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CON L’OCCHIO AL MICROSCOPIO E AL TELESCOPIO, LE DONNE CI AIUTANO A CAPIRE IL MONDO

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Redazione- Il mese di ottobre  ha portato l’assegnazione  del Premio Nobel a quattro donne  per specifiche discipline : Jennifer Dounda e Emmanuelle Charpentier l’hanno ricevuto per la Chimica , Andrea Ghez per la Fisica  e la poestessa Louise Gluck per la letteratura .

Fino ad oggi il Premio Nobel, istituito nel 1901 è stato assegnato solo a 57 donne (in percentuale  solo il 4% di tutti i premiati ). (1) Il numero delle Nobel scende però  a 24 se consideriamo le studiose che lo hanno ottenuto nelle discipline scientifiche.

Tenendo conto che Marie Curie ne ottenne 2, il totale dei Nobel assegnati alle scienziate è 24: 4 nel settore della fisica, 7 della chimica, 2 dell’economia e 12 della medicina.

Il 2009 è stato un anno record per la storia del Premio Nobel: non era mai successo prima che nello stesso anno cinque donne ricevessero il prestigioso premio (quattro per le scienze e uno per la letteratura). Un record che si aggiunge ad un’altra novità: per la prima volta da quando è nato il Nobel per l’economia, nello stesso anno il riconoscimento è stato assegnato ad una donna, la statunitense Elinor Ostrom.

Ad Emmanuelle Charpentier e Jennifer A. Doudna, è stato assegnato  il premio  per aver creato un sistema di editing del genoma. Il sistema CRISPR/Cas9 ha permesso di creare una nuova soluzione per il cambiamento del DNA degli animali, delle piante e degli altri microrganismi permettendo l’avanzamento di nuove terapie utili contro i tumori e le cura di alcune malattie ereditarie.

Il comunicato dell’Accademia reale  specifica le seguenti motivazioni  : le ricercatrici  “hanno scoperto uno degli strumenti più affilati della tecnologia genetica: le forbici genetiche CRISPR/Cas9. Utilizzandole, i ricercatori possono cambiare il Dna di animali, piante e microrganismi con estrema precisione. Questa tecnologia ha avuto un impatto rivoluzionario sulle scienze della vita e  sta contribuendo alla scoperta nuove terapie contro il cancro e può realizzare il sogno di curare le malattie ereditarie“.

Le opportunità che questo strumento offre sono molteplici, tanto che da quando Charpentier e Doudna lo hanno scoperto nel 2012, il loro uso è esploso. Questo strumento ha contribuito a molte importanti scoperte nella ricerca di base: per esempio, accanto ai medici, anche i ricercatori delle piante sono riusciti a sviluppare colture che resistono a muffe, parassiti e siccità. Dunque, queste forbici genetiche hanno portato le scienze della vita in una nuova epoca e, sotto molti aspetti, stanno portando i maggiori benefici all’umanità.

Il premio Nobel per la chimica fu istituito da Alfred Nobel stesso e consegnato per la prima volta nel 1901. Il riconoscimento è gestito dalla fondazione Nobel, ma il vincitore viene selezionato dall’Accademia reale svedese delle scienze, su proposta di un comitato composto da 5 membri. La consegna dell’onorificenza avviene a Stoccolma.

Invece ad una   poetessa  americana è stato assegnato  il premio  per la letteratura : si chiama  Louise Glück. L’autrice americana, classe ’43, ha già vinto, tra gli altri, il Pulitzer nel 1993 con la raccolta The Wild Iris e il National Book Award per la poesia nel 2014 con Faithful and Virtuous Night. Louise Glück è la sedicesima donna a ricevere il Premio Nobel alla Letteratura (2). L’ultimo poeta a vincere il Nobel prima di Glück è stato lo scrittore svedere Tomas Tranströmer nel 2011. La raccolta di 54 poesie The Wild Iris (1992), che le ha valso il premio Pulitzer per la poesia, è considerata una delle più visionarie tra le sue opere. L’ambientazione è un giardino, nel quale sono tre voci a parlare: i fiori, il poeta-giardiniere e una figura onniscente assimilabile a un dio. I temi principali che legano le poesie sono il tempo e la mortalità, affrontati da un punto di vista naturale, umano e spirituale. Snowdrops, contenuta in The Wild Iris, si può leggere sul sito del Premio Nobel.(3)

