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ADOLESCENTI: NON RIUSCITE PIU’ A COSTRUIRE IL SENSO DEL VIVERE. UN PREZZO DA PAGARE AL COVID-19?

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Redazione- E sono tre.  Tre risse tra giovani  nel mese di dicembre  ,durante un lockdown a singhiozzo per  controllare la curva dei contagi  da Covid 19 e arginare le morti  con  numeri a tre cifre.

Raccontano le cronache  ( Il fatto quotidiano on line   12 dicembre 2020 ): “Maxi risse nel pomeriggio di sabato 12 dicembre in centro a Venezia e a Roma. In entrambi i casi i protagonisti sono ragazzini adolescenti. A Roma il più grande dei 10 minorenni identificati ha 14 anni. La polizia sta indagando per capire se è collegata agli scontri avvenuti sabato scorso al Pincio. A Venezia sono stati coinvolti circa 40 adolescenti: la rissa è scoppiata dopo un diverbio tra ubriachi. I ragazzi si erano dati appuntamento in campo Bella Vienna, alle spalle di Rialto.”

Alla vigilia di Natale , il 24 pomeriggio, in piena zona rossa ad Ercolano . Sulla pagina di TGCOM 24 :” Pugni, calci, lanci di bottiglie di vetro. Nonostante il lockdown e le restrizioni per prevenire il contagio da coronavirus, la sera della vigilia di Natale, nella centrale piazza Trieste di Ercolano (Napoli), si è scatenata una maxi rissa tra ragazzi e ragazze. Un residente della zona ha ripreso la scena e pubblicato il video sui social, scatenando l’ira degli utenti. Numerosi giovani hanno preso parte alla rissa, avvenuta tra auto parcheggiate, motorini che scorrazzavano, traffico impazzito, clacson e urla. Un “litigio” nato per motivi non chiari. Dalle immagini si notano i ragazzi che, in spregio alle regole anti assembramento, si rincorrono e si azzuffano fino all’arrivo delle forze dell’ordine. Sui social, i residenti della zona, spaventati, commentano dicendo “Guardate come si stanno picchiando” e ancora “Questa è Ercolano” e si augurano che per la vigilia di Capodanno ci siano più controlli e non si verifichino episodi del genere. Sulla vicenda sono in corso indagini da parte dei carabinieri.”

Tre episodi simili : Roma .Venezia ,Ercolano . Tre risse tra  adolescenti .

Il Sindaco di Ercolano ha immediatamente dichiarato che sì, ci saranno più controllo ma  che il punto focale dell’accaduto non è quello dei controlli. Occorre capire innanzitutto questi comportamenti  e poi guardarli con severità   punendo i responsabili , perché il lavoro fatto ad Ercolano  per  affermare  legalità e quindi per uscire da un periodo di criticità  democratiche,  non merita  l’offesa che l’episodio  fa all’intera comunità .

Tre  episodi molto gravi per non contare un’altra serie di  avvenimenti  che hanno coinvolto meno  protagonisti ma che allo stesso tempo  richiamano l’attenzione su un fenomeno in crescita . Per esempio  l’episodio di Foggia, appunto con meno protagonisti   raccontato così  dall’Ansa di Puglia :” Rissa ieri sera in corso Cairoli, nel centro a Foggia, pochi minuti prima che scattasse il coprifuoco. Cinque ragazzi, pare tutti maggiorenni, si sono presi a calci e pugni a seguito di un tamponamento tra uno scooter e un’autovettura. Sul posto sono intervenute quattro volanti della polizia. Il traffico è rimasto bloccato per più di mezz’ora. Gli agenti hanno immediatamente sedato la rissa ed identificato i proprietari dei veicoli. Il giovane in sella allo scooter è finito in ospedale, per lui fortunatamente nulla di grave. La scena è stata ripresa da alcuni residenti e postata sui social. In pochi istanti il video ha fatto il giro del web scatenando l’indignazione generale. La polizia sta indagando per cercare identificare tutte le persone coinvolte nella zuffa. “

