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” DALLA PICCOLA VEDETTA LOMBARDA ALLA FESTA NAZIONALE DEI FIGLI : UN ROMANZO CUORE RIVEDUTO E CORRETTO ” – DI VALTER MARCONE

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Redazione- Nel 2020 tra le proposte di legge avanzate da deputati e senatori che in verità fanno ricordare quell’anno come l’anno dei record di leggi strane Secondo una proposta a prima firma del senatore leghista Simone Pillon,  non è molto chiaro perché in Italia si festeggia la festa della mamma, quella del papà e quella dei nonni, ma non quella dei figli. Questa mancanza sarebbe dunque una valida motivazione per istituire, il 15 giugno, la “Festa nazionale dei figli”, e non solo. Pillon e gli altri firmatari hanno infatti proposto anche l’istituzione del “Premio nazionale dei figli d’Italia” «in favore dei figli fino all’età di anni 25 che, nel corso dell’anno, si siano distinti per aver compiuto azioni particolarmente meritorie all’interno della loro famiglia o verso i loro familiari»

La relazione che accompagna l’articolato di legge dice : “La festa della mamma è una festa civile che ricorre in alcuni Paesi del mondo, celebrata in onore della figura della madre, della maternità e dell’influenza sociale delle madri. Non vi è un unico giorno dell’anno in cui l’evento è festeggiato in tutti gli stati: in quasi due terzi di questi Paesi la festa è celebrata nel mese di maggio, mentre circa un quarto di essi la festeggia a marzo. In Italia la festa cade la seconda domenica di maggio.
La festa del papà nasce nei primi decenni del XX secolo, complementare alla festa della mamma, celebrata in onore della figura del padre, della paternità e dell’influenza sociale dei padri. Anche in questo caso la festa è celebrata in varie date. Già nel 1871 la Chiesa cattolica aveva proclamato San Giuseppe (festeggiato il 19 marzo) protettore dei padri di famiglia e patrono della Chiesa
universale. Nei Paesi che seguono la tradi zione anglosassone, ossia molti nel continente americano, la festa si tiene la terza domenica di giugno; in altri Paesi la data della festa del papà segue invece tradizioni locali. In Italia, come in alcuni Paesi di tradizione cattolica, la festa del papà viene fe-
steggiata il giorno di San Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria, simbolo di umiltà e dedizione.
La festa dei nonni è una ricorrenza civile diffusa in alcune aree del mondo, celebrata in onore della figura dei nonni e della loro influenza sociale. Anche tale ricorrenza non è festeggiata in tutto il mondo nello stesso giorno. In gran parte dei paesi l’evento è fe steggiato nel mese di settembre o di ottobre.
Nella tradizione cattolica, i patroni dei nonni sono i santi Gioacchino e Anna, genitori di Maria e nonni di Gesù, che vengono cele brati il 26 luglio e il 16 agosto (il solo San Gioacchino). La festa dei nonni è stata creata negli Stati Uniti nel 1978 durante la presidenza di Jimmy Carter su proposta di Marian McQuade, una casalinga della Virginia Occidentale, madre di quindici figli e nonna
di quaranta nipoti. La McQuade incominciò a promuovere l’idea di una giornata nazio nale dedicata ai nonni nel 1970, lavorando con gli anziani già dal 1956. Riteneva, infatti, come obiettivo fondamentale per l’educazione delle giovani generazioni, la rela zione con i loro nonni. In Italia la festa dei nonni è stata istituita come ricorrenza civile per il giorno 2 ottobre di ogni anno con la
legge 31 luglio 2005, n. 159, quale momento per celebrare l’importanza del ruolo svolto
dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale.
Considerato che senza figli non ci sarebbero né genitori né nonni, il presente disegno di legge si propone di istituire la festa nazionale dei figli per celebrare l’importanza della figura dei figli all’interno delle famiglie e della società in generale, nonché valorizzare il ruolo fondamentale di ogni essere umano ad essere figlio. La festa, che non determina gli effetti civili di cui alla
legge 27 maggio 1949, n. 260, ricorre il giorno 15 del mese di giugno di ogni anno.
Le regioni, le province e i comuni in occasione della festa nazionale dei figli promuovono, nell’ambito della loro autonomia e delle rispettive competenze, iniziative di valorizzazione della figura dei figli. Il Ministro dell’istruzione impartisce le opportune direttive affinché, in occasione della festa nazionale dei figli, le scuole pubbliche e private, nell’ambito della loro autonomia, pos-
sano promuovere iniziative volte a discutere ed approfondire le tematiche relative alle
funzioni assunte dai figli nella famiglia e nella società.
Con il presente disegno è altresì istituito il « Premio nazionale dei figli d’Italia » in favore dei figli fino ai 25 anni che, nel corso dell’anno, si siano distinti per aver compiuto azioni particolarmente meritorie all’interno della loro famiglia o verso i loro familiari. Sarà quindi nominata, senza oneri per lo Stato, una Commissione competente a valutare le dieci azioni socialmente più meritevoli per l’anno in corso, sulla base delle informazioni acquisite da ogni fonte utile. Il Presidente della Repubblica conferirà il « Premio nazionale dei figli d’Italia » a coloro i quali abbiano conseguito i primi dieci posti nella graduatoria deliberata dalla Commissione. “

