Ultime Notizie

“VIVERE IL LATO BELLO DELLA VITA” DI VALTER MARCONE

0

Redazione- Tre simboli della nostra vita quotidiana,tre oggetti mitici . Vengono da lontano. Sono stati prodotti dagli anni Sessanta del secolo scorso. Sono usati e consumati ancora oggi a distanza di sessant’anni. La loro longevità è fatta di quello che chiamiamo uso del tempo .Ma è fatta anche di molte altre cose. Uso del tempo perchè i primi due hanno proprio a che fare col tempo, anzi addirittura uno dei due serve a misurarlo, l’altro a farlo passare. Il terzo aiuta a vivere il tempo perchè regala la sensazione che il tempo non passi ricordandoci infanzia e adolescenza; anche se , appunto, da adulti rimane una compensazione piacevole, gradita. di qualche lieve insoddisfazione quotidiana. Tutti e tre ci dicono che è possibile guardare al mondo in un certo modo, come in quegli anni in cui questi tre simboli , quali sono diventati , furono inventati, prodotti, venduti e consumati a dimostrazione di quella legge fondamentale della scienza simbolica che fu formulata dal francese René Guénon, scomparso nel 1951: «Il piccolo può simboleggiare il grande, l’inferiore il superiore, la parte il tutto, mai viceversa»

Forse sono archetipi che soggiaciono in generale a due tendenze che in breve posso così riassumere. La prima è di tipo esoterico-tradizionalista (che nel Novecento allinea, oltre a Guénon, il romeno Mircea Eliade, gli italiani Elémire Zolla e Julius Evola) e li considera forze provenienti da un mondo soprannaturale, ma presenti nel nostro mondo in quanto richiamati tanto dal simbolo, che rappresenta in modo sintetico un evento materiale o spirituale, quanto dal mito, che di un simile evento è invece una più elaborata narrazione. La seconda è quella psicologico-psicoanalitica, che considera il mondo soprannaturale come condivisione di un archivio mnemonico, quale è l’inconscio collettivo di Jung, che non deriva dall’esperienza del singolo soggetto, ma è costituito da schemi universali e innati che sono proprio gli archetipi, come il Sé, frutto del processo di formazione dell’individuo, e l’ombra, dimora dei pensieri rimossi dalla coscienza.

Appartengono dunque alla formazione del Sè. Ovvero a quella serie di esperienze che ci rendono quello che siamo in un determinato momento della nostra vita. Mi fermo e mi limito in queste ultime considerazioni perchè l’analisi potrebbe prendere un’altra piega che non è proprio quella che mi sono riproposto di affrontare . Mi basta in questa analisi richiamare l’attenzione su quello che ho in breve indicato nel titolo : “ Vivere il lato bello della vita” . E i tre oggetti a cui mi riferisco ci hanno aiutato e ci aiutano a fare proprio questo. Come, lo vedremo.

Di che cosa sto parlando dirà il lettore. Parlo del Cubo di Rubik, dell’orologio Swatch e del vasetto di Nutella. Ormai tre icone della quotidianità di ciascuno di noi che si sono imposte ,per dire che sono entrate con prepotenza nella nostra vita . E da allora ci hanno accompagnato attraverso avvenimenti lieti e tristi non solo personali ma della nostra stessa società Anni Settanta e Ottanta , anni di sangue, di stragi e di lotta armata dentro una inflazione galoppante e la formazione di un debito pubblico di cui scontiamo le conseguenze ancora oggi, Probabilmente siamo oggi il risultato di tutto quello che avvenne in quegli anni .Per esempio lla morte di Enrico Mattei di cui ricorrono i sessanta anni , a quella di Pier Paolo Pasolini e Mauro De Mauro in qualche modo forse collegate tra loro .

