Ultime Notizie

ADDIO A FRANCO RICCI, L’ULTIMO STAMPATORE RINASCIMENTALE

0

Redazione- “La Biblioteca esiste ab aeterno. Di questa verità, il cui corollario immediato è l’eternità futura del mondo, nessuna mente ragionevole può dubitare. L’uomo, questo imperfetto bibliotecario, può essere opera caso o di demiurghi malevoli; l’universo, con la sua elegante dotazione di scaffali, di tomi enigmatici, di infaticabili scale per il viaggiatore e di latrine per il bibliotecario seduto, non può essere che l’opera di un dio. Per avvertire la distanza che c’è tra il divino e l’umano, basta paragonare questi rozzi, tremuli sim­boli che La mia fallibile mano sgorbia sulla copertina d’un libro, con le lettere organiche dell’interno: puntuali, delicate, nerissime, inimitabilmente simmetriche.” (1)

Questa biblioteca è la biblioteca  di  Jorge Luis Borges, La Biblioteca di Babele, di cui ne parla appunto in uno dei  racconti che compongono la raccolta Finzioni, scritta tra il 1935 e il 1944

Ma Jorge Luis Borge  oltre all’ossessione dei libri  ne ha anche un’altra ,quella dei labirinti  di cui parla in alcuni racconti. E proprio in Labyrinthes   scrive  “Ossessivamente sogno di un labirinto piccolo, pulito, al cui centro c’è un’anfora che ho quasi toccato con le mani, che ho visto con i miei occhi, ma le strade erano così contorte, così confuse, che una cosa mi apparve chiara: sarei morto prima di arrivarci”(2)

Sono queste le due ossessioni anche di Franco Maria Ricci che del libro e del labirinto ha fatto  un viatico  per la vita.

Ora  che è morto ,addio a Franco Maria Ricci l’ultimo stampatore rinascimentale, collezionista d’arte e leggendario editore di preziosità librarie come la celebre rivista FMR, ma non addio a quel suo viatico  terreno che rimane a segnare il cammino per quanti  lo conobbero anche se indirettamente attraverso i suoi libri ,per quanti  sognarono su quelle pagine il suo stesso sogno, per quanti camminarono con lui  i cui passi furono  sempre illuminati proprio dalla luce  delle sue opere  intellettuali  ( le sue idee  ) e di quelle materiali  ( come i suoi libri e le sue riviste ,magnifici oggetti del Bello).   Franco Mario Ricci è scomparso a 82 anni,il 10 settembre 2020 . Una vita tra ricerca del bello, curiosità intellettuale e…passione per i labirinti .

“Caro Franco, scrive Antonella Boralevi su La Stampa dell’11 settembre  scorso,

da tempo stavi seduto su una sedia a rotelle ma lavoravi allo stesso modo, con il dono che possiedi e che regali. Pascal lo chiamava “esprit de finesse”. Un dono raro e insieme necessario.

Tu sai guardare il mondo e le persone, smascherando le loro debolezze. E sai porvi riparo. Uno che si innamora di un inventore di caratteri a stampa, di certo è un intellettuale. Ma è anche un uomo capace di trovare e seguire la passione. Bodoni è stato un genio. Ma anche tu.

Hai saputo fare un lavoro di fino e ci hai inculcato il piacere del Bello..”

Ma   anche la curiosità che è allo stesso modo un piacere : la curiosità che la passione per i labirinti ha eccitato in quanto è il labirinto che, chiudendo la vista dell’orizzonte con la geometria delle sue siepi, spalanca l’abisso della curiosità.

La curiosità che fa di Franco Maria Ricci  in primo luogo un collezionista accanito,come lui stesso si definiva,  la cui passione è in grado di unire le epoche e i luoghi più disparati.  In questo sta il racconto  della sua vita ,lui che era nato a Parma e che  lì aveva vissuto   con l’amore per il manierismo nel cuore ; del suo incontro con Borges e il piacere dell’erudizione; del ricordo di padre Matteo Ricci e dell’impresa della ristampa dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert .

Franco Maria Ricci editore ha iniziato a pubblicare a Parma nel 1963. Il suo primo titolo fu un’opera di scrittura nel senso letterale del termine, il Manuale Tipografico di Giambattista Bodoni. Direttore della Stamperia Ducale di Parma negli ultimi decenni del Settecento, quel creatore di caratteri ricercati e assai stimati per la loro eleganza e leggibilità apriva nel 1790 una sua tipografia. Sulle sue tracce,

Ricci debuttò nell’editoria quasi per gioco, montando “una piccola officina tipografica per produrre un facsimile del Manuale”. Quel “Manuale  è oggi  opera introvabile anche in antiquariato, in tre volumi tirati in 900 esemplari numerati su carta di Fabriano e rilegati in pelle nera, nel 1965 (e fino al 1972).