La tecnica è sempre la stessa , la racconta Rai News : “Il fenomeno non è nuovo. Le risse organizzate via social che richiamano un gran numero di ragazzini ci sono da tempo e il copione è sempre lo stesso: lo “screzio”, la lite tra due o più persone inizia sulle chat, o Instagram, TikTok, Telegram, Twitch, poi si formano le fazioni e ci si dà appuntamento. Il tutto con una gran pubblicità anche su canali però spesso vietati ai maggiori, perché l’età dei partecipanti ai raduni è spesso bassa, o con strumenti non accessibili a tutti, come le stories private che scadono in 24 ore che vanno per la maggiore, il tutto corredato, a ulteriore tutela, da un intreccio di hashtag chiave che rimbalzano di smartphone in smartphone.  Per le informazioni chiave (ora e modalità) si fa riferimento a Tellonym, app di messaggistica istantanea anonima dove gli utenti possono mandare coperti dell’anonimato messaggi ad altri utenti. In poco tempo l’app tedesca si è fatta strada nel mondo dei social, raggiungendo in appena un anno, la cifra di 700.000 utenti registrati, per una fascia d’età compresa tra gli 11 ed i 17 anni. (1)

Dice in un’intervista  su Roma H24 Trieste Salario la sociologa Donatella Barazzetti  già   docente all’Università della Calabria. “I media li hanno definiti nei modi più disparati, ma generalmente etichettandoli come bande giovanili, gang, teppistelli. Un modo “facile” per confinarne il problema in una dimensione di “devianza”. Chi si è scontrato a Villa Borghese erano i ragazzi delle zone “bene” come il quartiere Trieste. Non erano i “figli degli altri”. Questo ci aiuta a riflettere sul fatto che ormai ci sono comportamenti molto omogenei nei ragazzini, l’appartenenza di classe, come si diceva una volta, agisce molto meno. I comportamenti sono molto più generalizzati.” (…) E continua  : “ Le reali ragioni nascono ben prima del Coronavirus. A mio avviso da questi comportamenti viene fuori qualcosa che ha una radice in una trasformazione generale. Non andremmo però da nessuna parte se non collocassimo quanto detto nella situazione attualeIl Covid e le sue restrizioni hanno complessivamente messo in crisi tutti i riferimenti su cui costruiamo il senso del nostro vivere quotidiano, esponendoci alla più totale incertezza. Ma a questi giovanissimi forse ha fatto anche di più. Li ha privati di ogni possibile luogo di aggregazione, la scuola in primo luogo, gli spazi urbani in cui si riunivano, la movidaIn una parola ha tolto loro gli strumenti con cui ciascuno riesce a costruire il proprio senso del vivere. Come stupirsi se poi avvengono gli episodi del Pincio e di Villa Borghese? Proviamo a interrogarci prima di trovarci di fronte a una disgregazione sociale difficilmente recuperabile. ( 2)

Gang, bay gang e devianza . Quanto c’entra  un fenomeno preesistente al covid  come per esempio le baby gang in questi nuovi comportamenti  ?  Forse   si può dire che questo fenomeno delle risse è  in qualche modo  la trasformazione,l’evoluzione  appunto di  quei comportamenti ? Non so quando ci possano avere a che ci fare  le risse  con il fenomeno delle  gang giovanile. Di fatto queste gang  come dice   il Prof Franco Prina,  autore del libro “Gang giovanili, Il Mulino   non hanno una definizione   unanimemente condivisa   :nonostante il tema vanti una lunga tradizione di studi nel corso di tutto il ‘900 e nei primi decenni del 2000: dagli Stati Uniti degli anni ’20-’30 al Canada, dall’America centrale e del Sud alle diverse società europee (Gran Bretagna, Francia, Belgio, Germania, Spagna, Italia). La parola gang designa un oggetto così indefinito e plurale nelle articolazioni che presenta, da farla ritenere una parola «contenitore», che fa sintesi di cose molto diverse tra di loro. “

Appunto le gang sono un contenitore liquido, fluido in cui si incanalano  comportamenti ,sentimenti , emozioni,emulazioni   che sono tutto un insieme, un coacervo che appunto dà forma a questa modalità di stare insieme, di essere gruppo. .

