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LA RIVOLUZIONE RUSSA (2° PARTE)

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Redazione- Nel 1917 la Russia era un Paese molto arretrato e sull’orlo del collasso. Governata per secoli da dinastie di zar, aveva subito il potere pressoché assoluto dei sovrani russi e, agli inizi del 1900, era una monarchia dagli aspetti medievali, con sistemi amministrativi e giudiziari antichi e superati, con pochissime industrie, con un Parlamento (chiamato Duma) privo di effettivi poteri, con una popolazione numerosa, povera ed esclusivamente legata all’attività agricola.

Per la prima volta fecero la loro comparsa i SOVIET, organismi rappresentativi dei lavoratori, sorti in modo spontaneo a Pietroburgo e poi in altre città. A Pietroburgo venne creato il primo soviet* dei lavoratori.

Quello che il governo non poté concedere, lo fece a suo modo la polizia politica. Nel 1898 Sergej Zubatov, un dirigente dell‘Ochrana di Mosca, suggerì ai propri superiori la creazione di organizzazioni legali dei lavoratori poste sotto la sorveglianza della polizia. «Se le modeste necessità e richieste degli operai sono sfruttate dai rivoluzionari per scopi profondamente antigovernativi», fu il caso che le autorità «tolgano dalle loro mani quest’arma», assumendosi direttamente il compito di organizzare e gestire le associazioni operaie.

Nell’agosto del 1900 Zubatov espose tali idee al capo della polizia di Mosca Dmitrij Trepov, che informò il governatore, il granduca Sergej Aleksandrovic. Il piano di Zubatov fu accettato e divenne operativo nel maggio del 1901 con la creazione della Società di mutuo soccorso degli operai dell’industria meccanica, il cui statuto fu approvato dal ministero degli Interni il 14 febbraio 1902. Tra i compiti segreti della Società vi fu il reclutamento in ogni fabbrica di operai leali alle autorità ma che godevano della fiducia dei lavoratori e con un passato possibilmente rivoluzionario. Costoro poi costituirono un comitato con il compito di raccogliere e rappresentare le istanze degli operai di fronte alla direzione dell’impresa.

L’avventura delle Società di Zubatov ebbe fine nel settembre del 1903, quando esse furono sciolte d’autorità.  Infatti accadde che, in luglio, il collaboratore di Zubatov a Odessa, il dottor Šaevič, guidò un grande sciopero che per un mese paralizzò la città, provocando proteste tra gli imprenditori e negli ambienti governativi. Zubatov e Šaevič furono esiliati dal ministro Pleve.

La decisione di Pleve, che pure aveva approvato il progetto di «socialismo poliziesco», fu determinata soprattutto dall’appoggio che Zubatov diede al ministro Vitte, favorevole ad alcune concessioni al movimento operaio.

Invece non fu sciolto il circolo operaio fondato a Pietroburgo nel settembre del 1903 dal pope Georgij Gapon. Anzi il Pope Gapon sviluppò l’iniziativa. In novembre, d’accordo col governatore Kleigel’s, trasmise al ministro Pleve lo Statuto dell’Assemblea degli operai russi di fabbrica e d’officina (elaborato da Gapon). Pleve lo approvò con qualche modifica il 28 febbraio 1904. Nello statuto non si accennava a diritti sindacali e politici, ma si prevedeva di utilizzare il tempo libero degli operai organizzando concerti, serate danzanti, conferenze, sale di lettura. Membri dell’Assemblea furono solo operai russi, di entrambi i sessi e di confessione cristiana. A capo dell’Assemblea vi fu un «consiglio di responsabili», e suo rappresentante fu lo stesso Pope Georgij Gapon.

Nel dicembre del 1904 la direzione delle officine Putilov licenziò quattro operai aderenti all’Assemblea, e il 3 gennaio 1905 il Pope Gapon ne chiese inutilmente la riassunzione. Il 9 gennaio si tenne in una sezione dell’Assemblea una riunione infuocata di operai della Putilov, che ricordarono al Pope come fosse giunto il momento di smentire con i fatti la fama secondo la quale l’organizzazione era soltanto una creatura dell’Ochrana, la polizia segreta. Iniziarono le contestazioni che condussero alla “domenica di sangue” del 22 gennaio 1905.

A causa delle precarie condizioni di vita in cui versavano, i cittadini di San Pietroburgo si recarono in massa davanti ai cancelli del Palazzo d’Inverno, dimora dello zar Nicola II, per reclamare un miglioramento delle condizioni lavorative, ma tutto venne represso nel sangue, sebbene i dimostranti inermi fossero capeggiati dal Pope Gapon e fra loro vi fossero intere famiglie con bambini.  Il massacro provocò scioperi e sommosse in tutto il paese, duramente repressi dal governo. Vi furono anche ammutinamenti nelle forze armate e insurrezioni a carattere nazionalistico in Polonia e in Finlandia.

L’indignazione popolare divampò in tutta la Russia. Operai, soldati e marinai si sollevarono spontaneamente.  Il moto di protesta assunse le dimensioni di un’autentica rivoluzione. Il 22 giugno 1905, dopo l’uccisione, per mano di un ufficiale, di un marinaio che si rifiutava di mangiare un rancio di carne in scatola piena di vermi, l’equipaggio della corazzata Potemkin si ammutinò e si impadronì della nave da guerra. I ribelli issarono la bandiera rossa nella baia di Sebastopoli, sul Mar Nero, e, fatto scalo a Odessa, puntarono verso la Romania, dove ottennero asilo politico.Nel 1905 il potere zarista crollò in modo progressivo. Si assistette a una grave crisi in seguito alla guerra contro il Giappone, a proteste e scioperi che si trasformano in un movimento di rivolta antizarista. Il 1° gennaio 1905 vi fu la capitolazione a PortArthur, vera disfatta della Russia nella guerra contro il Giappone. In quell’occasione Lenin ebbe a scrivere: “la potenza  militare russa a lungo considerata il più sicuro baluardo della reazione europea giace nella  polvere della Manciuria e in fondo al Pacifico”. E aggiunse: “La borghesia europea ha  ragione ad avere paura; il proletariato ha ragione a rallegrarsi (…) L’Asia progressista ha inferto un colpo all’Europa arretrata e reazionaria, un colpo del quale non può riaversi. (…)  E’ il prologo della capitolazione dello zarismo …” .La guerra si concluse il 23 agosto 1905 nel New Hampshire, grazie alla mediazione del presidente americano Theodore Roosevelt. Dinanzi a tale scenario il potere zarista ebbe poco tempo per sopravvivere. La grave crisi in seguito  alla guerra contro il Giappone, le proteste e gli scioperi che si trasformarono in un movimento di rivolta antizarista, la comparsa dei Soviet, organismi rappresentativi dei lavoratori, sorti in modo spontaneo a Pietroburgo e poi in altre città, determinarono che al 17 ottobre (data russa corrispondente al 30 ottobre del nostro calendario gregoriano) lo Zar sottoscrisse un Manifesto con cui si impegnò solennemente a concedere le fondamentali libertà politiche come la Duma, la piena amnistia, le libertà civili. In effetti lo zar Nicola II istituì il Parlamento, la Duma, che però non ebbe mai un ruolo effettivo. Fu subito sciolta per riconvocarla nel 1907.

(continua …)                                                

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