” CRUCIVERBA : PICCOLI GIALLI DA RISOLVERE ” DI VALTER MARCONE
Redazione- Cruciverba e lettura di storie del genere poliziesco o giallo sono state le due passioni che dall’età di dieci anni ho conservato fino ad oggi. Passioni oggi un poco sfocate , un poco ridotte alla sola Settimana enigmistica e alla rilettura estiva di qualche capolavoro di quel genere letterario di cui puntualmente, appunto in estate, quotidiani e riviste offrono intere collane.
Adolescente dedicavo la sera del sabato alla lettura di storie pubblicate in collane di esili volumetti tascabili in vendita nelle edicole al costo di cinquanta lire . Erano storie di autori americani in cui si narravano le avventure di detective sfigati, scalcagnati, sull’orlo di una crisi di nervi ma sempre pronti ad assumere un incarico per pochi dollari. Incarico che portavano onorevolmente a termine scoprendo sempre l’assassino. In genere erano sempre storie di omicidi compiuti nei modi più semplici o con astuzia efferata . I serial killer avevano poi una particolare cittadinanza in quelle storie perchè piene di arguzie da parte dei due protagonisti : il killer che ripeteva i suoi omicidi anche a modo di sfida e il detective che lo rincorreva fino a scovarlo. Con grande coivolgimento del lettore.
Un po’ più avanti nell’età ho cominciato a leggere il “ giallo “ in cui si assiste alla preparazione dell’omicidio . Appunto il “ Giallo Mondadori “ : fu una scoperta indimenticabile perchè settimanalmente offriva non solo una storia ma anche una rassegna per così dire di altre notizie, una rubrica interessante di Ellery Queen .Lorenzo Montanaro nel 1929 per l’ Arnoldo Mondadori ideò quella collana di libri polizieschi che avevano come copertina il colore giallo . Il delitto, l’indagine e la soluzione del delitto fanno da padrone nelle storie poliziesche , nel giallo invece la vittima, il colpevole e il detective. Il primo giallo pubblicato in questa collana fu La strana morte del signor Benson di S.S. Vandine, più di novant’anni fa. Anche questi volumetti dal colore giallo li compravo in edicola .
I gialli si chiamano in America Hard boiled, che vuol dire “bollito”, in Francia Noir, dal colore di una collana di polizieschi molto popolare, o Polar (letteratura poliziesca); in Spagna Novelas de suspanse (“racconti di tensione”) in Gran Bretagna Thriller, cioè “che dà i brividi“, ma qui il protagonista della storia non è l’investigatore ma la vittima o il colpevole . In Italia il termine straniero più usato per indicare questo genere di racconti è sicuramente “ Thriller”.
Un genere che nasce con la pubblicazione, nel 1841, di “ I delitti della via Morgue” di Edgar Allan Poe il cui protagonista Auguste Dupin, solo leggendo resoconti giornalistici, risolve casi criminali . Arthur Conan Doyle crea successivamente quello, ben più famoso di Sherlock Holmes, protagonista del romanzo “Uno studio in rosso” del 1887, il primo romanzo giallo mai pubblicato. Numerosissimi gli autori che si sono dedicati a questo genere letterario con successo , come Agatha Christie (creatrice dei personaggi di Hercule Poirot e Miss Marple), Georges Simenon (creatore del commissario Maigret), Rex Stout (padre di Nero Wolfe), fino ai contemporanei Andrea Camilleri, ( con il famoso commissario Salvo Montalbano, grazie alla trasposizione televisiva interpretato da Luca Zingaretti ), Carlo Lucarelli, Giorgio Faletti per citare solo alcuni autori.
Al giallo classico, si sono aggiunti altri modi di narrare storie i cui ingredienti sono suspense,
delitto, ricerca della verità. , basti pensare per esempio al romanzo di Umberto Eco “ Nel nome della rosa “. Ovvero storie che narrano come si arriva alla soluzione di un enigma. John Grisham è una voce autorevole del Legal Thriller in cui i protagonisti e risolutori sono gli avvocati, ma anche l’Italiano Gianrico Carofiglio , scrive storie gialle con questi elementi . Nel thriller medico il protagonista è invece un medico legale che raccoglie gli indizi fin dalla scena del crimine svelando al lettore appunto i propri metodi di indagine. Tra gli autori più famosi ricordiamo Patricia Cornwell e Kathy Reichs.
