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“SE LA PROF. DIALOGA, ALLORA VUOL DIRE CHE NON E’ LA FINE DEL MONDO”-PROF.SSA FRANCA BERARDI

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Redazione- La situazione attuale presuppone più di altre il confronto tra un prima e un dopo e soprattutto un dover necessariamente fare i conti con una situazione nuova già da subito alle porte.”Più di altre” perché il cambiamento estremo è avvenuto in tempi troppo stretti e inimmaginabili. Tutti i settori della vita sono stati coinvolti: la sanità, la politica, l’economia, il lavoro, la cultura, gli affetti…Molti di quelli che soltanto due mesi fa erano dei riferimenti importanti non ci sono più. In primo luogo sono venute meno le nostre radici, gli anziani! Il Covid si è portato via una gran parte della nostra memoria storica, proprio quegli occhi che avevano visto il dramma della guerra e quelle mani che avevano faticosamente ricostruito nel dopoguerra, e non solo in senso metaforico.È venuta meno la serenità di poter fare qualsiasi cosa: quasi tutto oramai è vietato oppure complicato, dalla libera circolazione all’attività lavorativa.Alcune professioni e relativi momenti di svago per un po’ potranno vivere solo di ricordi: penso agli attori, ai concerti di un cantante o ad un’orchestra...impossibilitati anche solo a fare le prove perché è venuto meno un ingrediente indispensabile : il contatto!
Tutto questo enfatizza un timore già esistente e dal carattere universale, la PAURA VERSO L’ ALTRO, e genera un vuoto difficile da colmare ben farcito di grande ansia: quella di contrarre un virus che per i più deboli potrebbe essere letale! L’angoscia nasce dal fatto che è impossibile sapere dove e da chi si contrae, perché il coronavirus è un nemico che prima di manifestarsi eclatantemente si muove rapido e nascosto.
Così la casa diventa la trincea ideale per chi può rimanervi, le precauzioni per sé e per i propri cari, anche nei piccoli gesti quotidiani, vanno sopra ogni limite sperando che bastino a sconfiggere il pericolo senza volto, nell’ attesa di potersi rimpossessare presto della propria libertà.E poi segue la frenesia, a tratti isterica, che porta ad attendere, trepidanti, la “pronta riapertura” delle attività, con i problemi connessi, come il non sapere dove lasciare i figli.
Ed ecco ancora una volta un classico: la MANCANZA che rende indispensabile ciò che non c’è più, perfino la scuola! Quella che fino a soli due mesi fa era così criticata e non andava mai bene, oggi diventa preziosa. E’ chiaro che in pochi, pochissimi, avvertono questo vuoto a livello socio-affettivo-culturale. La preoccupazione fondamentale è soprattutto legata al fatto pratico.Però ho sentito molto poco parlare veramente dei giovanissimi. Si pensa sempre che da piccoli non si possano avvertire gli stessi disagi degli adulti, anche in un momento come questo. Del resto la loro vita dipende in gran parte dai grandi, sotto tutti i punti di vista. Ma in realtà proprio i bambini , i ragazzini, sono quelli che, seppur con tanta dignità, ne soffrono di più. Sono quelli che, assai sensibili e in formazione, potranno subire segni più marcati per tutto ciò che sta accadendo, ferite che sicuramente si cicatrizzeranno ma rimarranno indelebili. La socializzazione e la vita empatica è stata sostituita da una parola d’ordine: DISTANZA! Essa si concretizza nella situazione nuova completamente diversa da quella convenzionale, situazione nella quale i ragazzi si sono ritrovati dall’oggi al domani e della durata di un numero di giorni, settimane, mesi indefinito.
In maniera repentina le giornate non sono più scandite dal “suono della campanella”. Dopo la prima settimana di euforia, gli alunni si sono ritrovati catapultati in un mondo dallo spazio limitato e senza tempo: la mattina equivale al pomeriggio, i giorni feriali sono identici alle domeniche. Non esistono più contesti, il pigiama è diventato l’outfit ideale per spostarsi dalla camera da letto alla cucina.Distanti dai ragazzi sono anche tutte quelle attività che fino a qualche settimana fa creavano situazioni di relax, diversivi, momenti per scaricare le tensioni tipiche dell’adolescenza. Dall’oggi al domani, in modo incomprensibile, la loro vita è cambiata perché non hanno potuto e non possono più vedere i compagni, abbracciare le maestre, frequentare lezioni scolastiche, praticare sport o uscire con gli amici. Gli strumenti digitali, poche settimane fa non concessi o concessi dalle famiglie a tempo determinato, oggi hanno preso il sopravvento per collegarsi istituzionalmente con compagni e docenti, fare lezione di musica, salutare amici o incontrare i nonni…cose che paradossalmente creano nei giovani ancora più angoscia e smarrimento.
In questo neoperiodo “no contact”, dunque, quello che manca maggiormente ai ragazzi è un riscontro che nasce dall’abitudine quotidiana che avevano: il confronto con i compagni (di scuola , dello sport, di attività varie) e con gli adulti (docenti, genitori, istruttori, mister,…).
Fondamentale per i giovani, dunque, è stato ricominciare a ricevere in qualche modo il FEEDBACK, cioè la riposta, il giudizio, l’interpretazione di quanto detto o fatto che vadano ad influenzare il comportamento futuro, indicando loro la strada da percorrere.L’anello tra la DISTANZA e il FEEDBACK è costituito, appunto, dalle RELAZIONI! Le stesse si sono intensificate in ambito scolastico ormai da diversi anni e vengono suggellate da un vero e proprio Patto di CORRESPONSABILITA’. Ciò ha garantito, nella stragrande maggioranza dei casi, una comunicazione diretta e continua tra alunni, genitori ed Istituzione , creando una situazione ideale nella quale l’alunno può crescere serenamente. Nel momento attuale non è possibile garantire tutto questo secondo la modalità consueta! Ecco perchè è necessario prendere atto della nuova realtà e cambiare il modo di comunicare, senza perdere quel filo esclusivo ed impalpabile che lega il docente appassionato ai suoi alunni. Ecco perché sono fondamentali le videoconferenze, anche solo per recuperare quell’energia fatta di ricordi ed esperienze, inspiegabile a parole; anche solo per salutarsi e confrontarsi, cercando di riuscire a trasmettere, nonostante il filtro del monitor, la cattiva connessione e il distanziamento, l’importanza della capacità di abituarsi ai cambiamenti che la vita immancabilmente offre. Ora più che mai la teoria alla base dell’evoluzione della specie darwiniana diventa l’unica strategia che porta a ritrovare un posto all’interno di un mondo diverso: vive solo chi si adatta…tra l’altro primo indicatore dell’intelligenza. E tutti i ragazzi hanno la propria intelligenza.
Concludo con un pensiero di una mia giovanissima alunna, a dimostrazione di quanto gli insegnanti siano indispensabili e terapeutici per i loro studenti e…viceversa. Il pensiero è venuto fuori dalla sua mente non appena sono arrivati i primi files con la mia voce che spiegava: “Se la Prof. dialoga, allora vuol dire che non è la fine del Mondo”.

Grazie Michela!

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