FORMAZIONE, LIBERTA’ E DEMOCRAZIA
Redazione- Il Movimento 5 Stelle fa quadrato attorno alla ministra della pubblica istruzione Lucia Azzolina. Anzi afferma che chi mette in discussione l’operato della ministra mette in discussione la sopravvivenza del Governo . Dando così un “assist” per le giustificazioni e forse lo scarico di responsabilità della ministra e del suo staff che ha sempre detto che la scuola è affare dell’intero Governo .Per quello che non funzionava, in questi mesi, di volta in volta sono state attribuite spesso responsabilità ad altri. Da ultimo allo stesso sindacato provocando una risposta da parte dei massimi livelli delle Confederazioni .
In realtà una delle idee più accreditate sull’attuale situazione , che desta preoccupazione in vista della ripresa dell’anno scolastico sia dal punto di vista della sicurezza sanitaria da contagio, sia dal punto di vista della didattica, è quella che afferma senza mezzi termini che i problemi della scuola non sono dovuti alla pandemia ma a malanni storici e di lunga data.
A provocarli sono stati negli anni le politiche sull’istruzione dei Governi che si sono succeduti, la progressiva riduzione delle risorse a disposizione , i colpi di mano dovuti ai tagli dei governi Berlusconi per opera dei ministri Gelmini e Tremonti e alla “buona scuola “ del governo Renzi. (1)
Insomma un insieme di processi di decadimento che oggi , di fronte ad una emergenza come quella della pandemia da covid, pesano fortemente malgrado le esperienze fatte da insegnanti e studenti durante i mesi del lockdown e della chiusura delle scuola che hanno cercato di esprimere una modalità positiva di proseguimento dell’apprendimento negli ultimi mesi dell’anno scolastico passato, compresi gli esperimenti di didattica a distanza..
E’ certo, come dicevamo all’inizio, in tema di responsabilità “ in fieri” della ministra in questo momento,è quasi certo che un discorso serio e generalizzato sulle responsabilità coinvolge sicuramente il Governo Conte e passa necessariamente attraverso l’analisi di quello che è riuscito a fare in due settori cruciali della vita del paese e della vita delle persone : il mondo del lavoro e la scuola, il che significa un’analisi altrettanto seria della possibile “ tenuta” del Governo medesimo. Per cui la ministra potrebbe anche sentirsi sollevata se non fosse che in ogni caso molte cose dipendono dalla capacità del suo ministero di implementare i provvedimenti che possono venire dall’azione del governo che consiste nella fondamentale sinergia tra le direttive del Ministero della salute e del suo Comitato tecnico e scientifico, le risoluzioni adottate con le Regioni e con il Ministero dell’economia.
In altre parole la capacità di produrre in concreto dentro ogni scuola del paese un nuovo modo di avvicinarsi al mondo dei giovani, alla loro necessità di formazione , alla formazione degli insegnanti, alle prospettive , compreso l’orientamento , che la scuola riesce a dare ad ogni singolo studente. Un lavoro enorme che potrebbe anche ricominciare da tutto quello che l’epidemia da covid propone in negativo per il cambiamento e la trasformazione secondo le possibilità che da tempo alcune esperienze concrete hanno dimostrato e che sarebbe veramente uno “scacco matto” in senso positivo a tutte le teorie pessimistiche, allarmistiche e propagandistiche sulla scuola e sul suo destino ,determinato da una emergenza che va governata con razionalità, buon senso, sapienza e voglia di costruire forse anche un altro mondo della istruzione .
Non a caso ,proprio su questo tema i sindacati confederali chiamano allo sciopero per una seconda volta, dopo quello dell’8 giugno nel prossimi giorni (2) . Questa volta chiedono insieme alle azioni necessarie per procedere ad una riapertura in sicurezza anche l’impegno a riconsiderare proprio la formazione nel nostro paese con una scuola da 3 a 16 anni e una istruzione permanente per tutte le età della vita .
