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LA CREAZIONE DI EVA | VALTER MARCONE

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Redazione- Nel trittico  Il giardino delle delizie  c’ è una scena definita come la “Creazione  di Eva “ che Stefano  Cristante in “L’icona che delira “, edito da Mimesis , descrive così   : “Nonostante il primo pannello del Trittico, quello di sinistra, sia meno denso di particolari e meno affollato di figure degli altri due, non si tratta di un dipinto semplice da analizzare . In primo piano Adamo ed Eva, al centro il Creatore: in questo caso, diversamente dal Trittico chiuso, Dio è rappresentato dalla figura del Cristo, tema e costume medievale. La creazione di Eva è già avvenuta, perché l’artefice ne solleva delicatamente il corpo sostenendone il polso destro. In questo caso però il sostegno sarebbe più agevole se il palmo della mano del Creatore fosse rivolto verso l’alto: accade invece il contrario, come se la pressione esercitata sul polso di Eva la obbligasse invece ad abbassarsi, in vista di un omaggio deferente verso Adamo incoraggiato dal Creatore. L’intera figura di Eva è nuda e bianchissima, caratterizzata dalla postura (ascendente o discendente) con le gambe piegate pur in assenza di sforzo. I capelli sono biondi e lunghissimi. Il personaggio, nel suo insieme, è avvolto nella pudicizia e nel silenzio mistico dell’azione divina. Guarda in basso, rispettosa e timorosa. Adamo, alla destra del Creatore, è seduto sull’erba a rimirare con un certo stupore il miracolo. Anche Adamo è bianchissimo: le sue lunghe gambe si allungano fino al Creatore, la cui veste è toccata dai piedi del primo uomo, come se questi cercasse un contatto e una protezione.   Eva ha gli occhi chini e semi-chiusi, Dio guarda direttamente in volto chi osserva il Trittico e Adamo sembra guardare Eva. Il suo sguardo è aperto, sorpreso e insieme positivo. Mentre il Cristo/Creatore alza tre dita della mano destra (atto di benedizione, simbolo della trinità e numero del superamento della coppia), in basso rispetto ai lembi delle sue vesti sbatte le ali un uccello con tre lunghi colli e tre teste.”

Una descrizione coinvolgente  che mette la scena della creazione della compagna di Adamo al centro e  richiama l’attenzione sul mito della creazione nella  cultura giudaico cristiana.  La narrazione della creazione  e delle apocalissi allo stesso tempo   è vivissima in tutte le culture .Cosmogonia e creazione si danno la mano per alimentare appunto uno scenario fantastico ma allo stesso tempo pieno di riferimenti a cose reali .Fu  Leucippo,nel V secolo a.C. , a descrivere  una Grande cosmogonia da cui Democrito ricaverà la sua Piccola cosmogonia. Il  mito delle origini:  leggenda, racconto, riflessione, studio o ragionamento ,interrogazione anche molte volte  di come si sia generato l’universo. I miti sono  numerosissimi; non c’è cultura  arcaica o antica che  non possa disporre di  documenti in questo senso , che sono diventati patrimonio  dell’ etnologia e  dell’antropologia culturale. Al contrario oggi alla cosmogonia si affida lo studio in termini astronomici della formazione dell’universo .Con l’osservazione degli oggetti celesti più vicini e più conosciuti ed estendendo le ricerche a quelli lontani, le ricerche arrivano  a stabilire  il processo di formazione e l’età del pianeta Terra, la generazione del sistema solare, l’evoluzione del Sole e quella stellare, la formazione delle galassie ed il comportamento evolutivo dell’universo nel suo insieme.

Ebraismo, cristianesimo e islamismo,le tre religioni monoteistiche e in qualche modo imparentate tra loro ,  attribuiscono la nascita del cosmo all’intervento creatore di un Dio supremo. Ovvero un Dio  onnipotente che dal nulla crea  l’universo e la Terra che ne è parte. Nelle culture arcaiche si supponeva invece che esistesse già qualcosa ,un caos  di elementi   nei quali andava messo ordine  e quindi ecco l’intervento della divinità. Il Chaos di cui parla Esiodo nella sua Teogonia, secondo alcuni autori, risulta essere nella mitologia degli antichi greci la personificazione dello stato primordiale di “vuoto”, il buio anteriore alla generazione del cosmo da cui emersero gli dèi e gli uomini. Per Anassagora come per Platone il “caos” è il luogo della materia informe e rozza a cui attinge un principio superiore. Diversi altri miti fanno nascere il mondo dalle lotte intestine tra le divinità, altri affidano la creazione ad un’unica divinità che la fa uscire da un nulla indifferenziato. Oltre alle spiegazioni mitologiche della religione, e a quelle fisiche della scienza, vi sono dottrine a indirizzo esoterico che già in tempi antichi, ma soprattutto a partire dai primi del Novecento, hanno inteso esporre una visione dell’origine del mondo basata su presupposti spirituali, ma che fosse coniugata al contempo col rigore del metodo scientifico. Quindi non tutte le religioni parlano di “ creazione” .  Quell’atto, potere e facoltà di  trarre dal nulla qualcosa . Qualcosa che prima non esisteva.

