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NON SVELO IL NOME DEL MIO ASSASSINO DI VALTER MARCONE

Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne 25 novembre 2022

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Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne 25 novembre 2022

Il contatore non riesce ad azzerarsi. Anzi a momenti accellera.

«Non svelo il nome del mio assassino – dice Pia quando incontra Dante in Purgatorio – Altrimenti vi ricorderete solo di lui e non di me».

130Deh, quando tu sarai tornato al mondo,

e riposato de la lunga via?,

seguitò ‘l terzo spirito al secondo,

133ricordati di me che son la Pia;

Siena mi fè, disfecemi Maremma;

salsi colui che ‘nnanellata pria

136risposando m’avea con la sua gemma”.

Nel 1981, nel primo incontro femminista latinoamericano e caraibico svoltosi a Bogotà, in Colombia, venne deciso di celebrare il 25 novembre come la Giornata internazionale della violenza contro le donne, in memoria delle sorelle Mirabal.

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall’ Assemblea generale delle Nazioni Unite , tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare in quel giorno attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della violenza contro le donne.

La data della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne segna anche l’inizio dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” che precedono la Giornata mondiale dei diritti umani i il 10 dicembre di ogni anno, promossi nel 1991 dal Center for Women’s Global Leadership (CWGL) e sostenuti dalle Nazioni Unite, per sottolineare che la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani Questo periodo comprende una serie di altre date significative, tra cui il 29 novembre, il Women Human Rights Defenders Day (WHRD),[ il 1º dicembre, la Giornata nmondiale contro l’Aids e il 6 dicembre, anniversario del massacro del Politecnico di Montreal , quando 14 studentesse di ingegneria furono uccise da un venticinquenne che affermò di voler “combattere il femminismo”.] Il colore arancione è utilizzato come colore di identificazione della campagna, ogni anno concentrata su un tema particolare. Dal 2014 ha assunto come slogan “Orange the World”.

La parola “femmicidio” – femicide, in inglese – fu usata per la prima volta nel 1976, durante una seduta del Tribunale internazionale dei crimini contro le donne, svoltosi a Bruxelles. A pronunciarla fu Diane Russell, scrittrice e attivista femminista. Nel 1992, Diane Russell e Jill Radfors pubblicarono una raccolta di saggi e interventi sull’argomento dal titolo Femicide: sexist terrorism against women, nella quale il termine “femmicidio” era utilizzato per definire la morte violenta avvenuta per ragioni di genere.

La definizione esplicitava il fatto che le morti non erano “neutre” e ne sottolineava il carattere sociale, descrivendo e analizzando la società patriarcale e maschilista che non solo produceva questo tipo di violenza ma ne distorceva in seguito le informazioni a riguardo.
In questo studio pioneristico, le autrici denunciavano come il femmicidio non fosse da considerare un evento isolato nella vita delle donne vittime di violenze, bensì il tragico epilogo di un continuum di terrore fatto di abusi verbali e fisici, caratterizzato da una vasta gamma di manifestazioni di violenza: dallo stupro alla tortura, dalla schiavitù sessuale alla pedofilia, dalle molestie sessuali all’eterosessualità, sterilizzazione o maternità forzate fino alla mutilazione genitale –

“Femminicidio” è quindi un neologismo che viene da lontano. Nato nel sud del mondo, ha assunto un forte significato politico a livello globale grazie al lavoro di quelle donne che da decenni rivendicano il diritto alla vita e lottano per la giustizia. convinte che qualsiasi concessione, anche minima, a zone di impunità, possa provocare un devastante effetto domino che mette a rischio i diritti di tutti gli esseri umani. È una parola che ci racconta come la violenza contro le donne coinvolga tutti, donne e uomini, che la violenza di genere è un problema strutturale della società e riguarda il tessuto sociale e politico di ogni paese.

Le messicane ce l’hanno insegnato: nominare la violenza, renderne visibile il nesso delle cause e degli effetti è la strada giusta per non avere più paura. ( 1 )

Marina di Massa, 28 luglio 2013. Marco Loiola, accecato dalla gelosia e da una storia che non accettava fosse finita, spara al presunto rivale lasciandolo in coma. Poi si reca al ristorante dove lavorava la moglie Cristina Biagi e la uccide. Quindi rivolge l’arma contro di sé e si suicida. Una famiglia sterminata. Restano due bambini, di 3 e di 10 anni. Soli. San Tammaro di Caserta, 20 luglio 2013: il corpo di Katia Tondi, donna di 31 anni, viene trovato in casa privo di vita. Qualcuno l’ha uccisa. Indiziato del delitto il compagno, Emilio Lavoretano. In casa, al momento del delitto, c’era anche il figlioletto di Katia, 7 mesi.