Una bibliofilia la sua  che guarda ai contenuti certamente ma anche al contenitore, il libro  che esprime , tutti i suoi libri lo esprimono, il gusto per la bellezza del corpo della scrittura, per le proporzioni e l’armonia dell’impaginazione e per tutto quanto fa la “veste” di un oggetto di lettura .

E poi le collane, le sue collane. I segni dell’uomo, Morgana, Quadreria, Luxe, calme et volupté, Curiosa, La Biblioteca di Babele, Iconographia, La biblioteca blu, Guide impossibili, Italia/Antichi Stati, Grand Tour…  Etichette in francese, in inglese, in latino e in italiano, sotto le quali si allineano volumi e formati di natura diversa, che accolgono tanto il saggio quanto la narrativa.

La collana Grand Tour, una serie di volumi di grande formato sulle meraviglie artistiche delle città italiane, dalle più famose alle più segrete, ricchissimi di fotografie a colori, corredati di testi che narrano le vicende storiche e artistiche della località o del monumento a cui il volume è dedicato. E poi le Enciclopedie delle città (Milano, Parma, Roma e, più di recente, l’Enciclopedia della Sicilia), e la collana, curata da Gianni Guadalupi, dedicata a Signorie, Principati e Antichi Stati d’Italia.

Nel 1970 Ricci decide di ristampare la grande Encyclopédie francese curata da Diderot e D’Alembert, quella che ebbe come relatori gli intellettuali, gli artisti, i filosofi e gli scienziati più importanti dell’illuminismo. Il progetto, che fu terminato nel 1980, prevedeva 12 volumi in facsimile per le tavole, 5 per i testi e uno di presentazione e studio con testi di Barthes, Venturi, Jacques Proust,… e introdotto da Borges. Ricci pensò che il sistema più giusto di vendita poteva essere quello della prenotazione con consegna ai sottoscrittori di quattro o cinque volumi all’anno proprio come avvenne per l’originale. Quello che a tutti pareva un disastro economico è stato invece un successo con circa 5000 collezioni vendute in Italia e nel mondo, a molte biblioteche pubbliche ma anche all’Eliseo per i doni di stato del presidente

Nel 1977 nasce La Biblioteca di Babele diretta da Borges, edita in italiano, francese e inglese, che comprende titoli rari o poco conosciuti di grandi scrittori come Chesterton, Henry James, Jaques Cazotte, Giovanni Papini.

Ma il grande successo arriva nel 1982 quando Ricci, insieme a Laura Casalis e alcuni collaboratori eccellenti come Giulio Confalonieri, Massimo Listri, Vittorio Sgarbi e Giovanni Mariotti dà vita alla rivista d’arte che segnerà il più grande successo della casa editrice: FMR, che diventerà presto una rivista di grandissima diffusione, stampata in tutto il mondo in quattro differenti edizioni, italiana, inglese, francese, spagnola e definita da Fellini “la perla nera” , pubblicata fino al 2004.

Prestigiose le collaborazioni alle realizzazioni  di Ricci, tra cui quelle di Umberto Eco, Cesare Zavattini e Roland Barthes, oltre ad una folta schiera di artisti e fotografi. Nel 2002 la casa editrice è stata acquistata dal gruppo Art’è.

A partire dal 2005 si è dedicato, dopo anni di progettazione in collaborazione con l’architetto  Carlo Bontempi anche alla costruzione di un  labirinto nella campagna presso Fontanellato. Il Labirinto della Masone è stato aperto al pubblico nel  2015.

Scrive lo stesso  Franco Maria Ricci : “Sognai per la prima volta di costruire un Labirinto circa trent’anni fa, nel periodo in cui, a più riprese, ebbi ospite, nella mia casa di campagna vicino a Parma, un amico, oltreché collaboratore importantissimo della casa editrice che avevo fondato: lo scrittore argentino Jorge Luis Borges.

