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LA GIORNATA DELLA MEMORIA: IL CAMPO DI INTERNAMENTO DI ISOLA DEL GRAN SASSO PER ANTIFASCISTI, EBREI, CINESI

0 5.303

Redazione- Per la Giornata della memoria la redazione di Anankenews ha espresso la sua vicinanza a quanti in tutti i tempi ed in ogni luogo hanno sofferto e sono morti  a causa della barbarie nazifascista, dell’odio  contro gli ebrei ,antifascisti, zingari rom e sinti, omosessuali , diversi, malati , tutti vittime della “banalità del male”.

Ma un giorno non basta per parlare  di quello che è accaduto e di quello che potrebbe accadere se dovessimo dimenticare le storie di uomini e donne  che hanno fatto quella Storia di dolore e di morte .

Per questo Anankenews continua  il racconto con alcune riflessioni  e contributi  che  di volta in volta    compariranno su queste pagine  anche con  temi, forse apparentemente lontani ma  sicuramente indicativi di quel processo  che un giorno portò a quelle efferatezze  che si sono poi riproposte ( anche se in microscala) e che potrebbero ancora  tornare a macchiare  il senso di umanità della nostra civiltà .

Scrive Walter Cavalieri sul suo profilo fb : “La Giornata della Memoria serve a ricordare i milioni di vittime innocenti dell’Olocausto, ma anche a non dimenticare i colpevoli della loro morte: dai carnefici nazisti fino a quegli italiani che adottarono le vergognose leggi razziali e che collaborarono attivamente alle deportazioni.

So che, come in un copione già scritto, qualcuno adesso ripeterà: ” … e allora le foibe, e allora i gulag, e allora Hiroshima, Dresda, la Palestina o il genocidio degli indios?…” volendo ignorare che in tutta la storia umana l’Olocausto fu un crimine unico nel suo genere: l’unico meticoloso progetto di sterminio di massa deciso a tavolino, pianificato e realizzato con modalità di tipo industriale.

Ebbene, cercare di bilanciare, relativizzare, minimizzare o addirittura negare l’immane, incomparabile crimine dell’Olocausto non è libertà di opinione, ma solo espressione di abissale ignoranza se non di nostalgie ideologiche incompatibili con la nostra democrazia.”

E proprio  contro il tentativo di minimizzare  vogliamo raccontare questa storia che interessa l’Abruzzo  e  i suoi campi di internamento  ,primo passo dopo le leggi razziali, per  il compimento di quell’olocausto che  rubò la vita a milioni di persone  : ebrei, zingari rom e sinti, gemelli, omosessuali e transessuali ,slavi e prigionieri politici sovietici,Testimoni di Geova,Pentecostali , Comunisti, socialisti, sindacalisti,disabili e malati di mente , mulatti .

Come nascono i lager ? Risponde Primo Levi :” Facendo finta di niente.”  Ed è tutto dire !

Il campo di internamento di  Isola del Gran Sasso in provincia di Teramo, è uno dei numerosi campi di internamento istituiti dal governo fascista in seguito all’entrata dell’Italia nella  seconda guerra mondiale, per rinchiudervi stranieri e oppositori antifascisti. Fu operante dal giugno 1940 al giugno  1944, con una capienza massima di circa 150 persone. Vi furono internati ebrei (in prevalenza tedeschi) e cinesi.

Un capitolo che merita di essere ricordato non solo per la vicenda in sé è quella dei 116 cinesi internati proprio nel campo di Isola del Gran Sasso ,ma  anche perché alcuni di loro, con l’armistizio dell’8 settembre 1943, aiutarono gli Alleati contro il nazi-fascismo. Tra questi padre Antonio Tchang, un francescano giunto da Assisi per sostenere moralmente e spiritualmente i propri connazionali.

Unica loro colpa era di essere cittadini cinesi e trovarsi in Italia durante il secondo conflitto mondiale.

