I SOPRAVVISSUTI DI LAMPEDUSA: 3 OTTOBRE 2013
Redazione- Il naufragio divenuto tragica realtà quotidiana di chi affronta il viaggio nel Mediterraneo per raggiungere e chiedere asilo in Europa. Una realtà lontanissima dall’ideologia romantica, che metteva assieme la kantiana estetica del sublime e le suggestioni bibliche dell’Apocalisse e della Genesi.
Dei morti in mare se ne sapeva poco o nulla. Qualche volta si leggeva sui giornali, nei romanzi, e si vedevano nei film storie di naufragi di piccole imbarcazioni o di grandi transatlantici . Anzi il naufragio è da sempre sinonimo di precarietà e avversità. L’uomo impotente di fronte alle forze della natura ha rappresentato per poeti, scrittori e artisti una metafora esistenziale di primaria importanza: dalle peregrinazioni marittime di Odisseo alle grandi vicende di disastri navali fino ai miracolosi episodi di sopravvivenza della letteratura sette-ottocentesca. Per esempio angoscia, preoccupazione e inquietudine tingono le atmosfere create da Poe nel racconto Manoscritto trovato in una bottiglia (1833) o da Conrad, nel romanzo La linea d’ombra (1917. La morte in mare è tema di molte opere della letteratura antica, in primis quella romanzesca. Si raccontano episodi di morte apparente e distacchi fra gli amanti protagonisti . Nel Satyricon di Petronio (I sec. d.C.), un romanzo latino che è programmaticamente parodico dei romanzi erotici greci, il tema assume a sorpresa un tono serio e quasi commovente, che distacca la sequenza dei capitoli 114-115 dal tono ironico e ilare del resto della narrazione(1).
Insomma la condizione del naufrago come metafora della condizione umana, di una vita continuamente esposta a rivolgimenti inaspettati, di una situazione che raggiunge le manifestazioni più estreme della disperazione. Di naufragio vero , fuori da ogni metafora , e quindi come esempio concreto di una vita altrettanto veramente esposta a precarietà, rivolgimenti inaspettati disperazione ,ci parlano gli episodi di tanti piccoli naufragi nel Mediterraneo da parte di chi cerca asilo in Europa. Episodi irrilevanti per la statistica ma vitali anzi mortali per le storie delle persone che nel Mediterraneo hanno perso la vita.
Fino a quel 3 ottobre 2013 giorno in cui si è verificata la più grave strage del Mediterraneo, quella in cui persero la vita 368 persone, in gran parte eritree, partite dalla Libia, dirette a Lampedusa, la cui imbarcazione affondò in acque italiane nei pressi dell’isola .
“Quando il mare ti butta sotto ti stringe come in un ultimo abbraccio. Le onde ti chiudono gli occhi, l’acqua riempie la bocca e la voce non esce più. Se sei abbastanza forte forse riesci a tenere la testa fuori, altrimenti ti lasci andare giù. Anche se non vorresti farlo mai. Anche se hai camminato per sette mesi prima di arrivare lì in mezzo, a poche miglia dalla terra.”
Il 3 ottobre del 2013, Yosef è riuscito a restare a galla per cinque ore. Era a 800 chilometri dall’isola dei Conigli, a due chilometri dal porto di Lampedusa.(2)
Il 3 ottobre 2013, è la data in cui i morti in mare diventano con le immagini delle bare allineate e rilanciate su tutti i mezzi di informazione una realtà. Servirono sette giorni per recuperare tutti i cadaveri in mare e una nave militare per portare via dall’isola tutte le bare. Uno spettacolo agghiacciante la morte di uomini , donne e bambini che non hanno potuto nemmeno ricevere l’ultimo addio dai parenti , molti dei quali ancora oggi non sanno dove sono seppelliti i loro congiunti . (3)
L’iniziativa #siamosullastessabarca è la campagna del Comitato 3 Ottobre nata in occasione della istituzione della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza che porta ogni anno scolaresche non solo italiane ma di 20 paesi dell’Unione Europea a Lampedusa .
La barca passa da mero simbolo delle migrazioni a metafora del mondo nel quale, prima di qualsiasi altra distinzione, siamo tutti esseri umani.
L’iniziativa nasce per riempire il vuoto e lo spaesamento etico con la partecipazione attiva dell’opinione pubblica e, in particolare, delle nuove generazioni al fine di stimolarle a diventare motore di un cambiamento duraturo attraverso il dialogo e la condivisione con l’altro. (4)
Ma anche perché,le vittime di naufragi nel Mediterraneo da 368 erano già diventate oltre 15mila nel 2017 , un cimitero galleggiante e sconfinato. Tanto che Tareke Brhane, 34 anni, eritreo, lui stesso sopravvissuto a un viaggio della speranza attraverso il Mediterraneo, per non dimenticarle ha fondato il Comitato 3 ottobre.