Nel Police Procedural le indagini del caso sono affidate ad una squadra di investigatori . Le procedure e le tecniche di indagine in questo caso sono quelle della polizia come nelle storie dell’americano Michael Connelly e il francese Georges Simenon. L’editore francese Gallimard
negli anni ’40, pubblicò storie con delitti enigmatici commessi in ambienti inquietanti sia dal punto di vista fisico che psicologico. In Italia il Noir proposto da Gallimard èp stato praticato da Massimo Carlotto e il collettivo di scrittura Wu Ming.Ci sono poi ancora altri generi di storie tra le quali per esempio quelle di spie oppure le storie di “Segretissimo” ,una colana edita da Mondadori e acquistabile in edicola.
Storie che presto hanno guadagnato il cinema, i fumetti e da ultimo la televisione . Molti dei romanzi più famosi sono stati trasposti in versione cinematografiche o in serie tv come le storie del commissario Maigret o degli investigatori di Agata Christie.In Italia famosissima la serie La Piovra con il commissario Cattanei Ancora oggi considerata la serie televisiva italiana più famosa nel mondo, ha ottenuto grandi consensi di pubblico (una media di 10 milioni di spettatori e punte di 15 milioni) ed è stata esportata in oltre 80 nazioni. .Con l’apporto di bravissimi registi .Le miniserie sono state dirette da vari registi che si sono succeduti: Damiano Damiani nella prima ministerie, Florestano Vancini nella seconda ,Luigi Perelli dalla terza alla settima e di nuovo nella decima e Giacomo Battiato nell’ottava e nella nona. E da altrettanto bravissimi attori Michele Placido nella parte del commissario Cattani , Remo Gironi : il faccendiere-banchiere Gaetano “Tano” Cariddi vera mente manovratrice della Piovra Vittorio Mezzogiorno : nei panni del poliziotto Davide Licata (vero nome Davide Pardi), protagonista della saga dalla quinta alla sesta miniserie Patricia Millardet : il magistrato Silvia Conti , grande amore di Cattani e poi di Licata, protagonista della saga dalla quarta alla settima e nella decima miniserie . Senza contare le colonne sonore scritte da Riz Ortolani prima miniserie, da Ennio Morricone , dalla seconda alla settima e nella decima e da Paolo Buonvino dall’ottava alla nona .
In quel periodo ho anche ricordi di “sconfinamento” nelle storie di fantascienza con “ Urania “ una collana di romanzi, sempre pubblicati da Mondadori , di autori famosissimi , come Isac Asimov , solo per citarne uno. Una collana la cui storia, che è dunque anche la storia del genere fantascienza in Italia, viene riproposta dall’editore Mondadori in un libro dal titolo “La storia di «Urania» e della fantascienza in Italia. Ediz. Illustrata in due volumi .Sul blog Urania si può leggere che, come annunciato dal direttore di Urania, Franco Forte, durante l’ultima edizione di Stranimondi, Urania è sbarcata in libreria con una collana di paperback a grande diffusione, i Miti Mondadori denominati, per l’occasione, Miti Urania. Il primo volume della serie è un’opera di fantascienza che da troppo tempo era fuori mercato e meritava di essere recuperata: “Contact” di Carl Sagan, da cui era stato tratto un bel film con Jodie Foster. Un volume di 570 pagine al prezzo di 9,90 euro. Questa collezione da libreria (che avrà prezzi variabili da 7,90 a 9,90 euro a seconda della foliazione) va ad affiancare le edizioni da edicola di Urania, con l’intenzione di proporre opere classiche ma anche novità interessanti, e qualche nuova proposta ben calibrata in arrivo dal mercato internazionale.
Il numero di Urania di novembre 2023 pubblica il capolavoro della fantascienza di Stanisław Lem del 1959, “Eden”.
