potrebbe imparare a far di conto, quindi oltre la matematica anche alcune forme geometriche. Con i giochi di relazione, da tavolo o anche virtuale si potrebbero fare collegamenti con la geografia che, a sua volta è una materia di cerniera che unisce la scienza alle materie umanistico-sociologiche. Una formazione globale, dunque, che dovrebbe incorporare sia gli aspetti della vita quotidiana, civile, spirituale di ogni individuo. Con la Didactica Magna e i suoi vari trattati è ben evidente l’idea della ‘Pansofia’ dove l’uomo sarebbe in sé un microcosmo che contiene il germe di tutte le cose e il compito degli educatori è quello di stimolare dall’esterno lo sviluppo di queste potenzialità. Secondo Piaget il gioco simbolico è un gioco in cui l’oggetto o il corpo del bambino vengono utilizzati come simbolo, ovvero come una cosa che sta al posto di un’altra, comincia a comparire nel secondo anno di vita ed è fortemente connesso all’acquisizione di competenze sociali e linguistiche nella stessa capacità di utilizzare e gestire simboli. Winnicot in ‘Gioco e realtà’ evidenzia che durante il gioco il bambino è libero di essere creativo, tutto ciò è assimilabile all’esperienza culturale in senso più ampio ed è possibile localizzarla nello spazio intimo tra madre e bambino. Anna Freud, figlia minore di Sigmund, si è occupata particolarmente di psicoanalisi infantile e del gioco in ambito terapeutico dove il bambino esprime cose che non riuscirebbe a tradurre in nessun altro modo in parole. Il gioco è lo strumento per comprendere i desideri, le fantasie e le angosce dei bambini e dei grandi, sostenne la psicoanalista austriaca Melanie Klein. Tra oggetti buoni e cattivi come potrebbero essere quelli virtuali l’uomo stesso potrebbe diventare superato e antiquato. Quindi, in questo senso, bisognerebbe, che ognuno di noi, dal più piccolo al più maturo, specialmente nel web, che è tutt’altro che un luogo amichevole e familiare, si approcciarsi in senso critico e competente affinché non siano le enormi elaborazioni di dati a sopraffarci con un clic e un copia e incolla.

Commenti

commenti