Il Labirinto, si sa, era da sempre uno dei suoi temi preferiti; e le traiettorie che i suoi passi esitanti di cieco disegnavano intorno a me mi facevano pensare alle incertezze di chi si muove fra biforcazioni ed enigmi. Credo che guardandolo, e parlando con lui degli strani percorsi degli uomini, si sia formato il primo embrione del progetto che finalmente, nel giugno del 2015, ho aperto al pubblico.
Com’è noto, quando fece costruire il suo Labirinto, che era una prigione, Minosse nutriva intenzioni cupe e crudeli; io immaginai un equivalente addolcito, che fosse anche un Giardino, dove la gente potesse passeggiare, smarrendosi di tanto in tanto, ma senza pericolo.

La passione per il bambù – questa pianta elegantissima, ma così poco utilizzata in Occidente, e specialmente in Italia – mi suggerì la materia prima ideale. Da allora, e soprattutto negli ultimi anni, l’impresa ha assorbito la maggior parte del mio tempo. Quando nacque, il progetto aveva un carattere abbastanza personale. Sulle terre che avevano nutrito, e un po’ anche arricchito, la mia famiglia, volevo lasciare una traccia di me.

Col passare del tempo quell’idea primitiva si è in gran parte trasformata.  Forse è colpa dell’età, ma ormai vedo il Labirinto soprattutto come un modo di restituire, a un lembo di Pianura Padana che comprende Parma, il suo contado e le città vicine, una parte almeno del molto che mi ha dato.”

Il Labirinto della Masone, infatti, è un parco culturale costruito nei pressi di Fontanellato, in provincia di Parma voluto da Franco Maria Ricci. Il primo progetto risale agli anni Ottanta, ma soltanto nel 2015, dopo oltre dieci anni di lavori ha preso forma definitiva. L’opera voluta dall’intellettuale ed editore scomparso ieri si estende per sette ettari e comprende un labirinto costituito da bambù di specie diverse e spazi che ospitano la collezione d’arte di Franco Maria Ricci e la sua casa editrice, mostre temporanee, conferenze e presentazioni, concerti, un ristorante, una caffetteria e una gastronomia. Il museo fa parte dell’Associazione dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli.

“Ho discusso di labirinti tutta la vita, con Italo Calvino, con Roland Barthes, con Borges. Lui ne era ossessionato, li citava continuamente nei suoi racconti, come nel Tema del traditore e dell’eroe, dal quale Bernardo Bertolucci trasse il suo La strategia del ragno. Borges rimase ospite a casa mia venti giorni, negli anni Ottanta, e fu allora che iniziai a pensare di costruire un labirinto vero.”

E  poi la rivista.  Come ha scritto il Corriere della Sera, FMR fu «una testata di grandissima diffusione, stampata in tutto il mondo in quattro differenti edizioni, italiana, inglese, francese, spagnola». Repubblica ne  ha parlato invece come di «un’icona del gusto, simbolo della più alta editoria, per la qualità tipografica eccellente, la devozione assoluta al carattere Bodoni, le fotografie stupende sul nero lucido, i testi ricchi ma al servizio della narrazione, affidati ad autori blasonati, da Calvino a Testori, da Arbasino all’amico Jorge Luis Borges che abitava la sua casa per lunghi soggiorni scanditi da confronti creativi e sintonia intellettuale».

Infatti Boralevi nella lettera sulla Stampa che abbiamo in parte già riportata  a questo proposito dice : “  Un editore è sempre un creatore. Ma tu lo sei alla millesima potenza. Hai creato il contenitore ma anche il contenuto.

Chiamare FMR un prodotto culturale radicalmente nuovo, nel lontano 1965, era indispensabile. La Casa Editrice d’arte, e poi la rivista, e poi le collane  di libri avevano bisogno di portare il tuo nome. Perché erano te.

Non credo che sia un caso se una persona schiva e durissima come Borges, ti ha seguito con entusiasmo.

Creare bellezza senza retorica. Trasfondere il buon gusto con opere di carta…”

