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EDUCARE ALLA BELLEZZA DELLA VITA: ARTE ESSENZIALE E SALVIFICA – DOTT.SSA ALESSANDRA DELLA QUERCIA

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Redazione- L’inquietudine è lo stato d’animo dei passionali, di chi non si accontenta mai dell’ordinario ed ha un continuo bisogno di nutrirsi di vibranti sensazioni. L’inquieto guarda oltre l’orizzonte, covando nel suo intimo il desiderio di condurre un’esistenza stimolante e gratificante. I più non hanno il gusto del viaggio “tempestivo, ma contemplativo”, come scrivo in una mia poesia, e metaforicamente parlando prediligono il treno Frecciarossa, poiché la loro impazienza e la loro smania di giungere subito ad una conclusione li porta a scegliere una qualunque destinazione vicina e facile da raggiungere. Tutto ciò, purtroppo, fa sì che si accontentino di mete poco entusiasmanti e che riducano ogni emozione ad un cibo preconfezionato, da azzannare al volo, senza nemmeno rendersi conto di che sapore e valore abbia. La vita è un sogno solo per chi ha dei sogni: se l’anima non pulsa, non si è altro che miseri involucri del nulla. C’è chi, però, si ribella fortemente a questo insano meccanismo di omologazione, anelando a riempire il suo bagaglio di esperienze degne di senso e nota. Tuttavia, non sempre ci riesce: il brutto arriva quando l’individuo in questione, vuoi per i contesti in cui è nato o per mille altri motivi, non riesce a canalizzare le sue energie in qualcosa di nobile e positivo e si ciba delle cosiddette “polpette avvelenate, ossia compie azioni sbagliate e si circonda di persone che denigrano, feriscono e immiseriscono la sua essenza, portandolo ad autodistruggere se stesso e gli altri. Il tema su cui intendo focalizzare l’attenzione è proprio il seguente: l’ineluttabilità del destino di chi non è in grado di dedicarsi a ciò che può impreziosire il suo io. È il tragico epilogo a cui vanno irrimediabilmente incontro le cosiddette erbe cattive se non si imbattono in chi sa farle splendere, anziché renderle cupe o pericolose. L’intensa e amara scena del film con cui accompagno l’articolo sintetizza, a mio avviso, perfettamente il concetto e apre un ventaglio di interessanti spunti di riflessione. È meraviglioso il non volersi imprigionare in schemi ed anelare a volare in alto, ma occorre avere le ali per farlo. Assume, quindi, primaria importanza educare al buono e al rispetto del prossimo sin da piccini, avere un atteggiamento non prevenuto e non giudicante, praticare un ascolto attivo, scavare a fondo nel soggetto e tirar fuori i suoi demoni interiori, mirando ad estrapolare tutto il bello che ha dentro. Ad alcuni mancano, purtroppo, gli strumenti per acquisire la consapevolezza necessaria, perché non gli son stati mai inculcati i principi giusti e sono cresciuti con riferimenti totalmente errati. C’è, anche, invece, chi ha un intelletto di spessore e una sensibilità infinita, ma può spegnersi a poco a poco, se non ha chi coglie ed esalta le sue peculiarità, indirizzandolo verso qualcosa che lo elevi. Occorre ricorrere alla Maieutica di Socrate, il metodo basato sul dialogo tramite il quale l’allievo è condotto a scoprire autonomamente la verità ed a diventare cosciente della propria ricchezza umana. Mai essere permissivi o autoritari, gli estremismi non vanno mai bene e generano adulti insicuri, ansiosi e disorientati. Non essere troppo protettivi: si rischia di riempire il bambino di fragilità e paure. Non bisogna essere degli iceberg, ma nemmeno degli amiconi, bensì figure equilibrate, attente e coerenti. Dare il buon esempio: nulla è più diretto e incisivo, verrà spontaneo seguirlo.

Educare è compito arduo, per farlo al meglio occorre essere individui coscienti di se stessi e risolti, altrimenti si fanno solamente dei grossi danni e ci si imbatte in adulti più immaturi dei fanciulli. Anima, Cuore, Intelletto: la giusta combinazione di questi tre elementi crea un’educazione vincente. D’altronde, come sosteneva Alberto Hurtado: “È più facile insegnare che educare, perché per insegnare basta sapere, mentre per educare è necessario essere.”

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