D’altra parte sull’importanza di una riapertura e di una riapertura in sicurezza si è già espresso un ampio “parterre “ di voci che tengono a battesimo forse , in questo senso ,una nuova nascita . A cominciare dalla declaratoria più generale che afferma che : la scuola non può essere oggetto di propaganda e di propaganda elettorale oltre che di scontro. E’l’ auspicio che viene da una delle cariche più importanti dello stato, il presidente della Camera dei deputati Roberto Fico che afferma :” … no a scontri, La scuola “è troppo importante per diventare un terreno di scontro. Avviare l’anno scolastico in sicurezza deve essere obiettivo comune: mi riferisco a governo,forze politiche, regioni ed enti locali, ma anche presidi e docenti. Dobbiamo remare tutti dalla stessa parte: stiamo parlando della formazione, della crescita e del futuro dei ragazzi e quindi del Paese. Non è un tema di propaganda”. A Fico fanno eco le parole di Mattarella : “La comunità della scuola è risorsa decisiva per il futuro della comunità nazionale, proprio in quanto veicolo insostituibile di socialità per i bambini e i ragazzi: ne comprendiamo ancor più l’importanza dopo le chiusure imposte dalla pandemia. Esempi come quello di Maria Montessori esortano ad affrontare efficacemente le responsabilità di questo momento difficile”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una dichiarazione in occasione del 150/mo anniversario della nascita di Maria Montessori.( 3) E al Ministro della salute Speranza che insieme all’OMS afferma insieme a Hans Henri P. Kluge, direttore regionale per l’Europa dell’OMS: “Dovranno essere attuate politiche specifiche per i bambini a rischio con esigenze di apprendimento o condizioni di salute speciali, nonché per gli educatori con condizioni di salute che li rendono vulnerabili a infezioni più gravi”.(4)
In considerazione di questo tema preminente la stessa ministra Lucia Azzolina ha voluto inviare il 31 agosto una lettera ai dirigenti scolastici, agli insegnanti e a tutto il personale della scuola nella quale afferma : “Abbiamo una responsabilità storica grande”.che diventa un messaggio a difesa del lavoro degli insegnanti e del suo ministero: “Respingeremo sempre con forza le insinuazioni che mirano a gettare discredito sulle istituzioni scolastiche e soprattutto su chi ci lavora”, scrive Azzolina, che sottolinea anche le critiche “quasi sempre ingiuste sul personale scolastico”. “In questi mesi avete lavorato tantissimo: ci avete messo il cuore e l’anima“, dice la ministra ai docenti. “Già a giugno è stato varato il Piano per la ripartenza di settembre”, aggiunge poi la ministra: “Oggi abbiamo regole chiare, tra le più rigorose in Europa”. Nella lettera vengono fissate anche le prossime priorità: innanzitutto l’eliminazione delle ‘classi pollaio‘, anche grazie alle risorse del Recovery Fund, insieme al potenziamento del sostegno.
“Già a giugno è stato varato il Piano per la ripartenza di settembre, preparato insieme ai tanti attori del sistema scolastico e istituzionale. Da allora non ci siamo mai fermati”, rivendica poi la ministra. “Abbiamo collaborato con le autorità sanitarie per avere regole condivise. E se queste si sono evolute nel corso dell’estate è perché il quadro di una pandemia non è una fotografia, non è statico, e al mutare delle condizioni la politica può e deve prendere nuove decisioni. Lo abbiamo fatto. Oggi abbiamo regole chiare, tra le più rigorose in Europa”, sostiene ancora Azzolina. “Ci troveremo a convivere con regole di sicurezza da rispettare e con una maggiore attenzione agli aspetti sanitari. Non era mai successo prima – si legge nella lettera – So che c’è preoccupazione, è comprensibile. Ci darà sostegno la garanzia del gran lavoro fatto. Lo dico senza alcun trionfalismo, ma con soddisfazione: dati alla mano, nessuno in Europa si è impegnato così tanto nei mesi estivi per preparare la scuola a questa nuova stagione”.