E continua il prof.  Franco Prina: “Sono infatti tante le forme che assumono le aggregazioni più o meno stabili e durature nel tempo sinteticamente così denominate. Si possono collocare su un continuum che va dalle gang con centinaia di aderenti (presenti nelle carceri di molte parti del mondo e su territori che dominano), strutturate gerarchicamente e che gestiscono grandi traffici illegali (soprattutto di droghe) con tutta la violenza che connota il loro rapporto con altre gang, con le vittime e con la polizia, ai gruppi di ragazzi che più o meno stabilmente si riuniscono in spazi aperti delle nostre città semplicemente esibendo qualche tratto distintivo (magari ripreso dalle organizzazioni più conosciute), agendo comportamenti devianti come il consumo di alcol e sostanze psicoattive e, al massimo, difendendo quello spazio se sono aggrediti da altri gruppi o se presi di mira dalle autorità. In mezzo una grande varietà di aggregazioni che, più o meno sistematicamente e per periodi più o meno lunghi, si riuniscono, compiono reati predatori o legati al piccolo spaccio, esprimono attraverso la violenza gratuita i sentimenti di disagio e la marginalità sociale che sperimentano.”

Se comunque le bande e le baby gang sono un fenomeno  preesistente  anche prima del Covid  ci  si può domandare allora  che tipo di comportamenti sono quelli  di cui abbiamo avuto notizia i giorni scorsi .

Abbiamo detto che oltre alle tre maxi risse di  Roma, Venezia ed Ercolano ci sono state anche risse con un numero inferiore  di protagonisti, comunque  degne di rilievo  .Per esempio  la rissa scoppiata a Piacenza allarma  l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna. Perché  dice la Presidente Anna Ancona: “È innanzitutto di fondamentale importanza, per arginare il fenomeno, comprendere i meccanismi che vi sono alla base, per rispondere nel modo più adeguato. Gli autori e spettatori dei combattimenti sono probabilmente frustrati dall’assenza di valori e di legami affettivi significativi, per cui vivono sentimenti di vuoto che subiscono passivamente. Sono alla ricerca di qualcosa di eccezionale che possa suscitare stati di eccitazione, che li faccia sentire ‘vivi’, colmando quel senso di vuoto interiore e trasformando lo stato passivo in attivo”.

Eccezionalità del gesto, voglia di protagonismo . Sta in questo  il senso di  molti comportamenti che  vediamo sui vari social , riferiti a situazioni personali  e quotidiane. La voglia di “dire comunque “, fuori da ogni ritegno e forse anche di ogni pudore.  L’essenziale è mostrare qualcosa  in modo da attirare un “like” ,un veloce consenso, Un modo di sentirsi al mondo  dentro la noia  e la sciatteria del vivere quotidiano. Che molte volte diventa un male . Il male di vivere non nel senso nobile  di questa espressione creata da uno dei protagonisti della letteratura del nostro paese come “ferita” alla vita  ma proprio come la peggiore acquietante  condiscendenza  al peggiore  conformismo .

 E aggiunge la dott. Anna Ancona  : “Spesso questi gesti rappresentano dei modi attraverso cui emergere oppure sono dei rituali interni al gruppo che vengono vissuti come fossero prove di coraggio, in cui l’atto deve essere plateale, ben visibile al gruppo o ai passanti, come dimostrato dal fatto che il tutto si sia svolto in pieno centro e non in un luogo ‘nascosto’: la visibilità è un elemento essenziale. L’esibizionismo si esprime poi anche attraverso i social network come Instagram, dove, ad esempio, uno dei ragazzi interrogati dai carabinieri – leggo sui giornali – aveva pubblicato la propria foto (rimossa poco dopo) sorridente davanti a un’auto delle forze dell’ordine”.E conclude: “Più in generale, problemi di questo tipo sono sintomatici di una intera costruzione sociale che in alcune sue parti è patologica e ha bisogno di uno sforzo dell’intera comunità per essere curata”. (3)

Noia e protagonismo  che d’altra parte sono le caratteristiche di alcuni post  dei  social sul web che  riportano continuamente descrizioni, foto, video  di comportamenti fino alla noia e che spingono continuamente a  fare di quei comportamenti qualcosa di eccezionale, fuori appunto dalla  ruotine.