Come risulta, infatti, dal confronto fra le prime parole della Genesi, nell’Antico Testamento, ed i miti (greco ed ugaritico) ricordati prima, mentre nelle grandi religioni monoteiste un dio preesiste alla creazione, nella maggior parte delle altre religioni – soprattutto delle più antiche – la “teogonia”, la storia della nascita degli dèi, viene spesso preceduta dalla “cosmogonia”, la storia della nascita del Tutto, e le stesse divinità sono immaginate essere generate da un elemento primordiale, da un “principio creatore”, sia esso il Desiderio, l’Albero della Vita, l’Uovo cosmico, l’Acqua, il Vuoto, il Caos, il Vento.  (  1 )

Scrive Fabrizio Bonoli in  “i miti delle origini “  su  “bo.astro.it   ; “Molti di questi miti, come si diceva, hanno lasciato traccia nella nostra cultura e talora, in modo più o meno cosciente e più o meno esplicito, finiscono per riaffiorare, ovviamente, anche nella cultura di coloro che si occupano di scienza e, in particolare, di coloro che si occupano proprio di quei problemi scientifici che appaiono più vicini ai tentativi di dare una risposta “certa” a  molte  domande fondamentali Cosa c’è di profondamente e consciamente diverso dalla ricerca di un universo immobile ed eterno nella “costante cosmologica”, introdotta nel 1917 da Einstein nelle equazioni della Relatività generale? Quanto la frammentazione di un “atomo primitivo”, prevista da Georges Lemaître nel 1931 e che aveva quasi in nuce la teoria del Big Bang, è diversa dall’idea dell’esplosione di un Uovo cosmico iniziale? E la creazione continua di materia, al ritmo di un atomo di idrogeno per metro cubo di spazio, prevista dal “modello dello stato stazionario”, avanzato nel 1948 da Hermann Bondi e Thomas Gold in opposizione alla teoria del Big Bang, non ha forse in sé qualcosa degli antichi miti che narravano di divinità perpetuamente immanenti nella creazione? Il Mondo non generato e non distruttibile di Aristotele non si oppone qui, forse, al Cosmo del Timeo platonico, che ha avuto un inizio ed avrà una fine, così come lo stato stazionario si oppose al Big Bang?”.

Dice wilkipedia a proposito di creazione : “Nell’Ottocento emerse, contrapposta all’idea di creazione, l’ipotesi dell’evoluzione, presupponendo l’una incompatibile con l’altra. Infatti l’evoluzione così concepita implicava lo sviluppo di una caratteristica insita sia negli esseri viventi che negli esseri inanimati, ritenuta indipendente dalla volontà di un’entità soprannaturale. Nel 1950 papa Pio XII, nell’enciclica Humani Generis, precisava che “I fedeli non possono abbracciare quell’opinione i cui assertori insegnano che dopo Adamo sono esistiti qui sulla terra veri uomini che non hanno avuto origine, per generazione naturale, dal medesimo come da progenitore di tutti gli uomini, oppure che Adamo rappresenta l’insieme di molti progenitori”, come ripreso anche nel Catechismo della Chiesa cattolica (Compendio del 2005, quesiti: 7, 75] e 76; Adamo ed Eva sono infatti venerati come santi dalla Chiesa cattolica (2).

Abbiamo iniziato con il parlare della creazione di Eva perché  alla creazione dell’uomo da parte del Dio dei cristiani vogliamo  riferire la nostra riflessione e in particolare proprio  ad Eva che insieme ad Adamo rappresenta  un elemento fondamentale  della storicità  dell’uomo. Senza il gesto  di trasgressione  di Eva  che coinvolge anche Adamo non ci sarebbe stata storicità. Perché quell’uomo creato da Dio a sua immagine e somiglianza sarebbe rimasto senza umanità , sarebbe rimasto un ibrido  e non sarebbe mai potuto entrare nella “ sua” storia( ovvero scrivere la sua storia come protagonista ) perché sarebbe appartenuto alla storia di Dio. Che sarebbe a sua vota stata tutta un’altra storia, diversa da quella che si è poi rivelata : una alleanza con la sua creatura, un patto di vita che  nella fedeltà  ha restituito all’uomo il suo paradiso  terrestre  che Eva non aveva cancellato ma solo reso  conquista  responsabile e  attiva.