C’è però chi afferma che la scuola riparte così come è stata lasciata quando è stata chiusa a marzo di quest’anno. Con un numero stragrande di precari, con cattedre vacanti al nord più che al sud , con bassi salari degli insegnanti , con difficoltà per molti studenti ad avere una connessione accettabile in caso di didattica a distanza, senza che gli insegnanti abbiano fatto formazione per questa modalità di insegnamento durante l’estate , con la possibilità che centinaia di insegnanti ,non più giovani debbano ricorrere ad assentarsi con certificato medico per scongiurare contagi, insomma con antichi problemi sui quali l’epidemia ha messo l’accento .
La scuola riparte con le misure di sicurezza indicate dal Comitato Tecnico scientifica del Ministero della salute e con tutte le altre concordate con i Presidenti delle Regioni dai quali ci si aspetta un contributo importante p0er esempio in merito ai trasporti e alla loro sicurezza . La scuola riparte con misure che comunque vengono adottate in molti settori e nella vita di ogni giorno ma immancabilmente ci saranno degli istituti dove il contagio aumenterà; istituti che saranno costretti a chiudere perché focolai di infezione. L’eventualità di focolai è un prezzo da pagare e nel loro controllo sta la capacità di convivere con il virus. Che come è noto esiste, circola, si va trasformando e condiziona la nostra vita personale e sociale L’aspettativa è quella di un vaccino a cui guardano insistentemente non solo gli epidemiologi ma anche quanti hanno la responsabilità della sorte di molti settori nel nostro paese.
Il vaccino che avremo sul mercato per il Sars CoV-2 sarà molto probabilmente un vaccino a vettore virale. La ditta AstraZeneca è già stata incaricata di fornire agli stati membri della UE centinaia di milioni di dosi. Esistono anche altre ditte in corsa per il podio per il vaccino migliore (o il più venduto), come il vaccino Pfizer/BioNTech BNT162b1 e Moderna mRNA-1273, vaccini definiti a “mRNA” e che probabilmente saranno venduti oltre Oceano.I vaccini a RNA funzionano introducendo una sequenza di mRNA, la molecola che dice alle cellule cosa costruire che è codificata per un antigene specifico della malattia. La produzione dell’antigene avviene quindi all’interno del corpo, non è iniettato dall’esterno come nei tradizionali vaccini.
A queste apprensioni e alle diverse posizioni in merito fanno eco alcune questioni molto importanti. La prima sta nella perplessità del mondo scientifico davanti agli annunci che ritengono possibile somministrare il vaccino alla popolazione a breve con ilk sospetto che si siano trovate accorciatore che preoccupano rispetto alla sicurezza del vaccino medesimo. La seconda si riferisce al fatto che la produzione di un vaccino sia diventato oggetto di campagna elettorale e di competizione tra Stati Uniti d’America e Russia . La terza questione riguarda e riguarderà anche per il Covid 19 l’accesso delle popolazioni al vaccino medesimo . Si pensi che per il vaccino della poliomelite non sia andata proprio in modo molto democratico tanto che questa malattia in Europa e occidente è stata debellata già da decenni mentre in Africa solo la settimana scorsa . E infine la propensione a vaccinarsi delle stesse popolazioni. Stando ad uno degli ultimi sondaggi sembra che i cinesi siano favorevoli al 99% mentre i più restii siano proprio i russi passando per il 41% degli italiani che non è propenso a vaccinarsi ( come risulta da una ricerca dell’EngageMinds HUB dell’Università Cattolica che dicono che un’ampia fetta della popolazione, più di 4 italiani su 10 “colloca la propria propensione a una futura vaccinazione tra il ‘per niente probabile’ o a metà tra ‘probabile e non probabile’.)