Questo il testo del disegno di legge
Art. 1. (Istituzione della festa nazionale dei figli) 1. È istituita la festa nazionale dei figli quale momento per celebrare l’importanza della figura dei figli all’interno delle famiglie e della società e valorizzare il ruolo fondamentale di ogni essere umano ad essere figlio.
2. Le regioni, le province e i comuni, in occasione della festa di cui al comma 1, possono promuovere, nell’ambito della loro autonomia e delle rispettive competenze, iniziative di valorizzazione della figura dei figli.
3. La festa di cui al comma 1 ricorre il giorno 15 del mese di giugno di ogni anno e
non determina gli effetti civili di cui alla legge 27 maggio 1949, n. 260.
4. Il Ministro dell’istruzione adotta i provvedimenti necessari affinché, in occasione della festa di cui al comma 1, le scuole pubbliche e private, nell’ambito della loro autonomia, possano promuovere iniziative volte a discutere e approfondire le tematiche relative alle funzioni assunte dai figli nella famiglia e nella società.
Art. 2. (Premio nazionale dei figli d’Italia) 1. È istituito il « Premio nazionale dei fi gli d’Italia » in favore dei figli fino all’età di anni 25 che, nel corso dell’anno, si siano distinti per aver compiuto azioni particolarmente meritorie all’interno della loro famiglia o verso i loro familiari.

2. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Mi nistro dell’istruzione, da adottare entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, è nominata, senza oneri per lo Stato, una Commissione competente a valutare le dieci azioni socialmente più meritevoli per l’anno in corso, sulla base delle informazioni acquisite da ogni fonte utile.
La partecipazione alla Commissione non comporta la corresponsione di alcuna indennità o compenso, né rimborso di spese.
3. La graduatoria deliberata dalla Commissione di cui al comma 2 non è valida se non è controfirmata dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali e dal Ministro dell’istruzione.
4. Possono far parte della Commissione di cui al comma 2 i cittadini italiani e degli
Stati membri dell’Unione europea che abbiano compiuto i sessantacinque anni.
5. Il Presidente della Repubblica conferisce il « Premio nazionale dei figli d’Italia »
a coloro i quali abbiano conseguito i primi dieci posti nella graduatoria deliberata dalla
Commissione di cui al comma 2.
Art. 3. (Clausola di invarianza finanziaria) 1. Dall’attuazione della presente legge
non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Art. 4. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. ( 1)

Insomma una festa per un eroismo da libro Cuore . Una legge che torna appunto ai sentimenti del libro cuore . Dando una risposta ad una domanda : “ Si può davvero tornare a Cuore, il libro di De Amicis del 1886, dopo che la cultura italiana dominante a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso lo ha tacciato di sentimentalismo, lacrimosità, buonismo e retorica?” L’on Pillon e gli altri firmatari della legge sembra dicano di si . Lo dice comunque senza mezzi termini anche Marcello Fois che sostiene di sì; anzi, di più: si deve. Proprio all’insegna di quelle accuse: che vanno capovolte in punti di forza.