La Prof.a   Michela Gatta, referente del gruppo di lavoro e ricerca di Neuropsichiatria infantile di Padova, con le colleghe Silvia Zanato e Annalisa Traverso chiarisce : “Senz’altro sono molti i fattori che entrano in campo a spiegare da dove nasce tutta questa violenza. Lasciamo in questo caso da parte le condizioni dell’ambito clinico caratterizzate da fragilità narcisistica patologica, discontrollo degli impulsi, tendenze antisociali. Di frequente, connesse a quanto si esprime come violenza, è possibile rinvenire rabbia da frustrazione (sono tante le ragioni per cui i ragazzi oggi si sentono frustrati), noia (intesa come stato emotivo spiacevole piuttosto che come anestesia emotiva o ideativa), moda. Questa ultima sembra forse meno associabile alla violenza, ma se pensiamo per esempio alla musica quale dimensione che impregna la fase adolescenziale, possiamo verificare l’attualità del genere trap, così comune e diffuso tra i ragazzi fin dall’età della scuola secondaria di primo grado, che di fatto inneggia alla violenza con testi cupi e minacciosi, i cui temi tipici di vita di strada tra criminalità e disagio, povertà e droga, si sono diffusi quale cultura giovanile. “

Con un travaso  pericoloso . Si  ripropongono  in contesti e situazioni delle nostre città e dei nostri paesi , che hanno una loro storia poco conosciuta e poco apprezzata dai protagonisti di cui stiamo esaminando i comportamenti ,culture  di altri paesi, in particolare quella americana.  Anche se su questo argomento  la riflessione potrebbe essere molto lunga  e articolata perché parte della storia del nostro paese , a cominciare dal dopoguerra, vede l’introduzione di  elementi di quella cultura come  novità e mode ,improntando comportamenti e  cambiando molti aspetti del vivere quotidiano.

Infatti dice a questo proposito  la prof. Michela Gatta : “ Certo stride questa modalità di riproporre la realtà americana riferita a luoghi abbandonati e degradati nei sobborghi in cui si spacciavano sostanze stupefacenti, nel diverso contesto del nostro Paese e in questo momento storico – in aggiunta, ma si presta quale risposta a rabbia da frustrazione, noia e senso di affiliazione”. E continua : “A vedere bene risse e baby gang sono fenomeni pre-covid, tra i giovani . Forse ora è possibile leggerci anche un messaggio sociale di presa di posizione di fronte a limiti percepiti come imposti e magari ingiusti. Per chi lavora in ospedale come noi è scontato e sensato il limitarsi per contenere la diffusione covid e quindi fare il bene comune, ma per chi non è dentro a questa realtà, la stessa può apparire esagerata. Molti adulti – non solo giovani – attivano comportamenti contrastanti rispetto alle attuali norme preventive e, in generale, rispetto alla realtà che stiamo vivendo da circa un anno. Negare l’evidenza, attuando comportamenti rissosi all’insegna della forza e prevaricazione, può anche costituire una forma difensiva nei confronti di una condizione che causa angoscia, frustrazione e senso di impotenza“.  (4)

La rete e i social network hanno un ruolo centrale in tutto questo. Sul ruolo dei social si esprime anche il professor Alessio Vieno, docente e responsabile scientifico di Lab ID, laboratorio di ricerca e intervento su internet e dipendenza dell’università di Padova: “Siamo di fronte a un fenomeno in continua evoluzione. I social media e le nuove forme di comunicazione rapida rendono immediata la fruizione di ogni cosa. La velocità è la caratteristica di questo mezzo, cosa che porta a una riduzione del tempo del pensiero. In generale, gli adolescenti sono sempre meno in grado di procrastinare, di attendere la soddisfazione di un desiderio, soprattutto con l’arrivo dello smartphone”.

Sulle risse delle ultime settimane e sul rischio che questi eventi si trasformino in una moda aggiunge: “Siamo di fronte a un fenomeno vecchio che si realizza con modalità nuove […] Il rischio di emulazione esiste da sempre, fa parte dello sviluppo adolescenziale. Siamo esseri che apprendono emulando dei comportamenti ed è inevitabile che alcuni comportamenti in questa fase della vita siano esplosivi: questo non vuole dire giustificare, ma osservare il fenomeno con le lenti dei social media che rendono tutto immediato […] Il problema è dato dalla rapidità di diffusione dei video diffusi in rete e dalla platea ampia, oggi l’amplificatore è davvero molto potente”.