La quarta donna ad ottenere quest’anno  il  premio per la fisica  è l’americana Andrea Ghez ,55 anni insieme al tedesco Reinhard Genzel, 68 anni per metà. Per l’altra metà è stato assegnato a  Roger Penrose, 89 anni per la scoperta degli oggetti più oscuri e misteriosi dell’universo: i buchi neri. Roger Penrose è stato premiato per avere messo a punto il metodo matematico per dimostrare la teoria della relatività generale di Einstein e di essere arrivato, per questa strada, a dimostrare che la teoria prevede la formazione dei buchi neri, mostri cosmici che occupano lo spazio-tempo catturando qualsiasi cosa abbiano nelle vicinanze. In seguito Reinhard Genzel e Andrea Ghez hanno scoperto che il centro della nostra galassia, la Via Lattea, è occupato da un oggetto invisibile e massiccio. Alla luce delle conoscenze attuali l’unica spiegazione possibile è l’esistenza di un buco nero. Andrea Ghez è la quarta donna a ricevere il Premio Nobel per Fisica dato oggi per la scoperta dei buchi neri, in oltre un secolo. La prima ad avere questo riconoscimento era stata Marie Curie nel 1903. In seguito sono state premiate Maria Goeppert-Mayer, in 1963, e a Donna Strickland nel 2018. Se Stephen Hawking fosse stato ancora in vita, sicuramente avrebbe diviso il Nobel per la Fisica 2020 con il suo insegnante e amico Roger Penrose: lo ha detto Gabriele Ghisellini, dell’Osservatorio di Brera dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

Dopo il Nobel che nel 2019 aveva premiato la scoperta dei pianeti esterni al Sistema Solare, quello 2020 alla scoperta dei buchi neri “segna un altro riconoscimento all’astronomia: sono davvero tempi d’oro per l’astronomia e l’astrofisica”, ha osservato. “Se a questo aggiungiamo la scoperta delle onde gravitazionali e la prima foto di un buco nero ci rendiamo conto che viviamo tempi eccezionali”. (4)

In occasione dell’assegnazione del Nobel ad una donna la stampa degli anni ’60 se ne usciva con trovate “originali”
Quando lo ottenne Dorothy Crowfoot-Hodgkin scrissero: “Casalinga di Oxford vince il Nobel “per Rosalyn Sussman-Yalow commentarono “Cucina, rassetta e vince il Nobel”….

Il 2009 è stato un anno record per la storia del Premio Nobel, istituito nel 1901. Non era mai successo prima che nello stesso anno cinque donne ricevessero il prestigioso premio: quattro per le scienze e uno per la letteratura. Le ricercatrici Elizabeth Blackburn e Carol Greider, sono state premiate insieme per la medicina e Ada Yonath per la chimica. Un record che si aggiunge ad un’altra novità: per la prima volta da quando è nato il Nobel per l’economia, il riconoscimento è stato assegnato ad una donna, la statunitense Elinor Awan – Ostrom. Nel 2019 è arrivato il secondo Nobel per l’economia, ricevuto da Esther Duflo e nel 2020 Andrea Ghez ha ricevuto il quarto Nobel per la fisica; Jennifer Doudna e Emmanuelle Charpentier hanno portato a sette il numero delle premiate per la Chimica.

Sembrerebbe che ci sia un  modo particolare di fare scienza da parte delle donne stando a figure  di scienziate come   Teano di Crotone, moglie di Pitagora, matematica e filosofa del VI secolo a.C., fino a Vandana Shiva, fisica indiana che ha fondato un movimento contro le manipolazioni genetiche – o che sono state significative per la storia delle donne più in generale come la fisica serba Mileva Maric, che visse una vita difficile all’ombra del marito Albert Einstein o l’avventurosa Maria Sibylla Merian, pittrice ed entomologa tedesca vissuta nel Seicento, che all’età di 52 anni, lasciato un noioso marito, partì per la Guiana Olandese con le figlie per completare le sue ricerche sulle metamorfosi degli insetti.

In realtà la loro professione di ricercatrici è fatta di un lavoro di equipe e di decine di ore  giornaliere in laboratorio  e anche con grandi  sacrifici quando ci si abbina  l’insegnamento .