Scrive Stefano Jossa su Doppio zero.it recensendo un libro di Marcello Fois : Il libro Cuore “ha influenzato l’immaginario di generazioni e generazioni, costituendo lo stampino dentro il quale si è svolta la narrazione della e sulla scuola, pure oltre l’Italia, fino ad approdare agli animi giapponesi. Che tale stampino abbia determinato la retorica pubblica del discorso sugli italiani, sempre così carico di eroismo, come dimostra soprattutto la cronaca sportiva, è l’assunto da cui parte Fois: non c’è pagina giornalistica italiana che non grondi sentimentalismo e retorica, nel nome di «madri separate, figli eroici, padri lontani, ricongiungimenti da oltre oceano, atti di microeroismo». Siamo intrisi di «cuorismo».(…)Cuore offre una magnifica occasione per identificare l’italiano con quell’astrazione buonista che il libro rappresenta e che la retorica patriottica avrebbe accolto: generoso, altruista, umile, rispettoso, accogliente, affezionato, ecc.(2)

Anche se Cuore al contrario può essere inteso come scrive Giuseppe Romeo : come la rappresentazione di un’Italia che doveva essere ciò che non è: un Paese che non ha ancora oggi compreso che nessuno può essere lasciato indietro nelle opportunità, o reso destinatario di inefficienze o di incapacità altrui e pagarne il prezzo, mettendo a rischio libertà e diritti. Cuore è, così, la negazione di un’idea di nazione che non può premiare il più scaltro,giustificare le angherie del potente di turno, tollerare il più opportunistico disimpegno, celebrare il facile guadagno o emulare una spasmodica ricerca del successo individuale.

Cuore è il rifiuto che si possa costruire un grande Paese nella ritualità della corsa al potere, nella mortificazione e discriminazione politica e mediatica delle intelligenze che livella liberi pensieri e sentimenti per difendere luoghi comuni, o per favorire l’affermarsi di un’acritica prospettiva di un pensiero frutto di una supponente celebrazione del sé. Un risultato mortificante, quest’ultimo, che neanche le esperienze totalitarie del Novecento nonostante il dramma di interi popoli, sono riuscite a consolidare nel tempo. (3)

Forse una lodevole iniziativa quella della proposta di istituire un premio . Forse. Perchè probabilmente quel premio andrebbe dato ad intere generazioni , quelle dei giovani che questo paese non riesce a tutelare in alcun modo : abbandono scolastico, povertà educative oltre alle povertà materiali, carenze di strutture assistenziali per esempio nel caso della salute mentale, emigrazione in altri paese per mancanza di lavoro nel nostro o per condizioni di precarietà nel lavoro e nello studio. Insomma una generazione dei nativi digitali ,ovvero la generazione “z” soffre di gravi limitazioni a partire proprio dalla socializzazione che appunto i mezzi digitali rallentano . Una disabitudine che pesa moltissimo.

Anche perchè inoltre i millennial (i nati fra l’inizio degli anni 1980 e la fine del 1995) sono stati la generazione più colpita finanziariamente durante l’emergenza coronavirus. È quanto emerge da un sondaggio di healthinsurance.com che ha coivolto Millennials, Gen X (i nati tra il 1965 e il 1980) e Baby Boomers (i nati dal 1946 al 1964) sulle loro prospettive, da quelle legate all’assistenza sanitaria, all’economia alla tecnologia fino ai social media.

L’ascensore sociale è bloccato e, dice il Rapporto annuale 2020 dell’Istat, per la prima volta sono più i figli che rischiano una regressione rispetto allo status dei genitori.

La vita dei millenials non era facile neanche prima del Covid-19. Cresciuti alle prese con gli effetti di una crisi economica, i nati fra il 1981 e il 1996 (questa la definizione di millenials) erano già consapevoli che la loro vita sarebbe stata diversa da quella dei genitori. Niente casa di proprietà nella maggior parte dei casi, tanti lavoretti precari, partite iva e false partite iva, titoli di studio da accumulare per rendersi competitivi, probabili fughe all’estero. E fin qui ok. Lo si sapeva e tanti si sono messi d’impegno comunque per migliorare la situazione – al contrario dei vari appellativi stile “bamboccioni” e “choosy” e della retorica stucchevolmente paternalista di chi scrive dei giovani, da adulto rivolto ad adulti, ribattezzandoli sempre “i nostri figli”, con tanto di sospiro sconsolato a corredo. (4)

