QUATTRO OFFESE ALL’AMORE
Redazione- Il Presidente della repubblica Sergio Mattarella ha conferito due medaglie d’oro alla memoria , a Willy Monteiro,il ragazzo ucciso mentre difendeva il suo amico e a Don Roberto Malgesini ,il sacerdote ucciso che si occupava dei poveri.
“ Sono due luminosi esempi di generosità e fratellanza anche per le giovani generazioni “. (1)
Colleferro, Caivano , Como e poi Lecce. E molti , tanti altri luoghi del nostro paese. Piccoli paesi e grandi città. Crimini che si consumano qualche volta anche nel silenzio e nell’indifferenza. Che qualche volta indignano . Chi muore ha spesso il solo “torto di amare “ e di essere amato. Offese all’amore che procurano la morte. Che viene da lontano: da storia, cultura, tradizioni . Da lontano nello spazio e nel tempo perché da sempre il vero amore è stato visto con rabbia e invidia. A cominciare dalla morte più nota raccontata da Dante di Paolo e Francesca e via via nel tempo fino ad arrivare appunto alle morti di uomini e donne comuni raccontate dalla cronaca dei quotidiani dei nostri giorni . E tra questi due poli ci sono di mezzo appunto storie di famiglie , organizzazioni di società diverse,modi di pensare .
Una morte causata da pugni e calci, una morte causata da uno speronamento di un motorino da parte di un altro motorino durante una pazza rincorsa , quaranta coltellate su una coppia , altre coltellate su un prete .
Sempre contro l’amore : l’amore per un amico, l’amore per un ragazzo, l’amore tra due persone, l’amore per gli altri, gli ultimi, i più derelitti .
C‘è un filo rosso che lega avvenimenti diventati fatti di cronaca che vedono la morte di persone fragili e innocenti,esempi “ luminosi di generosità e di altruismo”. Mi riferisco a quanto accaduto a Colleferro con la morte di Willy Monteiro Duarte , a Como con la morte di Don Roberto Malgesini ,a Caivano ( NA) con la morte di Maria Paola Gaglione e il ferimento di Ciro Migliore , a Lecce con l’uccisione di una coppia da parte di un giovane studente di scienze infermieristiche, che era stato loro coinquilino con sessanta coltellate ( aveva intenzione anche di torturarli ), solo” perché si amavano”.
È stato un apprezzamento rivolto ad alcune ragazze del gruppo di Colleferro da parte di ragazzi del gruppo di Artena a determinare la rissa che ha poi portato al pestaggio mortale di Willy Monteiro. A raccontare i fatti – secondo l’ordinanza del gip di Velletri Giuseppe Boccarrato – è Federico Riccardo Zurma: “Mentre stavamo scendendo lungo le scale che portano a Largo Oberdan poco dopo l’1.30 – è il suo ricordo – siamo stati avvicinati io ed altri amici da tre ragazze di nostra conoscenza che hanno spiegato di essere state importunate da alcuni ragazzi di Artena. Io ed il mio amico Alessandro, fidanzato di una delle tre giovani, siamo andati a chiederne conto. Abbiamo iniziato a discutere, ho ricevuto un pugno e poi è scoppiato il parapiglia. In tanti ci hanno separato. Quando stavo per allontanarmi ho notato un altro gruppetto di persone che litigava a calci e pugni. Qualcuno mi ha detto che quello a terra steso era Willy”
Willy Monteiro Duarte steso a terra per aver difeso il suo amico che veniva preso di mira senza nessuna responsabilità.
Chi era Willy Monteiro Duarte: un immigrato di seconda generazione , nato in Italia di origini capoverdiane, studente e lavoratore . (2)
La cronaca brutalmente racconta : “Don Roberto Malgesini, di 51 anni, è stato accoltellato a morte questa mattina in piazza San Rocco, a Como. L’aggressione è avvenuta poco dopo le 7: l’uomo è stato trovato steso a terra, con una ferita da arma da taglio, nella strada che porta alla chiesa.