Per le donne  vissute fino all’Ottocento, quando era negata alle donne la possibilità di studiare e svolgere una professione diversa dall’accudimento  alcune donne riescono a svolgere un ruolo importante appoggiandosi a figure maschile . Come nel caso di  coppie famose  formate dalla matematica Ipazia e dal padre Teone, dall’astronoma Caroline Herchel e dal fratello William o dai coniugi Lavoisier, fondatori della chimica moderna.,Esclusione dalle università e dalle accademie ,tanto che dovevano studiare con istitutori privati come nel caso della matematica Maria Gaetana Agnesi, bambina prodigio vissuta nel Settecento. Dall’età di 9 anni veniva esibita dal padre nella casa milanese, alla presenza di intellettuali locali o di passaggio e si confrontava con loro su temi filosofici e matematici, rispondendo a ciascuno nella sua lingua ( ne parlava sei).

Spesso le loro opere venivano attribuite ai maestri. Sophie Germain nell’Ottocento si firmava ” Monsieur Le Blanc” per poter comunicare con la comunità dei matematici. Come pure  la vicenda di Trotula de Ruggiero, medico medievale della rinomata Scuola delle Mulieres Salernitanae. Nonostante firmasse le sue opere col proprio nome, nelle trascrizioni successive questo diventò “Trottus” forse perchè qualche zelante copista ritenne impossibile che una donna avesse delle competenze in campo medico

Solo nel 1867  con  l’apertura delle università alle donne, avvenuta per la prima volta all’Ecole Politecnique di Zurigo e in seguito negli atenei degli altri Paesi europei, a segnare una svolta determinante per permettere alle donne di  dare il loro contributo alla ricerca scientifica . Elena Cornaro Piscopia fu la prima al mondo ad ottenere una laurea, attribuitale dall’Università di Padova, in filosofia, nel 1678.

Ci sono state donne poi che  si sono dedicate alla divulgazione come Margherita Hack  e donne che  si sono dedicate a invenzione e costruzioni tecniche come bagnomaria di Maria l’Ebrea la più importante alchimista dell’antichità, fino alle apparecchiature accurate della fisica nucleare Chien-Shiung Wu, una delle ottantatre scienziate che hanno partecipato negli anni Quaranta al Progetto Manhattan, il Programma segreto di Enrico Fermi per la costruzione della bomba atomica.

Ci sono poi donne scienziate che hanno avuto un ruolo eminente. Basti ricordare Emmy Noether fondatrice dell’Algebra moderna, Sonja Kovalevskaja prima donna docente in una università, Rosalind Franklin che ha trovato le prove sperimentali della struttura a doppia elica del DNA, Lise Meitner che per prima ha interpretato correttamente il fenomeno della fissione nucleare o la Nobel Barbara McClintock che con le sue ricerche ha rivoluzionato la genetica classica lavorando con un metodo definito da Evelyn Kox Keller “sintonia con l’organismo”, un modo di procedere molto diverso dal classico paradigma dell’oggettività scientifica.

Con l’occhio al microscopio e  al telescopio  le donne ci aiutano a  capire il mondo ma  pongono anche allo stesso mondo domande fondamentali. La prima è se si possa parlare di un “genere” della scienza, se esista cioè un modo specifico delle donne di accostarsi al sapere scientifico, la seconda se la presenza sempre maggiore delle donne nella ricerca – le Facoltà di Biologia e di Medicina sono addirittura prevalentemente femminili – possa fare qualcosa per migliorarla.

Per quanto riguarda la prima domanda  secondo una ricerca del  Centro Eleusi – Pristem dell’Università Bocconi di Milano avviata nel 1997, ( coordinata  dalla prof.  Sara Sesti )  (5) che ha già prodotto due momenti di sintesi: la mostra itinerante “Scienziate d’Occidente. Due secoli di storia” sulla presenza delle donne nelle cosiddette “discipline dure” a partire dalla seconda metà dell’Ottocento e il libro “Scienziate nel tempo” sembra che si possa parlare di approccio al femminile  del sapere scientifico per due aspetti .” le scienziate danno più importanza al linguaggio cioè alla parola, al modo di esprimere i contenuti delle ricerche e danno anche più importanza alla tecnica, intesa sia come tecnologia che come pratica, metodo, calcolo. Queste capacità, che non sono da ascrivere al DNA o ai cromosomi, ma che sono legate alle condizioni in cui storicamente le donne hanno operato, diventano adesso sempre più importanti.”