E continua Laura Fasani nell’articolo su lincmagazine.it : “Poi è arrivata la pandemia e le cose sono ulteriormente peggiorate. I dati sono impietosi: oggi i trentenni italiani che si trovano in una condizione peggiore di quella di partenza (prima del Covid-19) sono superiori a quelli che l’hanno migliorata. L’ascensore sociale è bloccato e, dice il Rapporto annuale 2020 dell’Istat, per la prima volta sono più i figli che rischiano una regressione rispetto allo status dei genitori (26,6%) di quanti avranno invece la possibilità di ascendere verso condizioni più favorevoli (24,9%). La recessione innescata dal coronavirus, però, si è aggiunta a una serie di problemi preesistenti. Specifica infatti l’Istat: “La pandemia da Covid-19 si è innestata su una situazione sociale caratterizzata da forti disuguaglianze, più ampie di quelle esistenti al momento della crisi del 2008-2009”. Ad esempio? La classe sociale di origine che influisce ancora sulle opportunità delle persone. Ma non solo. La pandemia ha esacerbato una serie di dinamiche dannose che esistevano già. Ora ai millenials non resta che misurarsi con un mercato del lavoro ancora più contratto. E non è facile capire come muoversi.

La proposta di legge dell’on. Pillon istituisce la giornata dei figli di Italia ma anche il premio della bontà . Una specie di ritorno agli anni delle feste dell’albero e di tutte quelle altre manifestazioni che articolavano un calendario, perchè no, apprezzabile di gesti, avvenimenti, azioni ,comportamenti da additare pubblicamente come esempio -.

Nell’archivio dell’Istituto Luce si possono vedere immagini relative alla premiazione di giovani scolari in occasione della giornata istituita per il premio bontà per esempio in data 20 novembre 1955

Dunque un premio bontà per la festa dei figli d’Italia. Quel premio nacque negli anni ’50/60,Se oggi consultate sul web , secondo il più usato motore di ricerca il tema appunto del premio bontà trovate 80.300 risultati.

Il nuovo premio bontà per i figli d’Italia è in buona anzi in ottima compagnia. Sono migliaia le istituzioni, i comuni, le associazioni che dedicano un premio alle azioni di bontà in particolare quelle nei comportamenti dei bambini, degli scolari e dei giovani .

Anche se tutto questo contrasta e si oppone ad un altro mondo, quello di cui non possiamo più fare a meno e che pervade la nostra vita , il mondo dei social. Proprio questo arcipelago è oggi spesso strumento delle azioni più riprovevoli compiute proprio dai giovani . A lungo si è discusso e si continua a discutere nel nostro paese per mettere in guardia contro l’uso inappropriato e distorto di questi strumenti . Una ricerca proprio tra i giovani ha evidenziato alcuni problemi .

Un’indagine promossa su un campione di 611 giovani tra i 12 e i 18 anni da Telefono azzurro e Doxa Kids su il controverso rapporti tra giovani e social networks ha messo in evidenza che circa un terzo di loro indicano tra i problemi la distrazione dallo studio e dal “mondo reale”, e il 29% ha invece fatto riferimento all’assenza del contatto personale e a tutte le ripercussioni negative legate alla mancanza di relazioni fisiche. Nel 21% dei casi, invece, tra gli aspetti negativi è stata evidenziata la dimensione illusoria della rete dei propri contatti.

Ciò a causa dell’errata percezione di possedere molti amici, che tuttavia in realtà sono semplicemente degli sconosciuti. Circa un terzo degli adolescenti ha fatto altresì riferimento a come i social network influiscano negativamente sulla percezione di sé e degli altri. Il 28% ha poi manifestato un’ulteriore problematica, sicuramente da non sottovalutare: la dipendenza dagli stessi social network. (5)

Ma nella stessa ricerca sono evidenziati comportamenti aggressivi, intimidatori, costrittivi tanto che “addirittura il 66% degli adolescenti intervistati ha dichiarato di essere stato esposto almeno una volta a contenuti spiacevoli e inaspettati pubblicati online.