Michele  Masneri  su Il Foglio   fa  di Franco Maria Ricci, parlando della sua morte un ritratto curioso ma affascinante che inizia così : “E insomma è morto Franco Maria Ricci, anzi FMR, come il brand della sua creatura più fortunata e leggendaria, la rivista più chic del mondo, che riporta a tempi gloriosi in cui quei manufatti cartacei che un tempo si vendevano in edicola erano addirittura status symbol. Si andò a trovarlo, cinque anni fa, per IL: a Fontanellato, nella sua ultima creazione, un labirinto molto inglese e un po’ incongruo nel mezzo della grassa pianura padana. Tra memorie gonzaghesche e manieristiche e paesaggi emiliani struggenti (Ghirri, D’Arzo, Tondelli, Parmigianino), e stradone dritte nel nulla, concessionari d’auto usate, lunghi filari di pioppi che portano a casali come sospesi sulla loro ombra, grandi boschi di bambù, il Labirinto, maiuscolo, si offrì come un grande cottage inglese in mattoni a vista, con anche la sua grondaia tipo Downton Abbey: una specie di sogno neoclassico,  sogno o incubo concepito da un John Soames, dentro il consueto décor franco-maria-ricciano, colonne doriche ioniche e corinzie e finto bugnato e finto marmo (un Mongiardino alleggerito nelle cotture, un “ricordo di Mongiardino”, light).

In occasione degli ottanta anni  di Ricci  Laura Casalis  in una intervista  aveva annunciato  un altro progetto dell’editore, un labirinto di specchi  : “Franco continua a veder cose nuove da realizzare, idee da mettere in pista. Sì, il labirinto di specchi è una di queste; abbiamo già il progetto, di Oscar Tusquéz, un geniale ed eclettico architetto catalano che ne aveva inserito uno in una grande mostra sui labirinti allestita a Barcellona nel 2010. Con lui faremo il nostro

E’ Boralevi che ricorda  ancora : “ Stare a casa tua voleva dire stare dentro la Casa Editrice. Imbibersi di arte, di meraviglie, di stupori. E di gioia.

Una mattina, a Fontanellato, tu e Laura mi portaste davanti a un campo di granturco. «Qui ci sarà il più grande labirinto del mondo». Guardavo il campo, schiantato dal sole della piana. E pensai «Sono sicura».

Adesso il Labirinto di Franco Maria Ricci è una destination, come si dice nel gergo del turismo. È un posto dove si fanno mostre magnifiche, presentazioni, conferenze. È una maestosa metafora. Dove si può perdersi certi di ritrovarsi.

Penso che porterai anche adesso all’occhiello la tua camelia di plastica rossa. Penso che tu stia camminando nel Labirinto, ora, proprio ora. E che Laura, la tua Laura così splendente, così cara, ti tenga la mano.

Grazie, Franco, per ciascuno dei tuoi doni. Non sei morto. Sei solo andato nel tuo Labirinto  ,Antonella.

Franco Maria Ricci è morto giovedì 10  settembre. Anzi non è andato  nel suo labirinto ,quello che aveva sognato e realizzato . Ma anche nella rilegatura dei suoi libri .Sul   suo sito web  qualcuno ha scritto  : “ Non si hanno notizie recenti di qualcuno che gli somigli; sulla sua bara converrebbe forse l’epitaffio di Charles Nodier: “Qui giace / nella sua rilegatura in legno / un esemplare in-folio / della migliore edizione dell’uomo / scritta in una lingua dell’età d’oro / che il mondo non capisce più”.

(1) Questa citazione è tratta da uno dei racconti più famosi e più significativi di Borges, La biblioteca di Babele, nel quale compare la metafora del mondo come biblioteca, tema amato e più volte ripreso dall’autore sudamericano. La biblioteca di Babele altro non è che l’universo stesso, descritto nei suoi più minimi particolari: composto da esagoni collegati tra loro da corridoi rivestiti di specchi e scale a chiocciola, nessun uomo ne ha mai visto la fine, cosicché si presuppone che sia infinito. Ogni esagono contiene cinque scaffali, all’interno dei quali sono riposti libri tutti identici nel formato. Tutti i libri che è possibile concepire esistono all’interno della biblioteca: non c’è frase, non c’è parola, non c’è lingua che tu non possa trovare tra gli scaffali infiniti di questo luogo infinito.

Il racconto è concepito come la lettera di un bibliotecario al lettore: egli spiega le leggi dell’universo e racconta dei tentativi che gli uomini hanno fatto dall’alba dei tempi per cercare l’uno o l’altro libro, o per dare un significato profondo al mondo in cui vivono, senza mai riuscirci. La citazione qui di seguito è una diretta conseguenza del primo assioma riguardante la biblioteca di Babele, ossia il fatto che essa sia sempre esistita. La sua eterna perfezione è innegabile, e può essere opera solo di qualcosa di ancora più perfetto, ossia un dio. L’uomo, al contrario, è finito e fallibile, e quindi può essere nato solo per un evento casuale, oppure essere stato creato da un essere malvagio, per scherno.