Per la seconda domanda relativa alla possibilità che l’apporto femminile sia migliorativo  della scienza  lo studio  del Centro Eleusi è giunto alle seguenti  conclusioni  che : “la risposta possa essere affermativa. La ricerca, per come si sta svolgendo oggigiorno, non è un’attività eminentemente teorica: c’è il contributo del pensiero, c’è un nucleo profondo, duro, costituito dalla riflessione, dall’immaginazione e dallo slancio teorico, ma tutto questo è agganciato ad un sociale economico e politico che ormai pesa fortemente sulle direzioni della scienza.

Crediamo dunque che le donne possano avere un ruolo importante in quanto si interrogano molto di più sul tipo di lavoro che stanno facendo, si preoccupano del linguaggio, del trasferimento e della comunicazione di quello che stanno studiando e questi sono certamente elementi che possono portare un contributo di genere. L’attenzione a quello che facciamo e alla comunicazione, sviluppata nella storia che abbiamo vissuto, diventa adesso un elemento fondamentale perché il riuscire a porre domande, a guadagnare tempi per la riflessione e parole per la comunicazione implica assunzione di responsabilità nell’elaborare le forme del nostro futuro e diventa certamente un valore aggiunto nella ricerca.”

Figlie di Minerva. Primo rapporto sulle carriere feniminili negli enti pubblici di ricerca italiani”, è  una inchiesta coordinata da Rossella Palomba, pubblicata da Franco Angeli. E’ il risultato dell’indagine di quattordici autrici, in prevalenza esperte di demografia e statistica, partita dopo due riunioni avvenute a Bruxelles nel 1993 e nel 1998 tra parlamentari, ministri e mezzo migliaio di ricercatrici europee. Incitate dallo slogan della sociologa inglese Hilary Rose “No data, non problem, no policy”, le autrici, esperte di statistica e di demografia come la stessa curatrice, hanno ottenuto l’appoggio del Cnr e della Commissione per le pari opportunità e hanno raccolto e analizzato dati con perizia, chiarezza e senza ideologia.

Le cifre dimostrano che le istituzioni scientifiche nel valutare la bravura femminile e quella maschile usano due pesi e due misure. Si è confermata  la tesi di uno studio  pubblicato nel 1997 sulla rivista “Nature” dalle  microbiologhe svedesi Agnes Wold   e   Christine Wenneras   che hanno dimostrato come,  per ottenere promozioni pari a quelle di un ricercatore, una ricercatrice debba essere 2,6 volte più brava.

Questa discriminazione ha spinto le scienziate dell’Unione Europea del “Gruppo di Helsinkj” ad elaborare il Codice Minerva”, uno strumento, approvato nel 2005 e raccomandato dalla Conferenza della Presidenza Europea  nel 2006, per aumentare la correttezza e la trasparenza nell’assunzione e nell’avanzamento di carriera delle ricercatrici.

L’assegnazione dei Premi Nobel per la chimica, la fisica, la letteratura a donne  è un segnale importante in un mondo in cui le pari opportunità e le quote rosa sembrano essere un escamotage per tacitare la forte domanda  proprio di parità  tra i generi e soprattutto  una   spinta   all’impegno delle donne stesse con la consapevolezza  che dietro di loro non hanno il vuoto ma un lungo cammino di emancipazione e di lavoro in favore  di un mondo  sempre più vivibile  e riconoscibile  attraverso  i loro occhi  siano applicati  al microscopio , al telescopio o al suo canto visionario attraverso la poesia  .

(1) Marie Sklodowska-Curie (1903 per la fisica e 1911 per la chimica)
Irène Curie-Joliot (1935 per la chimica)
Gerty Radnitz-Cori (1947 per la medicina)
Maria Goeppert-Mayer (1963 per la fisica)
Dorothy Crowfoot-Hodgkin (1964 chimica)
Rosalyn Sussman-Yalow (1977 per la medicina)
Barbara Mc Clintock
(1983 per la medicina)
Rita Levi-Montalcini
(1986 per la medicina)
Gertrude Elion (1988 per la medicina)
Christiane Nüsslein-Volhard (1995 per la medicina)
Linda Buck
(2004 per la medicina)
Francoise Barrè-Sinoussi
(2008 per la medicina)
Elizabeth Blackburn
(2009 per la medicina)
C
arol Greider (2009 per la medicina)
Ada Yonath
(2009 per la chimica)
Elinor Awan-Ostrom
(2009, economia)
May Britt-Moser 
(2014, medicina)
Yuoyou Tu
(2015 medicina)
Frances Hamilton-Arnold (2018, chimica)
Donna Strickland (2018, fisica)
Esther Duflo (2019, economia)

(2) è autrice di 12 raccolte di poesie, oltre che di alcuni saggi. Nata a New York, cresciuta a Long Island, Glück ha frequentato la Columbia University. Oltre a scrivere Glück ha anche insegnato in diverse università americane, e ora è professoressa associata di Letteratura inglese a Yale.

