Ultime Notizie

UN GEOPARCO UNESCO PER IL PARCO NAZIONALE DELLA MAJELLA

0 5.411

Redazione- Lucio Zazzara  presidente  del Parco nazionale della Maiella  si era detto  “orgoglioso di questo importante riconoscimento per il quale ci sono voluti anni di lavoro”  ed aveva  annunciato che finalmente il Parco sarebbe stato  Geoparco Unesco. “ L’iter era cominciato nel 2016 con il primo semaforo verde verso l’Unesco”.

Lo scorso anno proprio nel giorno dell ’8 dicembre 2020 la candidatura e il report presentato dall’aspirante Maiella Geopark sono stati discussi al consiglio dei Geoparchi mondiali dell’Unesco nella sua quinta sessione.

Dagli esiti di quella riunione  il Presidente e i suoi collaboratori avevano immediatamente  maturato la convinzione  che  la strada intrapresa e il lavoro svolto avrebbe portato sicuramente alla conclamazione di  geoparco Unesco per l’Ente e il territorio  peligno.  Il Presidente e il suo staff,con il comitato  costituito ad hoc ,  è stato affiancato  nel lavoro di documentazione per  avanzare la  candidatura, dall’Ordine dei geologi della Regione, dalle comunità locali e da altri enti come la Soprintendenza. “La nomina a Geoparco dell’Unesco era stata fissata per  22 aprile 2021 – ha reso noto Zazzaraa quel tempo  – e questo riconoscimento ha acceso  un faro su questo territorio e sull’intero Abruzzo”.

Grazie proprio a questo titolo il Parco della Maiella potrà promuovere ulteriormente la ricchezza e l’unicità della natura geologica della sua montagna. All’interno di un impegno di promozione nelle comunità il riconoscimento , la tutela  e la valorizzazione  proprio  della unicità di questa montagna per la creazione di un modello ripetibile di insediamento sostenibile.

Dunque giovedì 22 aprile 2021 scorso  , Giornata internazionale della Madre Terra, il Parco Nazionale della Maiella ha   ricevuto nomina a Geoparco dell’Unesco insieme ad altri sette Parchi. All’evento online, organizzato dall’Unesco e dalla Rete globale dei Geoparchi (Ggn), c’è stato tra  i relatori il presidente Lucio Zazzara.

All’Ansa lo stesso Zazzara  aveva detto prima del conferimento di quell’attestato : “”Lo stretto legame tra geologia, biodiversità e cultura storica fa della Maiella un territorio unico in cui la presenza umana è stata costante fin da epoche molto remote e ha prodotto una costante e positiva interazione uomo-natura” spiega Zazzara. Dal punto di vista geologico, la Maiella è un unicum. “Rappresenta un modello di antico sistema di deposizione in ambiente marino di piattaforma-transizione-bacino, ben conservatosi grazie al fatto che non è stato molto deformato e smembrato dai movimenti tettonici che hanno portato all’orogenesi – prosegue Zazzara – Ogni anno arrivano qui studiosi dal mondo per fare ricerche o portare studenti a fare ‘palestra di geologia'”. “La nomina a Geoparco – conclude Zazzara – è un riconoscimento molto importante che accenderà un faro su questo territorio e su tutto l’Abruzzo”. ( 1)

La Majella  è una montagna  che  testimonia storicamente  insediamenti  fin dal dal Paleolitico – 800.000 anni fa ,come  si legge sul  sito ufficiale  del Parco (2)  “ quando bande di cacciatori raccoglitori, appartenenti alla specie Homo herectus, utilizzavano le risorse naturali della montagna per procurarsi cibo, attraverso la raccolta dei prodotti spontanei e la caccia dei grandi mammiferi – e materiale – selce – da cui ricavare strumenti. Ricche testimonianze di questo vasto periodo sono state rinvenute negli importanti siti di Valle Giumentina, Grotta degli Orsi e Grotta del Colle.”