Le prime quattro pubblicazioni italiane di fantascienza furono una combinazione quasi magica : “Scienza fantastica” edita dalla Krator di Roma e diretta da Lionello Torossi che chiuse nel 1953 dopo sette numeri, “Mondi nuovi” di cui uscirono solo 6 numeri, fondata pure a Roma dalle Edizioni Diana e diretta da Nello Conforti, “Urania” rivista” (che durò per 14 numeri) e “I romanzi di Urania”, entrambe edite da Mondadori e dirette da Giorgio Monicelli, nipote dell’editore milanese.
Sopravvisse quindi solo la collana “I romanzi di Urania” – il cui primo numero porta la storica data del 10 ottobre 1952 .Il pubblico fece la sua scelta e “I romanzi di Urania” (ribattezzati semplicemente “Urania” a partire dal giugno 1957) continuarono nel loro cammino, che li ha portati a compiere oggi più di settant’anni. La storia della collana è legata ai suoi curatori: Giorgio Monicelli (che ha coniato il termine “fantascienza”), Carlo Fruttero & Franco Lucentini, Gianni Montanari, Giuseppe Lippi, Franco Forte. Ognuna di queste figure ha dato una fisionomia particolare a “Urania” (così battezzata in onore dalla musa dell’astronomia). Innegabilmente furono Fruttero & Lucentini a portare ai vertici della popolarità Urania, rispettando i classici, cui dedicarono un’apposita sezione (i Capolavori), ma impegnandosi per anni alla ricerca del nuovo, presentando con una certa dose di temerarietà anche autori letterari come Ballard, Disch o Lovecraft. Settant’anni fa Urania era il futuro, e oggi che si è avverato tutto ciò che gli scrittori di fantascienza hanno sognato nel passato (viaggi spaziali, intelligenza artificiale, computer tutto tranne, incredibilmente, i telefoni cellulari, che nessuno ha mai previsto), che cosa continueranno a raccontare le storie pubblicate su Urania ? Una domanda alla quale non è facile rispondere ma una domanda che comunque va posta perchè al futuro ci teniamo tutto quanti e quindi anche a questo futuro ancora più fantascientifico. Con uno sguardo però sempre rivolto al passato di cui sarebbe interessante rileggere i capolavori.
Tra misteri di questo mondo e quelli di altri strani mondi , le cruciverba ci stanno benissimo. Anche in questo caso un ricordo personale da adolescente. Veniva pubblicata e l’acquistavo in edicola una rivista di formato tascabile dal titolo Nuova enigmistica tascabile, tutta di schemi cruciverba che appunto veniva abbreviata in NET .(1) La redazione di quella rivista proponeva la costituzione di “ club” di enigmistica, ovvero gruppi associativi che avevano come obiettivo quello di coltivare l’enigmistica attraverso la soluzione anche condivisa degli schemi della Net. Insieme con altri ragazzi costituimmo questo gruppo e ci riunivamo in casa di uno di noi attorno alla Net che rappresentava un momento importante delle nostre occupazioni di allora. Il giornale proponeva anche concorsi e una specie di chat sulla stessa rivista per scambiarsi idee. Fu una esperienza importante perchè oltre alla condivisione della soluzione dei cruciverba avevamo messo in comune esperienze ed emozioni adolescenziali che attraverso il gruppo riescono a far crescere individualmente . Poi negli anni La Settimana enigmistica ha guadagnato un posto particolare nel mio tempo libero , molto striminzito per ragioni di lavoro , cura familiare , progetti di attività ed eventi diversi. Con un ritorno prepotente nel tempo della vecchiaia , un tempo che non è più libero ma liberato ovvero troppo libero per lasciarlo andare come e dove vuole in quanto indice di una grande povertà. A questa età la povertà più stringente ( per tanti ci sono molti tipi di povertà come è ovvio nei tempi che viviamo ) è ormai quella di tempo. Eppure saperlo vivere e farlo occupare da attività importanti è fondamentale per poter dire : “ confesso che ho vissuto”. Qualcuno può anche sorridere ma tra queste attività ho messo anche la possibilità di risolvere cruciverba per tenere in ordine le facoltà mentali, per coltivare una passione
“tenuta a freno “ per tutta una vita, per fare coppia appunto con la lettura di storie gialle che sono poi quasi la stessa cosa di un cruciverba.