Ma torniamo al problema della scuola. I problemi della scuola che probabilmente hanno poco a vedere con la pandemia, in questo momento sono il classico esempio di come un sistema corporativo ( e ce ne sono molti altri in Italia) colpito da uno choc non riesce a mettersi in discussione. Come accade in molti altri settori. E’ proprio sicura la ministra Azzolina che alcune affermazioni contenute nella sua lettera del 31 agosto aprano la via giusta ad un recupero della scuola che soffre non solo per la pandemia ma a causa di processi che sono la causa dei suoi problemi
Prendiamo per esempio il “ balletto” degli insegnanti nella loro ricerca di una cattedra e di una nomina in ruolo. Viene ancora riproposto davanti ad una situazione di precariato per esempio lo spostamento da regione a regione.
Era l’estate del 2015 quando Luigi Gallo scriveva (5) “Quello che sta accadendo è una deportazione di massa di insegnanti del sud verso il nord con conseguenze sociali enormi ed inimmaginabili a causa di un governo che gioca con la vita delle persone. Una domanda su 2 proviene da un docente del Sud. Sono 36134 le potenziali famiglie del Sud che potranno essere sfasciate dalla roulette russa messa in piedi da questo cinico governo. Se consideriamo che in alcuni casi, chi ha presentato domanda è una donna o un uomo dai 40 ai 50 anni che può giocare un ruolo importante per l’assistenza di genitori anziani, suoceri, dei figli ancora in età scolare, dove il/la consorte potrebbe essere costretto già a lavorare lontano da casa, ci accorgiamo del potenziale esplosivo di tale mobilità nazionale su cui poggiano le assunzioni nella scuola. Ancora una volta il SudD viene scippato delle sue risorse, questa volta anche umane, continuando a far crescere il deserto culturale in una parte del paese.Tutto per non voler seguire un piano razionale di assunzione come proposto dal m5S e condiviso da tutto il mondo della scuola, basato sul fabbisogno reale di ogni istituto scolastico, quelle delle supplenze annuali che solo lo scorso anno erano 120mila, le stesse supplenze che i futuri deportati svolgevano da anni vicino casa. “
Ma più in generale dobbiamo ricordare ancora una volta che : “La scuola Italiana è affetta da ataviche carenze tra cui la sicurezza delle strutture anche a causa di una scarsa manutenzione, la inadeguatezza degli arredi che non sempre rispettano le esigenze ergonomiche del corpo degli studenti in crescita, ed una generale difficoltà a dotarsi di nuove tecnologie, e di adattarsi al mondo che cambia modificando gli orari di apertura e di adeguare i programmi di studio alle esigenze del mondo del lavoro. Negli ultimi anni, inoltre, si è assistito ad una riduzione delle sedi scolastiche dei piccoli centri e delle periferie, in parte giustificata da una ridotta natalità (anche se in parte compensata dalla popolazione immigrata) ma soprattutto a causa di aspetti sociali che hanno visto lo spopolamento dei piccoli abitati o a una logica che porta a preferire la sede scolastica in prossimità del luogo di lavoro dei genitori piuttosto che al luogo di residenza. Le scuole con maggiori iscrizioni hanno dovuto quindi massimizzare la capienza concentrando gli alunni negli spazi disponibili. Si è assistito ad un affollamento delle aule che ironicamente qualcuno ha definito “aule pollaio”.Secondo i dati del Ministero dell’istruzione la popolazione scolastica italiana è costituita da 7.559.259 alunni distribuiti in 369.769 classi con una media di circa 21 alunni per classe. (6)
Il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato lo scorso 26 giugno2020 il “Documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione” per fornire le prime indicazioni per la ripresa delle attività.(7)
Gli antefatti più importanti sono stati due .Il primo ,la conversione da parte della Camera del il D.L.8 aprile 2020 n° 22 che si occupa di precariato, concorsi a quesiti aperti e non con quiz con risposte a crocetta, di cornice normativa per lo svolgimento degli esami di maturità, abolizione di quello della scuola media, ritorno del giudizio al posto del voto nella primaria, poteri ai sindaci in materia urgente di edilizia ecc. Il secondo ,la conclusione dell’esperienza della DAD (didattica a distanza) con luci ed ombre,che chiedono una riflessione tenendo conto delle risorse tecnologiche disponibili, del fatto che al Sud il 25/30% delle famiglie non dispone di un terminale domestico e considerato che in molti si sono convinti che questo tipo di interfaccia con l’utenza è un metodo di rivedere e circoscrivere ,che vale solo se preventivamente organizzato- come supporto alla tradizionale didattica in presenza .