Negli ultimi dieci anni, Daniele Brigadoi Cologna, ricercatore e docente di lingua e cultura cinese, ha svolto delle ricerche sulle origini dell’immigrazione cinese in Italia. In un incontro, a suo tempo,   ha presentato i risultati della sua ricerca  pubblicati sul libro Aspettando la fine della guerra. Lettere dei prigionieri cinesi nei campi di concentramento fascisti.
Attraverso  ricerche sul campo e d’archivio in Italia e in Cina, il volume ricostruisce la vicenda storica dello sviluppo della migrazione dal Zhejiang in Europa e in Italia. Grande rilievo nello studio ha la vicenda dell’internamento di due terzi della comunità cinese d’Italia nei campi di concentramento fascisti durante la seconda guerra mondiale. Alcune  centinaia di persone che vivevano in Italia da anni . “Oggi , a parte le migrazioni recenti, buona parte delle comunità cinesi esistenti , quelle  storiche per così dire, sono composte dalle famiglie  di quei cinesi allora  internati . Nella scelta di scritti degli internati presentata nel volume riaffiorano testimonianze inedite di un’esperienza traumatica e disorientante, che la stessa storiografia cinese della diaspora ha in larga misura rimosso.”

Il Regno d’Italia aveva sottoscritto a Berlino il 27 settembre 1940 il patto tripartito o trattato tripartito (detto anche “Asse Roma-Berlino-Tokyo”) con il Terzo Reich tedesco e l’Impero giapponese. In Italia prese il nome di  “Roberto”, acronimo di Roma-Berlino-Tokyo. Ufficiosamente, secondo il trattato, queste tre potenze si legittimavano il diritto di potenza “guida”, ciascuna in una propria area: L’Europa per la Germania, il Mediterraneo per l’Italia, l’Estremo Oriente per il Giappone. Giappone che era in guerra con la Cina ormai dal 1937 e precisamente dal 7 luglio quando l’Impero del Sol Levante invase il suo immenso vicino. Una delle conseguenze del Patto Tripartito fu anche l’arresto e l’internamento dei cittadini cinesi sopra citati. Essi rimarranno internati a Isola del Gran Sasso, in Abruzzo, presso il Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, retto dai Padri Passionisti fino al giorno dell’armistizio.   ( 1 )

Scrive Vincenzo Grienti  a proposito delle vicende di quei cinesi : “La storia inizia con l’arrivo in Italia di alcuni piccoli imprenditori cinesi negli anni ’30. Come Yang Lie Ching, un commerciante giunto a Milano nel giugno del 1939 con un lasciapassare rilasciato dall’ambasciata cinese. O come Chu Chai, cittadino cinese trasferitosi a Bergamo, di professione venditore ambulante. Sono solo due dei 116 cinesi che, proprio per la loro nazionalità, dopo lo scoppio del conflitto furono internati dal regime fascista a Isola del Gran Sasso, in Abruzzo, presso il Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, retto dai Padri Passionisti. L’unica loro colpa: quella di avere passaporto cinese e trovarsi nell’Italia fascista, alleata del Giappone con l’Asse Roma-Berlino-Tokyo e di conseguenza anche lei nemica di quella Cina con cui l’impero del Sol Levante era in guerra dal 1937.
I cinesi internati a Isola del Gran Sasso lavorarono sotto stretta sorveglianza e dormivano nel «camerone che doveva servire di alloggio agli internati politici», come si legge nei documenti d’archivio presenti presso la biblioteca del Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, custoditi con cura dai Padri Passionisti.” (…)

“Dopo la firma dell’armistizio l’8 settembre 1943, i prigionieri inglesi evasi dai campi di concentramento italiani si diressero verso la linea del fronte nella bassa Italia. Molti di loro furono ospitati nel Santuario e aiutati dai cinesi», spiega il professore Enzo Orlanducci, presidente dell’ANRP, l’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro Familiari.
Tra i cinesi anche padre Antonio Chang Tchang, un frate francescano, cappellano del campo di concentramento di Isola, che dal 1941 sosteneva moralmente e spiritualmente i suoi connazionali. La sua attività pastorale non venne meno neanche in quelle circostanze. Basti pensare che quaranta di essi ricevettero i sacramenti il 4 agosto del 1941. In quella occasione fu il nunzio apostolico Francesco Borgoncini Duca a presiedere la prima comunione e la cresima, come riportato in prima pagina dall’Osservatore Romano del 4-5 agosto 1941.”