Sono 109 le vittime di femminicidio nel 2021 in Italia, come emerge da un report del ministero dell’Interno, più 20mila le donne prese in carico dai centri antiviolenza secondo la Rete D.i.Re.

Secondo l’Istat delle 116 donne uccise nel 2020, il 92,2% è stata uccisa da una persona conosciuta. Per oltre la metà dei casi le donne sono state uccise dal partner attuale, in particolare il 51,7% dei casi, corrispondente a 60 donne, il 6,0%, dal partner precedente, pari a 7 donne, nel 25,9% dei casi (30 donne) da un familiare (inclusi i figli e i genitori) e nel 8,6% dei casi da un’altra persona che conosceva (amici, colleghi, ecc.) (10 donne).

Malgrado le cautele che le comparazioni internazionali richiedono, si può affermare che l’incidenza degli omicidi di donne in Italia sia contenuta in rapporto al contesto europeo: tra i 24 Paesi dell’Unione europea per i quali si hanno a disposizione dati recenti , si osservano valori inferiori solo nel caso di Grecia e Irlanda.

Un importante passo avanti nella lotta contro la violenza sulle donne è stata la legge n. 69/2019, nota come “Codice Rosso” entrata in vigore il 9 agosto 2019. Si tratta di una legge volta a rafforzare la tutela delle vittime dei reati di violenza domestica e di genere, che ha inasprito le pene per i delitti di violenza sessuale, ha introdotto nuove specifiche fattispecie di reato e velocizzato le procedure a tutela della vittima.

Si deve a tale legge l’introduzione dell’art. 612-ter c.p., dopo il delitto di stalking, quello di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate, noto come revenge Porn; e dell’art. 558-bis c.p., che delinea il delitto di costrizione o induzione al matrimonio; dell’art.583- quinquies che puniscecon la reclusione da 8 a 14 anni e l’ergastolo quando consegua l’omicidio della vittima, ildelitto di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso. (2)

Ci sono altre vittime del femminicidio. Vittime di cui quasi nessuno parla mai, travolti dall’orrore di una violenza che confonde l’amore con il possesso. Vittime che non sono sotto i riflettori, perché minorenni. Ma proprio per questo più a rischio, infilati in percorsi fatti di affidamenti, adozioni, tribunali dei minori. Che fine fanno queste vittime?, che strumenti hanno e che strumenti fornisce loro la società per superare il trauma di un padre che uccide la propria madre?, come crescono ?

E così non ho mai saputo

…E così non ho mai saputo

dove piantasti il piede, la radice,

e di parlarti non mi è mai riuscito.

La lingua mi si attaccava al palato,

presa in trappola dal filo spinato.

—- —- —-

..Tutte le donne amano il fascista,

lo stivale in faccia, il brutale

cuore brutale di un bruto par tuo.

Nella foto che ho di te, papà,

…sei sempre l’uomo nero che

azzannò e squarciò in due il mio cuore rosso.

—- —- —-

C’è un palo nel tuo cuoraccio nero

e a quelli del paese non sei mai piaciuto.

Adesso ballano e ti pestano coi piedi.

Che eri tu l’hanno sempre saputo.

Papà, papà, bastardo, è finita.

Sylvia Plath

Gina, scene da un matrimonio violento

«Nel febbraio 2006 ho conosciuto Vittorio e a luglio mi sono trasferita a vivere a casa sua insieme a mio figlio Andrea, nato dal matrimonio con il mio primo marito, dal quale a quel tempo ero già divorziata. Quindi, non molto tempo dopo, ho sposato Vittorio in seconde nozze. All’inizio della nostra relazione lui era molto premuroso nei miei confronti, però avevo notato che talvolta sembrava insofferente nei confronti di Andrea. Comunque, ero certa che non appena lo avesse conosciuto meglio e si fosse rilassato avrebbe cominciato ad amarlo: mio figlio è un ragazzino adorabile.

In effetti l’atteggiamento di Vittorio migliorò moltissimo quando rimasi di nuovo incinta e nacque un altro maschietto, che chiamammo Nicola. Un giorno, mentre lo allattavo, mio marito rincasò dal lavoro visibilmente alticcio. Cominciò a urlarmi contro, dicendo che gli avevano riferito che avevo degli amanti. Poi mi ha insultato, chiamandomi “puttana”. Ho cercato di calmarlo, gli ho detto che non era assolutamente vero, che con un bambino piccolo non avevo neanche il tempo di uscire da casa. Lui, per tutta risposta, ha gridato: “Non è vero, ti hanno vista. Hai l’amante!”