Dinanzi a questa realtà è difficile fare un viaggio nell’idea romantica del naufragio ,Il naufragio contemporaneo non ha nulla di epico. Oggi si è fatto deriva, condizione di vita, ricerca perenne e inquieta di mancati approdi. Uno stato di spaesamento. Non è più un’idea ,è diventato una realtà. (5)
Sono 20,014 secondo il progetto Missing Migrants dell’Oim, l’organizzazione internazionale per le migrazioni, i migranti che hanno perso la vita o risultano dispersi nel Mediterraneo dal 2014. Un elenco di vittime a cui si aggiungono quei naufragi sempre più difficili da documentare, ma di cui si perde ogni traccia.(6)
A leggere i quotidiani o ad ascoltare notiziari radio e tivvù non c’è giorno in cui non si verifichi un naufragio, specialmente quando le condizioni del mare sono buone ,tanto da far presumere la possibilità di un’attraversata senza condizioni avverse. La casistica delle imbarcazioni include ogni tipo di galleggiante e gli incidenti più frequenti sono la deriva, il rovesciamento delle imbarcazioni , l’infiltrazione di acqua e una serie di cause che a volerle solo pensare si dovrebbe fare un grande sforzo di fantasia anche se quasi sempre in questi casi, “ la realtà supera la fantasia “
Una situazione allarmante perché le barche fantasma o i naufragi invisibili vengono costantemente segnalati da Alarm Phone e da Caminando Fronteras che ricevano chiamate di soccorso da migranti in pericolo e dai familiari che sono sulle tracce dei loro cari scomparsi. Casi in cui come segnala l’Oim non vengono avviate operazioni di soccorso, lasciando così queste persone disperse in mare.
Fino al 2016 anno in cui si è registrato il più alto numero di vittime 4.220, contro le 3777 del 2015. In quell’anno come racconta ‘Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) : “240 i migranti morti nel corso di due naufragi avvenuti tra la Libia e l’Italia. Il primo naufragio ha coinvolto un gommone che trasportava circa 140 persone, per la maggior parte originarie dell’Africa occidentale. L’imbarcazione è partita nella notte. Dopo qualche ora di navigazione il gommone si è capovolto. I migranti sono caduti tutti in acqua. Quando sono arrivati i soccorsi, coordinati dalla Guardia Costiera italiana, la maggior parte dei migranti era purtroppo già dispersa in mare. I sopravvissuti furono 27, i corpi recuperati 12, tra cui quelli di tre bambini. I sopravvissuti sono furono portati a Lampedusa, dove hanno riferito allo staff OIM che a bordo vi erano sei bambini e 18 donne, alcune in stato di gravidanza. Tre sopravvissuti sono stati portati in ospedale, e uno sarebbe in gravi condizioni. Le vittime, tra corpi recuperati e migranti dispersi, sarebbero tra i 110 e i 113.Insieme ai 27 sopravvissuti sono arrivate a Lampedusa altre due donne, che hanno riferito di essere state soccorse a seguito di un altro naufragio accaduto sempre mercoledì, intorno alle 5 di mattina. Le donne si trovavano su un gommone e i dispersi in questo caso sarebbero 128. Le vittime dei due incidenti sarebbero quindi circa 240.
Con questi ultimi due tragici naufragi, sono 4.220 i migranti morti nel Mediterraneo nel 2016: si tratta della cifra di morti più alta registrata da sempre, ben oltre il totale dell’anno scorso, quando le vittime in mare furono in tutto 3.777.”
“Quando ho aperto quei sacchi , con 368 cadaveri, la cosa che mi è rimasta impressa è quello di aver visto in quei sacchi tanti bambini vestiti a festa . Le mamme li avevano preparati per dire : i nostri bambini saranno come i vostri .” così il medico P.Bartolo sul settimanale Oggi richiamava l’attenzione sull’orrore di quelle morti di uomini, donne e bambini, partiti in cerca di una esistenza diversa .
Era l’estate del 2012 quando i viaggi della speranza tra Libia e Italia diventarono frequentissimi suscitando allarme. Un anno dopo, sull’onda emotiva del naufragio del 3 ottobre, il governo italiano ha lanciato la cosiddetta operazione Mare Nostrum, destinata al salvataggio in mare dei migranti che cercavano di attraversare il Canale di Sicilia salpando dalle coste libiche per raggiungere il territorio italiano e maltese.
Il 31 ottobre 2014, il governo italiano ha inopportunamente deciso di sospendere Mare Nostrum. Al suo posto è stata istituita l’operazione Triton, una vasta missione a guida europea, che ha puntato più che altro al controllo delle frontiere. Mare Nostrum e Triton sono risultate così due operazioni del tutto differenti, nel mandato, nei numeri, nel bilancio e nelle forze impiegate.