“Ma padre Tchang aiutò soprattutto i suoi connazionali sotto il profilo umano. La stessa umanità che non lo fece esitare nell’aiutare i prigionieri britannici che cercavano di raggiungere la linea del fronte mentre i tedeschi lasciavano le loro posizioni con l’avanzata degli Alleati. Per questa sua attività, il 27 novembre 1943 padre Tchang cadde in una trappola allestita dai tedeschi, che si spacciarono per prigionieri inglesi. «Dichiaratolo in arresto, i tedeschi perquisirono la camera di padre Antonio Thcang e qui trovarono, oltre a un apparecchio radio ricevente e una macchina fotografica, anche una rivoltella», come si legge nei documenti d’archivio custoditi presso il Santuario.
Il religioso fu arrestato e condannato alla fucilazione. Inutili i tentativi di salvarlo da parte della diplomazia della Santa Sede, come si può leggere nelle corrispondenze tra l’allora nunzio apostolico in Italia, monsignor Francesco Borgoncini Duca, e il ministro generale dell’ordine dei frati minori conventuali padre Beda Maria Hess. Anche monsignor Giovan Battista Montini, futuro Paolo VI, allora sostituto alla Segreteria di Stato, fu messo a conoscenza della vicenda ma senza riuscire a risolvere la drammatica situazione.
Tuttavia, proprio quando stava per essere sottoposto alla condanna capitale, un bombardamento alleato lo fece scampare a morte sicura. Un vero e proprio miracolo, che padre Tchang attribuì sempre a San Gabriele. “(2 )

Il libro che racconta la storia dei 116 cinesi internati nel campo di Isola del Gran sasso  pubblicato da Archinto Centosedici cinesi, circa di Thomas Heams-Ogus  viene definito dai recensori “ uno strano libro “  e nella stessa  recensione  si legge : “ L’ha scritto, con un linguaggio lieve, ricco di monologhi, in uno stile più astratto che realistico, un giovane biologo francese: racconta una vicenda sconosciuta o quasi della Seconda guerra mondiale, ma è anche una narrazione sulla condizione umana, sulla natura, sulla violenza. Se la storia, secondo la definizione di Marc Bloch è «scienza degli uomini nel tempo» questa piccola vicenda dei centosedici cinesi fatta rivivere dal giovane scrittore è certamente un contributo che serve a capire anche la grande storia.  Allo scoppiare della guerra un gruppo di cinesi, in gran parte della provincia di Zhejiang, che vivevano in Italia, ambulanti, piccoli commercianti di tessuti, venditori di articoli di pelle, furono inviati al confino. La Cina era in guerra con il Giappone alleato dell’Italia e della Germania – il patto tripartito – e i cinesi, cittadini di uno Stato nemico, furono internati in Abruzzo, prima a Tossicia, poi a Isola del Gran Sasso d’Italia, a una trentina di chilometri da Teramo.Thomas Heams-Ogus, che ha scoperto l’odissea dei cinesi nella nota di un libro e se ne è appassionato, documenta come può i fatti, ha visto i luoghi, ha raccolto testimonianze, ma il suo non è un libro-inchiesta e neppure un romanzo. Gli interessa forse di più ricostruire i comportamenti dei singoli, gli umori del gruppo, gli stati d’animo di quella singolare comunità. A Tossicia, un paese al limitare della foresta alle pendici del Gran Sasso, i cinesi vivono in due edifici gelidi e malsani: «Tossicia – scrive l’autore del libro – era la porta attraverso cui entravano nell’ombra, il posto dove veniva lasciata ogni speranza, il punto esatto della resa»…(…) . I cinesi dormono in un camerone, possono andare in paese, fanno piccoli mestieri, l’imbianchino, il taglialegna, benvoluti dagli abitanti. Pochi anche qui i fatti. L’ombra poetica di una donna, un cinese che riesce a far musica con delle lamelle di metallo, suoni struggenti, l’attesa sempre più ansiosa in quella prigione senza sbarre. Non mancano i conflitti e i rancori. Sul frate delle conversioni esplode a un certo momento la rabbia, viene aggredito, 12 cinesi finiscono in prigione. “

Ci furono in Italia secondo le ricerche   del  sito  Campi fascisti  che  costituisce un  centro di documentazione on line  sull‘internamento e la prigionia come pratiche di repressione messe in atto dallo Stato italiano nel periodo che va dalla presa del potere da parte di Benito Mussolini (1922) fino alla fine della seconda guerra mondiale (1945) (3  )  Campi di concentramento,Campi di lavoro coatto.Campi di transito,Località di confino,Località di internamento, Località di soggiorno obbligatorio. Carceri :Carceri militari,Colonie penali. Istituti di rieducazione per minorenni. Campi provinciali RSI (Repubblica sociale italiana),Campi per prigionieri di guerra P.G,Campi P.G. Distaccamenti di lavoro

L’8 giugno 1925, con l’approvazione del piano di mobilitazione generale, da adottarsi in Italia in caso di guerra, vennero introdotte le prime disposizioni di carattere interno per regolare l’applicazione dell’internamento.