Sono stati purtroppo inutili i soccorsi: i sanitari hanno soltanto potuto constatare il decesso del prete. Mentre arrivava l’ambulanza l’autore del delitto, un senzatetto con problemi psichici, ha raggiunto subito la vicina caserma dei carabinieri per costituirsi. Di 53 anni, nazionalità tunisina, l’uomo che ha ucciso don Roberto aveva alcuni decreti di espulsione alle spalle e aveva più volte consumato nel centro d’accoglienza le colazioni preparate dal prete. Va precisato che alle forze dell’ordine non risultava che l’uomo fosse assistito per problemi di salute mentale. “
Scrivono Ilaria Solaini e Nello Scavo martedì 15 settembre 2020 su Avvenire :” Don Roberto Malgesini era nato a Morbegno nel 1969. Ordinato sacerdote nel 1998, era stato vicario prima a Gravedona e poi a Lipomo, dal 2008 era collaboratore della comunità pastorale Beato Scalabrini. Sacerdote da sempre in prima linea accanto alle persone in difficoltà, schivo e defilato nello stile, non faceva mai mancare il suo sostegno a chi incontrava lungo la strada, costantemente e senza risparmio al servizio di ogni forma di fragilità umana.
Da anni don Roberto assieme a un gruppo di volontari portava i pasti caldi all’alba ai senzatetto e ai poveri della città. Aveva stretto con loro profonde relazioni basate sulla conoscenza e la fiducia cresciuta nel tempo. Come ogni mattina, aveva appena finito di caricare la macchina con i thermos del latte e del tè, brioche, che sarebbero stati distribuiti da lì a pochi minuti ai senza tetto della città. Il suo quartier generale era la chiesa di San Rocco, zona di cerniera tra il centro e la periferia. E il suo popolo, italiani, stranieri, poveri e volontari, era ancora lì quando verso le 9.30 la salma è stata portata via verso l’ospedale Sant’Anna di Como.
Nel 2017 assieme ai giovani volontari, tra cui molti studenti delle scuole superiori, rischiò di subire una multa dal Comune di Como a causa della assistenza non autorizzata ai poveri della città.”(3)
Acerra : Maria Paola Gaglione cade dallo scooter speronato dal fratello e muore . La cronaca racconta così l’accaduto il 13 settembre 2020 :” “Volevo darle una lezione, non ucciderla. Ma era stata infettata”. Lo ha detto ai carabinieri, secondo quanto riferito, Michele Antonio Gaglione, fermato per la morte della sorella ventenne Maria Paola a Napoli. Inizialmente rispondeva di lesioni personali, morte come conseguenza di un altro delitto e violenza privata, ma la sua posizione si è aggravata e il 30enne è finito in cella per omicidio preterintenzionale e violenza privata aggravata dall’omofobia. Il giovane ha inseguito la sorella e la compagna per parecchi minuti, cercando con i calci di farle cadere dallo scooter in corsa, poi in una curva, il mezzo con a bordo le due ragazze, colpito dalla furia del giovane, ha perso aderenza finendo fuori strada; Maria Paola è finita su un tubo per l’irrigazione, che le ha tranciato la gola, l’amica, che da un po’ di tempo si fa chiamare Ciro, è stata più fortunata perché è finita sul selciato senza però sbattere contro alcun ostacolo, ed è ora ricoverata in ospedale. Sono questi, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli ultimi attimi di vita della 20enne, morta nella notte tra venerdì e sabato; il fratello, disoccupato, residente al Parco Verde di Caivano (Napoli), che dopo aver speronato le ragazze e averle fatte uscire fuori strada, si è anche fiondato su Ciro pestandola, mentre la sorella era ormai morta, è stato arrestato poco dopo”. (4)
Chi era Maria Paola Gaglione “La storia di Maria Paola,dice Don Patriciello , è molto triste, non ci ho dormito. Ho battezzato lei e il fratello Michele Antonio, quest’ultimo l’ho anche sposato qualche anno fa. Non credo volesse davvero uccidere la sorella, forse voleva darle una lezione, saranno le indagini a stabilirlo; di certo non era preparato culturalmente a vivere la relazione della sorella con un’altra donna”.