In questo frangente si sono ascoltate molte voci sulla scuola ,è un momento in cui la scuola viene rimessa nel calendario delle attenzioni . Ma il dibattito è rimasto striminzito, legato ai problemi della sicurezza e ad un modo trionfalistico di vedere questa istituzione per la quale è “andato tutto bene” . Abbiamo sentito la ministra preoccupata di dire che tutto sta andando nel verso giusto, i sindacati che in molti casi non hanno potuto fare a meno di dare al loro avallo cercando di portare a casa in termini calcistici un maggior risultato,( tranne poi a farsi sentire con scioperi in giugno alla fine del lockdown e in settembre prima della riapertura per una impostazione completamente diversa della formazione e dell’istruzione); abbiamo sentito i Governatori delle regioni preoccupati per la mancanza di risorse per i trasporti; abbiamo sentito gli insegnanti e poco i genitori e gli studenti. Quelli che non abbiamo sentito sono appunto tutti quegli studenti che la scuola va perdendo per strada, tutti quegli studenti che dalla impossibilità della compresenza hanno perso la via giusta per una formazione a causa delle carenze abitative, delle difficoltà nell’uso di pc per varie cause . Non abbiamo sentito le migliaia di ragazzi con problemi sanitari che accompagnati dal sostegno nella loro formazione si sono visti drasticamente tagliati da ogni attività pesando sulla famiglia in modo sproporzionato . L’elenco potrebbe continuare ma sarebbe una perdita di tempo perché questo contesto invece propone l’urgenza di una domanda : ma la scuola è ancora quella che seleziona, esclude , marginalizza, ghettizza, e che per decenni è stata combattuta in questo suo ruolo negativo ( e ne sono testimonianza le molte esperienze alternative ) o è una scuola uguale per tutti , ossia capace di dare opportunità a tutti secondo le possibilità e le capacità di ognuno. Una scuola ad immagine della democrazia di un paese che attraverso proprio la scuola forma i suoi cittadini .
Dice il sociologo Alberto Abruzzese in una intervista del 5 settembre 2020 ad Huffpost (8):” Tutta questa impressionante mobilitazione per dare continuità alla scuola non è riuscita a raggiungere un punto critico di riflessione su quello che riguarda i mezzi con cui si pretende di formare i giovani. Si è tradotta nella difesa del recupero tale e quale dell’istituzione della scuola, con la contrapposizione tra insegnamento a distanza e insegnamento in aula. Poteva essere occasione per riflettere sul fatto che le nuove tecnologie consentono un distanziamento fisico ma un avvicinamento sociale. Non dico che bisognasse puntare tutto sulle lezioni non in presenza, ma poteva essere modo per investire sull’innovazione tecnologica.” E alla domanda che molti lamentano il fatto che con l’insegnamento a distanza i ragazzi perdano la socialità. risponde : “ Ma loro già usano la rete per la loro socialità, per le loro affettività, per affermare la loro presenza nel mondo. Ora si sta investendo nella scuola dal punto di vista del mattone, ma anche questo era un aspetto importante. L’uso quotidiano che i ragazzi fanno della rete è in gran parte relazionale.”
Un contesto, una domanda ,una funzione e un compito di cui tener conto per far suonare la campanella e iniziare un nuovo anno scolastico senza far calare dall’alto soluzioni preconfezionate , ma con la disponibilità ad ascoltare la voce di chi dovrà vivere concretamente queste situazioni: dai dirigenti scolastici che non si riconoscono nell’icona del preside-sceriffo della ‘buona scuola’ né nella metafora dei ‘comandanti della loro nave’, coniata dall’attuale Ministro PI, per continuare con i docenti che – come argutamente osservato da E.Galli della Loggia in un recente editoriale sul Corsera – sono solitamente rappresentati da sindacalisti che non siedono dietro una cattedra scolastica da 20 o 30 anni. (7) E soprattutto la voce di chi in questo contesto è più fragile e ha meno possibilità di ripartire per mettere tutti allo stesso modo e con le stesse possibilità al nastro di partenza.