Ma fu tra il 1930 e il 1940 che si definì una normativa precisa sull’argomento. Nel 1930 il ministero della guerra iniziò il lavoro preparatorio dei provvedimenti da adottarsi nei confronti di italiani e stranieri ritenuti pericolosi nelle contingenze belliche.

Il 6 marzo 1932, con nota n. 442/2401, venne emanata, da parte del ministero dell’Interno, la circolare relativa ai “servizi straordinari di vigilanza e prevenzione”; questa rimase il punto di riferimento per tutte le misure di vigilanza che sarebbero state adottate negli anni successivi e durante la guerra. Nell’ottobre del 1935, furono definiti i provvedimenti circa l’internamento. Venne istituito lo “Schedario M”, che comprendeva: schede di colore diverso per gli italiani e gli stranieri, la scheda personale, la cartella personale, la cartella biografica, il fascicolo personale e una rubrica alfabetica degli agenti italiani o stranieri accertati, sospetti o presunti di spionaggio. In ogni prefettura era attivato il servizio schedario con i nomi delle persone da arrestare in caso di guerra e le questure avevano il compito di aggiornarli e di tenere sotto controllo tutte le categorie di persone “sospette in linea politica”. Il coordinamento del servizio schedario veniva gestito dal Ministero dell’Interno e faceva capo al Casellario politico centrale. (4)

L’associazione “Terre di mezzo” che  pubblica le sue ricerche anche su una pagina on line,  ha ritrovato gli elenchi originali dei 167 cinesi che negli anni 40 il Duce confinò nella regione e ha incontrato alcuni dei loro discendenti. Sono i primi italiani di seconda generazione. L’inchiesta sul n. 46 del suo  street magazine (5)

E proprio “Terre di mezzo”, in riferimento alla vicenda di quei 116 cinesi  internati ad Isola del Gran Sasso  riferisce : “ I campi d’internamento abruzzesi erano abitazioni private o ostelli per pellegrini, marchiate fuori da un’immagine stilizzata del Duce. Gli internati erano liberi di muoversi, a patto che relazionassero tutto al podestà, responsabile dei campi. È nella piazza di Isola del Gran Sasso che Ching Ting Shen, uno dei 116 trasferiti nel paesello da Tossicia il 16 maggio 1942, ha conosciuto la sua futura sposa Domenica Benvenuto. Qualche traccia della sopravvissuta in alcuni documenti sepolti negli archivi dei due paesi abruzzesi. Come la conversione al cattolicesimo, insieme ad altri 40 compagni di campo, sotto la guida spirituale di padre Antonio Tchang, prete mandato in Abruzzo direttamente dalla Santa Sede. Questa storia ha un finale a lieto fine, nonostante tutto. Terre di mezzo ha potuto conoscere alcuni discendenti degli immigrati: “Non ho mai avuto problemi d’integrazione – racconta Luigi Ching Ting, uno dei tre figli di Ching Ting Shen – certo, i coetanei mi guardavano con curiosità e volevano sapere delle mie origini”.”

Sugli avvenimenti di quegli anni e delle vicende di quei  campi di internamento  , compreso le storie dei 119 cinesi, l’anno scorso  a Casoli fu  realizzata una Mostra documentaria. Nello Avellani il 26 gennaio 2020 scriveva su New Town : “E’ stata inaugurata ieri, presso il Cinema-Teatro Comunale di Casoli (CH), la mostra storico-documentaria “I campi di concentramento fascisti in Abruzzo dal 1940 al 1943”.

“La mostra, organizzata dalla sezione ANPI di Casoli e curata da Giuseppe Lorentini, Kiara Fiorella Abad Bruzzo, Gianni Orecchioni e Nicola Palombaro, ha lo scopo di documentare e rendere fruibile a tutti i cittadini il sistema concentrazionario italiano durante la Seconda guerra mondiale e, nello specifico, negli anni 1940-1943.