Nonostante fossi stesa sul letto con il bimbo attaccato al seno, Vittorio ha iniziato a prendermi a pugni, sulla schiena e in testa. Ho protetto il bambino col mio corpo e lui, a quel punto, ha continuato a colpirmi forte alle spalle. Finita l’aggressione ha continuato a bere e dopo è crollato nel sonno. Il mattino dopo sembrava acquietato e motivò i suoi sospetti su di me col fatto che da quando era nato il piccolo rifiutavo sempre di fare sesso con lui. Nicola era nato solo da 12 giorni, gli ricordai che dopo il parto i medici avevano prescritto almeno 40 giorni di astinenza dai rapporti sessuali.

Vittorio, considerato da tutti quelli che lo conoscono un uomo mediamente colto, in quell’occasione reagì facendo una cosa tremenda e incredibile: in un attimo mi ha immobilizzata sul letto e mi ha stuprata. In seguito a quella violenza rimasi incinta di Bruna. La nuova gravidanza era avvenuta troppo presto rispetto al parto precedente e sono stata male per tutti i nove mesi. Nonostante ciò, Vittorio seguitava a pretendere rapporti in continuazione. Se tentavo di rifiutarmi, mi picchiava o mi faceva oggetto di altre vessazioni e violenze, ritirando sempre fuori nei discorsi le solite fantasie sui miei presunti amanti. Nella sua mentalità, la gelosia era la dimostrazione del grande amore che provava per me.

Un altro grave episodio avvenne al quinto mese di gravidanza. Eravamo a letto quando, dicendomi che avevo un altro uomo, si è avventato su di me per consumare un rapporto mentre mi insultava: “Puttana, zoccola, scopi con tutti”. Terrorizzata che con quella brutalità potesse finire per far del male alla bimba che portavo in grembo, mi sono subito divincolata cercando di proteggere la pancia girandomi nel letto e supplicandolo di smettere. Ma non si fermava, allora sono riuscita a divincolarmi e sono scappata fuori di casa.

Era freddissimo, quella notte: lui mi ha inseguita e raggiunta, mi ha afferrato per la maglietta leggera che indossavo a letto, si è strappata, sono rimasta quasi nuda, in strada. Intanto Vittorio mi dava tanti pugni sul capo e sulle reni. Continuavo a correre, scalza, sfuggivo e lui mi riprendeva, e giù altri cazzotti. A causa del gelo sofferto in quella nottata ho avuto una polmonite, curata con medicine e iniezioni per due settimane. La piccola Bruna nacque prematura e la situazione degenerava.

Vittorio pretendeva rapporti sessuali come se niente fosse. Quando provavo a rifiutarli, piovevano i soliti insulti e le solite accuse maniacali. Avevo paura che urlando svegliasse i bambini, perciò mi sottomettevo per non correre il rischio di traumatizzare i miei figli. Mi svegliava nel cuore della notte o al mattino presto, per fare sesso prima di andare al lavoro. Lo assecondavo sperando che finisse il più presto possibile Poi, la mattina, indossava i suoi completi impeccabili di fresco lana o di tweed e se ne andava a svolgere la sua interessante occupazione in una sede di lavoro prestigiosa. E ogni sera, quando rincasava, mi voleva violentare.

Mio marito aveva una tale smania di controllo e di dominio totale sul mio corpo che arrivò a chiedermi di avere rapporti sessuali, in sua presenza, con altre persone. Mi parlò con calma, quasi con dolcezza, mentre mi faceva la sua proposta. Visto che mi piaceva andare a letto con altri uomini, tanto valeva condividere le esperienze. Capii finalmente che dovevo mettermi in salvo. Ricordo che guardai il suo viso, comunque interessante, non privo di bellezza. Le espressioni che andava assumendo crepavano via via i lineamenti e la sua maschera andava giù in pezzi.

Il lavoro su me stessa non è per niente semplice, anzi è durissimo. Ripercorrere le tappe dell’abominio, però, giorno dopo giorno, mi ha resa un po’ più forte e un po’ più libera». (3)

La violenza, in tutte le sue forme, si radica e progredisce nella disuguaglianza e nella discriminazione.