Il mondo virtuale è stata  una  conquista di indipendenza, di progresso e di libertà.  Ci sono grazie a queste conquiste   opportunità diverse e nuove. Hanno tutte dalla loro parte il pregio di  definire una società moderna  che influisce sulla vita di ciascuno di noi. Il compito ma anche e  soprattutto il dovere è quello di  saper utilizzare queste opportunità e volgerle  al positivo . Con un uso equilibrato  per non sciuparne le potenzialità E questo è tanto più vero quando parliamo di educazione dei giovani , di quei giovani che si trovano a costruire una loro identità che può essere aiutata a venire fuori anche da questi mezzi virtuali di approccio alla realtà. Il mondo  è tutt’altra cosa dal web, ma anche il web in qualche modo serve per rappresentarlo e per migliorarlo. Se attraverso il web passano delle istanze  positive e ricche di  comprensione appunto della realtà.

Gli adolescenti   dunque  si trovano a costruire  una loro identità che è espressione di un loro mondo  che deve  travasarsi nel mondo reale , nel mondo di ogni giorno . Una educazione allora al  “senso del limite”,alla sessualità attraverso l’affettività, alla capacità di risolvere i conflitti, in definitiva alla costruzione di una propria identità e per  espletare la capacità di vivere in società attraverso relazioni sane ,può essere aiutata anche dal web.

Antonio di Gioia ,Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia,  dice : “Apparire, prendere sempre più “like”, avere consenso, rapportarsi con il mondo attraverso la realtà aumentata sono desideri che si possono trasformare in vere e proprie patologie. Bisogna stare in guardia. Anna Paola Lacatena parla del “rischio del piacere” in relazione alle droghe, ma anche internet può trasformarsi in una sostanza virtuale che desideriamo incessantemente. Bisogna naturalmente distinguere tra abuso e dipendenza patologica. Oggi si comincia a parlare di nomofobia: paura incontrollata di restare disconnesso dalla rete. Siamo solo agli inizi degli studi su queste forme di angoscia e di ansia che travolgono chi è dipendente da internet. Intanto si studiano anche i fenomeni emulativi che certi social scatenano negli adolescenti. Internet è una grande opportunità, ma attenti a non sostituirlo del tutto con la vita reale.” (5)

E continua : “ L’adolescenza è stata sempre una fase critica a causa del passaggio dall’infanzia all’età adulta. Tutto quello che accade durante questa fase evolutiva, soprattutto sfidare i limiti per riconoscersi in qualche modo, mette i ragazzi a rischio. Quello che sta accadendo, in questo momento storico, è che il rischio viene enfatizzato e aumentato attraverso questi nuovi strumenti tecnologici (internet e i social)”.  Il virtuale fa perdere l’aderenza alla realtà?  “Questa mancanza di differenza fra il virtuale e il reale è molto pericolosa”.  Esiste in molti adolescenti, e non solo, una compulsiva esigenza di visibilità sul web, che è un po’ un voler affermare la propria presenza e identità… “

Visibilità dunque è il  requisito principale di certi comportamenti  al quale molto spesso  soggiacciono anche i comportamenti degli adulti . Le relazioni  sul web cambiano di  sostanza, di genere, di spessore, di prospettiva. Diventano un’altra cosa.  Sono diverse da come le abbiamo intese fino ad ora. Il rapporto concreto di due identità, di due persone, di due opinioni, di due emozioni che si incontrano per mettere assieme i loro patrimoni e portarsi  via  ciascuno   per sé un pezzo dell’altro per completare il proprio modo di essere al mondo.

Nulla di questo avviene ora nelle relazioni virtuali .