Una storia che ininterrottamente racconta :” l’affermarsi sulla Majella, di forme di economia agrosilvopastorale che, unitamente alla diffusione della presenza monastica e dell’eremitismo, influiranno in maniera determinante sulla storia, sul paesaggio e sull’uso delle risorse naturali. Innumerevoli le testimonianze al riguardo: dalle capanne a Tholos, in pietra a secco, l’insediamento classico dei pastori, simile al Nuraghe sardo e alle Castella della Corsica, diffuso in ogni angolo della Majella; agli abitati accentrati e fortificati – Castra – di Salle, Musellaro, Roccamorice, Lettomanoppello; ai diversi centri monastici fra cui vanno ricordati San Clemente a Casauria, San Liberatore a Majella, San Salvatore a Majella, San Tommaso di Paterno, Santo Spirito a Majella; ai diversi eremi, sovente scavati nella roccia friabile della montagna in cui, proprio a causa della natura aspra del territorio, monaci eremiti, fra cui Desiderio di Benevento, poi Papa con il nome di Vittore III e Pietro Angeleri di Isernia, poi Papa con il nome di Celestino V, cercavano rifugio e meditazione per la propria elevazione spirituale – Sant’Onofrio di SErramonacesca, Santo Spirito e San Bartolomeo  in Legio  nei pressi di Roccamprice  Sant’Onofrio del Morrone San Giovanni in Orfento”

Tra i centri  monastici più noti e importanti del territorio della Majella  quello di  San Liberatore  assume una particolare importanza .Sembra che questa abbazia sia stata fondata da Carlo Magno  la cui immagine si può vedere  nel frammento di un affresco nella chiesa  anche se in realtà esiste  solo una falsa attestazione di tale fondazione  sotto  forma di copia semplice dell’anno 798, confezionata alla metà del dodicesimo secolo   nella quale Carlo Magno  concede all’Abate Teodemaro  di Montecassino  tra i beni e immunità del monastero cassinese  anche  la chiesa di San Liberatore, già a lui conferiti da suo padre Pipino e  da Carlo, fratello di quest’ultimo.

L’abbazia di San Liberatore  è completamente immersa nel verde, in uno scenario molto suggestivo, nei pressi delle sorgenti del fiume Alento. Ma al di là del suo valore architettonico e del contesto naturalistico in cui è inserita l’abbazia rappresenta nella storia dell’Abruzzo un momento decisivo  nel percorso degli insediamenti   e quindi per  lo sviluppo di una economia del  territorio . A questo itinerario contribuì la istituzione delle diocesi ma anche  l’istituzione in forma ancor più capillare della rete di monasteri benedettini  con la loro importanza anche  socio-economica. Il  fenomeno monastico benedettino, innestatosi in origine sulle esperienze di vita cenobitica  può ben dirsi che ne costituisca per certi versi la spina dorsale.

Bene illustra questa situazione la voce  della Enciclopedia Treccani che parla della storia della regione Abruzzo : “La rete delle fondazioni è fitta; di vario genere le dinamiche generate attorno all’Ordine benedettino. Basti pensare, per es., da una parte al fatto che alcuni monasteri sono titolari di vastissimi possedimenti dentro e fuori l’A. (S. Clemente a Casauria), dall’altra che non sono poche le dipendenze e i possedimenti abruzzesi da parte dei potenti monasteri di Farfa, Montecassino, San Vincenzo al Volturno. Tutto ciò, attivando circolazioni di uomini, idee, forze, non fu alieno, anzi fu trainante per ciò che attiene alle cose dell’arte tramite soprattutto i canali della committenza e del peso della trasmissione iconografica da precisi prototipi (Andaloro, 1990). Fra le eredità più durature trasmesse dal mondo romano al Medioevo, insieme all’impronta data all’assetto territoriale, deve annoverarsi la perdurante vitalità della rete viaria così organizzata: lungo la fascia costiera, la Traiana; all’interno, la Claudia nuova, che scendeva dalla Salaria per continuare nella Numicia, assi ambedue lungo la direzione N-S; mentre da O a E si muovono la Claudia-Valeria – continuazione della Tiburtina fino all’Adriatico – e più a N la Cecilia, collegante Amiterno, Teramo e il mare (Floridi, 1976; Paratore, 1976). Lo sviluppo delle strade secondarie, da ritenere assai modesto data anche la limitata frequenza dei centri urbani di rilievo (Floridi, 1976) è poi dubbio se sia un tracciato risalente all’Alto Medioevo o alla Tarda Antichità (Paratore, 1976).” (3)

Nel Parco sono censiti 95 geositi, appartenenti a 8 tipologie: stratigrafici, sedimentologici e strutturali; paleontologici; geomorfologici; geoarcheologici; idrologici-idrogeologici; minerari. “Molte grotte sono di interesse archeologico, gli scoscesi versanti rocciosi delle montagne e i profondi valloni sono stati luogo ideale per gli eremiti nel Medioevo. Gli oltre 40 eremi della Maiella sono completamente fusi con la roccia calcarea.
Negli ultimi secoli le attività pastorali, agricole e minerarie hanno lasciato evidenti segni sul paesaggio dando una forte impronta sull’economia e la società locale: muretti e capanne in pietra a secco, decine di cunicoli minerari per lo sfruttamento del bitume e infrastrutture che sono oggi beni di archeologia industriale”.