Secondo l’Articolo 1 della Dichiarazione sull’Eliminazione della Violenza contro le Donne, emanata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1993, la violenza contro le donne è “ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata”. Le conseguenze negative per la salute psicologica, sessuale e riproduttiva colpiscono le donne in ogni momento della loro vita.

Il nostro sistema sanitario mette a disposizione di tutte le donne, italiane e straniere, una rete di servizi sul territorio, ospedalieri e ambulatoriali, socio-sanitari e socio-assistenziali, anche attraverso strutture facenti capo al settore materno-infantile, come ad esempio il consultorio familiare, al fine di assicurare un modello integrato di intervento.

Uno dei luoghi in cui più frequentemente è possibile intercettare la vittima è il Pronto Soccorso.

E’ qui che le vittime di violenza, a volte inconsapevoli della loro condizione, si rivolgono per un primo intervento sanitario. Nello specifico, presso alcuni Pronto soccorso in Italia si sta sperimentando un percorso speciale per chi subisce violenza, contrassegnato da un codice rosa, o uno spazio protetto, detto stanza rosa, in grado di offrire assistenza dal punto di vista fisico e psicologico e informazioni sotto il profilo giuridico, nel fondamentale rispetto della riservatezza.(4)

La pandemia Covid-19 e le misure adottate per il contenimento della sua diffusione (ad esempio il confinamento tra le mura domestiche), così come il dispiegarsi delle conseguenze socio-economiche della crisi innescata dall’emergenza sanitaria, possono aver accentuato il rischio di comportamenti violenti.

Si legge sul sito dell’Istat :” Molti studiosi e stakeholder hanno parlato di una emergenza nella emergenza, mentre UN WOMEN – l’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne – la definisce una emergenza-ombra legata alla pandemia (shadow pandemic) o una crisi nascosta (shadow crisis). Alle difficoltà delle donne che subiscono la violenza vanno affiancate, inoltre, le criticità presentate per i minori che vivono nelle situazioni di violenza e le difficoltà amplificate per i gruppi di popolazione particolarmente vulnerabili, come le donne straniere e con disabilità, o appartenenti a realtà sociali ed economiche svantaggiate.

Sono diversi gli scenari possibili: dall’aumento delle vittime della violenza (i nuovi casi), alla recrudescenza della violenza preesistente alla pandemia (la maggiore gravità), all’aumento delle sole richieste di aiuto per violenze insorte in precedenza. Scenari, questi, che possono essere anche compresenti e diversamente interrelati.

Per misurare la violenza contro le donne, soprattutto l’ampia parte sommersa vissuta nel quotidiano delle mura domestiche, e come questa si sia modificata a seguito della pandemia, è fondamentale avere dati tratti direttamente dalle indagini sulla popolazione. A tale scopo l’Istat condurrà nella primavera del 2022 una nuova edizione dell’Indagine sulla “sicurezza delle donne” , prevista dall’Accordo con il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio.”

I dati Istat relativi al primo trimestre 2021 evidenziano che il numero delle chiamate valide pervenute al numero antiviolenza 1522 (promosso e gestito dal Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio) sia telefoniche sia via chat è aumentato rispetto allo stesso periodo del 2020: 7.974 chiamate valide e 4.310 vittime (+38,8% rispetto al primo trimestre 2020). Nel 2020 il picco delle chiamate si era però registrato nel secondo trimestre (12.942 chiamate valide).

Tra i motivi che hanno indotto le persone a contattare il numero verde sono risultate in netto aumento le chiamate per la “richiesta di aiuto da parte delle vittime di violenza” e le “segnalazioni per casi di violenza” che insieme rappresentano il 48,3% (3.854) delle chiamate valide. Nel periodo considerato, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, esse sono cresciute del 109%.

Le persone che hanno chiamato per la prima volta il 1522 nel primo trimestre 2021 sono l’84,8%. Tra le vittime questo dato raggiunge l’88,1%. Le vittime che hanno contattato il 1522 hanno segnalato di avere subito più tipologie di violenze nel 62,1% dei casi (più in particolare, 2 nel 23,3% e 3 o più forme di violenza nel 38,8% di casi). Una tipologia di violenza è stata segnalata dal 37,9% delle vittime; la violenza fisica è il tipo più frequente.

