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” AI NON SI LIMITA A RISPONDERE : VA A CERCARE ” – DI VALTER MARCONE

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Redazione –  «Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà morale e fisica viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore.»(Karl Marx, Miseria della filosofia)

Karl Marx scriveva queste ed altre riflessioni come testimone oculare della realtà della prima rivoluzione industriale. Ma due millenni prima un altro filosofo scriveva : “ se uno vende la sua bellezza per denaro, lo chiamano puttana … lo stesso vale per quelli che in cambio di denaro mettono in vendita la propria sapienza” ( Senofonte Memorabili 1,6,14 pag 143 ma anche Platone Ippia maggiore in Tutti gli scritti pag.976 a cura di Maria Teresa Liminta:

La rivoluzione industriale. La prima, la seconda , la terza e quante altre ancora ma soprattutto il commercio . Tutto è diventato commercio.

E quando parlo di commercio certo mi riferisco alla globalizzazione che però è un concetto più fluido e sicuramente paragonabile ad una grande apertura dei mercati appunto in cui si scambia di tutto . Invece il commercio che si fa di virtù , amore, opinione, scienza e coscienza è tutt’altra cosa . Al punto , al quale siano arrivati che il monito ripetuto a distnza di secoli dai due filosofi che abbiamo citato e che sono solo un esempio tra i molti che nella nostra Storia hanno detto le stesse cose , ci impersierisce.

Come la rana che nuota tranquillamente nel pentolone di acqua fredda posta su un fuoco acceso che la riscalda progressivamente fino a quando la rana finisce bollita . La rana non si è accorta che andava progressivamente verso la morte godendo della temperatura dell’acqua che progressivamente però la porta alla morte. Se la rana fosse stata immersa direttamnte nella pentola con l’acqua già a 50 gradi avrebbe sicuramente presagito la conclusione e sarebbe scappata. E’ una metafora quella della rana bollita raccontata da Noam Chomsky nel suo libro Media e potere per dimostrare come un pericolo che si presenta gradualmente non viene percepito in tutto il suo catastrofismo a differenza di un pericolo immediato, allarmante a cui si pone subito rimedio.

Ebbene quel commercio di cui parlavo ha drogato la nostra capacità di regire perchè è stato messo in atto lentamente, nel tempo e sta determinando cambiamenti significativi nelle nostre società e nella nostra vita .

Ed è una partita questa che si gioca su vari tavoli del nostro presente e che influenzerà sicuramente il nostro futuro . Ecco allora aprirsi alla nostra riflessione mondi vecchi e nuovi in alcuni dei quali siamo direttamnte coinvolti mentre da altri siamo lontanissimi.

Per esempio siamo direttamente coinvolti nella realizzazione di una delle principali qualità della democrazia che rispecchia fondamentalmente la qualità delle stesse istituzioni democratiche che è “educare alla libertà “. Ora questa libertà è divenuta merce di scambio con il potere che in cambio di una certa sottomissione assicura tranquillità e protezione . In tema, ancora per fare solo qualche esempio , di informazione o di distribuzione di provvidenza economiche

Che poi per quello che riguarda la vita della libertà spesso si ritiene che l’aspetto economico del nostro vivere sia importante e forse decisivo per determinarne la qualità. Probabilmente non è del tutto vero. Molto conta l’educazione alla libertà . Maurizio Ferraris ,professore di Filosofia Teoretica presso l’Università di Torino scrive nel suo libro “Documanità Filosofia del mondo nuovo “ ( Laterza 2021)che vivremo in un mondo in cui il “ consumo diventa automaticamente produzione”. Si produce un capitale di documenti che è di tutti. Questo nuovo capitale presuppone una trasformazione tecnologica.. Che influisce, detto in breve , sulla produzione della ricchezza e del consumo con problemi di disoccupazione crescente che potrà essere combattuta spostando risorse ingenti dalla produzione alla educazione . Una educazione a 360 gradi compresa dunque quella alla libertà.