Finzioni si divide in due parti: Il giardino dei sentieri che si biforcano e Artifici.

La prima parte è formata da otto racconti: Tlon Uqbar Orbis Tertius, L’accostamento ad Almotasim, Pierre Menard autore del Chisciotte, Le rovine circolari, La lotteria a Babilonia, Esame dell’opera di Herbert Quain, La biblioteca di Babele e Il giardino dei sentieri che si biforcano; mentre la seconda parte ne contiene sei: Funes o della memoria, La forma della spada, Tema del traditore e dell’eroe, La morte e la bussola, Il miracolo segreto e Tre versioni di Giuda.

(2) “Ossessivamente sogno di un labirinto piccolo, pulito, al cui centro c’è un’anfora che ho quasi toccato con le mani, che ho visto con i miei occhi, ma le strade erano così contorte, così confuse, che una cosa mi apparve chiara: sarei morto prima di arrivarci”.
(Labyrinthes J.L.Borges)

“Dall’inesauribile labirinto di sogni tornai, come a una casa, alla dura prigione. Benedissi la sua umidità, benedissi il suo giaguaro, benedissi il foro della luce, benedissi il mio vecchio corpo dolente, benedissi la tenebra e la pietra”.
(La scrittura del dio J.L.Borges)

“Un labirinto è un edificio costruito per confondere gli uomini; la sua architettura, ricca di simmetrie, è subordinata a tale fine”.
(L’immortale J.L.Borges)

“Un fuggiasco non si nasconde in un labirinto. Non innalza un labirinto su un luogo alto della costa, un labirinto cremisi che i marinai avvistano da lontano. Non ha bisogno di erigere un labirinto, perchè l’universo già lo è.”
(Abenjacàn il Bojarì  J.L.Borges)

 

IL LABIRINTO BORGES DELLA FONDAZION CINI A VENEZIA

Al labirinto di Borges e in occasione del XXV anno dalla sua morte, è stato aperto a giugno il suntuoso Labirinto Borges, sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia.

Il labirinto ripropone fedelmente la struttura che l’architetto inglese Randoll Coate  progettò in  onore dello scrittore negli anni ’80.

Un ampio giardino di 2.300 metri quadri che sorge nell’ampia corte della Fondazione Cini.

“Lessi con incomprensione e fervore queste parole che con meticoloso pennello tracciò un uomo del mio sangue: Lascio ai diversi futuri (non a tutti) il mio giardino dei sentieri che si biforcano…”
(J.L.Borges, Il giardino dei sentieri che si biforcano)

Il labirinto, simbolo della perplessità, è composto da 3.250 piante di bosso che riproducono il nome dello scrittore e s’ispira a uno dei racconti più significativi dell’opera di Borges “Il giardino dei sentieri che si biforcano”, un racconto che è esso stesso un labirinto, contenuto nella raccolta “Finzioni”.

 “Sono cieco e ignorante, ma intuisco che sono molte le strade…”
(J.L.Borges, Tutte le opere)

«Il progetto è stato fortemente voluto dalla seconda moglie dello scrittore, Marìa Kodama. Uno degli aspetti più interessanti è l’omaggio che si è voluto fare alla sua cecità: gli ipovedenti potranno infatti leggere un suo racconto realizzato in braille e inciso su un corrimano che verrà installato all’interno del giardino aiutando i ciechi a orientarsi tra i vicoli di bosso. Una guida verso l’uscita pensata per chi non vede; condizione che il poeta conobbe negli anni ’50 ma che ha saputo trasformare in senso creativo, rendendola metafora di vita. Lo scopo del progetto è quello di creare un giardino in memoria dello scrittore realizzando uno spazio pieno di significati spirituali, per avvicinare il pubblico al mondo di Borge(fonte: VeneziaToday)

I visitatori potranno percorrere i 1.150 metri in cui si snoda il labirinto fino al 31 dicembre. Il giardino è visitabile, all’interno del percorso guidato al complesso monumentale della Fondazione e sarà accessibile al pubblico nei giorni feriali solo su prenotazione e per i gruppi; nei giorni di sabato e domenica è visitabile dalle ore 10 alle ore 17, ogni ora.

Un fuggiasco non si nasconde in un labirinto. Non innalza un labirinto su un luogo alto della costa, un labirinto cremisi che i marinai avvistano da lontano. Non ha bisogno di erigere un labirinto, perché l’universo già lo è…

 

(J.L.Borges)

Commenti

commenti