Il 66,5% delle vittime nel primo trimestre 2021 è stata indirizzata verso un servizio territoriale (dato in diminuzione rispetto ai trimestri del 2020) e di queste il 57,1% (pari a 2.462 vittime) è stata inviata ad un Centro antiviolenza. (5)

In occasione della Giornata 2021 il ministero della Salute ha organizzato il convegno “La prevenzione degli episodi di violenza sulle lavoratrici della sanità” nel corso del quale è stato affrontato il fenomeno della violenza sulle operatrici sanitarie sulla base dei dati Inail, dello stato dell’arte della legge 14 agosto 2020 n. 113 e delle azioni di prevenzione degli episodi di violenza sulle donne. (6 )

In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’INPS , su proposta del Comitato Unico di Garanzia, promuove diversi eventi dedicati al contrasto alla violenza di genere.

Le iniziative dell’INPS contro la violenza sulle donne

Nelle giornate del 4, 11, 18 e 25 novembre, dalle 18 alle 19, si terrà un ciclo di quattro appuntamenti online promosso dal Museo del Risparmio di Torino, in collaborazione con gli Stati generali delle Donne e il CUG dell’INPS, intitolato “NON PIÙ VITTIME. Imparare a riconoscere le diverse forme di violenza di genere”.

All’incontro del 25 novembre interverrà la Vicepresidente dell’Istituto, Maria Luisa Gnecchi, sul tema “Educazione finanziaria e scelte previdenziali consapevoli”.

Il 16, 17 e 18 novembre, nell’ingresso della sede della Direzione Generale dell’INPS, sarà allestita una mostra fotografica di vari autori a cura dell’Associazione Ikonica, intitolata “SEI BELLA DA MORIRE – Foto e storie che raccontano la violenza sulle donne”. La raccolta fotografica itinerante nasce a sostegno dei centri antiviolenza.

All’inaugurazione della mostra, nella giornata del 16 novembre, alle 15.30, saranno presenti il Direttore Generale Vincenzo Caridi, il Presidente dell’Istituto Pasquale Tridico, la Vicepresidente Maria Luisa Gnecchi e il Presidente del CIV Robertino Ghiselli, insieme alla Presidente del CUG Maria Giovanna De Vivo. Interverrà Angelo Franceschi, promotore della raccolta fotografica e direttore artistico del progetto itinerante, socio fondatore dell’Associazione Ikonica Foto, fotoreporter da oltre 30 anni dei giornali “La Repubblica” e “Il Tempo”. Parteciperà anche una rappresentanza del CUG, dei dipendenti della Direzione Generale dell’Istituto e delle organizzazioni sindacali.

(1 )Tratto da http://www.archiviocaltari.it/2013/01/03/femminicidio-molte-storie-di-donne-in-una-parola/#sthash.7QvSQM1b.dpuf

( 2 )https://dinellalex.com/giornata-internazionale-per-leliminazione-della-violenza-contro-le-donne-25-novembre/

( 3)(Questo articolo è stato pubblicato sul mensile dell’Anpi Patria indipendente n 6 del 2013

(4 )https://dinellalex.com/giornata-internazionale-per-leliminazione-della-violenza-contro-le-donne-25-novembre/

( 5 )Per saperne di più:

A chi rivolgersi

  • 112: chiamare il numero di emergenza senza esitare, né rimandare:
    • in caso di aggressione fisica o minaccia di aggressione fisica;
    • se si è vittima di violenza psicologica;
    • se si sta fuggendo con i figli (eviti in questo modo una denuncia per sottrazione di minori);
    • se il maltrattante possiede armi.
  • Numero antiviolenza e anti stalking 1522 – Il numero di pubblica utilità 1522 è attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell’anno ed è accessibile dall’intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile, con un’accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. L’App 1522,  disponibile su IOS e Android, consente alle donne di chattare con le operatrici. E’ possibile chattare anche attraverso il sito ufficiale del numero anti violenza e anti stalking 1522
  • App YouPol realizzata dalla Polizia di Stato per segnalare episodi di spaccio e bullismo, l’App è stata estesa anche ai reati di violenza che si consumano tra le mura domestiche
  • Pronto Soccorso, soprattutto se si ha bisogno di cure mediche immediate e non procrastinabili. Gli operatori sociosanitari del Pronto Soccorso, oltre a fornire le cure necessarie, sapranno indirizzare la persona vittima di violenza verso un percorso di uscita dalla violenza
  • Centri antiviolenza sul sito del Dipartimento delle Pari opportunità
  • Farmacie, per avere informazioni se non è possibile contattare subito i Centri antiviolenza o i Pronto soccorso
  • Telefono Verde AIDS e IST 800 861061 se si è subita violenza sessuale. Personale esperto risponde dal lunedì al venerdì, dalle ore 13.00 alle ore 18.00 sui possibili rischi di contrarre infezioni a trasmissione sessuale a seguito della violenza. Si può accedere anche al sito www.uniticontrolaids.it
  • Poliambulatorio dell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti ed il contrasto delle malattie della Povertà (INMP), dall’8 marzo 2021 è attivo il Servizio Salute e Tutela della Donna, dedicato alla presa in carico delle donne più fragili o comunque bisognose di assistenza sanitaria e psicologica.