Una educazione alla libertà alla quale siamo direttamente interessati mentre siamo ancora lontani perchè non ce ne accorgiamo, da quella vera partita che si gioca per creare un ecosistema globale come nel caso di Integrations, lanciato da Antthropic che permette a Claude di connettersi a strumenti esterni, aggiungendo capacità di ricerca web.

In pratica, l’intelligenza artificiale non si limita più a rispondere: va a cercare, analizza, si collega ad altri software. È l’inizio di una nuova fase, in cui ogni IA sarà un mini-operating system,. Ed è sicuramente inquietante questa possibilità di intervento dell’IA perchè finchè siamo noi a decidere che cosa chiederle o quale ricerca proporle per lavorare , studiare , scrivere, va bene. Quando l’IA diventa però un interfaccia del nostro pensiero allora la cosa diventa preoccupante perchè potremmo finire come la “ rana bollita”. Si parla dell’imminente arrivo dei primi dipendenti artificiali: agenti autonomi alimentati da IA , dotati di credenziali, memoria operativa, e capacità di interagire con i sistemi aziendali proprio come qualsiasi collega umano.

Dicevo che questa prospettiva ci interessa poco perchè nel nostro presente sono ben altri i problemi , ma il futuro ? Si perchè i problemi del nostro presente sono la ricerca di una pace in molti scenari di guerra, la realizzazione di una eguaglianza sostanziale non solo per i singoli individui ma anche per le nazioni del nord e del sud del mondo , il controllo della fame nel mondo, l’accesso all’acqua e alle cure mediche, oltre che ad una istruzione . Insomma problemi complessi e interconnessi, che si possono riassumere come accennato in disuguaglianze economiche (povertà, frattura ricchi-poveri), crisi di salute mentale (ansia, depressione, dipendenze), impatto con la tecnologia (social network, cyberbullismo, privacy), fino a sfide globali come cambiamenti climatici, guerre, migrazioni, disinformazione e perdita di coesione sociale (violenza quotidiana, isolamento). Molti dei quali dipendono dalle articolazione del potere politico ed economico che sembra essere sempre più accentrato in poche mani.

Il presente in breve come detto. Ma il futuro? Ecco appunto il futuro che cominciamo ad avvertire. .Proprio in termini di intelligenza artificiale la prospettiva è quella di un salto di qualità. Che consiste appunto nel dotare di IA quel miliardo di robot umanoidi che tra cent’anni popoleranno la Terra a fianco degli uomini e sarnno usati per le più disparate funzioni . Finora il funzionamento di questa tecnologia ha richiesto quantità d’energia notevoli, con stime che prevedono un picco tra gli 85 e i 134 TWh all’anno entro il 2027, paragonabili al consumo di intere nazioni. Il consumo varia: una ricerca con AI Overviews (Google) può usare 3 Wh (equivalente a 1h di telefonata), mentre per addestrare modelli grandi occorre molta più energia. Per esempio solo ChatGPT può consumare 1 GWh al giorno, con i data center che già oggi usano l’1.5% dell’elettricità globale, destinata a salire a causa della crescita dell’IA .

Ora si parla in un lasso di tempo dei prossimi cento anni , secondo una stima di Morgan Stanley, in cui l’esercito di robot umanoidi raggiungerà un numero considerevole. A cominciare dai 14 milioni di robot umanoidi in circolazione entro il 2035. Ed entro il 2050, quel numero potrebbe raggiungere un miliardo. Un esercito di macchine che guida un mercato da 5 miliardi di dollari ogni anno. Ebbene il salto di qualità e la sfida sarà dotare ogni macchina , parliamo di un miliardo di esemplari , appunto di IA:

