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COSTANZA D’ALTAVILLA (TERZA PARTE)

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Redazione- Nel 1194 anche Tancredi morì ed Enrico, assicuratosi ogni appoggio politico ed economico in tutta la penisola, intraprese una lenta discesa verso la Sicilia ma dovette separarsi ancora una volta dalla consorte che, inaspettatamente, era rimasta incinta. A quell’epoca Costanza aveva quarant’anni, età in cui nel Medioevo le donne solitamente erano già nonne. Certamente una gravidanza in età così avanzata avrebbe dato adito a pettegolezzi di ogni genere. Costanza lo sapeva. Pensò così di mettere a tacere le dicerie finalizzate a minare i diritti ereditari che suo figlio vantava e che avrebbe rivendicato sui domini dei genitori. Era dunque di vitale importanza che a quel parto assistessero più testimoni possibili, in modo da garantire e avallare che il bambino fosse davvero figlio di Costanza, erede degli Svevi e dei Normanni. C’era purtroppo chi vociferava che la gravidanza di Costanza fosse fittizia e che già fosse pronto un bambino che l’imperatrice avrebbe poi spacciato come suo. L’imperatrice non voleva dubbi in merito, così quando arrivò a Jesi, il 26 dicembre 1194, e iniziarono le doglie, fece erigere una tenda nella piazza centrale. Costanza d’Altavilla, imperatrice di Germania e regina di Sicilia, erede dei Normanni e sposa di un re tedesco, incurante del freddo, dei rischi di un parto a quarant’anni e rinunciando a ogni forma di pudore, partorì il suo primogenito in una tenda aperta sulla pubblica piazza. Il bambino che vide la luce sarebbe diventato Federico II di Svevia, lo stupor mundi, re di Sicilia, Duca di Svevia, Re dei Romani, Imperatore del Sacro Romano Impero e re di Gerusalemme. Il giorno successivo alla nascita, Costanza si mostrò nella stessa piazza, dove erano convenute tante donne, mentre allattava il neonato. Mentre la moglie era in travaglio nelle Marche, Enrico arrivò a Palermo dove, il giorno di Natale del 1194, ovvero il giorno prima della nascita del figlio, si fece incoronare re di Sicilia. Non aveva al suo fianco la moglie Costanza, la donna che aveva reso possibile quell’incoronazione. Questa si svolse dinnanzi a gran parte della nobiltà siciliana, invitata dallo stesso Enrico il quale aveva promesso un’amnistia a favore dei nobili normanni ribelli e ostili agli Svevi. I cronisti riferiscono di una toccante scena avvenuta prima della cerimonia: il figlio dell’illegittimo Tancredi, Guglielmo, che aveva solamente sette anni e che in quel momento era il successore, depose la corona appartenuta al padre ai piedi dell’imperatore, rinunciando solennemente a ogni rivendicazione. Il clima di pace apparente durò poco. Infatti Enrico, basandosi su un sospetto oppure cercando soltanto pretesti per liberarsi di eventuali rivendicazioni ereditarie e prevenire complotti, condannò dapprima in carcere e poi a morte diverse centinaia di baroni siciliani. La stessa regina Sibilla, vedova di Tancredi, che aveva regnato come reggente assieme alle figlie, e la principessa greca Irene, vedova di Ruggero, figlio maggiore di Tancredi, vennero destinati alla prigionia nei territori tedeschi. Il piccolo Guglielmo subì lo stesso destino, ma, prima di farlo partire, venne accecato ed evirato. Frattanto il destino volle che nel solo giro di due giorni Costanza divenisse regina di Sicilia e madre del successore al trono imperiale. Da quel momento e per il resto della sua vita, cercò con tutta se stessa di proteggere suo figlio e il suo popolo, ponendosi a volte in contrasto con i disegni del marito Enrico, che tendeva a trattare il regno di Sicilia come una semplice appendice dell’impero svevo e che, inoltre, aveva fatto trasferire il tesoro della corona normanna in Germania, a Triefel. Costanza, che prima del battesimo chiamò il figlio col nome matronimico di Costantino portò il neonato da Jesi a Foligno, città dove il bambino visse i suoi primissimi anni affidato alla duchessa di Urslingen, moglie di Corrado, duca di Spoleto, uomo di fiducia dell’imperatore. Per poter difendere al meglio gli interessi della corona siciliana, la regina raggiunse poi il marito Enrico a Bari, dove l’imperatore aveva convocato una Curia al fine di dirimere le questioni ereditarie del Regno. Inoltre, a Bari, Enrico decise di passare la reggenza del Regno normanno a Costanza, in modo da rendere graduale l’unione delle due corone. Poi Costanza partì immediatamente da Bari alla volta della Sicilia per riprendere possesso del regno di famiglia, riconquistato poco prima dal marito. Si insediò a Palermo e si pose come intermediaria tra il Papa e suo marito. La regina tentò in tutti i modi