Attraverso un percorso didattico di assoluto rigore scientifico e ricco di documenti storici, immagini e fotografie, sono stati installati 14 pannelli di grandi dimensioni che fanno emergere come l’Abruzzo sia stata la regione prescelta dal regime fascista per attuare il suo sistema concentrazionario. D’altra parte, è fatto noto che per i luoghi impervi, la scarsa concentrazione abitativa, la minore politicizzazione degli abitanti, la scarsità delle vie di comunicazione, la nostra rappresentava una delle regioni che, più di altre, aveva i requisiti richiesti dal Ministero dell’Interno per poter istituire campi di concentramento e località d’internamento.

In Abruzzo, nel corso della II guerra mondiale, saranno ben 15 i campi attivati e 59 le località d’internamento. “

E  leggendo le varie pagine web   che abbiamo consultato  ( ringraziamo  tutti gli autori  e i ricercatori  anche quelli che non abbiamo citati ) sappiamo anche che  per esempio c’era un campo nell’asilo infantile “Principessa di Piemonte” a Chieti, un altro per gli italiani “pericolosi” ad Istonio Marina (Vasto); c’era il campo di smistamento di Lama dei Peligni ed il campo femminile di Lanciano, il campo per i comunisti Jugoslavi a Tollo e quello nella città fortezza di Civitella del Tronto. E ancora, il campo di concentramento nella Badia Celestina di Corropoli, quello per i cinesi nella Basilica di S.Gabriele a Isola del Gran Sasso; altri erano stati attivati a Nereto, Notaresco, Tortoreto Stazione (Alba Adriatica) e Tortoreto Alto; i rom erano internati nel campo di Tossicia. E poi c’era il campo di Casoli che ha avuto due periodi distinti di internamento per via delle due categorie diverse di internati; abbiamo un primo periodo “ebreo” del campo, che va dal 9 luglio 1940, data di ingresso del primo nucleo di 51 ebrei stranieri provenienti dal carcere di Trieste, al 3 maggio 1942, data di ingresso del nucleo di internati politici, antifascisti, “ex jugoslavi” trasferiti dal campo di concentramento di Corropoli. Questa seconda fase dura fino al 2 febbraio 1944, data riportata su un documento in cui si attesta ancora la presenza di 18 internati slavi, a testimonianza del fatto che il campo continuò a funzionare, nonostante l’armistizio dell’8 settembre 1943.

Infatti Tra il 1940 e il 1944 sono passati per il campo di Casoli 218 internati in totale: 108 ebrei stranieri, per lo più austriaci, tedeschi, polacchi e ungheresi, e 110 “ex jugoslavi” per la maggior parte croati e sloveni, allogeni italiani.

A darne testimonianza è il sito di documentazione storica  “campocasoli.org,”dedicato al campo di Casoli, curato proprio da Giuseppe Lorentini che, dopo un lavoro di ricerca durato circa tre anni, ha acceso le luci su una storia ancora poco conosciuta anche agli stessi abitanti del luogo.

“Il progetto nasce con la volontà di mantenere viva la memoria e di rendere fruibili al grande pubblico del web storie, volti e nomi di un lungo elenco di persone internate; un certosino lavoro di ricostruzione attraverso la ricerca, l’analisi, la digitalizzazione e la pubblicazione di migliaia di documenti recuperati dall’archivio storico del comune di Casoli che, a differenza di altri archivi dello stesso genere disseminati in tutto il Paese, dopo la seconda guerra mondiale ha mantenuto pressoché integre le fonti originali.”

Su “Il Faro” si legge : “ L’archivio di Casoli rappresenta una fonte importantissima, utile a ricostruire – grazie alla notevole quantità e qualità delle informazioni fornite dai documenti – una sorta di modello di amministrazione di un campo di concentramento fascista per internati civili durante le contingenze belliche.

Gli studi sul tema dell’internamento civile fascista hanno fatto emergere il dato dell’esistenza di un sistema concentrazionario italiano durante il periodo bellico degli anni ’40-’43; tale sistema fu utilizzato dal regime, tra gli altri, come mezzo per attuare la propria politica di repressione del dissenso, di prevenzione per la Pubblica sicurezza e di persecuzione razziale. Gli ‘elementi pericolosi’ e gli ‘stranieri indesiderabili’ che, arbitrariamente e con procedure amministrative, furono perseguitati dallo Stato fascista, vennero internati in uno spazio di confino che il Ministero dell’Interno denominò ‘campo di concentramento’. Con tale designazione si identificava l’area circoscritta di segregazione costituita da strutture preesistenti, oppure costruite ex-novo, dove venivano ‘concentrate’ le differenti categorie di internati civili.