Antonio  Gioia  dice quindi in definitiva  :“Passare tanto tempo a contare i like ha un effetto a livello psico-emotivo: molta gente sta male quando non vede il ‘mi piace’ di una persona in particolare, oppure per un commento negativo di uno sconosciuto può arrivare a cambiare umore. Con i social ci stiamo abituando a vivere le relazioni in maniera virtuale e non più nel reale. Ci si confronta soprattutto nei social e non di persona, faccia a faccia. Molti adolescenti non sanno più stare bene insieme, di persona, ma pensano che si debbano costruire le relazioni attraverso questo mondo virtuale. Quindi, l’emulazione è un modo per farsi riconoscere e riconoscere l’alterità attraverso questi strumenti tecnologici. È venuto meno il senso di appartenenza, il piacere di stare insieme, in gruppo, come accadeva anni fa, quando ci si incontrava in un luogo specifico solo per il piacere di stare insieme.”

Tutto questo dà vita ad un mondo in cui non si è più capaci di gestire il conflitto per cui ecco arrivare  tutte quelle balordaggini che a volte caratterizzano i post  con gli insulti e i giudizi intransigenti tranciati con l’accetta. Ma quello che è peggio nasce  , ecco appunto,  il fenomeno che  con l’esame dei comportamenti  che hanno scatenato mega risse da parte dei giovani , abbiamo voluto qui esaminare : il fenomeno del protagonismo parallelo.   Non si riesce più a vivere nella realtà ed ecco quindi che si sente il bisogno di diventare protagonisti in una realtà parallela che è quella virtuale . E il gioco è fatto.

E quindi l’incapacità di accettare il mondo reale che comporta delle rinunce , di applicazione di mediazioni, di  uno sforzo per costruire un’appartenenza e una identità  in rapporto agli altri . Con una fuga dalla realtà pericolosa  e drammatica  come nel caso dei fenomeni di cyber bullismo  da parte degli adolescenti. Ma anche comportamenti  di bullismo concreto,  messi poi sui social per  richiamare l’attenzione . Come pure la ricerca di una emozione attraverso il sesso o  attraverso le spinte al suicidio  .

“Il sesso, dice  in particolare  Antonio  Gioia  , è diverso dalla sessualità: la sessualità ha a che fare con l’affettività. L’affettività legata al rapporto fisico diventa sessualità: il sesso è qualcosa di più edonistico, di legato al piacere finalizzato a se stesso, che finisce lì. Noi dovremmo educare i giovani all’affettività e alla sessualità in modo da far sì che ci sia un incontro costruttivo attraverso i sentimenti, che generano piacere non solo fisico, ma psicoemotivo. Molti ragazzi oggi non sanno che cos’è la sessualità e l’emotività, quindi hanno bisogno di essere orientati, altrimenti diventa tutto un cercare di superare i propri limiti, un mettersi alla prova cercando sensazioni forti anche attraverso il rischio. Chi cerca solo piacere fisico cerca continuamente qualcuno per nuove sensazioni.”

Dunque risse, protagonismo sul web attraverso i social, sessualità ed emotività  senza orientamento,  fenomeni di bullismo  ,  distorto rapporto con la realtà. Sono questi i problemi  a cui vanno incontro oggi i giovani con difficoltà   a costruire  il senso del vivere . Forse è un prezzo, alto, molto alto, che il Covid 19 sta facendo pagare loro ma forse è solo  lo scenario che il Covid 19 ha  svelato rimarcandone i contorni  perché  probabilmente  viene da un tempo  pre pandemia che  ha coltivato semi  velenosi . Ma la partita non è persa perché già riuscire ad avere consapevolezza di tutto questo è il primo passo per avviare un cambiamento  a cui sono interessati famiglia, scuola,  agenzie culturali e del tempo libero,  in sostanza  quella nuova società che speriamo abbia la forza di traghettare,  dopo la pandemia, una ricerca di futuro. Un futuro che  sono appunto  gli adolescenti di oggi .

 (1)http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Risse-tra-giovani-il-lato-oscuro-dei-social-5279042c-9e67-49a2-9d6b-38c5735ecdf9.html)

(2)https://romah24.com/trieste-salario/speciali/maxi-risse-tra-giovani-lesperta-ragazzi-fragili-e-senza-certezze/)

(3)https://www.corrierenazionale.it/2018/10/25/risse-tra-giovani-piacenza-parlano-psicolo

(4) https://ilbolive.unipd.it/node/11113

(5)https://www.leccesette.it/archivio/64299/emulazione-dipendenza-dai-social-e-distacco-dalla-realta-in-adolescenza-l-intervista-all-esperto.htm

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