Nove quadratini dello stesso colore per ciascuna delle sei facce, ovvero 54 parti. Scopo del gioco è uniformare ciascun lato: è il Cubo di Rubik, tormentone per amanti dei rompicapo degli anni Ottanta. Il cubo, nella versione 3x3x3 (ne sono stati commercializzati sia di più grandi, per esempio il 4x4x4 detto Rubik’s Revenge, ma nel frattempo siamo a versioni a doppia cifra, sia di più piccoli come il Pocket 2x2x2), può assumere ben 43.252.003.274.489.856.000 (parliamo quindi di trilioni) di combinazioni possibili, e di queste solo una è quella corretta. L’invenzione di questo twisty puzzle si deve a Erno Rubik, un professore di architettura ungherese, che lo realizzò nel 1974 ma fu solo nel 1980 che la Ideal Toys lo diffuse il “Magic Cube” su larga scala vincendo nello stesso anno il premio Spiel des Jahres in Germania. Popolarissimo e imitatissimo, si ritiene sia il giocattolo più venduto della storia con i suoi oltre trecento milioni di pezzi.

Il Cubo magico è stato inventato dal professore di architettura e scultore ungherese Ernö Rubik nel 1974,brevetto è ungherese HU170062 con il nome di Magic Cube , rinominato Rubik’s Cube .
dalla Ideal Toy solo nel 1980.

Ci sono molte curiosità e leggende “metropolitane” su questo gioco . L’intento dell’inventore però sembrava essere didattico ovvero far comprendere ai suoi studenti “ il problema strutturale di muovere le singole parti di un oggetto in modo indipendente senza far crollare l’intero meccanismo” . Era nato in realtà un apparente rompicapo finché non si mescolano le parti e le si ricompongono . Lo stesso inventore e costruttore impiegò più di un mese a ricomporlo , figuriamoci molti di noi ,anche perchè disse che non c’era un metodo per arrivare a ricomporre le facce. Oggi sono stati costruiti cubi con tutti i materiali con molti colori .Il cubo originale differiva lievemente da quello odierno: era monocolore, in legno e con gli angoli smussati.I primi Magic Cube prodotti in serie arrivarono nel 1977 e furono distribuiti nei negozi di giocattoli di Budapest da parte di Polithecnika. l più costoso cubo di Rubik della storia è fatto di ametista, rubini, smeraldi e oro, e vale la bellezza di un milione e mezzo di dollari. Quando il cubo viene risolto, mostra un diverso tipo di gemma su ciascun lato: 5,22 carati di ametista, 34 carati di rubini e 34 carati di smeraldi. Il più grande Cubo di Rubik al mondo è a Knoxville. È alto 3 metri e pesa 500 chili. Dal 1981il cubo divenne una moda, e si stima che nel periodo tra il 1980 e il 1983 vennero venduti circa 200 milioni di cubi di Rubik in tutto il mondo. (1)

