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ANIMAZIONE DA PAURA: LETTURA PSICOPEDAGOGICA DEI CLASSICI DISNEY-PARTE 2°

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Redazione- Eccoci giunti al punto di conoscere quale sarà il Classico di Walt Disney che, per tematiche e contenuti, si aggiudicherà il primo posto del podio nella classifica dei Classici più spaventosi della storia. Abbiamo passato in rassegna, nella prima parte di questo articolo, noti Classici di Walt Disney che hanno terrorizzato generazioni di bambini di ogni parte del mondo: La carica dei 101, Biancaneve e i sette nani, Pinocchio e Bambi erano i titoli già esaminati precedentemente, ma nessuno si è rivelato così angosciante come quello che vedrete tra pochissimo. Ecco dunque a voi il Classico Disney più terrificante di tutti:

 

1) FANTASIA (1940)

 

Non ve l’aspettavate? Eppure Fantasia è un po’ l’emblema di ogni film d’animazione di Walt Disney, anzi, forse l’emblema dell’intero cinema d’animazione. Ma è allo stesso tempo un emblema di paura, di angoscia per tutti quei bambini (ed ex bambini) che l’hanno visto, almeno una volta nella vita. Quando uscì in sala correvano i tempi della guerra peggiore della storia dell’umanità, di conseguenza è plausibile aspettarsi una non eccessiva allegria dal cinematografo di quel dato momento storico, eppure l’intrinseca poliedricità di Fantasia − complice la sua struttura ad episodi − sta proprio nel regalare sia momenti allegri (ad esempio quelli visionabili durante La danza delle ore oppure durante La pastorale di Ludwig Van Beethoven ambientata sull’Olimpo) sia altri raccapriccianti.

Partiamo dall’episodio di Topolino apprendista stregone: la storia è nota a tutti, con il beniamino di Walt Disney che, trasgredendo alle regole imposte dallo stregone suo mentore, realizza un incantesimo in cui le scope allagano la stanza ove era presente anche Topolino, il quale rischia perfino di annegare, ma si salverà proprio grazie all’intervento provvidenziale dello stregone. Già di per sè una scenetta così angosciante non è per niente bella da vedere per un bambino, ma può essere anche peggiore da un punto di vista psico-pedagogico: il bimbo-spettatore può infatti apprendere da questo episodio che non è bene fare qualcosa da solo, mentre invece è il caso di affidarsi sempre e necessariamente alla figura dell’adulto, pena il mettersi seriamente in pericolo, rischiando perfino la vita. Ciò però va a cozzare duramente contro il dovuto processo di formazione di un senso di responsabilità e di autodeterminazione, cosa che avviene anche e soprattutto sperimentando autonomamente le tante novità che la vita pone dinanzi a un bambino, e non affidandosi sempre e comunque a un adulto a cui delegare ogni cosa da fare. In questo modo un bambino non crescerà mai, e la morale di tale episodio di Fantasia può essere proprio questa: non crescere mai, ma rimanere sempre bambini piccoli e far fare tutto quanto all’adulto di turno, pena il correre inevitabili e gravi rischi.

D’altra parte gli autori di Fantasia non erano nè psicologi nè pedagogisti, e di conseguenza potevano non aver capito le conseguenze psico-pedagogiche della morale di Topolino apprendista stregone, però potevano avere quantomeno il buon senso di non presentare scene indubbiamente di cattivo gusto per un bambino, ad esempio nell’episodio dedicato ai dinosauri: qui, in realtà, il presentare per la prima volta sul grande schermo questi strani animali poteva avere anche una funzione didattica. Effettivamente i dinosauri sono rappresentati bene per essere un film d’animazione destinato a famiglie, o almeno quanto basta per le conoscenze dell’epoca e per i livelli attenzionali di un bambino, ma certe scene sono esagerate: pensiamo al combattimento tra il tirannosauro e lo stegosauro, connotato da una parossistica violenza animalesca, molto cruda e accentuata, che più che eccitare un bambino lo spaventa (e ne è la riprova il soffermarsi dell’inquadratura sul primo piano del muso dello stegosauro oramai senza vita). Sorvoliamo anche su questa scena, magari era stata realizzata anche per poter illustrare al giovane spettatore che i dinosauri combattevano e cacciavano, e dunque che alcuni erano predatori e altri prede, pertanto tale siparietto potrebbe avere un suo perchè da un punto di vista prettamente didattico. Ma la scena successiva decisamente no. Tanto per concludere l’episodio dei dinosauri, la Walt Disney pensa bene di sbatterli via dallo schermo raccontandoci della loro estinzione: a questo punto si vede che la Terra diventa via via sempre più arida, e i dinosauri devono abbeverarsi in pozzanghere che si fanno ogniqualvolta più piccole, e a poco a poco cadono tutti a terra morenti, stremati dagli stenti e dalla sete, fino a diventare niente più che carcasse, e quindi scheletri e ossa sparse. Insomma, arrivano a diventare quello che per noi uomini sono oggi i dinosauri, come li possiamo ammirare nei musei o nei libri di testo. E così la Walt Disney ci regala l’ennesima scena apocalittica e straziante in un film di animazione…per giunta nemmeno didattica. Infatti, nonostante anche al giorno d’oggi non si sappia con chiarezza come si siano estinti i dinosauri, le tesi più accreditate vedono la loro estinzione come dovuta allo schianto di un meteorite sulla Terra, ma anche a cambiamenti climatici molto vasti, e probabilmente perfino a una serie di catastrofici terremoti ed eruzioni vulcaniche. Probabilmente la causa non è una, bensì si tratterebbe di concause susseguite nel corso dei secoli e/o dei millenni, ma la storia della mancanza d’acqua è quanto di più assurdo si possa raccontare. Oggigiorno, a causa dei frequenti sprechi, dell’aumento della popolazione e del surriscaldamento globale − tutti avvenimenti recentissime dal punto di vista storico − l’acqua potabile è sicuramente molta di meno rispetto al passato, e con elevata probabilità i dinosauri ne potevano avere assai di più a disposizione rispetto a noi! Certo, le conoscenze dell’epoca non potevano essere elevate come quelle odierne, però è estremamente errato da un punto di vista didattico esporre una storia puramente inventata come se fosse realmente accaduta, andando a saturare di conoscenze storico-naturalistiche errate il bagaglio culturale di un bambino.