Maiella ,montagna del lupo, dell’orso, dei santi eremiti. Ma anche montagna madre . Maria Lista scrive su  il confronto.eu : “ Per le genti d’Abruzzo la Majella  è la “Grande Madre”, simbolo dell’Abruzzo, della fertilità e della terra stessa. La montagna, morfologicamente introversa e riflessiva, insegna il gusto della profondità dei legami come quelli tra l’umano, la mitologia e la natura. Sono numerose le leggende riferite a questa terra, come quella che lega questi luoghi alla figura della mitologia greca. Maia, la più bella delle ninfe Pleiadi , cercò ai piedi di questa montagna l’erba miracolosa per salvare  suo figlio Ermete.”  ( 4 )La leggenda racconta  Maja, la più bella delle Pleiadi, fuggì dalla Frigia per portare in salvo il suo unico figlio Ermes, il gigante, caduto in battaglia. Arrivò finalmente  alle falde della montagna  per cercare erbe che potessero curare il suo figlio . La montagna coperta dalla neve non potè darle il lenimento che cercava e il figlio morì

Così quella montagna è rimasta assorta e sconsolata , impietrita dal dolore .Seppellì Ermes sul Gran Sasso, dove ancora oggi, chiunque osservi da levante, può riconoscere nel profilo della catena montuosa il “Gigante che dorme”. Poi  la ninfa abbattuta dal dolore andò a morire anche lei sulla montagna dove i pastori impietositi la seppellirono così che la montagna prese il suo nome . La montagna, prese così la forma di una donna impietrita dal dolore riversa su se stessa con lo sguardo fisso al mare. Ancor oggi i pastori odono i suoi lamenti nelle giornate di vento quando i boschi e i valloni riproducono il lamento di una Madre in lacrime.

Sulla Majella ,nei secoli ,sono nati i borghi più belli e caratteristici  dell’intera regione . A cominciare da Pretoro un borgo medievale  nato al 1600 dopo la distruzione del Castello di Pretoro, arroccato sull’estremità della roccia e denominato “Castrum Pretorii de Theti” e conservatosi  fino ad oggi .Per passare a Pennapiedimonte che si  trova su una cresta di roccia calcarea del massiccio della Majella Orientale. E’ inserita nella Riserva Naturale del Feudo Ugni, all’interno del Parco Nazionale della Maiella ed offre paesaggi e scorci davvero unici nel suo genere. Inoltre  nel 1970 il borgo di Pennapiedimonte è stato riconosciuto come monumento nazionale perchè preserva le caratteristiche case rupestri, scultorei corpi di pietra bianca che delimitano lo spazio tra cielo e terra.. Senza contare Guardiagrele con il suo artigianato veramente variegato, dalla ceramica al ferro battuto ,al tombolo. Fino a Rapino con i suoi siiti archeologici con itinerari naturalistci e appunto  archeologici come “La grotta del colle”,”La piana della civita”.

 Esiste un legame profondo tra gli abruzzesi e questa montagna  perché fortemente legato alla storia millenaria del suo territorio, fatto di piccoli borghi dalla storia secolare, abbarbicati sui suoi fianchi .