Massimo Arcangeli scrive. “Sono oltre 43 trilioni, per l’esattezza 43.252.003.274.489.856.000 (43 per 1018), le combinazioni possibili per risolvere il terribile rompicapo sistemando faccia dopo faccia, a forza di permutarne i vertici, le 54 tessere quadrate che lo compongono; un numero superiore al doppio del numero che si ricava dalla somma, di 18 trilioni 446 biliardi 744 bilioni 73 miliardi 709 milioni 551mila 615 (18.446.744.073.709.551.615), ottenuta dal raddoppiamento dei numeri corrispondenti alle 64 caselle degli scacchi: assegnato il valore 1 alla prima casella, la seconda si vede attribuito 2 (1+1), la terza 4 (2+2), la quarta 8 (4+4), la quinta 16 (8+8) e così via, fino alla sessantaquattresima.
Feliks Zemdegs, nel campionato mondiale di Las Vhttps://www.woregas (1213), si è imposto con un tempo medio di risoluzione di 8,18 secondi (su cinque gare) per il cubo 3 x 3, portando a compimento l’opera, nella sua miglior prestazione singola, in 7,36 secondi (https://www.worldcubeassociation.org/results/c.php?i=WC2013). Michal Pleskowicz si era aggiudicato la stessa competizione, due anni prima, con un tempo medio di 8,65 secondi (Bangkok, 2011), e Breandan Wallance, in quella ancora precedente, aveva realizzato un tempo di 10,74 secondi (Dusseldorf, 2009); il vincitore della prima World Rubik’s Cube Champions (Budapest, 1982), un americano di origine vietnamita (Minh Thai), aveva terminato l’opera in ben 22,95 secondi. Lo stesso Zemdegs, al Melbourne Winter Open (2011),  ha portato a 5,66 secondi il suo record, come tempo singolo. In ancor meno secondi è riuscito nell’impresa l’olandese Mats Valk, allo Zonhoven Open (2013): di appena 5.55 il suo tempo singolo (più o meno quello che occorre, mediamente, per dare al cubo un’occhiata sommaria). Nel novembre del 2014 un sedicenne di Monfalcone, Mattia Furlan, ha conquistato a Vienna, durante l’Austrian Big Cube Open, il primato mondiale di velocità nella sistemazione dei 49 quadrati di ciascuna delle 6 facce di un cubo 7 x 7 (http://www.udine20.it/cubo-di-rubik-16enne-di-monfalcone-conquista-il-record-mondiale). Il tempo che c’è voluto per portare a termine l’impresa ha dell’incredibile: 2 minuti, 42 secondi e 59 decimi.
Supportati dalle tecniche di rotazione e di lubrificazione, si moltiplicano intanto i metodi di speed solving, sulle orme dei pionieri: Jessica Friedrich, David Singmaster, Guus Razoux Schultz. C’è chi, fra i tanti recordmen, è riuscito a risolvere l’“orrore ungherese”, con una sola mano, in meno di dieci secondi, e chi, con una benda calata sugli occhi o addirittura con i piedi, ce ne ha messi meno di trenta. Molti comuni mortali, oggi come un tempo, continuano intanto impenitenti a barare: «staccando le etichette colorate» (Morreale 2009: 267) e reincollandole altrove, oppure staccando i «cubetti del cubo […] perché le etichette non si incolla[no] più (ibid.).( 2)

Mentre l’industria degli orologi svizzera è nel pieno della peggiore crisi mai sperimentata sino a quel momento, Swatch – un sottile segnatempo in plastica dotato di soli 51 componenti (al posto degli abituali 91 o più) in grado di unire qualità superiore e resistenza all’acqua a un prezzo accessibile – scandisce la ripresa del settore. Lo Swatch, contrazione di “second” e “watch”, inteso come “secondo orologio” per distinguersi da quelli classici grazie alla sua veste casual, colorata, spigliata ed economica, introduce ben presto un nuovo stile di vita affermandosi tra gli orologi da polso più apprezzati al mondo. L’esordio, con una collezione di 12 modelli, avviene il primo marzo 1983. Il prezzo varia tra i 39,90 e 49,90 franchi svizzeri (intorno a 50mila lire in Italia).   Gli Swatch Store in tutto il mondo vendono milioni di pezzi e negli anni Ottanta se ne portano due o più, si usano per fermare i capelli a coda di cavallo e si attaccano ai vestiti (i grandi Pop). Nel tempo disegnano per il brand artisti famosi come Keith Haring, Jean-Michel Folon, Sam Francis e molti altri e nascono modelli tecnologici, con corpo in metallo (Irony), subacquei (Scuba), sottilissimi (Skin) e addirittura connessi a internet.

L’azienda è stata fondata nel 1983 da Nicolas Hayek, come parte dello Swatch Group e il nome è una contrazione di ‘Second Watch‘, inventato da Hayek perché dava l’idea di qualcosa di divertente e informale, proprio come gli orologi che ha fatto.

Il nome “Swatch” è spesso frainteso come la contrazione delle parole inglesi “Swiss”, ovvero “svizzero” (sul logo è presente la bandiera elvetica), e “watch”, ovvero “orologio da polso”. Nicolas Hayek, patron dello Swatch Group, ha tuttavia affermato che la contrazione originale era quella di “second”, secondo, e “watch”, orologio da polso, in quanto il nuovo tipo di orologio fu introdotto con un nuovo concetto, dallo stile casual, divertente e relativamente economico.