Perchè tra le definizioni dei romanzi gialli se sono otto caselle è allora “ cadaveri” , se sono dieci è “ commissari”, ci sono anche le definizioni lunghissime alla Bartezzaghi “ serial killer” e via di questo passo stavo per dire ma in realtà dovrei dire e via a tutte pagine. Perchè le pagine di un romanzo giallo non sono dieci ma arrivano a numeri di tre o quattro cifre .Quelli più intricati e intriganti. Romanzi che arrivano a cinquecento pagine e da ultimo a mille come per esempio “ Città in fiamme” di Garth Risk Hallberg. Il cruciverba è come un thriller : mettere nelle varie caselle lettere e parole incastrate tra di loro è come comporre e seguire un’indagine. Ci sono poi nei cruciverba definizioni che sono un mistero, un vero e proprio giallo. Se non si riesce a capire, a decifrare e quindi a scrivere casella dopo casella lettere della parola in orizzontale che devono combaciare con quattro cinque altre parole in verticale le cui definizioni sono altrettanto misteriose, allora, occorre aspettare, per quanto riguarda la Settimana enigmistica, il numero successivo che porta tutte le soluzioni di quello precedente . Oppure prendere la scorciatoia , ovvero chiedere un aiutino come un povero studente impreparato ad un esame . Voglio dire rivolgersi al nemico per eccellenza della etica di chi fa cruciverba rigorosamente con matita e gomma o modernamente con penna a inchiostro cancellabile che usano gli scolari quando imparano a scrivere. Rivolgersi al web . Ed in particolare ad un sito. Confesso il peccato ma non mi biasimo come peccatore perchè anch’io sono ricorso a quel sito. Sperando sempre nel vecchio adagio che va condannato l’errore ma perdonato l’errante. Sto parlando di Dizy che offre soluzioni per “per lunghezza : due ,tre , quattro, sei , sette, otto , dieci e più”. Ma c’è anche fsolver.it motore dedicato alla ricerca di parole specifiche per cruciverba e parole chiave. È un dizionario per cruciverba e parole freccia; cruciverbasoluzioni.com che permette anche di creare cruciverba ed altri ,numerosi .
Si attribuisce l’invenzione del cruciverba a Arthur Wynne, un giornalista inglese, di Liverpool. Il giornalista era incaricato di occuparsi della pagina dei giochi che veniva pubblicata la domenica. Gli era stato chiesto di inserire un nuovo gioco oltre ai soliti rebus, quesiti logici ecc. E così quella domenica nella pagina dei giochi del New York World comparve il primo cruciverba. Era il 21 dicembre 1913 e il giornale era Il New York World, edito a New York dal 1860 al 1931, il primo cruciverba comparve nel supplemento domenicale “Fun” .Un gioco denominato “word-cross puzzle” ossia l’enigma delle parole incrociate. Lo schema non aveva forma quadrata, ma a losanga, senza caselle nere, e in fondo alla pagina riportava le definizioni delle parole da inserire. Per un errore tipografico il nome venne invertito e stampato come “crossword”, la definizione piacque e restò tale. Da qui la trasposizione italiana di cruciverba, inaugurata dall’editore Valentino Bompiani nel 1927. Ma la prima attestazione storica è da attribuirsi a Giuseppe Airoldi, il quale realizzò e pubblicò sul n. 50 del 14 settembre 1890 del Secolo Illustrato della Domenica uno schema 4 per 4 che chiamò “Parole incrociate”. (2)
E poi c’ è un metodo per le soluzioni . Le definizioni corte possono rivelarsi determinanti per trovare la soluzione di parole più lunghe e complicate con cui si intersecano. Occorre rintracciare quindi sin da subito le definizioni che occupano poco spazio per facilitare la risoluzione delle parole più lunghe. Un’ottima strategia per procedere più speditamente nel riempimento delle caselle è quella di memorizzare le definizioni che si ripetono più frequentemente e che variano da rivista a rivista. Per iniziare occorre scegliere un punto dello schema da cui iniziare e intersecare le varie definizioni verticali e orizzontali in modo da riempire il maggior numero di caselle ravvicinate e riuscire così a rivelare le parole inizialmente incerte o impossibili da indovinare subito. Quando le soluzioni alle definizioni non sono facilmente intuibili puoi comunque inserire alcune lettere sicure nella parte finale della parola. Fare attenzione alle sigle . Leggere con attenzione le definizioni che spesso ingannano poiché presuppongono una capacità di pensiero astratta e metaforica, lontana dagli schemi usuali o da risposte banali .Spesso l’uso della punteggiatura nelle definizioni può essere determinante per districare ogni dubbio e trovare la parola corretta. Non lasciarsi spaventare da stringhe molto lunghe .