Tra questi compaiono immagini e video di carattere violento, razzisti o sessisti, che si concludono spesso con umiliazioni o diffamazioni. Tali contenuti sono molto pericolosi, in quanto possono indurre all’anoressia e disturbi alimentari, all’autolesionismo o, in casi particolarmente gravi, addirittura al suicidio.”

Purtroppo sia in termini positivi che negativi la frequentazione dei social dà il senso “dell’appartenenza al gruppo” . E’ proprio questa appartenenza che determina a volte fatti spiacevolissimi che purtroppo negano ogni “bontà” . I figli d’Italia sono grandi navigatori , una volta per mare in cerca di terre lontane, oggi sul web e proprio durante questa navigazione si imbattono in occasioni per mostrare e dimostrare per esempio violenza, spesso gratuita .Online e attraverso i social network è ormai possibile condividere praticamente qualsiasi tipo di contenuto e sono soprattutto gli adolescenti a fare uso di questa modalità di comunicazione attraverso l’esibizione del proprio corpo o di attività quotidiane, a volte però la rete viene usata anche per divulgare registrazioni di contenuti di violenza (sessuale o fisica), noncuranti delle possibili ripercussioni a livello legale e dei danni inflitti alla vittima.(6)

I video delle aggressioni e delle torture hanno consentito di attribuire responsabilità precise agli otto giovani sottoposti a fermo dalla Polizia (…) I giovani si sarebbero ripresi con i telefonini mentre sottoponevano la vittima a violenze e torture… per poi diffondere i video nelle chat di Whatsapp (Quotidiano.net; 30 aprile 2019).

I due, dice ancora il giudice, hanno commesso “reiterati abusi” sulla donna… Sono diversi gli spezzoni video ripresi con i cellulari, uno dei quali dura circa sette minuti, e iniziano con la ragazza ancora a terra… (Quotidiano.net; 30 aprile 2019).(7)

Manuela Scarpantoni su stateofmind.it scrive : “In gruppo, le persone agiscono in modo più disumano rispetto a quando si ritengono individualmente responsabili dei loro comportamenti (Zimbardo, 1969, 1995). Alcuni studi dimostrano che i membri di un gruppo compiono azioni aggressive quando quest’ultime sono interpretate come “ciò che è giusto fare” in una data situazione (Moghaddam, 2002). Lo stupro compiuto dai giovani in gruppo permette di consolidare l’unione e le regole del gruppo e di svolgere un ruolo importante nella violenza esercitata (Wright e West, 1981). I componenti del branco impiegano maggiormente azioni “affettuose” come baciare o accarezzare la vittima (Holmstrom, Burgess, 1980; Amir, 1971) con lo scopo di motivare quest’ultima a “collaborare” e facilitare lo stupro.

Per un membro di un gruppo, esercitare una violenza significa da una parte favorire la perdita d’identità e di responsabilità personale, dall’altra valorizzare il senso d’identità sociale e l’anonimato (Goldstein, 2002; Krahe, 2001).

E continua :”Attualmente, nella nostra società si assiste ad un comportamento costante, quello di “mostrarsi” non solo in televisione ma anche su Facebook, su Youtube o sui telefonini. L’esibizione è in aumento perché un messaggio da comunicare al mondo è che “ciò che è davvero importante per me” viene trasmesso mediante lo schermo, il telefonino o i social network. Ciò potrebbe essere una strategia per definire il proprio Sé (Avenia, Pistuddi, 2012) e acquisire autostima .

Nel mondo digitale, le immagini trasmesse hanno il potere di comunicare pensieri ed emozioni e di sottolineare la presenza del Sé (Marinelli, 2005). L’identità può essere molteplice e il virtuale diventa uno spazio dove poter aumentare la disinibizione o emancipazione (Pravettoni, 2002).(…)
Il bisogno di ammirazione e di appartenenza possono essere soddisfatti dalla dimensione dell’“amplificazione”. Sui social network o sul web, un messaggio aggressivo può essere letto da moltissime persone in tutto il mondo e dunque avere un impatto molto differente da quello ipotizzato (Wallace, 2015). Lo stesso si potrebbe dire della diffusione di video mediante cellulari.