(1) Dieci miliardi di tagli al bilancio di scuola e università tra il 2008 e il 2012. Otto miliardi e cinquecento milioni di tagli alla scuola (il 10,4 per cento del budget complessivo) e 1,3 miliardi di euro all’università (su un totale di 7,4 miliardi nel 2007, 9,2%), per la precisione. A tanto ammonta il salasso delle politiche dell’austerità volute dall’ex ministro dell’Economia Tremonti per rispondere all’imperativo del pareggio di bilancio. Questo tesoro espropriato all’istruzione è servito a finanziare i «capitani coraggiosi» che, secondo Berlusconi, avrebbero salvato l’Alitalia dall’acquisizione di Air France. Cosa avvenuta anni dopo. I francesi hanno già in mano il 25% della compagnia di bandiera che barcollerà ancora pochi mesi sull’orlo del fallimento. Per i tre anni e mezzo di governo Berlusconi il taglieggiamento operato da Tremonti è stato nascosto sull’altare dell’onor di patria, oppure nascosto dietro i fumogeni della meritocrazia o della riduzione degli sprechi sbandierati lanciati dall’ex ministro Gelmini. L’idea di finanziare il default delle aziende di stato decotte, insieme a quella di sostenere l’«austerità espansiva» (i tagli alla spesa pubblica per investimenti sono «risparmi» che finanziano la crescita) è stata sostenuta anche dal governo Monti che non è riuscito a salvare l’ultima tranche di 300 milioni di euro di tagli dall’ultima legge di stabilità. Decisione che oggi mette a rischio la sopravvivenza di 20 atenei, vissuta però come il naturale decorso di una malattia incurabile. (Roberto Ciccarelli Il Manifesto 26 marzo 2013)
(2) Lo sciopero generale del personale docente, dirigente e Ata della scuola indetto da FLC CGIL, Cisl Scuola, Uil scuola, Snals Confsal e Gilda Unams è stata indetto l’8 giugno 2020 per rivendicare investimenti e garanzie per la ripresa delle lezioni a settembre in presenza e in sicurezza. E proprio all’insegna della sicurezza si sono svolte le centinaia di manifestazioni in tutta Italia, perché i sindacati hanno voluto evitare l’affollamento di una manifestazione nazionale. Le lavoratrici e i lavoratori hanno manifestato alcuni davanti alle proprie scuole, a Roma al ministero dell’Istruzione, altri con flash mob sparsi per le città. Un modo inedito e diffuso di far sentire la propria voce e dare visibilità a una significativa iniziativa sindacale.La proclamazione dello sciopero dell’8 giugno è stata una scelta obbligata: troppa la distanza tra quanto necessario alla scuola pubblica per garantire la ripartenza a settembre in presenza e in sicurezza, e quanto assicurato dalla ministra Azzolina. Il personale della scuola, le famiglie e con loro i sindacati, temono che le scuole possano non riaprire, o che riaprano in condizioni di emergenza. Ferma restando l’importanza di ricominciare il nuovo anno scolastico in presenza, visto che la didattica a distanza ha rappresentato una soluzione emergenziale che, purtroppo, ha creato disagi e diseguaglianze, è difficile, nelle condizioni date, assicurare il distanziamento e la sicurezza in aule scolastiche spesso sovraffollate o comunque non sufficientemente capienti.Le ragioni dello sciopero che era già stato proclamato il 6 marzo, ma poi ritirato per senso di responsabilità, si sono addirittura moltiplicate in questi tre mesi che hanno travolto le condizioni di vita e di lavoro delle scuole.