Dunque un metodo, come c’è un metodo per le indagini poliziesche. Certo non voglio qui scomodare la scienza della criminologia ma …la tentazione è forte. Come si fa dunque un’indagine poliziesca , “si fa come si stesse risolvendo un cruciverba, elementare Watson”. Per “ gioco “ ecco come procedere. Ecco una lista sintetica delle tappe per organizzare un’indagine poliziesca:
Storia che spiega l’inizio dell’indagine: inventate il racconto di un omicidio, di un rapimento o di un furto.
Lista dei sospetti: scrivete su un foglio il colpevole e i sospetti.
Enigmi: ogni enigma scagionerà uno dei sospetti dell’indagine poliziesca eliminandolo dalla lista.
Nascondigli: scegliete un nascondiglio per ogni enigma.
Fine del gioco: scrivete qualche riga per congratularvi con i piccoli detective e spiegate perché il colpevole ha commesso il crimine. (3)
Nella realtà sul sito dell’arma dei carabinieri si può leggere un lungo articolo dal titolo : “La gestione dell’indagine “ che parla della elaborazione di una dottrina e la ricerca di un metodo. A cui sono correlate le attività informativa e investigativa e i loro ambiti di operatività . Il testo poi affronta il modo di indagare vero e proprio e l’assetto normativo. Una indagine che ha bisogno di una pianificazione divisa in premessa, sviluppo della fase concettuale dell’attività di pianificazione e fase organizzativa. Sviluppo della fase concettuale dell’attività di pianificazione, individuazione e definizione dell’obiettivo investigativo,analisi del problema investigativo. Infine scelta dell’ipotesi investigativa praticabile e attuazione dell’ipotesi investigativa prescelta (definizione delle linee di azione dell’indagine) .La condotta dell’indagine per arrivare ad una ricerca delle fonti di prova e sviluppo dei dati investigativi ai fini della redazione dell’informativa e dell’annotazione di p.g.
Ma c’è anche ,per finire (per il momento) questa disamina sull’indagine poliziesca ancora una questione interessante : come si può scrivere una storia gialla. «C’è una struttura che si deve rispettare? Ci sono delle regole che non bisogna infrangere?» sono alcune delle domande che mi sono sentito porre più spesso. Così, ho pensato di proporvi qualche suggerimento per spiegare ai ragazzi come viene costruito un “giallo”. Ce le indica lo scrittore “noir” Piergiorgio Pulixi .
Struttura del giallo:
- Crimine (rottura di un equilibrio);
- L’investigatore entra in scena;
- Indagine;
- False piste (manipolazione e dissimulazione);
- Soluzione;
- Disvelamento della verità;
- Smascheramento del colpevole che viene affidato alla giustizia;
- Ripristino dell’equilibrio iniziale.
Come iniziare? La storia si apre con la scoperta di un crimine o di un delitto. Può essere un furto, un sequestro, una rapina o – nei casi più drammatici – un omicidio. A prescindere dal crimine che si sceglie di raccontare, dobbiamo immaginare il delitto come un agente del caos che rompe un equilibrio personale e sociale
L’investigatore/i L’investigatore o gli investigatori. Solitamente sono i protagonisti della storia. Possono essere poliziotti, magistrati, carabinieri, finanzieri, o del tutto esterni: investigatori privati o detective dilettanti o addirittura improvvisati, costretti a indagare da circostanze esterne. L’importante è che siano mossi dalla missione di ripristinare l’equilibrio rotto dal delitto.
Per far sì che il detective entri subito nelle grazie del lettore, si è soliti dargli qualche tratto non comune, che lo renda “eccezionale” in qualche ambito. Ecco come sono nati alcuni personaggi famosi , Maigret, Poirot Miss Marple , Holmes .