Certo questa diagnosi non può essere generalizzata e non tutti i giovani sono così . Mi riferisco a tutti quei giovani che ancora oggi, in un paese che avalla queste disfunzioni e che fa poco per educare ad un uso diverso dei social, che fa poco, mi riferisco al mondo adulto, per limitare l’aggressività sui social, nei talk show televisivi e addirittura in molte manifestazioni e rapporti addirittura istituzionali vedasi i violenti scontri seppure verbali , in un paese così sono veramente da premiare non uno ma tutti quei giovani che si alzano al mattino e si dedicano allo studio e al lavoro , anzi che poprio in un ambiente di lavoro , parlo delle esperienze scuola/lavoro, trovano la morte .

Certo questa è una Italia con valori nei quali i giovani non si riconoscono, un paese che spesso lascia i giovani al loro destino .La disoccupazione rappresenta una delle piaghe che maggiormente interessa il nostro Paese. La disoccupazione giovanile è diventato uno dei principali motivi per i quali molti giovani, emigrano nel territorio italiano o decidono di uscire dall’Italia, trasferirsi all’estero, per investire più fiduciosamente nel loro futuro.

Carmine Zaccaro scriveva sull’Inkiesta già nel 2012 : I dati Istat del marzo di quest’anno in relazione alla disoccupazione riportano queste cifre: «Il numero dei disoccupati, pari a 2.312 mila, aumenta del 2,8% rispetto a dicembre (64 mila unità) […] l’area della disoccupazione riguarda sia gli uomini sia le donne. Il tasso di disoccupazione si attesta sul 9,2% in aumento […] rispetto all’anno precedente. Il tasso di disoccupazione giovanile, ovvero l’incidenza dei 15- 24enni disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, è pari al 31,1%, in aumento […] rispetto a dicembre 2011. Dai dati riportati da uno studio istat, Trasferimenti di residenza , pubblicato nel luglio 2011 emerge che «più della metà dei laureati italiani che si trasferiscono in un’altra ripartizione provengono da una regione del Mezzogiorno (oltre 18 mila, pari al 54%) e sono diretti soprattutto verso le regioni del Nord (58,8%)», non è da sottovalutare che l’emigrazione giovanile non riguarda solo quella extra territoriale, ma anche e soprattutto quella interegionale. “

Nel 2019 il nono Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa, presentato a ottobre di quell’anno a Palazzo Chigi, afferma cche il nostro paese da circa un decennio è tornata a essere terra di emigrazione: in dieci anni ha perso quasi 500 mila italiani (saldo tra partenze e rientri di connazionali). Tra questi, quasi 250 mila giovani (15-34 anni). Considerando le caratteristiche lavorative dei giovani in Italia, la Fondazione stima che questa “fuga” ci sia costata 16 miliardi di euro (oltre 1 punto percentuale di Pil): è infatti questo il valore aggiunto che i giovani emigrati potrebbero realizzare se fossero occupati nel nostro paese.

Esiste comunque un riconoscimento per i giovani quello di Alfiere della Repubblica tanto che nel 2019 per esempio sono stati 29 i giovani, nati tra il 1999 e il 2008, ai quali il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito l’attestato d’onore di “Alfiere della Repubblica”: queste persone si sono distinte per il loro impegno nel costruire la comunità, per le loro azioni solidali che, spesso, hanno richiesto particolare coraggio.

Abbiamo un assoluto bisogno di affermare il bene che c’è, che esiste e si può toccare con mano nella nostra società. Di cronaca nera e di articoli sui nostri quotidiani, uniti agli annunci locali sui social networks, che segnalano episodi spiacevoli che interessano le giovani generazioni, ce ne sono tanti, tantissimi. E forse il premio per i figli d’Italia che si vorrebbe istituire va in questa direzione.