A Triton è subentrata nel 2018 l’operazione Themis, più coerente con le nuove rotte migratorie.
Collaterale è l’operazione Sophia, avviata nel 2015 e oggi prorogata dai Paesi Ue ma senza più le sue navi per adempiere al suo mandato, che si concentrava principalmente sugli sbarchi e il salvataggio delle persone in mare.
Ora si parla di un nuovo Patto da parte della Commissione europea la cui presidente ha presentato le linee fondamentali . Un “ nuovo patto sulla migrazione e l’asilo incentrato su tre punti : collaborazione con i paesi di partenza, maggiore controllo dei confini e un sistema di solidarietà che introduce un meccanismo di «sponsorizzazione dei rimpatri» nel caso di rifiuto del ricollocamento.
Alla vigilia del lancio del nuovo Patto su migrazioni e asilo presentato dalla Commissione Europea, l’OIM, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e l’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, si sono appellate all’Unione Europea (UE) affinché assicuri l’adozione di un approccio davvero comune e basato sui principi che affronti tutti gli aspetti inerenti alla governance delle questioni migratorie e dell’asilo. Le due organizzazioni delle Nazioni Unite hanno auspicato che il Patto rappresenti un’opportunità nuova da cui partire per abbandonare l’approccio emergenziale che prevede l’adozione di accordi ad hoc in materia di asilo e migrazioni in Europa per passare a uno comune che sia maggiormente comprensivo, ben gestito e a lungo termine, sia in seno sia al di fuori dell’UE. Dato il numero relativamente contenuto di nuovi arrivi di rifugiati e migranti in Europa, il momento è favorevole per intraprendere un’azione comune. (7)
“Si viaggia inconsapevoli verso il naufragio per dare voce a un dramma spirituale di intensa fatalità. L’invisibile è il mistero che spinge il pensatore romantico a sfidare le avversità del cosmo. Il sublime, sviluppato plasticamente con maggiore intensità dai pittori del Romanticismo, mette l’uomo di fronte all’orrore, a un segno in cui le certezze quotidiane sembrano stravolte e alla certezza che esiste una dimensione cosmica, un infinito naturale di cui, in qualche modo, egli è partecipe.”(8)
Il concreto quotidiano e realissimo naufragio di decine di imbarcazioni nel canale di Sicilia con migliaia di morti non ha nulla di misterioso , è solo un orrore non del cosmo ma di una società , di un continente che si è rifiutato fino ad oggi di guardare ad un fenomeno, quello della migrazione che da secoli alimenta sentieri e rotte tra i continenti , che diventerà sempre più significativo a causa di condizioni che stravolgono paesi e comunità ( siccità, carestie, cambiamenti climatici , guerre ,ecc). Uno sguardo miope che non esente, non solo da egoismo ma soprattutto da incapacità di guardare al futuro in cui le risorse dell’immigrazione potranno contribuire ad un lavoro di riequilibrio e cambiamento vitali .
(1)«Dov’è ora la tua irascibilità, dove la tua prepotenza? Eccoti qui in balia dei pesci e delle belve e tu, che fino a poco fa vantavi la potenza del tuo dominio, di una nave tanto grande, dopo il naufragio, non hai neppure una tavola. Avanti, ora, mortali, e riemptevi il petto di idee grandi! Avanti, con le vostre precauzioni, e programmate un uso che duri mille anni per le ricchezze procacciate con la frode! Senza dubbio costui ancora ieri fece il bilancio del suo patrimonio, senza dubbio fissò in cuor suo anche il giorno in cui intendeva far ritorno in patria. Dei e dee, come lontano dalla sua meta egli giace! Ma ai mortali non sono solo i mari che danno questa bella prova di lealtà. Quello, mentre combatte, le armi lo piantano in asso, quell’altro, mentre espleta i doveri sacrificali agli dei, vien sepolto dalla rovinosa caduta dei suoi penati. Quello, caduto dalla vettura, resta per sempre senza fiato, lui che si affannava per far presto, il cibo strozza chi è ingordo, il digiuno consuma chi è astinente. A ben fare i calcoli, da ogni parte c’è un naufragio.» (Petronio, Satyricon, 115, 12-18, trad di A. Aragosti)
(2) Era partito dalla Libia e poche ore dopo è diventato uno dei pochissimi sopravvissuti alla più grave strage del Mediterraneo, quella in cui persero la vita 368 persone, in gran parte eritree, come lui. «Non so come ho fatto», ci racconta seduto su una panchina del corso principale di Lampedusa. Torna qui ogni anno, ogni 3 ottobre per ricordare chi è morto accanto a lui. «Ricordo le voci, le grida, il rumore delle braccia che cercavano di spezzare l’acqua».E fa male, così tanto che per Yosef è quasi impossibile raccontare. Ha 28 anni, è uno di quelli che è riuscito a ripartire da zero. Oggi vive in Svezia, si è sposato con la donna che amava, eritrea come lui, e insieme sono diventati genitori di due bambini.
