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“LA SCUOLA COME LA VORREI. LA VOCE DEI BAMBINI NEL SILENZIO”

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Redazione- Questo è il titolo del mio primo libro. Le voci dei bambini che rompono il silenzio, un silenzio allenamento al vuoto fertile o talvolta minaccioso nel produrre tristi ombre

Sono fondamentalmente gli alunni a raccontare “la Scuola come la vorrei”, un non luogo dove la maestra è la direttrice di montessoriana memoria che, in cabina di regia, osserva, impara ad ascolta i suoi alunni e si esercita in una palestra di umanità, in cui nessuna metodologia può compensare un’assenza di presenza.

Il testo ci aiuta a comprendere il mondo dei bambini partendo da loro., da quello che provano, pensano, desiderano.

Ritengo che la Scuola sia il “Tempio dell’Educazione, il luogo, dove il bambino impara a confrontarsi con i suoi pari e con gli adulti, anche se purtroppo gli Insegnanti non sempre riescono ad essere coerenti con quello che insegnano e professano. In merito a tale incongruenza bisogna fare ancora molto per la formazione dei docenti, in particolare sul versante relazionale e ancora prima rispetto alla conoscenza, consapevolezza dei propri vissuti come persone e di conseguenza come professionisti dell’educazione; perché è proprio di educazione che si tratta quando si parla di insegnamento.

La scuola dev’essere un ambiente educativo prioritario se non vuole compromettere anche la propria funzione istruttiva. L’attività didattica non può essere schiacciata sulla dimensione meramente cognitiva in opposizione alla funzione valoriale e affettiva dell’educazione.
Senza un clima sereno in classe e senza l’osservazione prima e la conoscenza poi del bambino e del suo mondo, non si può veicolare l’insegnamento e l’alunno fa fatica ad apprendere laddove non c’è una buona alleanza educativa. L’affettività è la carica, l’energia, il motore che rende attivo ed efficace l’apprendimento.

Quanto appena detto contrasta con la richiesta delle famiglie che invece oggi puntano verso la formazione di un individuo che sappia distinguersi nella società, non tanto per la sua educazione civica, la dignità e l’educazione, ma soprattutto perché possa arrivare primo e avere successo, anche a discapito degli altri.

Spesso, la scuola si piega a questa richiesta, purtroppo, concentrandosi anch’essa sul raggiungimento di un risultato evidente nel breve periodo, invece di dare tempo al bambino di esprimersi e venir fuori nei suoi tempi.

Tanti adulti, anche con cariche pubbliche importanti, non rispettano le regole né sanno comunicare in modo rispettoso nei confronti dell’altro, eppure sono stati bambini anche loro. In questo modo la scuola, che si definisce agenzia educativa, ha abdicato al suo compito.

Concedere ai ragazzi di esprimersi come credono e possono o permettersi una replica, rovescia il ruolo cui si sente costretto chi insegna: piuttosto che limitarsi a sorvegliare e giudicare, concede e si concede spazio e tempo per ascoltare il dolore e il disagio di un alunno. La necessità di terminare i programmi ministeriali ruba spazio alla riflessione e all’apprendimento.

Insegnare significa insegnare a qualcuno a divenire un soggetto.

Flavia Trabalzini, nata a Roma nel 1970, nel 2004 si è trasferita a Civitanova Marche dove attualmente vive. Diplomata in Educatore di Comunità, presso la Facoltà di Pedagogia, ex Magistero di Roma.Laureata in Scienze dell’Educazione, Vecchio Ordinamento (già Pedagogia), presso la Facoltà di Scienze della Formazione, Uni Tre, Roma. Specializzata in Pedagogia Giuridica e in Gestalt-Counselling.Ha lavorato per anni nella formazione e supervisione del personale degli Asili Nido Comunali e privati del Comune di Roma e di Porto Potenza Picena (MC); come formatore e supervisore degli operatori (AEC) per l’integrazione scolastica degli alunni disabili nel Comune di Roma.Attualmente docente comandata presso l’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche e Docente Distaccata presso l’Università di Macerata presso il Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria, come Coordinatrice del tirocinio indiretto. Consulente nelle relazioni d’aiuto alla famiglia e formatrice.

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