E’ chiaro che stiamo parlando di altro rispetto ai campi di concentramento nazisti, e va chiarito se è vero che una comparazione tra i due sistemi dal punto di vista della radicalità, della violenza, del terrore, e della mortalità, rischierebbe una scontata banalizzazione del caso italiano. “

Il campo di concentramento di Corropoli venne istituito nel monastero dei frati Celestini denominato Badia, a circa un chilometro dal paese in contrada Colli. Prima di essere attivato, poiché si trovava in uno stato di inabitabilità, subì vari lavori di ampliamento e adattamento, che si protrassero per quasi tutto il 1940; tanto che i primi internati vi vennero inviati, dal Ministero dell’Interno, solo all’inizio del 1941. Il 3 marzo 1941 il campo di Corropoli contava 18 internati; nel corso dei mesi successivi ci furono nuovi arrivi, e il campo, nell’agosto del 1941, raggiunse le 64 presenze. Questi primi internati erano in maggioranza irredentisti slavi e comunisti italiani che, in seguito alla condanna del Tribunale Speciale dello Stato, erano già stati confinati in precedenza. Tra gli internati civili italiani, erano presenti anche delle donne che, dopo pochi giorni passati nel campo, vennero trasferite. Nel febbraio 1942, un anonimo riferì alla Prefettura di Teramo, che gli internati di Corropoli godevano di troppa libertà. Dopo alcuni sopralluoghi della stessa Prefettura,  si giunse alla conclusione gli internati presenti a Corropoli essendo elementi prevalentemente sovversivi, dovevano essere tenuti a bada con “strumenti più efficaci”. Da quel momento si registrarono maltrattamenti e torture di vario genere, che mai nessuno è riuscito a documentare fino in fondo, considerato che i campi di concentramento abruzzesi non erano noti all’epoca e successivamente come quelli di Auschwitz o Belzec. Il campo di concentramento di Corropoli fu chiuso nel maggio del 1944 come la maggior parte dei restanti campi abruzzesi. (6)

Dunque  è’ chiaro che abbiamo parlato in questa riflessione di qualcosa d’altro rispetto ai campi di concentramento nazisti,ai cosiddetti lager . Ed è giusto dire  che una comparazione tra i due sistemi dal punto di vista della radicalità, della violenza, del terrore, e della mortalità, spesso non regge il giudizio. Ma lo abbiamo voluto fare proprio per evitare ogni banalizzazione. Perché tutto comincia dalla banalizzazione del male .

( 1 )  https://italianiinguerra.com/2018/09/10/la-strana-vicenda-dei-cinesi-internati-a-isola-del-gran-sasso/

( 2 ) http://www.storiain.net/storia/i-cinesi-internati-in-abruzzo-durante-la-seconda-guerra-mondiale/

( 3  )   https://campifascisti.it/pagina.php?id_pag=1

(4)Costantino Di Sante  http://www.associazioni.milano.it/aned/libri/di_sante.htm

(5)https://www.redattoresociale.it/article/notiziario/i_figli_dei_cinesi_deportati_da_mussolini_in_abruzzo_ecco_i_primi_g2_italiani#

(6) https://ilfaro24.it/labruzzo-attraverso-i-suoi-campi-di-concentramento/

 Le fonti di questa riflessione e i documenti citati sono tratti da scritti e ricerche  trovati nel web su pagine di singoli  autori, di associazioni, gruppi  e sulle riviste on line, alcuni dei quali abbiamo citato . Ringraziamo tutti per averci permesso di mettere assieme questa testimonianza che va anche ad onore proprio della loro  ricerca e del loro impegno. Della ricerca e dell’impegno  di quanti  non vogliono dimenticare e chiedono di non dimenticare .

Bibliografia essenziale

Carlo Spartaco Capogreco, I campi del duce. L’internamento civile nell’Italia fascista, 1940-1943 (Einaudi: Torino, 2004).

Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Mondadori, Milano 1977.

Philip Kwok, “I cinesi in Italia durante il Fascismo”, T. Marotta Editore, 1984; Phoenix Publishing, 2018.

  1. Di Eleonora, Isola del Gran Sasso e la Valle Siciliana, 8 settembre 1943-15 giugno 1944: documenti e testimonianze – Andromeda Editrice, 2003
  2. Heams-Ogus, Centosedici cinesi, circa – Archinto, 2011
  3. Bagnoli, Quando il regime fascista deportò i cinesi – http://www.china-files.com/page.php?id=38785

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