Si legge su Wikipedia : “Paragonato agli orologi convenzionali, uno Swatch era dell’80% più economico da produrre, grazie all’assemblaggio completamente automatizzato e alla riduzione del numero di parti da una cifra normale di 91 a solamente 51 componenti; oltretutto aveva un’ottima resistenza anche all’acqua, risultando perfettamente impermeabile. Gli Swatch hanno raggiunto il picco di popolarità negli Stati Uniti durante la metà degli anni ottanta , quando vennero fondati una serie di “Swatch Stores”, cioè dei negozi che vendevano unicamente orologi Swatch. Negli anni ottanta divenne di moda portare due Swatch o usarli per legarsi i capelli a coda di cavallo. Alcuni modelli, come i Pop Swatch, potevano essere attaccati direttamente ai vestiti. “

Tra i modelli prodotti in questi pochi decenni, ce ne sono alcuni che hanno scatenato la passione e il desiderio dei collezionisti. Eccone alcuni

  • KIKI PICASSO (prezzo: 22.600 dollari) …
  • ANDREW LOGAN JELLYFISH (prezzo: 10.300 dollari) …
  • OIGOL ORO (prezzo: 10.292 dollari) …
  • FUNKY KEITH HARING SPECIAL EDITION (prezzo: 4.600 dollari) …
  • GZ 999W VELVET UNDERGROUND 1985 (prezzo: 3.100 dollari)

Manuele Menconi su Esquire intervistando Franco Bosisio di Finarte scrive : “L’estate 2020 sarà ricordata come la stagione d’oro per le aste di orologi , con un mercato e un interesse in crescita esponenziale, che hanno visto nascere nuovi collezionisti e consolidarsi il segmento alto. In questo contesto, Finarte, all’interno della sua attesa Jewelry Week lo scorso giugno, ha battuto a Roma una raccolta quantomeno inaspettata: la Swatch Collection, 1241 esemplari originali mai usciti dalla custodia. Dai pezzi d’artista che hanno acceso di colore il polso dei ragazzi e degli uomini d’affari, che tra gli anni 80 e 90 avevano voglia di trasgredire senza rinunciare all’idea di appartenenza a un gruppo ben definito, passando per veri e propri memorabilia. Un piccolo tesoro, e anche un importantissimo archivio dei ricordi di tutta una generazione. Il fautore del suo successo è Franco Bosisio. “

Alla domanda :” Sappiamo che tra gli esemplari battuti da Finarte ci sono il Jelly Fish di Andrew Logan, o i quattro firmati da Keith Haring tra l’85 e l’86, e ancora i sei Black Puff. È ancora possibile fare cultura attraverso il marketing?

Risponde : “ I grandi artisti non dissero di no perché il successo del marchio era enorme, continuava a crescere e perché avevano un rispetto incondizionato verso Alessandro Mendini, che lavorava insieme a me. Abbiamo davvero avvicinato il grande pubblico a nomi irraggiungibili. Ricordo anche Almodóvar, con cui ci divertimmo molto, o Lacroix, che prima di dare l’ok per il suo modello lo ridisegnò un’infinità di volte. La congiuntura di questo momento storico non aiuta. Il marketing è un po’ appiattito culturalmente, basta accendere la tv o scorrere la timeline su un social. Le grandi maison che scelgono di raccontarsi con produzioni vicine a quelle cinematografiche stanno facendo la differenza, segnando degli standard di comunicazione che sono oggettivamente superiori rispetto a quelli che si vedono nel quotidiano. “ ( 3)

Roberto D’Agostino scrive nel libro Look Parade realizzato con Lucia Castagna (Sperling & Kupfer, 1985): «Oggi, in piena civiltà dell’immagine, si è imposto un nuovo concetto, un nuovo effetto speciale, quello dell’apparire. Ognuno cerca di esibire quel mosaico di informazioni visive chiamato look. Attraverso un look l’uomo può evadere dall’universo ripetitivo della quotidianità dove ognuno assomiglia a chiunque altro, per scacciare l’ossessione più insopportabile di questi anni Ottanta: essere perdenti, non riscuotere il successo sociale, cadere nel cono d’ombra del banale quotidiano».   Così, nel disperato narcisismo di una generazione orfana di valori, l’esteriorità diventa l’obiettivo assoluto tra palestre, diete, chirurgia e trattamenti estetici e l’uniformarsi alla bellezza stereotipata lo scudo protettivo, uno status symbol consumistico ed effimero che trova nell’era repubblicana di Reagan l’imprimatur internazionale. ( 4)