Quella del premio della bontà era un’Italia diversa da quella di oggi. Era l’Italia degli Cinquanta / Sessanta dello scorso secolo che cercava di risollevarsi da una dittatura appena terminata,dagli orrori , morte e devastazioni di due guerre mondiali che nel giro di appena due decenni avevano determinato le sorti di popoli e nazioni dell’intero pianeta Terra. Era un’Italia che additava nuovi valori e nuove esperienze, pensiamo al dettato costituzionale e pensiamo alla ricostruzione economica. Ma una Italia dalla cultura ancora profondamente contadina che proprio negli anni Cinquanta vedeva una ripresa dell’emigrazione dall’Italia agli Usa. Anche se ormai si era aperta una nuova rotta verso l’Europa del Nord: Francia, Germania e Belgio le mete più gettonate. .Fra il 1880 e il 1915 erano approdati negli Stati Uniti quattro milioni di italiani, su 9 milioni circa di emigranti che scelsero di attraversare l’Oceano verso le Americhe. Le cifre non tengono conto del gran numero di persone che rientrò in Italia: una quota considerevole ( 50/60%) nel periodo 1900-1914. In totale tra il 1861 e il 1985 dall’Italia sono partiti quasi 30 milioni di emigranti. Come se l’intera popolazione italiana di inizio Novecento se ne fosse andata in blocco. La maggioranza degli emigranti italiani, oltre 14 milioni, partì nei decenni successivi all’Unità di Italia, durante la cosiddetta “grande emigrazione” (1876-1915).

La fotografia di quell’Italia appare oggi però un poco sbiadita. Certo è passato mezzo secolo e il mondo è diverso e quindi per forza anche questa Italia di oggi deve essere diversa ,ma una domanda sorge spontanea. Ma com’è che in mezzo secolo si siano potuti sbiadire certi valori e si sia potuto perdere quell’orizzonte che ,proprio fondandosi su quei valori aveva dato vita ad una stagione nuova. Probabilmente questa domanda sottintende un giudizio sull’oggi troppo severo .Perchè in questi cinquant’anni i valori guida non sono venuti mai meno. E sono i valori affermati nella carta costituzionale che garantisce l’esercizio di diritti e richiede l’osservanza di doveri. Tra questi valori la persona, il lavoro, la dignità, la libertà e l’uguaglianza, la democrazia, l’etica, la legalità; non dimenticando, peraltro, che nella schiera dei valori vanno considerati anche i doveri (oltreché i diritti); e tra di essi emergono principalmente la solidarietà e la partecipazione (questa intesa come diritto-dovere). Il primo elemento caratterizzante della Costituzione, sul piano dei valori, è la persona umana, con tutti i suoi attributi, i suoi diritti, le sue tutele ed anche la sua dignità.

Probabilmente la sensazione che ci induce a giudicare con severità il presente e ad inventariare una serie di cedimenti è la imperfetta attuazione proprio di quei principi che abbiamo richiamato con la conseguente necessità di ribadire la loro osservanza in ogni contesto.

Chissà se la proposta parlamentare per la istituzione di una giornata dedicata ai figli di Italia riuscirà nel corso della legislatura a guadagnare la dignità di legge della Repubblica. . I proponenti se lo augurano e probabilmente faranno di tutto per evitare il destino che , per esempio, nella scorsa legislatura è toccato a 2.746 proposte di legge , secondo le statistiche del sito di Montecitorio, che pur essendo state assegnate in commissione, non sono state mai esaminate.

Resta comunque il fatto che a voler ricordare tutti i premi per la bontà istituiti nel nostro paese occorrerebbe sfogliare circa 135 mila pagine sul web secondo l’indicazione di uno dei motori di ricerca più usati. Non è poco e aggiungerci anche la giornata dedicata ai figli d’Italia non è certamente troppo .

( 1)Atti parlamentari – 4 – Senato della Repubblica – N. 670
XVIII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI

(2)https://www.doppiozero.com/cuore-il-libro-degli-italiani

(3)https://www.lacnews24.it/opinioni/cuore-il-libro-dimenticato-da-un-italia-smarrita_128332/

(4)https://www.lincmagazine.it/2020/10/16/generazione-lockdown-dentro-la-crisi-dei-millenials/

(5)https://gdprscuola.it/come-i-social-network-influenzano-il-comportamento-dei-giovani-e-quali-sono-i-rischi/

(6)https://www.stateofmind.it/2019/05/violenza-social-network/

(7)Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/2019/05/violenza-social-network/

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