di difendere i territori del Regno normanno ma Enrico, a causa delle continue insurrezioni, poté regnare solo con la violenza.Qualche tempo più tardi, nella cerimonia battesimale, svoltasi nella Cattedrale di San Rufino in Assisi, in presenza del padre Enrico, il nome del futuro piccolo sovrano venne meglio precisato e definito in quello di Federico Ruggero, “in auspicium cumulande probitatis. Quella fu la seconda e ultima occasione in cui Enrico VI vide il figlio appena nato, il futuro grande Federico II. Nell’estate del 1197 Enrico tornò in Sicilia, dove aveva scoperto una nuova congiura a cui era riuscito a malapena a scampare. Costanza e il papa Celestino furono sospettati di avervi partecipato. Ne conseguì che Enrico non solo costrinse la moglie ad assistere alle torture inflitte ai suoi conterranei, che avevano ordito il complotto, ma confinò la moglie nel palazzo reale di Palermo, sotto il controllo del cancelliere Gualtiero di Palearia, da sempre filosvevo. Di lì a poco tempo Enrico VI si ammalò gravemente e morì, lasciando la moglie e il figlio di tre anni, che aveva visto solamente due volte. Enrico morì il 28 settembre 1197 e Costanza affidò il piccolo Federico Ruggero, il futuro Federico II,  a Pietro da Celano, conte della Marsica. Per salvaguardare i diritti ereditari della sua famiglia, Enrico, nel suo testamento, aveva affidato al Papa sia la consorte sia il figlio. Secondo le volontà dell’imperatore Enrico il pontefice avrebbe dovuto confermare la imperialis dignitas  al piccolo successore Federico II in cambio della restituzione dei beni matildini alla Chiesa. Inoltre il Regno di Sicilia sarebbe passato alla Santa Sede una volta terminata la vita della reggente Costanza e qualora il figlio Federico II non avesse lasciato eredi. Costanza non conobbe mai le ultime volontà del marito, poiché Marcovando di Anweiler, siniscalco, amministratore e vassallo delle regioni destinate ad essere cedute, fece sparire il testamento in accordo con altri nobili tedeschi che intendevano continuare a governare il Paese per conto dell’Impero svevo. I nobili germanici però avevano commesso un errore. Non avevano considerato le reazioni di Costanza, la quale con enorme lucidità afferrò subito le redini del potere.  Infatti subito dopo la morte del marito la regina normanna volle immediatamente recuperare il figlio, prima che Filippo di Svevia, fratello del defunto imperatore e suo cognato, se ne potesse impossessare. Trasferito il piccolo Federico a Palermo, la madre lo fece proclamare re in occasione della Pentecoste nel 1198. Libera dal vincolo matrimoniale con il casato svevo, Costanza procedette contro i nobili tedeschi che, al seguito di Enrico VI, erano arrivati in Sicilia e avevano acquisito posizioni di potere durante il regno dello svevo. Ricostruì la Sicilia come regno normanno, assicurandone l’indipendenza e conservandone l’eredità per il figlio. Costanza sapeva di non avere molto tempo per rafforzare la posizione del figlio: comprese che l’unica soluzione per assicurare un futuro al suo bambino era porsi sotto la tutela della Chiesa. Per questo nel 1198 prestò a Celestino III il giuramento di vassallaggio che il marito Enrico si era rifiutato di pronunciare, chiedendo di essere accolta formalmente con il figlio sotto la protezione ufficiale della Chiesa. In questo modo Costanza saldò gli interessi del figlio con quelli del Papato. Alla luce di tale giuramento di vassallaggio la Chiesa puntò su Federico per la successione imperiale. Purtroppo Costanza non poté vedere i frutti delle sue scelte politiche poiché morì nel 1198, il 27 novembre, quando il piccolo Federico aveva soli quattro anni. Prima di spirare dettò il suo testamento, nominando Innocenzo III amministratore del regno e tutore di Federico, accordandogli un rimborso spese e un compenso annuo, un appannaggio di 30.000 talenti d’oro, per l’educazione di Federico. Inoltre nominò un Consiglio di reggenza che avrebbe affiancato il Papa e il figlio nel governo. Imperatrice e regina, Costanza dimostrò una notevole intelligenza politica, assicurando al figlio un avvenire prospero e facendo in modo che il regno di Sicilia non costituisse mai una semplice appendice dell’Impero svevo.Fu la scialba zitella, che tutti credevano destinata all’oblio, a porre le basi al grande regno e impero di Federico II di Svevia, lo stupor mundi.

 

FONTI:

Ludovico Gatto, Le grandi donne del Medioevo, Newton Compton editori, Roma, 2009
Georgina Masson, Federico II di Svevia, Rusconi libri, Milano, 1993
Eberhard Horst, Federico II di Svevia, Rizzoli, Milano, 1981
Ernest Kantorowicz, Federico II imperatore, Garzanti,1976

 

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