(3) https://www.vanityfair.it/news/storie-news/2018/10/03/lampedusa-tre-ottobre-naufragio-immigrati
(4) Il 16 marzo 2016 il Senato italiano ha approvato la proposta di legge del Comitato 3 Ottobre per l’istituzione della “Giornata della Memoria e dell’Accoglienza”, volta a creare una memoria e una cultura dell’informazione e dell’accoglienza.La “Giornata della Memoria e dell’accoglienza” si celebra il 3 ottobre di ogni anno e coinvolge diversi Comuni, comunità locali e, in particolare, numerose scuole distribuite su tutto il territorio nazionale.Le attività di commemorazione e sensibilizzazione prevedono anche la partecipazione diretta di rifugiati, sopravvissuti e parenti delle vittime del naufragio del 3 ottobre 2013 e di altre stragi in mare.Dal 30 settembre al 3 ottobre 2020, in occasione della sesta Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, il Comitato Tre Ottobre torna a Lampedusa con il progetto “Lampedusa Porta d’Europa”, organizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (MIUR), il Comune di Lampedusa e Linosa, il Liceo Scientifico G. Marconi di Pesaro e con il sostegno della Compagnia San Paolo.
(5) Sullo sfondo delle tante navi in tempesta, distrutte e arenate, dipinte dai più grandi pittori ottocenteschi(Friedrich, F.E. Church, Turner, Géricault, John Martin e Delacroix) si entra in un dedalo oscuro di sensazioni svelando tutti gli enigmi che il mito del naufragio ha trasmesso alla nostra epoca. Esplorare il fascino grandioso e tremendo del naufragio che affonda le sue radici nell’ideologia romantica, nella commistione tra la kantiana estetica del sublime e le suggestioni bibliche dell’Apocalisse e della Genesi. Accanto all’iconografia dei pittori ottocenteschi, va compiuto anche un viaggio letterario curiosando tra le pagine di Novalis, Poe, Melville e Hugo.L’idea di sgomento al cospetto dell’immensità è l’emozione forte che scaturisce dalle rappresentazioni del naufragio
(6) Fondata nel 1951, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) è la principale organizzazione intergovernativa in ambito migratorio. L’Italia è uno dei paesi fondatori. Attualmente gli Stati Membri sono 173. L’OIM ha una struttura flessibile e ha oltre 460 uffici dislocati in più di 100 paesi. Dal settembre 2016 l’OIM è entrata nel sistema ONU diventando Agenzia Collegata alle Nazioni Unite. Il Quartier generale dell’OIM è a Ginevra. LA MISSIONE OIM IN ITALIA I rapporti tra il governo italiano e l’Organizzazione sono regolati dall’accordo di sede, concluso a Roma il 23 giugno 1967, approvato ed eseguito con la legge n. 441 del 22/2/1968. In esso si definiscono le attività dell’Organizzazione in Italia e si garantisce il raggiungimento degli obiettivi comuni, in accordo con il mandato dell’OIM. La Missione dell’OIM di Roma esercita un ruolo di Coordinamento per i paesi dell’area mediterranea.
(7) UNHCR e IOM, inoltre, hanno rivolto appelli affinché si attuino accordi più strutturati in merito ai ricollocamenti all’interno dell’UE e attivamente assicurato supporto all’implementazione dei recenti trasferimenti dalle isole greche, lavorando col Governo greco, la Commissione Europea e l’UNICEF, il Fondo ONU per l’infanzia. Il ricollocamento di persone vulnerabili, tra cui minori, specialmente in un momento storico segnato dall’aggravarsi delle difficoltà, si è dimostrato essere un esempio praticabile di condivisione di responsabilità. “Il Patto offre all’Europa l’opportunità di dimostrare che può sostenere il diritto fondamentale all’asilo, cooperando nel contempo a politiche pragmatiche per identificare coloro che hanno bisogno di protezione internazionale e condividerne la responsabilità”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Accoglieremo con favore gli sforzi reali per garantire un regime di protezione rapido, equo ed efficace in Europa, e daremo il nostro pieno sostegno e la nostra esperienza alla Commissione europea e agli Stati membri per far sì che diventi una realtà”.
(8) https://zonadidisagio.wordpress.com/2015/02/03/il-naufragio-nellarte-e-nella-letteratura/