Nel libro  Inchiesta sul cristianesimo, Mondadori, 2012, pp. 230-231 Corrado Augias ma soprattutto e in particolare lo storico  Remo Cacitti  afferma no , in merito alla storicità dei personaggi di Adamo ed Eva e del conseguente peccato originale,  che la Chiesa “continua a ritenerla centrale nella sua dottrina, come ribadisce anche l’ultimo catechismo, che definisce il peccato originale «un fatto accaduto all’inizio della storia dell’umanità»Il riferimento al Catechismo  della chiesa Cattolica è: «Il racconto della caduta (Gn 3) utilizza un linguaggio di immagini, ma espone un avvenimento primordiale, un fatto che è accaduto all’inizio della storia dell’uomo. La Rivelazione ci dà la certezza di fede che tutta la storia umana è segnata dalla colpa originale liberamente commessa dai nostri progenitori». A sua volta, il Catechismo rimanda alla costituzione conciliare  Gaudiumet spes, 13: «Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l’uomo però, tentato dal Maligno, fin dagli inizi della storia abusò della libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di lui».

Ma la creazione di Eva diventa un problema teologico  perché diventa un problema la teoria del peccato originale . Che cos’è il peccato originale .Un libro di critica teologico-poetica sul peccato originale dal  titolo “HOMO, Elogio di Eva” (Qualevita, 2016) è quello di Mario Setta  che a lungo parla proprio del peccato originale .

Scrive Mario Setta  : “ La tematica del peccato originale è completamente assente nei Vangeli. Non viene mai citato né adombrato il concetto di redenzione. Se ne parla invece in vari passi delle lettere di S. Paolo (IICor. 11.3; I Tim. 2.13; I Cor. 11, 7). Anche se il passo più significativo è nella lettera ai Romani(5,12). Ma è Agostino che svilupperà la concezione del peccato originale in maniera categoricatanto  da  diventare  dogmatica,  in  quanto  colpa  non  solo  dei  progenitori  ma  di  tutto  il  genereumano,  che  solo  il  battesimo  può  eliminare.  Per  i  bambini  che  muoiono  senza  battesimo  c’èl’inferno, sia pure con una pena addolcita. Le parole di Agostino non permettono dubbi: “Si puòperciò dire giustamente che i bambini che escono dal corpo senza il battesimo si troveranno nelladannazione,  benché  la  più  mite  di  tutte”  (De  peccatorum  meritis  et  remissione  et  de  baptismoparvulorum, I, 16.21).Per  Agostino  il  peccato  originale  è  fondamentalmente  la  trasgressione,  la  disubbidienzaall’ordine  di  Dio  (colpa)  e,  come  conseguenza,  la  pena  della  concupiscenza.  “Quando  dunqueAdamo peccò non obbedendo a Dio, allora il suo corpo perse la grazia per la quale, pur essendoanimale e mortale, obbediva completamente alla sua anima.

