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FEDERICO II DI SVEVIA (PRIMA PARTE)

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Redazione- Fu chiamato  da molti “Stupor mundi”, ossia “meraviglia del mondo“, per altri fu invece l’Anticristo, per altri ancora il Messia venuto a riportare l’ordine di Dio sulla Terra.  I Ghibellini d’Italia e d’Europa lo vedono come “reparator orbis”, contro la corruzione dei prelati e contro il potere temporale della Chiesa.

Per tutta la prima metà del 13° secolo, l’imperatore svevo si mosse con spregiudicatezza e inventiva in un complesso scenario politico, che egli influenzò con forza e di cui fu, per mezzo secolo, incontrastato protagonista. Era quello il tempo della Rivoluzione Spirituale di Francesco d’Assisi in seno alla Chiesa temporale e corrotta. In Italia vi era un aspro conflitto fra i Comuni che rivendicavano e difendevano le loro autonomia e libertà  contro il potere assoluto dell’imperatore. In Terra Santa vi era la contesa fra il Gran Saladino e Riccardo Cuor di Leone. Gengis Kan conquistava l’Asia mentre sullo sfondo si assisteva all’agonia dell’Impero Bizantino , caduto poi, il 29/05/1453, sotto i colpi dei Turchi Ottomani guidati da Maometto II.

Il centro della politica di Federico II di Svevia fu il Regno di Sicilia. La sua corte a Palermo fu il luogo d’incontro delle culture cristiana, araba, ebraica e greca.

Federico II apparteneva alla dinastia degli  Staufer o Hohenstaufen (hooënštàufën). La dinastia dei Hohenstaufen, chiamata così dal castello da loro costruito (1070) al centro del Württemberg, nel Giura svevo, a 864 m. s. m., ebbe come capostipite il cavaliere svevo Federico di Büren (m. prima del 1094) e il di lui figlio Federico I di Staufen (n. 1050-m. 1105). Federico I di Svevia, detto il Vecchio (1050 c.ca – 1105), della dinastia degli Staufer (o Hohenstaufen), è stato primo duca di Svevia dal 1079. Era figlio di Federico von Büren e di Ildegarda von Egisheim, nobili di origini: la madre era figlia di Gerardo III von Egisheim-Dagsburg, uno dei fratelli di  Papa Leone IX.

Lo stemma della Casata di Svevia era “d’oro ai tre leoni neri passanti disposti in palo“.  Il ramo di Sicilia adottò una versione modificata dell’aquila imperiale, sostituendo il campo d’oro con uno d’argento (d’argento all’aquila di nero imbeccata, lampaggiata e membrata di rosso). La Svevia (latino: Suēbĭa) è una regione storica e linguistica della Germania. La maggior parte della regione storica della Svevia fa oggi parte del Baden-Wurttemberg  e del distretto governativo di Svevia. Nel medioevo la Svevia comprendeva anche il Baden, lo stato federaustriaco del  Vorarlberg, Liechtenstein, i cantoni svizzeri di lingua tedesca e la parte francese dell’Alsazia.

La regione linguistica comprende le zone in cui è parlato il tedescoalemanno e più propriamente quelle in cui è parlato lo Schwäbisch, lo svevo. Coincide più o meno con la zona storica, arrivando a lambire anche l’Italia, ovvero la valle d’Aosta e la provincia del Verbano-Cusio-Ossola.

Federico nacque il 26 dicembre 1194 a Jesi, nella Marca anconetana, dall’imperatore Enrico VI  di Svevia, figlio di quel Federico Barbarossa a cui è legata la Battaglia di Legnano della Lega Lombarda (29 maggio 1176, combattuta nell’Altomilanese, fra Legnano e Borsano) e da Costanza d’Altavilla, mentre l’imperatrice stava raggiungendo a Palermo il marito, incoronato il giorno prima (25 dicembre 1194) re di Sicilia.

Data l’età avanzata, nella popolazione vi era un diffuso scetticismo circa la gravidanza di Costanza, perciò fu allestito un baldacchino al centro della piazza di Jesi, dove l’imperatrice partorì pubblicamente, al fine di fugare ogni dubbio sulla nascita dell’erede al trono. Costanza, che prima del battesimo chiamò il figlio col nome matronimico di Costantino, portò il neonato a Foligno, città dove Federico visse i suoi primissimi anni, affidato alla duchessa di Urslingen, moglie di Corrado, duca di Spoleto, uomo di fiducia dell’imperatore. Poi Costanza partì immediatamente alla volta della Sicilia per riprendere possesso  del regno di famiglia, riconquistato poco prima dal marito. Qualche tempo più tardi, nella cerimonia battesimale, svoltasi nella Cattedrale di San Rufino in Assisi, in presenza del padre Enrico, il nome del futuro sovrano venne meglio precisato e definito in quello di Federico Ruggero,  “in auspicium cumulande probitatisQuella fu la seconda e ultima occasione in cui Enrico VI vide il figlio. Infatti il 28 settembre 1197, mentre intraprendeva il suo viaggio per la liberazione della Terra Santa e per non essere da meno al padre, il Barbarossa,  Enrico morì e Costanza affidò il figlio di tre anni a Pietro da Celano, conte della Marsica. Purtroppo l’anno successivo anche Costanza morì (27 novembre 1198),  quando Federico aveva soli quattro anni, dopo averlo posto sotto la tutela del nuovo papa, Innocenzo III, e dopo aver costituito a favore del papa un appannaggio di 30.000 talenti d’oro per l’educazione di Federico.