Ci furono secoli in cui l’elevazione a Dio  si cercava non solo attraverso le pratiche di ascetismo e di eremitismo ,ovvero con l’abbandono  delle comunità per condurre una vita tutta protesa alla ricerca di Dio, ma anche attraverso proprio i luoghi della montagna che  avvicnano questa presenza non solo per la loro maestosità ma anche per l’altitudine che avvicina la montagna al cielo . La montagna che  avvicinava al cielo  era la ricerca di asceti ed eremiti nella grande estasi  della visione di Dio . Fu così che tra il XI ed il XVII sorsero circa un centinaio di eremi in tutta la regione, venti dei quali si trovano oggi all’interno del Parco Nazionale. In particolare sono quasi tutti luoghi di Pietro dal Morrone eletto papa  con il nome di Celestino V   il 5 luglio  1294,  quasi al termine della sua vita . In quegli eremi  era vissuto per decenni  cercando le più ascose solitudini ma anche cercando di sfuggire a quanti,  richiamati dalla sua vita esemplare e dalla sua santità cercavano di  vederlo, parlargli, toccarlo  anche per le sue doti di guaritore a taumaturga messe bene in evidenza  nei documenti del Processo di canonizzazione. Anche qui si va da Sant’Onofrio del Morrone all’eremo di S. Giovanni all’Orfento,all’eremo di S. Bartolomeo in Legio ,all’eremo di Santo Spiirito a Majella, il più amato dal santo,All’Abbazia di S. Martino in Valle. Uno choc per chi visita questi luoghi per la loro semplicità e per la frugalità  ,proprio dentro un’idea di essenzialità che  sfiora la povertà. Uno choc  se si pensa alla ricchezza di un ordine monastico, quello del Celestini, con diramazioni anche in Francia . Una ricchezza che per esempio emerge , solo per fare un esempio, dalle stupende rilegature dei libri delle biblioteche dei celestini a confronto con quelle dei francescani con  libri dalla rilegatura di semplice  pelle di agnello. Anche perché non va dimenticato che frate Pietro dal Morrone  prima di abbandonare la carica di Priore della sua Congregazione” monastica “, di cui aveva chiesto  e ottenuto il riconoscimento  al Papa raggiungendolo in Francia dove aveva la sede apostolica in quel periodo , era stato un grande organizzatore e amministratore proprio di comunità monastiche che  i cui luoghi egli acquistava  da altri ordini  per metterle a disposizione della sua Congregazione che aumentava sempre più di numero. Pietro dal Morrone aveva costituito una Congregazione di “ eremiti” ma l’aveva poi trasformata in Congregazione monastica  dell’ordine di S. Benedetto,dandole  statuti e regola adeguata..

Ma per tornare al la istituzione del Geoparco Unesco  sarebbe interessante  poter riferire su tutti i temi che contraddistinguono la vita di questo Parco. Ci limitiamo  nel seguito ad evidenziare tre grandi  pregi  ,tra i molti altri , dal punto di vista naturalistico  per i quali ha ricevuto il riconoscimento  di cui stiamo parlando da parte  dell’Unesco. Ci feriamo a al lupo ,all’orso marsicano ,al camoscio. Tra i mammiferi spiccano specie di cui si contano ormai pochi esemplari in Italia e che pertanto sono particolarmente tutelate: stiamo parlando dellorso marsicano, del camoscio appenninico e del lupo grigio appenninico. All’interno del parco vivono anche cervi, lepri, cinghiali, donnole, tassi, puzzole e volpi. La vegetazione include oltre 2.100 specie, di cui 142 classificate come endemiche. Tra queste ricordiamo la soldanella del calcare, il fiordaliso della Majella, la pinguicola di Fiori, la radicchiella della Majella e il ranuncolo multidentato, che sono tutte specie esclusive del territorio dell’area protetta. Tra le foreste più caratteristiche del parco ci sono sicuramente le faggete, che ricoprono i versanti delle montagne tra i 1.000 e i 1.800 metri. Sui crinali più elevati invece è possibile imbattersi nel pino mugo, un arbusto aghiforme sempreverde tipico degli ambienti montani.

Il Parco ha  un’estensione di 74.095 ettari.  Al suo interno sono  presenti ben sette riserve naturali statali e due regionali:

  • Riserva naturale Monte Rotondo
  • Riserva regionale Bosco di Sant’Antonio
  • Riserva naturale Quarto Santa Chiara
  • Riserva regionale Majella Orientale
  • Riserva naturale Fara San Martino Palombaro
  • Riserva naturale Feudo Ugni
  • Riserva naturale Piana Grande della Majelletta
  • Riserva naturale Valle dell’Orfento
  • Riserva naturale Lama Bianca di Sant’Eufemia a Maiella