http://www.flcgil.it/comunicati-stampa/flc/scuola-sciopero-unitario-manifestazioni-in-tutta-italia-per-chiedere-la-riapertura-in-sicurezza.flc
(3) “Maria Montessori – ricorda il Capo dello Stato – nasceva centocinquanta anni fa, a Chiaravalle. La sua umanità, i suoi studi, la sua coraggiosa esperienza di educatrice, hanno impresso un segno profondo nelle scienze pedagogiche e indicato orizzonti nuovi per la scuola, a beneficio di milioni di giovani in ogni parte del mondo, che hanno potuto e saputo accrescere in piena libertà la loro personalità. Proprio negli anni più duri del Novecento Maria Montessori è riuscita a infrangere antichi pregiudizi, dimostrando la irragionevolezza di metodi di insegnamento basati sull’autoritarismo e contrastando pratiche di emarginazione ai danni di chi era sofferente o veniva considerato diverso, aprendo la strada a un percorso di crescita dei bambini basato sulla piena espressione della loro creatività, nella formazione responsabile alla socialità”. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/La-lettera-di-Lucia-Azzolina-al-personale-scolastico-Abbiamo-una-responsabilia-storica-grande-b064374e-a5f3-48d1-b68d-219446321006.html
(4) “Abbiamo convenuto che esiste un’ampia gamma di misure che possono essere prese in considerazione per la riduzione del rischio negli ambienti scolastici”, si legge nella nota al termine della riunione promossa e co-presieduta dal ministro della Salute italiano, Roberto Speranza. “Le misure protettive relative all’igiene delle mani – spiegano Kluge e Speranza – alle distanze fisiche, all’uso di maschere ove appropriato e allo stare a casa in caso di malattia sono le pietre angolari di un’istruzione scolastica sicura all’interno della realtà Covid 19″.”L’importante legame tra i settori della sanità e dell’istruzione – sottolinea il comunicato congiunto – continuerà a crescere mentre navighiamo nella nuova realtà post-Covid-19. Ci impegniamo a lavorare in tutti i settori per soddisfare le esigenze dei bambini”. –
(5) Luigi Gallo, Presidente della VII Commissione Cultura alla Camera
La Legge n. 23 dell’11 gennaio 1996 che per i limiti di riferimento fa ancora riferimento al Decreto Ministeriale 18 dicembre 1975, indica la necessità di garantire nei locali scolastici un temperatura dell’aria compresa nell’intervallo 18 ÷ 22 °C. un apporto di aria esterna pari 2,5 ric/h per le scuole materne, 3,5 ric/h per le scuole secondarie di 1 grado e di 5 ric/h per le scuole secondarie di 2° grado. Lo stesso Decreto fissa una superfice minima per ogni alunno variabile fra 1,8 m2per le scuole materne e 1,96 m2per le scuole secondarie.Il DPR 20 marzo 2009 n. 81 fissa il numero di alunni che al massimo può costituire una classe. 26 alunni per la scuola dell’infanzia, 27 alunni per la scuola primaria, e 27 alunni nella secondaria di primo e secondo grado.In tutti i gradi di istruzione se vi è un eccesso di iscrizioni il numero di alunni può eccezionalmente arrivare 30 alu
(7) Il documento fa riferimento al Regolamento 8 marzo 1999, n. 275, recante Norme in materia di Autonomia delle istituzioni scolastiche” prodotto dal Comitato Tecnico Scientifico per le regole da adottare e pur riconoscendo l’autonomia degli Istituti Scolastici fornisce delle indicazioni per riorganizzare la didattica. Fondamentale il richiamo agli Enti locali (Comuni, Province e Città Metropolitane) a sostenere il mondo della scuola soprattutto mettendo a disposizione spazi anche recuperando strutture come parchi, musei, biblioteche che più facilmente possono essere adattati. Attenzione particolare dovrà essere prestata agli alunni con disabilità che maggiormente hanno patito l’interruzione della vita di comunità, che è alla base dell’integrazione, e che hanno avuto maggiori difficoltà a gestire la didattica a distanza.
(8) https://www.gildavenezia.it/per-riapertura-ripartenza-serve-formazione-alla-scuola/