Con un aspetto inquietante perchè fin da ora si comincia parlare di macchine robot per la guerra . Una innovazione sostanziamnete come quella dei droni .I robot in guerra sono già una realtà,

usati per compiti di sorveglianza, ricognizione, trasporto e attacco, variando da droni aerei come il Bayraktar TB2 e RQ-9 Predator, a veicoli terrestri come il DRDO Daksh di ricognizione / sgombero ), il Gladiator (veicolo da combattimento tattico), e i “cani robot” per rilevamento mine, fino a progetti più avanzati come il robot umanoide Marker in Russia o i droni sciame cinesi, che anticipano un futuro di forze robotiche autonome e coordinate in battaglia..Prototipi certamente prodotti in piccola scala. A differenza dell’annuncio di Foundation, startup di robotica con sede a San Francisco, che ha dichiarato di voler arrivare a produrre fino a 50 mila robot umanoidi entro la fine del 2027. Un numero che, se confermato, segnerebbe un salto di scala senza precedenti per un settore che finora ha visto prototipi e piccole serie, ma raramente una vera produzione di massa.

Con un altro aspetto ancora più inquietante .Dietro questi numeri c’è una trasformazione enorme. Non saranno colpiti solo i colossi della tecnologia, ma tutti noi. Entro il 2050, oltre 60 milioni di posti di lavoro umani potrebbero scomparire, sostituiti dai robot. Con inizio entro il 2030, le proiezioni mostrano i primi 40.000 tagli di lavoro.

Questo non è solo progresso tecnologico. È una nuova rivoluzione industriale, dove chi controlla l’hardware – e i dati – stabilisce le regole del gioco.

Ecco allora quello che chiamiamo gioco e che è la stessa partita di cui si è iniziato a paralre e che si è detto si gioca su più tavoli

Oltre al fatto che l’enormità delle sfide per la sicurezza deve richiamare fin da ora la nostra attenzione . Ecco appunto occorre mettere molta attenzione, specialmente da parte delle aziende sulle politiche industriali , i sistemi di monitoraggio e i protocolli di emergenza. Un’attenzione che significa tener conto di alcune domande : chi protegge le aziende che inizieranno a dispiegare l’uso di IA online? Chi stabilisce le regole quando il lavoratore non è più umano? L’innovazione va regolamentata . La prossima vulnerabilità potrebbe non essere un virus, potrebbe essere un’ IA troppo autonoma.

Introdurre robot umanoidi cambia il gioco: umanoidi che non simulano – fanno davvero il lavoro.. Si parla per esempio come si vede in alcuni video di macchine dalle sembianze umane che interagiscono con porte ,scale , mensole oppure un robot che smista pacchetti su un nastro trasparente.

Questa riflessione è iniziata con una previsione : fin da ora l’IA non si limita solo a rispondere , va a cercare. In uno scenario che cambia a velocità della luce. Per arrivare a quello in cui quel miliuardo di robot che nei prossimi cento anni arriveranno a popolare la terra : essere dotati di IA..Allora non si tratterà più di efficienza e manco di simbolismo tenuto conto dell’aspetto umano di questa macchine. Forse noi riusciamo ad immaginare quello scenario . Ma forse, con un IA che va a cercare, anche quelle macchine che muovono i primi passi sono in grado di immaginare quello scenario. Chissà. Una cosa è certa : io sarei molto curioso di sapere come quelle macchine lo immaginano e forse anche voi. Perchè insieme è già ora di capire dove si va .Per porre rimedio a distorsioni , per guidare un cambiamento, per accettare un futuro umano .

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1 Commento
  1. Gabriele Gaudieri dice

    Complimenti, per aver trattato, con perizia e competenza, i poliedrici aspetti dell’intelligenza artificiale e, naturalmente, l’articolo ci ” obbliga” a porci delle domande su di essa…come Docente constato che essa possa essere una utile risorsa, ma, nel contempo, può indurre molti discenti a “copiare” acriticamente quanto elaborato da essa.
    Ritengo importante porsi in modo non oppositivo ma ” critico” , in senso kantiano, verso il fenomeno in fieri.