La montagna del lupo dell’orso e dei santi eremiti dunque .Un parco di montagna affacciato sul mare ,custode della natura e delle opere dell’uomo,album della biodiversità. Ora con un riconoscimento importante da parte dell’Unesco che l’ha voluto inserire  nell’elenco dei Geoparchi  che secondo l’Ispra : “ è un territorio che possiede un patrimonio geologico particolare ed una strategia di sviluppo sostenibile. Deve avere confini ben definiti e sufficiente estensione per consentire uno sviluppo economico efficace del comprensorio.
Un Geoparco deve comprendere un certo numero di siti geologici di particolare importanza in termini di qualità scientifica, rarità, rilevanza estetica o valore educativo. La maggior parte dei siti presenti nel territorio di un Geoparco deve appartenere al patrimonio geologico, ma il loro interesse può anche essere archeologico, naturalistico, storico o culturale.
I siti di un Geoparco devono esse collegati in rete e beneficiare di misure di protezione e gestione. Nessuna distruzione o vendita di reperti geologici di un Geoparco è tollerato. Un’area individuata quale Geoparco deve essere amministrata da strutture ben definite, capaci di rinforzare la protezione, la valorizzazione e le politiche di sviluppo sostenibile all’interno del proprio territorio.
Un Geoparco ha un ruolo attivo nello sviluppo economico del suo territorio e deve realizzare un impatto positivo sulle condizioni di vita dei suoi abitanti e sull’ambiente.”( 5  ) L’Italia è ben rappresentata nel panorama internazionale con dieci Geoparchi riconosciuti nella Rete Europea e nella Rete Globale sotto l’egida dell’UNESCO.
“Il ruolo che i Geoparchi italiani svolgono attualmente all’interno delle reti EGN e GGN è particolarmente significativo, non solo per il numero decisamente importante di territori coinvolti, ma anche e soprattutto per la qualità che gli stessi territori rappresentano a livello nazionale ed internazionale.
Una testimonianza forte ed autorevole, ancorché per nulla esaustiva, del fantastico patrimonio geologico del nostro Paese. Un riconoscimento prestigioso che i dieci Geoparchi hanno conseguito costruendo sui propri territori strategie gestionali innovative, in cui la geoconservazione, unitamente alle conseguenti attività didattiche, divulgative e fruitive, sono in grado di attivare un percorso virtuoso per lo sviluppo sostenibile, un processo di riqualificazione e valorizzazione territoriale attento al rispetto delle culture locali, ma sinergicamente proiettato verso un nuovo modello di uso del territorio medesimo.”  ( 6 )

Dunque un geoparco mondiale dell’Unesco “per la Majella “, proprio nel senso che la locuzione  “per la Majella” , in uso nei luoghi  del parco vuole dire : una grande esternazione di gioia per un riconoscimento da tempo atteso  e  pieno di auspici  per un futuro che porterà benefici a livello di sviluppo sostenibile delle comunità locali e permetterà al Geoparco di collaborare con oltre 160 territori riconosciuti in tutto il mondo.

(1 ) (ANSA). https://www.ansa.it/abruzzo/notizie/2021/04/20/parco-nazionale-maiella-22-aprile-la-nomina-a-geoparco-unesco_22a03b33-9fbd-41b1-9225-fe0f268c5c21.html

(2)https://www.parcomajella.it/La-Storia-del-territorio-del-Parco.htm

(3) https://www.treccani.it/enciclopedia/abruzzo_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Medievale%29/

(4 )   https://ilconfronto.eu/natural-evolution/escursioni-e-leggende-alla-scoperta-della-grande-madre-dabruzzo-la-majella/

(5 )  ISPRA  L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ISPRA, è stato istituito con la legge 133/2008 di conversione, con modificazioni, del Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112.  L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) è ente pubblico di ricerca, dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, autonomia tecnica, scientifica, organizzativa, finanziaria, gestionale, amministrativa, patrimoniale e contabile. L’ISPRA è sottoposto alla vigilanza del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il Ministro si avvale dell’Istituto nell’esercizio delle proprie attribuzioni, impartendo le direttive generali per il perseguimento dei compiti istituzionali. Fermo restando lo svolgimento dei compiti, servizi e attività assegnati all’Istituto ai sensi della legislazione vigente, nell’ambito delle predette direttive sono altresì indicate le priorità relative agli ulteriori compiti, al fine del prioritario svolgimento delle funzioni

di supporto al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

(6 )  https://www.isprambiente.gov.it/it/progetti/cartella-progetti-in-corso/suolo-e-territorio-1/tutela-del-patrimonio-geologico-parchi-geominerari-geoparchi-e-geositi/i-geoparchi/i-geoparchi-italiani-che-aderiscono-alla-rete

Commenti

commenti