Tra i temi delle poesie di Glück, che sono ritenute appartenere prevalentemente a uno stile autobiografico, troviamo solitudine, l’infanzia, le relazioni familiari, il divorzio e la morte. L’opera di Glück è conosciuta per la sua sensibilità e per la sua precisione tecnica, ma anche per il suo uso di un linguaggio diretto e per aver inserito nella sua opera alcune rielaborazioni dei miti greci e romani. La semplicità che caratterizza le poesie di Glück e i temi universali da lei trattati rendono i suoi lavori apprezzabili da un pubblico ampio. Le sue poesie inoltre sono spesso definite cupe, per il ricorrere di sentimenti come il rifiuto, la delusione, la perdita e l’isolamento.

Di Glück nel 2019 è stata pubblicata in Italia Averno (2006), da Edizioni Libreria Dante & Descartes, con la traduzione di Massimo Bacigalupo e con la postfazione di José Vicente Quirante Vives. In Averno, il cui titolo si riferisce al cratere ritenuto dai romani la porta degli inferi, Glück partendo dal mito di Persefone riflette sul legame tra madre e figlia e sulla paura dell’invecchiamento. Altre sue poesie sono state tradotte in italiano nelle raccolte Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006, curata da Elisa Biagini) e West of your cities (minimum fax, 2003, curata da Mark Strand e tradotta da Damiano Abeni). Tra i suoi lavori più apprezzati troviamo The Triumph of Achilles (1985), un insieme di poemi scritti dopo la perdita della sua casa in Vermont a causa di un incendio e Ararat (1990), composto in seguito alla morte del padre di Glück, definito dal New York Times “il libro di poesia americana più crudele e pieno di dolore degli ultimi 25 anni”.

Meadowlands (1996) è particolarmente legata alla mitologia. Protagonisti sono Ulisse e Penelope, in quella che è stata definita una riflessione più ampia sul matrimonio e sulla natura dell’amore. Con la raccolta successiva, Vita Nova (1999), Glück è stata insignita del Premio Bollingen assegnato dall’università di Yale. Il titolo si ispira all’opera di Dante e le poesie che ne fanno parte si soffermano su ciò che rimane di un matrimonio dopo la sua fine.

Glück è anche autrice di saggi: nel 1994 ha pubblicato Proofs & Theories: Essays on Poetry con il quale ha vinto il PEN/Martha Albrand Award for First Nonfiction, e nel 2017 una raccolta dal titolo American Originality.

(3) Louise Glück is not only engaged by the errancies and shifting conditions of life, she is also a poet of radical change and rebirth, where the leap forward is made from a deep sense of loss. In one of her most lauded collections, The Wild Iris (1992), for which she was awarded the Pulitzer Prize, she describes the miraculous return of life after winter in the poem ”Snowdrops”:

I did not expect to survive,
earth suppressing me. I didn’t expect
to waken again, to feel
in damp earth my body
able to respond again, remembering
after so long how to open again
in the cold light
of earliest spring –

afraid, yes, but among you again
crying yes risk joy

in the raw wind of the new world.

(4) Cosmologo di fama internazionale, Penrose è nato nel 1932 in Gran Bretagna, a Colchester, e nel 1957 si era laureato nell’Università di Cambridge. Ha insegnato a lungo nell’Università di Oxford.

Reinhard Genzel è nato nel1952 in Germania, a Bad Homburg vor der Höhe. Si è laureato nel 1978 nell’Università tedesca di Bonn e in seguito ha diretto l’Istituto Max Planck per la Fisica Extraterrestre. In seguito si è trasferito negli Stati Uniti per insegnare nell’Università della California aBerkeley.

La più giovane dei premiati, Andrea Ghez, è nata nel1965 negli Stati Uniti, a New York, e nel 1992 si è lureata presso il California Institute of Technology (Caltech). Attualmente insegna nell’Università della California a Los Angeles.

(5) http://www.universitadelledonne.it/da_teano.html

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