Sicuramente vero ma se lo Swatch è proprio per antonomasia l’esibizione di uno stato certo il cubo di Rubik e il vasetto di Nutella sono lo strumento della consolazione ad limite in quanto ci offrono , specialmente la Nutella , quella compensazione che spesso l’ansia delle nostre giornate e lo stress che spesso le contraddistingue va cercando.

Anche se il dietologo ci mette in guardia : “ Tutte le creme spalmabili avranno un apporto di calorie elevato perché sono fatte da frutta secca e cacao che sono due nutrienti che contengono grassi e calorie. Ma noi abbiamo imparato a capire che “IL MALE DEL SECOLO” sono gli ZUCCHERI (raffinati e se assunti in eccesso). Nelle creme spalmabili dietetiche troveremo meno quantità di cacao e frutta secca per rendere la crema con un valore calorico più basso.
Non fatevi ingannare da quello che c’è scritto sulla confezione ma leggete sempre gli ingredienti e le etichette.
Creme spalmabili come la Nutella o la Nocciolata hanno circa 50g di zucchero su 100g di prodotto quindi sono per metà ZUCCHERO! Ma se leggete le etichette anche creme some la Valsoia, o Si con Riso senza lattosio Scotti o Novi o Perugina che vengono spacciano per più sane, hanno un valore di zuccheri molto alto. “ ( 5)

Diverso è quando parliamo di cioccolato .Sono sempre di più, infatti, gli studi scientifici che sembrano dimostrare il contrario, affermando che mangiare il cioccolato è tutt’altro che un atto negativo per il benessere del nostro organismo. Non serve tormentarsi: il cioccolato fa bene!

Sebbene sia ancora considerato dai più quasi come un cibo proibito, oggi sappiamo che ha evidenti effetti benefici sulla salute, derivanti dalle proprietà contenute nei preziosi semi di cacao. (6 )

Il cioccolato fondente, composto da una maggiore quantità di cacao e da una piccola percentuale di burro di cacao (28%), è un alimento ricco di fibre, grassi e proteine.È infatti indicato come uno degli alimenti anche adatti all’alimentazione degli sportivi perché aiuta lo sviluppo della massa muscolare.Una tavoletta di cioccolato fondente da 100 gr contiene circa 4 gr di proteine, 30 gr di grassi e 60 gr di carboidrati.Ricco di antiossidanti , i polifenoli e flavonoidi contenuti nel cacao, che gli conferiscono il caratteristico sapore amarognolo, fanno sì che il cioccolato abbia effetti portentosi su tutto l’organismo.Assumere piccole porzioni di cioccolato, infatti, ha funzione antinfiammatoria, migliora il sistema cardiovascolare e favorisce il rinnovamento cellulare.Gli effetti degli antiossidanti si manifestano anche sul sistema immunitario e sulla salute della pelle.(7)

Arrivano allora 59 vasetti “Nutella con Te”, Limited Edition che racconta storie e scoperte dal 1964 ad oggi realizzati e selezionati in collaborazione con Ansa, la prima Agenzia di informazione d’Italia. Fin dalla sua nascita, Nutella®, famosa crema gianduia contenente zucchero, olio di palma, cacao, nocciole, latte, lecitina di soia e vanillina del gruppo alimentare Ferrero, ispira le persone a vivere il lato bello della vita, ricordando che a volte basta guardarsi intorno e soffermarsi su ciò che ci circonda, per essere felici. Ed è proprio da questa mission che nasce la Limited Edition “Nutella® Con Te” (8 )

