Ultime Notizie

LA RIVOLUZIONE RUSSA (1° PARTE)

0 5.970

Redazione- Nel 1917, più di un secolo fa, scoppiò in Russia la Rivoluzione che rovesciò lo zar Nicola II, della dinastia dei Romanov. Quello fu un anno importante per l’intera storia mondiale poiché in Europa si combatteva ancora la Prima Guerra Mondiale, in cui gli Stati Uniti entrarono schierati al fianco di Inghilterra, Francia e Italia per divenire, a conflitto concluso, la nuova guida, la nuova potenza del mondo occidentale.A EST dell’Europa, in Russia, con la Rivoluzione d’ottobre del 1917, invece nacque l’URSS, la super-potenza che contese (e continua a contendere) agli USA il ruolo di leader mondiale.Per un lungo periodo la Rivoluzione Russa è stata studiata più come un mito che come evento storico. La lettura dell’avvenimento è stata strettamente legata più alle ideologie che all’analisi dei fatti. Oggi gli storici tornano a riflettere sulla sua interpretazione.In ogni caso la Rivoluzione russa segnò uno spartiacque per la storia d’Europa. Dopo di essa cambiarono le alleanze tra gli Stati al mondo; cambiarono le aspettative sociali dei popoli; fu messo in discussione il capitalismo.Fin dall’inizio, tuttavia, la storia di tale evento fu caratterizzata da un’indissolubile contraddizione fra gli ideali di libertà e di emancipazione e il carattere totalitario dei regimi sovietici.Alla fine del 1800 l’impero russo era un territorio immenso, governato dalla monarchia assoluta degli zar. Ogni forma di opposizione era repressa nel sangue.

Le campagne erano molto arretrate. Poche famiglie aristocratiche possedevano il 90% delle terre coltivabili. I contadini, nonostante l’abolizione della schiavitù della gleba nel 1861, vivevano ancora in condizioni di schiavitù.Le industrie erano ancora poche, concentrate solo intorno a poche città della Russia europea. Vi erano: l’industria tessile a Mosca, l’industria metallurgica a Pietroburgo e i giacimenti petroliferi a Baku.Sempre a fine 1800 i contadini, che vivevano in gravi condizioni sociali ed economiche, trovarono un sostegno nel movimento populista. Il populismo (Narodnaja Volja = Volontà del Popolo) si diffuse a partire dalla seconda metà del 1800. Propugnava: il rifiuto dell’industrializzazione, i contadini protagonisti della rivoluzione, l’abbattimento dello Stato, da sostituire con comunità agricole, il terrorismo come metodo di lotta compiuto con atti individuali.Fece parte della Narodnaja Volja Alexander, il fratello maggiore di Vladimir Il’ič Ul’janov, detto Lenin, poi condannato a morte poiché militante nei gruppi clandestini di populisti e di anarchici che organizzavano attentati e azioni terroristiche, con lo scopo di abbattere l’autocrazia zarista. Nel 1881 lo stesso zar Alessandro II fu vittima di un attentato. I successori di Alessandro II, volendo reprimere le azioni di rivolta in atto nel vasto e sconfinato impero, indirizzarono il malcontento popolare contro gli Ebrei.

Scoppiarono così, anche col consenso delle autorità russe, i Pogrom, ossia sommosse sanguinose contro gli Ebrei, considerati capri espiatori del malcontento popolare.Alessandro III con l’appoggio della Chiesa ortodossa e della Nobiltà perseguitò studenti universitari, poiché sovvertitori dell’ordine sociale, e le altre religioni; russificò in modo brutale le popolazioni NON russe dell’Impero; cancellò ogni timida concessione liberale fatta dal padre, Alessandro II; si appellò ai valori della “grande Madre Russia” da salvaguardare attraverso la Ochrana, la polizia politica.Già nel 1894 lo scrittore Lev Tolstoj, di nobile estrazione, vicino alla corte imperiale, avrebbe voluto rivolgersi allo zar. Lo confidò al suo discepolo americano Ernest Crosby: Se il nuovo zar mi chiedesse consiglio su cosa fare, gli direi: «usa il tuo potere autocratico per abolire la proprietà della terra in Russia e per introdurre il sistema della tassa unica e poi rinuncia al potere e dà al popolo una costituzione liberale».Solo nel gennaio del 1902 Tolstoj scrisse a Nicola II: … Se il popolo russo avesse potuto esprimersi – si legge nella lettera – avrebbe chiesto l’abolizione del diritto di proprietà privata sulla terra. …

Sempre nella sua opera “La confessione”, scritta tra il 1879 e il 1882 e pubblicata per la prima volta a Ginevra nel 1884, Tolstoj scrisse: Accadde che il modo in cui si viveva nel nostro ambiente, l’ambiente delle persone ricche e istruite, non soltanto mi divenne odioso, ma perse addirittura ogni senso ai miei occhi. Tutte le nostre azioni, il nostro modo di pensare, la scienza, l’arte, tutto ciò assunse ai miei occhi un nuovo significato. […] E contemporaneamente la vita del popolo lavoratore, di tutta l’umanità che costruiva concretamente la vita, mi apparve nel suo autentico significato. Compresi che quella era la vita autentica, compresi che il senso che le si attribuiva era la verità, e l’accettai…

 

La violenza reazionaria, instaurata dallo zar Alessandro III, continuò sotto il figlio e successore, Nicola II (1894-1917), il quale non godette di prestigio personale. Venne così a mancare la base dello stesso potere autocratico. Peraltro Nicola II fu un uomo privo di energie, di un’abulia quasi patologica; né gli fu di aiuto la moglie, la zarina Alessandra Feodorovna, nipote tedesca della regina Vittoria d’Inghilterra.  Alessandra Feodorovna era una psicopatica in preda alle suggestioni di avventurieri senza scrupoli, il più noto dei quali fu il monaco Rasputin.

Rasputin, a sua volta, figlio di contadini russi siberiani, divenne mistico e guaritore di malati terminali dopo numerosi pellegrinaggi e dopo essersi interessato alla religione. Venne presto presentato a corte dove la zarina gli affidò la remissione dello zarevic Aleksej, ossia di suo figlio, dall’emofilia. Effettivamente, secondo diverse versioni, Rasputin più volte riuscì a salvare Aleksej in fin di vita. Così come sconsigliò fortemente i sovrani di entrare in guerra: «Credo, spero nella pace. Stanno preparando un orribile misfatto, ma noi non ne siamo partecipi» (telegramma del 19 luglio 1914 inviato da Rasputin allo Zar di tutte le Russie).

Rasputin subì un primo attentato nel suo villaggio siberiano il 28 giugno1914, lo stesso giorno dell’omicidio di Sarajevo, a cui sopravvisse. Morì poi, avvelenato e assassinato, nel 1916.

Nel frattempo lo sviluppo industriale favorì la formazione di un movimento socialista. Nel 1898 fu fondato il Partito Operaio Socialdemocratico Russo, diviso in due correnti: i Menscevichi che accettavano la politica di riforme e l’alleanza con la borghesia e le elezioni politiche come strumento per raggiungere il potere; i Bolscevichi, guidati da Lenin, che volevano la rivoluzione per creare una società comunista senza più divisioni in classi, senza proprietà privata  e con la collettivizzazione dei mezzi di produzione, il ruolo guida del Partito, gli operai protagonisti della rivoluzione.

(continua)

Commenti

commenti

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.