Il caso più singolare di critica al peccato originale resta quello di Teilhard De Chardin, gesuita,scienziato,  paleontologo,  che  lo  affronta  già  nel  1920,  tornandoci  nel  1947  con  uno  scritto specifico, che fu subito censurato. E lo stesso Teilhard fu punito dalla sua comunità religiosa, i gesuiti, allontanato da Parigi e mandato in Cina. Teilhard De Chardin sostiene che “non esiste la minima traccia all’orizzonte, la minima cicatrice che indichi le rovine di un’età dell’oro o la nostra amputazione da un mondo migliore.” (Comment je crois, Seuil, Paris 1969). Una recente analisi approfondita su Agostino e il peccato originale è quella di Luciano Cova,docente di Storia della filosofia medievale all’Università di Trieste, “Peccato originale, Agostino eil medioevo” (Il Mulino, Bologna 2014). Al capitolo terzo Cova esordisce con l’affermare: “Nascere colpevoli,rei ab exordio (De nuptiis et concupiscentia, I,33.56): qualunque sia stato il suo ruolo,come  abbiamo  visto  controverso  ,  nella  genesi  di  questa  idea  in  relazione  al background  patristico  orientale  e  occidentale,  Agostino  certamente  ne  è  perlomeno  il  grande sistematizzatore e da lui hanno preso avvio una precisa dottrina ma anche un modo di pensare che,  attraverso  il  Medioevo  latino  e  la  Riforma  protestante,  ha  influenzato  profondamente  la cultura europea” . L’idea dogmatica del peccato originale sta alla base della struttura teologica, attraverso le tre tappe del processo naturale: – natura pura (in Paradiso); – natura decaduta (lapsa, dopo il peccato originale); – natura decaduta e riparata (lapsa reparata, con la salvezza operata dalla redenzione di  Cristo).  C’è  una  concezione  pessimistica  dell’Uomo  alla  base  del  “peccato  originale”;espressione  che  oggi  va  sempre  più  trasformandosi  in  “peccato  del  mondo”  (Ligier,Schoonenberg), secondo cui l’eredità del peccato non risale ad un’unica trasgressione, ma ad una massa indefinita di peccati, che interagiscono nel corso del tempo (cfr. André-Marie Dubarle, “Il peccato originale, prospettive teologiche”). In sintesi è la classica concezione dell’uomo naturaliter cattivo,  a  causa  del  male  umano.  Una  concezione  pessimistica  e  spregiativa,  che  permea  da sempre la weltanschauung dell’uomo e del mondo.

In definitiva la questione del peccato originale come la pone Mario Setta è : “Con questa visione si è creato un Cristianesimo imprigionato nelle strutture ecclesiastiche che offrono  ai  loro  fedeli  grazia  e  salvezza,  mediante  i  sacramenti,  tradendo  in  questo  modo  il messaggio  universale  di  Cristo.  Cristo  si  è  rivolto  agli  uomini.  Tutti,  non  ad  alcuni  soltanto.  Il superamento dello scoglio del peccato originale minerebbe certamente la concezione della storia della  salvezza,  ma  ridarebbe  alla  missione  di  Cristo  il  suo  valore  profondo  e  autentico:l’esemplarità umana. Cristo non è venuto per redimere da una colpa mai esistita, ma per elevare la natura umana al suo grado più alto. Cristo, modello universale di HOMO: “Homo Homini Deus”.La teologia sacramentaria non ha, oggettivamente, nessun fondamento evangelico, ma si riduce essenzialmente  alla  ritualità,  ad  una  sociologia  religiosa  basata  sui  bisogni  umani.  Una teatralizzazione della vita, lontana dalle domande e risposte esistenziali.”

Ma Eva . Eva .  Dunque  Eva. Eva dalla cui creazione siamo partiti.  Eva che arriva a colmare la solitudine di Adamo  nel grande Eden. Una solitudine che nemmeno gli animali  creati per lui, al suo servizio, avrebbero potuto  alleviare. Eva che viene creata da una costola  di Adamo ,che ingannata dal serpente mangia e dà da mangiare allo stesso Adamo il frutto  proibito. Perdendo così l’immortalità ma acquistando l’umanità, entrando nel ciclo della natura  e regalando ai suoi discendenti   nascita, fatica, dolore, morte che sono appunto proprio gli elementi essenziali dell’uomo . Tanto che poi quel Dio  che li ha cacciati dal Paradiso terrestre  si fa uomo pure lui per capire il senso del peccato che quelle sue due creature avevano  “creato “ pure loro . Si fa uomo come loro per ricongiungere le due nature quella divina e quella umana in un unico sacrificio di  riconquista di quello che era stato perduto. E dunque Eva con la sua umanità diventa chissà proprio lei che ha dato inizia a tutta questa storia la porta per entrare nel Paradiso.

Forse questo modo di raccontare questa storia da parte mia non è proprio ortodosso  ma  è forse proprio quello che il libro della Genesi  ,del grande  mosaico  della vita  che è l’Antico testamento ,il  libro dei libri la Bibbia, voleva  forse dire fin dall’inizio.  Con una buona dose di profezia  si affida ad Eva per  guardare al compimento di questa storia. Eva  che è principio di morte  :”è per causa sua tutti moriamo” ( Siracide ) è anche principio di vita  perché è risveglio dal sonno dell’eternità,un sonno senza sogni che il primo uomo  “maschio-femmina” viveva  in quel paradiso terrestre  che era sì un” Paradiso “  ma senza emozioni ,palpiti,insomma senza  percezione dell’umano. Insomma senza umanità. Eva e la caduta  sembrano raccontare secondo una certa teologia (3) il risveglio di una “umanità” che proprio grazie a quella caduta  si fa “ storia “, né unica, né esemplare , ma piena di una molteplicità di  racconti  che sono appunto l’essenza di un “ genere” , quello umano.  Quello che viene  appunto da Adamo che nella sua radice “adama” che significa terra  indica “l’umano terrestre  e terroso”. “Adama” diventa “Adamo” l’essenza maschile della terra. Immagine unica , “terrosa “ di Dio . Perché solo Adamo può definirsi a “ immagine e somiglianza “ di Dio .