“Vivere il lato bello della vita “ dice l’annuncio della nascita di 59 vasetti “Nutella con Te”.Preparata nel 1964 dall’industria dolciaria piemontese Ferrero di Alba (Cn), a partire da una precedente crema denominata Pasta Giandujot e poi SuperCrema. Il nome deriva dal sostantivo nut, che significa «nocciola» in inglese, e il suffisso italiano –ella, per ottenere un nome orecchiabile, e rappresenta di fatto la crema spalmabile più venduta al mondo, con una produzione di 365.000 tonnellate l’anno. Rimane a tutt’oggi estremamente popolare e viene spesso citato in romanzi, canzoni e opere cinematografiche. Il 14 maggio 2014 in Italia è stato emesso un francobollo ordinario per il 50º anniversario della sua realizzazione, della serie “le Eccellenze del sistema produttivo ed economico”. Nel 2021 la Zecca di Stato le ha dedicato tre monete da 5 .

Nel febbraio 2007 un blogger statunitense istituisce il World Nutella Day: da allora si celebra ogni anno il 5 febbraio , riunendo tutta la comunità di appassionati della crema italiana.

Io ho scelto questi tre simboli sui quali a lungo si potrebbe discutere in senso positivo ma anche in senso negativo. Ogni lettore naturalmente può scegliere i suoi simboli. Ne indico alcuni degli anni Ottanta per esempio ma si può andare oltre pensando per esempio alla cinquecento degli anni Cinquanta – Per esempio i videogames da bar l’ urlo di Tardelli ai mondiali di Spagna ’82 ,le televendite di Videolina (Gran Bazaar, Lo Faro) ,lo spot della Moina Arredamenti “A chi non compra alla Moina Arredamenti… gli spacco tutti i denti” ,I fumetti Marvel delle Edizioni Corno, ma anche i primi della Star Comics, il Commodore 64 (con registratore naturalmente), il “Si” e il “Bravo” (il “Ciao” era un po’ da checca),la discoteca della domenica pomeriggio,le feste di compleanno delle medie con “Il Gioco della Bottiglia” ,le partite di pallone nel cortile, senza portiere e senza il gol “di sponda”.la S che ti regalava un credito a Bomb Jack ,la casa nella Prateria ,il film “Grandi Magazzini”,il Carlo Verdone di “Un sacco bello” e “Bianco, rosso e verdone” ,il Cacao Meravigliao,i trenini Lima ,i Lego ,i Playmobil , le piste delle macchinine radiocomandate Polistil , i manuali delle Giovani Marmotte e via di questo passo.

Si tratta di un viaggio nel tempo che ci fa credere di poter contare su una continuità e su certezze indiscutibili . Ma è anche un viaggio nel tempo del cambiamento e della trasformazione che ci dice di che cosa siamo fatti, da dove veniamo .Che ci propone di mantenere saldi alcuni valori e che ci offre la possibilità di riflettere su quello che siamo diventati, di quello che siamo oggi appunto nel grande fiume del divenire.

Nel momento in cui molti sono i “prodotti” del declino culturale che stanno rapidamente consegnando all’oblio la nostra eredità,per esempio artistica o filosofica o culturale in genere,ricordare questi simboli mi sembra utile e interessante..

( 1)https://metalmark.it/blog/16_.html

( 2 )https://www.treccani.it/90anni/parole/1980-cubo-di-rubik.html

(3)https://www.esquire.com/it/stile/accessori-uomo/a33258933/orologi-swatch-collezione/

(4)https://www.meetingecongressi.com/it/speciale40/gli_anni_80/la_societa/1098/cosa_restera_di_quegli_anni_80.htm

( 5 )https://silviaparadisobiologanutrizionista.it/articoli/creme-spalmabili-al-cioccolato-nutella-creme-proteiche-creme-spalmabili-dietetiche-quale-comprare/

(6)https://blanghe.it/il-cioccolato-fa-bene-ecco-10-ragioni-per-mangiarlo/

( 7 )https://www.nutridoc.it/articoli/cioccolato-fondente

(8 )http://www.agroalimentarenews.com/

Commenti

commenti