Redazione- “La scienza è chiara, dobbiamo ridurre le emissioni globali del 45% entro il 2030 dai livelli del 2010. E’ un allarme rosso per il nostro Pianeta, i governi non sono neanche lontanamente vicini al livello di ambizione necessario per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi”, così a febbraio di quest’anno, il Segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres descriveva l’impegno dei vari Stati rispetto ai problemi climatici.
Ieri appunto, 31 luglio 2021, Cina e India non hanno presentato alle Nazioni Unite i nuovi piani per ridurre le loro emissioni di gas serra, per far sì che venissero incluse le loro promesse sugli obiettivi che erano stati fissati in precedenza. Sono i paesi con più abitanti al mondo e con le più alte emissioni, la Cina è al primo posto: il 52% delle emissioni totali sarebbe prodotto da 23 città cinesi, tra cui Shanghai, Pechino, Suzhou, Tianjin, Handan, Dalian, mentre l’India al terzo.
Patricia Espinosa, capa delle Nazioni Unite ha ritenuto comunque positivo il fatto che 110 firmatari della Convenzione sui cambiamenti climatici abbiano rispettato i termini degli accordi precedenti, il cui limite era stato prorogato dalla fine del 2020 a causa della pandemia. Espinosa aveva ribadito subito e più volte che la maggior parte dei paesi, soprattutto i più popolati e i più avanzati industrialmente, non stavano facendo nulla o troppo poco per combattere il cambiamento climatico.
“Le recenti ondate di calore estreme, siccità e alluvioni in giro per il globo sono un avvertimento disperato che bisogna fare di più e molto più rapidamente per cambiare il nostro percorso attuale.”
L’obbiettivo infatti, era riuscire a mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 gradi Celsius entro fine secolo e limitare il riscaldamento a 1,5, obbiettivo che, ad oggi, appare molto lontano, considerando che oltre a Cina e India, anche Siria, Arabia e Sudafrica non hanno presentato nulla.
FONTI
rainews.it
apnews.com