Gualtiero di Palear o Palearia, vescovo di Troia (in Puglia), e cancelliere del regno, fu in quegli anni, a Palermo, il vero tutore di Federico. Il giovane sovrano risiedeva nel Palazzo dei Normanni e nel Castello di Maredolce, il Castello della Favara, seguito direttamente da Gentile di Manopello, fratello di Gualtiero. Suo primo insegnante fu frate Guglielmo Francesco, che ne rispondeva al vescovo Rinaldo di Capua, il quale, a sua volta, informava costantemente il papa sui  progressi scolastici, sulla crescita e sulla salute di Federico. Attorno al giovane erede, rimasto orfano di padre a tre anni e di madre a soli quattro, si scatenarono subito insidiose manovre: chi controllava l’infante di fatto governava sul Regno di Sicilia.

In previsione di ciò, la madre Costanza d’Altavilla, erede dei grandi Ruggero II e Guglielmo I dei Normanni, nonché donna lungimirante e intelligente, morendo, aveva affidato la reggenza del regno e la tutela del figlio a Innocenzo III, papa. Ma furono i cavalieri tedeschi incaricati da Filippo di Svevia, zio di Federico, che allora regnava in Germania, a prendere in mano la situazione nel regno meridionale e a occuparsi del bambino.

L’ascesa al trono. Il papa Innocenzo III tornò a influire direttamente sulla vita dello Svevo solo qualche anno più tardi. Nel 1208 lo dichiarò di maggiore età e nel 1209 gli combinò il matrimonio con la venticinquenne Costanza d’Aragona, vedova di Emerico, re d’Ungheria. Nel 1210 Federico, che aveva 16 anni, uscì dalla tutela papale e dalla reggenza dei cancellieri del regno. Mentre Federico tentava di affermare la sua sovranità sul regno, osteggiato da rivolte in Sicilia e Calabria, improvvisi sviluppi nella politica imperiale gli diedero più vaste prospettive. L’imperatore Ottone IV, infatti, rivendicando diritti sul Regno di Sicilia, scese in Italia provocando la reazione di quanti  (papa, re di Francia e molti principi tedeschi) osteggiavano un’unione tra l’Impero e il regno italiano.

Federico fu il loro strumento e nel 1211, quando ormai Ottone sembrava controllare l’Italia meridionale, un’assemblea di principi tedeschi, deposto Ottone, decise di invitare in Germania il giovane Federico per incoronarlo re dei Romani e designarlo con ciò alla successione imperiale.

Salimbene de Adam aggiunge in “Cronica”*:

“Nell’anno del Signore 1209 l’imperatore Ottone fu ospitato sul Reno (è un torrente nel vescovado di Reggio) e fu pure ospitato a Salvaterra. E fu incoronato da papa Innocenzo III il giorno 11 di ottobre. […]Ma il suddetto Ottone, una volta incoronato, mosse con molti sforzi contro il padre che lo aveva incoronato e la madre chiesa che lo aveva generato, e si armò rapidamente contro il piccolo re di Sicilia che non aveva altro aiuto eccetto la chiesa. Perciò l’anno seguente, cioè l’anno del Signore 1210, il venerabile padre Innocenzo, potente in opere e in parole, scomunicò il già detto imperatore Ottone. Ciò nonostante, costui mandò in Puglia un esercito cui era a capo il marchese Azzo d’Este. E poi passando per la Toscana, raccolto un grande esercito, prese alcune località con la forza, altre per resa; resistendogli soltanto Viterbo, Orvieto e poche altre. Infine avanzò e svernò a Capua.”

Dopo la scomunica papale e a causa dell’ostilità di Filippo Augusto di Francia, che incoraggiò la resistenza in Germania, la nobiltà, rimasta fedele a Filippo di Svevia e che ora vedeva Ottone IV combattere contro il piccolo  discendente  degli Hohenstaufen, si ribellò all’imperatore Ottone, che fu costretto a tornare in Germania. I feudatari ribelli cercarono allora l’aiuto di Federico, proponendolo come candidato da contrapporre a Ottone IV. Federico intraprese il viaggio verso nord e, in tal modo, obbligò Ottone a interrompere la sua campagna militare.

A quel punto la Germania si trovò di fatto divisa in due blocchi: la parte meridionale obbediva al giovane Federico, quella settentrionale a Ottone. Questi però nel 1214 veniva sconfitto rovinosamente da truppe anglo-francesi nella battaglia di Bouvines. Ottone restò sul trono fino alla morte (1218) ma era indebolito perché dopo Bouvines fu chiaro che Federico aveva vinto la sua partita sullo scacchiere della storia.

Il 25 luglio 1215 lo Svevo venne incoronato re dei Romani ad Aquisgrana. In quella stessa occasione egli s’impegnò a bandire una crociata in Terrasanta. Voleva così seguire l’esempio di suo nonno paterno, Federico I Barbarossa, morto durante una tale impresa, e di suo padre, Enrico VI, deceduto prima di poter realizzare lo stesso progetto che aveva preparato con cura.

Poi, il 22 novembre del 1220,  fu incoronato imperatore nella basilica di San Pietro, a Roma, da papa Onorio III, che lo incalzò al fine di indire la crociata promessa.  Per anni Federico rinviò la partenza per la crociata santa poiché fu assorbito dal controllo e dalla riorganizzazione del regno di Sicilia. In effetti egli non voleva  in alcun  modo abdicare al Regno di Sicilia, pur  mantenendo la ferma intenzione di tenere separate le due corone. Aveva anzi deciso di lasciare il Regno di Germania al figlio Enrico, conservando, quale imperatore,  la suprema autorità di controllo.

Educato in Sicilia, è probabile che si  sentisse più siciliano che tedesco, ma, soprattutto, conosceva bene le potenzialità del suo regno, ricco di una fiorente agricoltura, di città grandi e di buoni porti, oltre alla

posizione straordinaria e strategica al centro del  Mediterraneo.

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