La vittima Occorre descriverla in modo da attirare l’attenzione del lettore e creare una certa empatia . Il modo migliore per creare empatia è di raccontare la sua quotidianità.r
Colpevole Ovvero l’ultima persona immaginabile oggetto di colèpi di scena e con una motivazione plausibile per il suo comportamento . Comunque va sottolineato che l’assassino non è mai il maggiordomo, poveretto!
La triade risolutiva Anche i veri investigatori nella realtà si affidano alla “triade risolutiva” formata da tre elementi: movente, mezzo e opportunità.
Il gioco delle tre carte Delle tante regole che si possono infrangere nella scrittura di un romanzo giallo, una che bisogna a tutti i costi onorare è quella dei “3 sospetti”. In una storia ci devono essere almeno tre sospetti del delitto: tra questi tre sospetti si cela il nostro colpevole. Tutti i sospetti devono avere una solida e plausibile motivazione per aver compiuto il delitto, ma solo il colpevole risponderà di tutti i requisiti incontrovertibili di colpevolezza: movente, mezzo e opportunità.
Scrivere un giallo, quindi, significa immaginare il finale, e poi procedere al contrario, passo dopo fino all’incipit della storia
Uno dei segreti del successo del genere poliziesco è il suo essere “consolatorio”: un giallo si chiude sempre con la scoperta del colpevole e con la sua “condanna sociale”: il colpevole è costretto a confessare e viene affidato alla giustizia. Questo lascia un senso di speranza nel lettore, perché è come se lo scrittore dicesse: «Attraverso la logica, la razionalità e la perseveranza del detective, il criminale viene scoperto e condannato. Quindi il male non paga. Anzi. Chi compie il male viene scoperto e punito.»
Il piacere letterario del giallo deriva proprio dalla sua “sfida al lettore”: il lettore, avendo gli stessi elementi che possiede l’investigatore di carta, ha la possibilità di arrivare alla verità e formulare ipotesi; se fosse abbastanza intuitivo e razionale, potrebbe arrivare alla soluzione. È per questo che lo scrittore deve essere bravo a usare la manipolazione e la dissimulazione, mandandolo fuori strada (4)
(1)Mentre la rigorosa Settimana Enigmistica dominava il mercato italiano dei cruciverba, fra i concorrenti si segnalò il fiorentino Corrado Tedeschi (1899-1972). Personaggio estroso, fondò la Nuova Enigmistica Tascabile, rivolta a un pubblico non sofisticato (tipica definizione: “Scodinzola e abbaia”), target di un coinvolgente marketing pionieristico: rubriche di posta, diplomi, medaglie, titoli onorifici, club, raduni, gite sociali. Alla N. E. T. venivano allegati dischi a 45 giri (ne pubblicarono Mina e Battiato). Tedeschi presentò alle elezione del ’53 il Partito Nettista Italiano, noto come “Partito della Bistecca” perché il programma prometteva 450 grammi di carne bovina al giorno a ogni italiano. Più costate per tutti.
(2)La dicitura “Parole crociate” invece è un marchio registrato da La Settimana Enigmistica, una delle più antiche riviste italiane, il cui primo numero uscì il 23 gennaio del 1932 in 6mila copie, al prezzo di 50 centesimi di lira l’una. Fondata da Giorgio Sisini, proprietario e suo storico direttore, la testata ebbe tanti autori nella fila della sua redazione. Ma tra tutti il più famoso fu senz’altro Piero Bartezzaghi. Nel 1946, a tredici anni, aveva deciso di inviare un cruciverba da lui realizzato al popolare periodico illustrato La Domenica del Corriere, che lo aveva pubblicato indicando il suo nome; pochi anni dopo, nel 1949, iniziò la collaborazione, mai più interrotta, con La Settimana Enigmistica, che tuttora continua con il primogenito Alessandro. Il suo cruciverba era noto per la sua difficoltà, tuttavia il Bartezzaghi sosteneva che l’abilità del creatore di parole crociate consistesse nell’impegnare il solutore in una sfida leale, lasciandogli aperte le strade per completare il gioco.
(3)https://www.alunira.com/organizzare-un-indagine-poliziesca
(4)https://www.focus-scuola.it/idee-di-lezione-come-scrivere-un-romanzo-giallo/
