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FEMMINISMO POP-CHIC

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Redazione- Dal 1968 ad oggi la condizione della donna è indubbiamente cambiata. L’emancipazione tanto attesa delle rivoluzioni ideologiche sessantottine in qualche modo prese forma, almeno in una prima battuta, dal riconoscimento dell’ingresso al mondo del lavoro da parte delle donne e dalla conquista di alcuni diritti fondamentali attraverso l’approvazione di leggi come quella sull’aborto, sul delitto d’onore e sul matrimonio riparatore, sul divorzio e tutte quelle riforme che a partire dagli anni 70’, in Italia, permisero un notevole cambiamento dell’assetto sociale in merito alla parità di genere.

Il Femminismo, come tutti i movimenti culturali e sociali, è mutato insieme alla società. Esso, nel nostro mondo globalizzato è caratterizzato non più da una lotta che mira profondamente alla parità di genere e all’aspirazione della conquista di determinati diritti sociali ma, piuttosto, individuali. L’individuo è il centro di tutto. Il possente liberismo economico, culturalmente dedito al capitalismo si ripercuote in tutti gli ambiti della società ed ebbene sì, anche nel femminismo.

Per darne un’idea, viene subito alla mente un magazine tutto al femminile, di particolare successo: ‘’Freeda’’.

Freeda è un progetto editoriale che celebra la libertà femminile in tutte le sue sfaccettature. Uno dei messaggi comunicativi più ricorrenti infatti è: ‘’Donne! Potete scegliere di essere chi volete, come e quando volete.’’ Pone poi l’attenzione sulla collaborazione stretta tra donne. Di base non c’è assolutamente nulla di male. Peccato che non si parli propriamente di femminismo ma di marketing e di comunicazione digitale.

Facciamo un passo indietro. Cos’è davvero Freeda?

Il magazine rosa, con i suoi 3,17 milioni di fan su Facebook, i 2,66 milioni di follower su Instagram, i 108 milioni di views dei suoi video, i 37 milioni di interazioni sui social e i 126 milioni di persone raggiunte, è una proprietà di Ag Digital Media, una startup milanese partita nel 2016 che ha già raccolto sul mercato oltre 27 milioni di euro per finanziare sia la sua espansione in Italia, sia le filiali aperte in Spagna nell’aprile 2018 e nel Regno Unito nel settembre 2019.

C’è molta Fininvest-Mediaset nel Dna di Freeda. I due fondatori, infatti, sono Gianluigi Casole, attuale presidente, che ha fatto parte del team di investimenti diretti di Holding italiana quattordicesima, family office di Luigi, Barbara ed Eleonora Berlusconi.

Il progetto editoriale segue, infatti, una linea ben precisa. Se si esaminano i contenuti multimediali dell’agenzia di stampa, si è soliti notare video, articoli e immagini che assumono apparentemente un significato di progressismo femminista ma, in realtà, vi si cela tutto un apparato commerciale, fatto di sponsorizzazioni di articoli sportivi, vestiti, scarpe, borse, trucchi, maquillage, stili di vita e opinioni da ‘acquistare’ per il proprio benessere personale ed incrementare l’auto-accettazione di sé.

Azzeccato anche il target: donne dai 18 ai 34 anni. Ragazze inglobate in una generazione affascinata dal femminismo e fiduciosa nei mezzi di comunicazione social.

Si raggiunge così l’obiettivo di raccogliere un eccezionale numero di profili, cioè di dati, e di offrirli ai potenziali partner commerciali e al mercato dei big data.

C’è dell’imbarazzo ad osservare un femminismo costretto ad assumere la forma di un pretesto al consumo, all’estetica, al prodotto da vendere e quindi mirato ad una finta emancipazione o, se vogliamo, ad una emancipazione parziale e molto superficiale.

Potremmo dire invece che viviamo in un paese in cui gli assorbenti sono classificati come beni di lusso (Iva 22%) oppure dove ancora la parità salariale tra uomini e donne è estremamente lontana.

Il Global Gender Gap Report 2020, appena pubblicato, segnala che l’Italia è scesa dal 70° al 76° posto mondiale nella classifica dei Paesi che attuano la parità salariale. Una donna italiana guadagna in media circa 17.900 euro l’anno rispetto ai 31.600 maschili e a fronte di molte più ore lavorate, perché viene pagata proporzionalmente meno e fa molto più lavoro non retribuito di un uomo (lavori domestici, cura dei figli, ecc.). [1]

Karl Marx nel suo materialismo storico intende per sovrastruttura ogni tipo di concetto (tipicamente un’ideologia) non attinente ai rapporti economici, i quali ultimi costituiscono la struttura, la sola reale sostanza dei rapporti umani. Fondamentale, a tal proposito, il ruolo mistificante svolto dall’ideologia, creata dalla classe egemone per meglio soggiogare le classi sociali subalterne. Nella teoria sociale marxista, la sovrastruttura è la forma particolare attraverso cui la soggettività umana entra stabilmente in contatto con la struttura materiale della società.

Trasponendo le teorie marxiste al femminismo moderno risulta calzante il concetto di una sovrastruttura ideologica (femminismo) che vede la sua realizzazione proprio attraverso la struttura economica della società, direzionata al profitto.

Riuscirà mai un’ideologia a sconfinare in realtà senza essere influenzata dalle logiche economiche?

Vi sentite davvero più libere indossando una t-shirt targata girl power?

  1. https://www.corriere.it/economia/lavoro/20_febbraio_03/parita-uomo-donna-busta-paga-ci-vogliono-almeno-257-anni-990187c8-4656-11ea-afe7-221784afa655.shtml

 

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