Ultime Notizie

LA CUCINA DEL DOTTOR FREUD

0 5.375

Redazione- Fame ed ingordigia ricorrono tanto quanto astinenza: il cibo, in questi mesi attraversati dalla pandemia, si è trasformato spesso in un bene rifugio, cuccia calda e sicura di sapori, odori, gusti.Non è però possibile sostituirlo a parole ed abbracci, anche se le parole, sottolinea Sigmund Freud per bocca di  James Hillman nel delizioso libretto La cucina del dottor Freud, vengono talvolta imposte o se ne può fare  uso impropriamente imperioso.

Tutti noi usavamo cucinare e mettevamo in mano ai pazienti, senza dar loro nemmeno una presina, ciò che ci sembrava troppo scottante da tenere, e chiamavamo transfert le obiezioni dei pazienti.

Un modo amabile, ironico, per non prendersi troppo sul serio e, magari, fare affermazioni impegnative condendole al contempo di benevola critica?Pubblicato negli anni Ottanta col titolo originario Freud’s own Cookbook, poi tradotto in italiano col titolo di La cucina del dottor Freud, questo libro deve a James Hillman e Charles Boer, psicoanalista il primo e traduttore nonché esperto di miti il secondo, un successo inaspettato.

La paziente ricerca degli autori è andata oltre lo specifico di un testo che miri ad offrirsi come un semplice, ma ricco, libro di cucina. Le ricette, una parte del materiale giacente nell’archivio di Sigmund Freud, ai cui curatori i due autori in premessa rivolgono debito ringraziamento, sollevano dubbi, fanno nascere riflessioni, poi composte in divertenti aneddoti e chiose. Diversi gli spunti e gli artifizi per   porgere ricordi, impressioni, immagini della vita e professione di un uomo ormai definito padre della psicoanalisi. Sono le stesse ricette frutto del paziente lavoro della figlia di Freud, Anna, custode fiera e mite del lascito paterno.Per Corrado Augias La cucina del dottor Freud, il libro che del medico moravo*, poi naturalizzato viennese, illustra la vita tramite le ricette, è davvero pregevole,  perché pilucca a tema su frammenti di  viaggi  ed anche  sedute analitiche.

Le parole, però, instradano ben oltre il mero menu d’epoca: i vari schnitzel, wurstel, gulash, sacher e strudel – ovvero i  simboli delle ricette mitteleuropee che si presentano nella  tradizione gastronomica austro-ungarica – sono insaporiti dal racconto impeccabile che ne sa fare il dottor Freud la cui seducente prosa  si conquistò nel 1930 il premio Goethe.In denaro diecimila marchi tedeschi, un riconoscimento elargito alle persone la cui attività creativa onorava la memoria di Goethe.

Abbinando l’arte culinaria all’ esercizio della professione psicoanalitica, si soddisfa il bisogno di essere appassionati di cucina e golosi di letteratura e, come affermava Proust, ci si lascia andare al gusto della narrazione, come un cuoco che, quando non deve cucinare, trova finalmente tempo e modo di essere goloso.Il testo è un pastiche, un divertissement, una lista di piaceri del gusto, perché, per dirla ancora con Marcel Proust, un sapore perduto e ritrovato può far rinascere le più insospettate reminiscenze. Sono pagine cucinate da un’apprezzabile ironia, senza alcuna supponenza, equilibrano perfettamente l’un l’altro gli ingredienti perché propongono un menu ricchissimo (…) di transfert, nonsense e giochi linguistici davvero gustosi.

E’ il caso della confettura dall’ineccepibile titolo di fragolone inconsce.

Mettere qualche fragolona ben matura in un barattolo. Riempirlo dì zucchero e liquore, unitamente a un ramoscello di biancospino. Chiudere ermeticamente. Il barattolo, come l’inconscio stesso, dovrebbe essere posto su uno scaffale in ombra e al fresco, in modo che possa essere facilmente controllato.

Sono ricette in grado di mescolare sapori diversi, quali quelli della tradizione viennese, della gastronomia ungherese, fino ai prevedibili umori yiddish.Ne è esempio l’oca al forno con salsa di mele del pranzo di Natale che Amalia, la madre di Freud, preparò per l’adorato Siggi fino alla più veneranda età.Emerge anche il profilo di un Freud che rimbrotta, anche seriamente, capace di critiche severe per chi assimila la pratica della psicoanalisi ad un coacervo di ricette precotte, rimproverando chi non sa mangiare e sublima proprie frustrazioni orali con tetre ammonizioni.Vale, su tutte, un’affermazione che condensa un rimprovero implicito, poi caldo invito.

Noi dovremmo mangiare come le mucche e i cavalli, vale a dire verdure crude, cereali integrali, pasti misurati, equilibrati?!. Quelle famose diete equilibrate, che generano menti squilibrate?! (…) Alla mia età chi vuole ancora sentir parlare di seccature? Di problemi ne ho avuti fin troppi. Pensare invece a un buon piatto, al menù di domani, alla possibilità di appagare ancora un desiderio, questa è la fonte e la soddisfazione di una lunga vita ben vissuta.

J.Hillman C.Boer, La cucina del dottor Freud, Raffaello Cortina editore, Milano, 2016(traduzione di Vittorio Serra Boccara)

*Sigismund Schlomo Freud nacque a Freiberg, nell’ Impero austriaco regione della Moravia – Slesia (nella cittadina oggi nota come Příbor e parte della Repubblica Ceca)

secondo figlio di Jacob Freud e della sua terza moglie Amalia Nathanson.

Commenti

commenti