San Paolo  dice che immagine e gloria di Dio è l’uomo  mentre la donna è gloria dell’uomo . Quando  Eva arriva ha già un destino segnato ,quello di un incontro con il serpente  che creato dopo l’uomo e la donna è  l’immagine di una sapienza abissale. “Arun” il serpente dunque  che significa “ astuto” ma che è secondo i greci  anche dotato di una virtù  quella de discernimento  che gli consente di scegliere la cosa migliore,consiglia alla donna  appunto la cosa migliore . quella di mangiare il frutto proibito.  Scatenando quel “peccato originale”  che fa diventare l’uomo “ nudo” ; appunto ricoperto solo di quella pelle che è umana. L’uomo e la donna si  vedono nudi. Evviva!  E’la donna che  ha stabilito che fosse “ desiderabile” mangiare quel frutto .Solo dopo la cacciata dal Paradiso apprendiamo che quella donna si chiama Eva : “l’uomo chiamò sua moglie Eva “ e apprendiamo che è cosa “ diversa”  dall’uomo Adamo il che significa che è nato qualcosa tra Adamo ed Eva;è nata una relazione  e quindi un amore e una passione che forse nel Paradiso terrestre non sarebbero mai nati senza  la disubbidienza, il consiglio del serpente, la scelta di Eva, il consenso di Adamo . Eva è dunque  l’origine della differenziazione  umana e quindi il principio  della relazione.  Dove nella relazione si agitano  sessualità, amore, la maternità. Tutti elementi che sono fatti di “ conoscenza” ,che è quella “ scelta della cosa  migliore” fatta da Eva usando le prerogative  del serpente non astuto  ma  “phronimòtatos “ che Aristotele  loda come una “ virtù”,appunto quella di scegliere la cosa migliore. Eva così getta Adamo   e con lui se stessa nella Storia  perché non può esserci “ innocenza ignorante”  ma solo “peccato” che in questo caso è rivelazione  del mistero delle cose ,quelle che non sanno , non possono, non devono ignorare  la gioia e il dolore ,la nascita e la morte,  l’amore e l’odio.

Eva  è HWH  che con le vocali diventa HAVA  che significa “ essere” ma che soprattutto lasciato senza vocali  manca di un solo yod  per essere simile al  tetragramma  YHWH  che è il nome di Dio.   Ad Eva manca poco per essere Dio. Ecco allora tutte le teorie  di Dio-madre , della maternità di Dio ma questo è tutto un altro discorso che si potrebbe partire da Eva  ma che  ha tutt’altro sviluppo da quello che abbiamo voluto esaminare in questa riflessione : Eva “porta” del Paradiso.

(1) http://www.bo.astro.it/~universo/letture/webcorso/webuniverso/bonoli/bonolin.html

( 2 ) n.7. Quali sono le prime tappe della Rivelazione di Dio? Dio, fin dal principio, si manifesta ai progenitori, Adamo ed Eva, e li invita ad un’intima comunione con lui. Dopo la loro caduta, non interrompe la sua rivelazione e promette la salvezza per tutta la loro discendenza. Dopo il diluvio, stipula con Noè un’alleanza tra lui e tutti gli esseri viventi.”

 n.75. In che cosa consiste il primo peccato dell’uomo? L’uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore e, disobbedendo Gli, ha voluto diventare «come Dio» senza Dio, e non secondo Dio (Gn 3,5). Così Adamo ed Eva hanno perduto immediatamente, per sé e per tutti i loro discendenti, la grazia originale della santità e della giustizia.”

  1. 76. Che cos’è il peccato originale? Il peccato originale nel quale tutti gli uomini nascono è lo stato di privazione della santità e della giustizia originali. È un peccato da noi «contratto», non «commesso»; è una condizione di nascita, e non un atto personale. A motivo dell’unità di origine di tutti gli uomini, esso si trasmette ai discendenti di Adamo con la natura umana, «non per imitazione, ma per propagazione». Questa trasmissione rimane un mistero che non possiamo comprendere.”

(3)  Cristina Simonelli “Eva la prima donna”  Il Mulino ,2021

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