(6 )I numeri della violenza sulle lavoratrici della sanità e del sociale

In Italia

  • il 10% dei lavoratori del settore riportano che al lavoro sono soggetti a violenza e vessazioni da parte di colleghi e superiori (Fonte: Inail “Indagine nazionale sulla salute e sicurezza sul lavoro.  Lavoratori e datori di lavoro. INSuLa, 2021”)
  • 11.000 i casi di aggressione accertati dall’Inail dal 2015 al 2019 nel nostro Paese: una media di oltre 2 mila casi l’anno  con un andamento stabile.
  • Il 9% del totale degli infortuni accertati da Inail nel settore sanità e sociale in 5 anni sono casi di aggressione
  • Il 72,4% dei casi di aggressione ha riguardato le donne. 7.858 casi per le donne contro i 3.000 per gli uomini
  • Le aggressioni alle donne sono avvenute:
    • il 24,9% dei casi in ospedali e case di cura
    • il 25% nelle strutture di assistenza sociale residenziale
    • il 22,4% nell’assistenza sociale non residenziale
  • Dei casi accertati, 9 episodi di violenza su 10 provengono da pazienti, familiari o altre persone esterne ai servizi di assistenza. 1 caso su 10 avviene da parte di colleghi.

(Fonte: Inail. “Andamento degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali – NR.10. Ottobre, 2020”)

In Europa

I numeri della violenza contro le donne: omicidi, violenze fisiche e sessuali

  • Nel mondo la violenza contro le donne interessa 1 donna su 3
  • In Italia i dati Istat mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.
  • I dati del Report del Servizio analisi criminale della Direzione Centrale Polizia Criminale aggiornato al 22 novembre 2021 evidenzia che:
    • nel periodo 1 gennaio – 21 novembre 2021 sono stati 109 gli omicidi con vittime di sesso femminile, a fronte dei 101 dello stesso periodo del 2020, con un aumento del +8%
    • le donne uccise in ambito familiare/affettivo sono state 93 nel periodo 1 gennaio – 21 novembre 2021 a fronte delle 87 dell’analogo periodo del 2020, con un incremento del +7%
    • le donne vittime di partner o ex partner nel periodo 1 gennaio – 21 novembre sono state 63, a fronte delle 59 dello stesso periodo del 2020, con un aumento del +7%
    • gli omicidi con vittime di sesso femminile nel 2020 furono 116; nel 2019 ammontarono a 111
    • le donne uccise in ambito familiare/affettivo nel 2020 sono state 99, a fronte delle 94 del 2019, con un aumento pari al + 6%
    • nel primo semestre 2021 secondo il Report semestrale della Polizia di Stato le donne uccise in ambito familiare affettivo per mano del partner o ex partner sono l’89%
    • riguardo il movente, nel primo semestre 2021 il 44% delle donne è stata uccisa per “lite/futili motivi”
  • Nel triennio 2017-2019, secondo le risultanze dell’analisi condotta dal ministero della Salute e dall’Istat sugli accessi in Pronto soccorso, rilevati dal Sistema informativo per il monitoraggio dell’assistenza in Emergenza-Urgenza (EMUR), per approfondire la conoscenza del fenomeno della violenza di genere, le donne che hanno avuto almeno un accesso in Pronto Soccorso con l’indicazione di diagnosi di violenza sono 16.140 per un numero totale di accessi in Pronto Soccorso con l’indicazione di diagnosi di violenza nell’arco del triennio pari a 19.166 (1,2 accessi pro capite). Le stesse donne nell’arco del triennio hanno effettuato anche altri accessi in Pronto Soccorso con diagnosi diverse da quelle riferibili a violenza: una donna che ha subito violenza nell’arco del triennio torna in media 5/6 volte in Pronto Soccorso. Analizzando i dati per fascia di età, il 57% degli accessi è di donne che hanno tra 18 e 44 anni, il 24,4% hanno tra 45 e 64 anni, le minorenni costituiscono il 14,3% del totale e le donne con più di 64 anni sono il 4,3%. Per approfondire, consulta la pagina Istat dedicata a questo argomento.

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