Ma non è finita qui, perchè Fantasia ci riserva, sul finale, un’altra perla di vero e proprio disagio psichico per un bambino, molto probabilmente la più elevata in assoluto: si tratta di Una notte sul Monte Calvo. Da quello che si capisce dalla sparuta trama, su questo monte maledetto ogni notte il demone Chernobog (tra l’altro inquietante già dal nome, che sa tanto di Chernobyl) si diverte a evocare altri demoni, fantasmi e altre non meglio identificate creature raccapriccianti dell’oltretomba, tutte figurine che per un adulto possono o fare schifo o far ridere, ma a un bambino appaiono oltremodo terrificanti, forse anche a causa del fatto che saltellano, svolazzano e si muovono deformandosi e piegandosi su se stesse, mettendo su un vero e proprio teatrino dell’orrore. Come se non bastasse, tutto ciò è reso ancora più inquietante dal fatto che alle pendici di questo monte c’è anche una cittadina, dunque un bambino che abita nei pressi o alle pendici di qualche montagna o collina potrebbe pure immaginare che quello sia il ritrovo di qualche altra riunione di demoni, che allegramente fanno i loro party, i loro rave, e chissà poi quale altra cosa mostruosa. Ma il fatto più grave di questo episodio è, come quello dei dinosauri, proprio l’epilogo: una volta arrivata l’alba si odono infatti dei rintocchi di campana, che piano piano scacciano via le creature mostruose e fanno mettere a nanna il buon Chernobog il quale, essendo stato in piedi tutta la notte, avrà obiettivamente sonno e dunque decide − pur riluttante − di non proseguire per un after party (anche perchè si trova su un monte sfigato e non a Ibiza), bensì di fare la ninna come la campana gli suggerisce. Quindi, la campana, ovvero un mezzo di Dio, di per sè può essere paragonata al canto del gallo, cioè un modo per segnalare a Chernobog che si è fatta la mattina e quindi che è ora di dormire, dopo tutti gli schiamazzi fatti la notte prima. Al limite, se proprio si vuole optare sulla spiegazione che Dio scaccia via i demoni per via delle campane − che stanno a simboleggiare la religione − ci si dovrebbe interrogare sul perchè l’effetto sia così blando. Per un bambino non può essere rassicurante che contro un demonio Dio e la religione possono tutt’al più metterlo a fare la nanna per qualche ora: in tal modo il male, il diavolo, continua ad esistere e ad essere presente, sotto forma di tangibile minaccia che ogni notte può animarsi e fare ciò che vuole. Non è un caso se già al cinema Fantasia avesse spaventato tantissimi bambini, i quali avevano sofferto persino di incubi nel vedere questo film.

 

Ora, con questo articolo non voglio sostenere che tutti i film di animazione prodotti dalla Walt Disney siano nocivi o di cattivo gusto, d’altra parte hanno fatto compagnia a generazioni intere di bambini, prima ancora dell’avvento della Pixar e quindi di tutti quei film d’animazione computerizzata. Si trattava di altri tempi, in cui al bambino veniva dato molto meno spazio e molte meno attenzioni rispetto ad ora. Oltretutto c’erano molti più bambini, e la società non si poneva tanti problemi nei loro riguardi: anche se qualcuno avesse sviluppato qualche forma di psicopatologia a causa della visione di qualche film di cattivo gusto, ce ne erano pur sempre tanti altri…. Oggigiorno, invece, con il concetto di benessere infantile la società è drasticamente cambiata nel suo modo di vedere i bambini e le loro esigenze: film d’animazione con scene così raccapriccianti non sono stati più prodotti ultimamente. Ma come comportarsi con quelli già usciti e divenuti a tutti gli effetti dei “classici”? Se ci sono scene che possono spaventare il bambino, è decisamente errato per un genitore deridere il figlio solo perchè si spaventa, dovrebbe più che altro comprenderlo e rassicurarlo, evitare di riproporgli certe scene, ma anche ridicolizzarle e riproporle in termini satirici (come nelle parodie tipo Scary Movie) può essere utile. D’altra parte, nell’era di Netflix e dei canali tematici per bambini vi sono così tanti film adatti per loro che il fargli visionare proprio alcuni che li potrebbero potenzialmente spaventare si rivela in fin dei conti superfluo. Al limite, se proprio si vogliono proporre simili film, il suggerimento è di farli visionare solamente a bambini grandi (dai 10 anni compiuti in su), che obiettivamente si dovrebbero spaventare molto meno rispetto a quelli più piccoli. E infine, per quanto riguarda i film ad episodi, come Fantasia, la soluzione è semplice: basta selezionare quegli episodi più adatti alla visione dei bambini e lasciar perdere quelli che al contrario non lo sono.

E voi cosa ne pensate? Avete avuto paura da piccoli di alcuni film d’animazione? Avete dei figli o nipotini che si sono spaventati vedendoli? Scriveteci nel box dei commenti le vostre esperienze con i cartoni più inquietanti!  

DOTT. EUGENIO FLAJANI GALLI – PSICOLOGO, PSICOSESSUOLOGO, SCRITTORE E POETA .
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