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“IL NOME DELLA ROSA E ROCCA CALASCIO: L’INCANTO SENZA FINE”-DOTT-SSA ALESSANDRA DELLA QUERCIA

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Redazione- Intricati enigmi, struggenti suggestioni, atavici tormenti, misteriose scomparse, citazioni certosine, una colonna sonora da trafiggere l’anima, una voce narrante capace di far vibrare le corde più ostiche e una location da brividi che dimora nella maestosa Rocca Calascio, in cui si erge il meraviglioso Castello medievale ammirato e invidiato in tutto il mondo per la sua particolare struttura, per l’indiscutibile fascino che emana e per il paesaggio che lo incornicia. “Il Nome della Rosa”: questo è il Capolavoro che si lega indissolubilmente a questa meta da sogno, che sa di Incanto perenne da mozzare il fiato.

La scena che condivido in questo articolo racchiude la Sublimità in tre minuti: nella prima parte mostra l’incredibile potenza della Comunicazione non Verbale con degli sguardi che condensano l’universo senza proferire verbo e poi, nel finale, esprime tutta la profonda poeticità di questa indimenticabile Opera, in queste righe che meritano di essere trascritte:

“Ripeto ancora oggi a me stesso che la mia scelta fu buona, e feci bene a seguire il mio maestro. Quando infine ci separammo, egli mi fece dono delle sue lenti, poi mi abbracciò con la tenerezza di un padre e mi disse: “Tu hai vissuto in questi giorni, mio povero ragazzo, una serie di avvenimenti in cui ogni retta regola sembrava essersi sciolta, ma l’Anticristo può nascere dalla stessa pietà, dall’eccessivo amor di Dio o della verità, come l’eretico nasce dal santo e l’indemoniato dal veggente, e la verità si manifesta a tratti anche negli errori del mondo, così che dobbiamo decifrarne i segni, anche là dove ci appaiono oscuri e intessuti di una volontà del tutto intesa al male”.

Non lo vidi più, né so che cosa sia accaduto di lui, ma prego sempre che Dio abbia accolto l’anima sua e gli abbia perdonato i molti atti di orgoglio che la sua fierezza intellettuale gli aveva fatto commettere. Ma, ora che sono molto, molto vecchio, mi rendo conto che di tutti i volti che dal passato mi tornano alla mente, più chiaro di tutti vedo quello della fanciulla che ha visitato tante volte i miei sogni di adulto e di vegliardo.

Eppure, dell’unico amore terreno della mia vita non avevo saputo, né seppi mai, il nome.”

 

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