“La morte di Maria Paola Gaglione, 18enne di Caivano del Parco Verde, Napoli, è la storia di una ragazza non accettata dalla famiglia e maltrattata per questo, lei e la compagna accusata di averla “infettata con l’omosessualità”.
“Storia terribile, finita venerdì con lo speronamento del motorino e l’aggressione alla compagna, da parte del fratello di Paola, mentre fuggivano per la libertà. Il Fratello è ora agli arresti, come appreso dalla stampa”. Così Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center. “Quanto accaduto, dimostra quanto siano duri i contesti che da tempo denunciamo con il nostro numero verde Gay Help Line 800 713 713 – continua Marrazzo, Responsabile Gay Help Line – per questo serve una legge seria contro l’omotransfobia, che prevenga situazioni di questi tipo e che senza dubbi condanni le dichiarazioni che vedono l’omosessualità come una malattia o qualcosa di inferiore, mentre l’emendamento “Salva Opinioni Omofobe”, voluto da Costa (ex FI) ed approvato dalla maggioranza, renderebbe queste espressioni lecite. Espressioni e pregiudizi per i quali Paola è stata uccisa. Questo emendamento va cambiato e vanno resi certi i supporti per i centri di protezione, da noi richiesto e previsti dalla legge contro l’omotransfobia, che potevano garantire una protezione e la libertà a Paola ed alla compagna, che ora la commissione bilancio sembra che li voglia ulteriormente limitare.” “Chiediamo giustizia per Paola, il colpevole non è solo il fratello, ma anche gli altri familiari che la hanno maltrattata ed hanno consentito quanto accaduto senza proteggerla e senza denunciare”, conclude Marrazzo. Mamma compagno vittima: “E’ un omicidio” Su Facebook, subito dopo la tragedia di Caivano, la mamma di Ciro, che aveva una relazione con Maria Paola, ha gridato tutto il suo dolore, accusando apertamente Michele Antonio “di aver commesso deliberatamente un omicidio perché non sopportava che la sorella frequentasse un uomo trans. I figli si accettano così come vengono. Paola riposa in pace”. (5)
“Un giovane di appena 21 anni, residente a Casarano, studente di Scienze infermieristiche presso l’ospedale di Lecce, dalla forte volontà omicida: sarebbe questo l’autore dell’omicidio della coppia uccisa a coltellate la sera del 21 settembre scorso a Lecce.
Si chiama Antonio De Marco l’indiziato del duplice omicidio di via Montello, zona Rudiae. Secondo quanto riporta fra gli altri Il Corriere della Sera il ragazzo avrebbe confessato: voleva seviziarli e torturarli.
Il 21enne che da tempo era coinquilino della coppia era stato da poco mandato via di casa dato che Daniele de Santis, arbitro di serie C, e la fidanzata Eleonora Manta avevano deciso di convivere insieme.”
«Il delitto di Lecce purtroppo non mi sorprende affatto. Mi chiedo che cosa abbiamo fatto, come società civile, come famiglie, perché non accadesse? La risposta è niente. Siamo tutti uniti nella lotta per non essere educatori, questa è la verità». È l’opinione dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet sulla svolta dell’omicidio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta.
Crepet, attento indagatore del mondo giovanile che ha appena dato alle stampe il libro Vulnerabili (Mondadori), esprime un giudizio sul delitto di Lecce e in precedenza aveva parlato anche di quello di Colleferro . Afferma : «Questo caso è una metafora della violenza inaudita che c’è tra i giovani e che non sempre si traduce in un delitto efferato ma si esprime in atti quotidiani, sotterranei, pervicaci, che distruggono l’altro».
E continua, riferendosi al delitto di Lecce : “«Lo ripeto da anni sia agli inquirenti che a voi giornalisti, non c’è sempre un movente. La criminologia classica lo prevede per ogni omicidio ma a volte non c’è o, magari, è sfumato, poco chiaro, incerto, una spinta ad agire dove si mescolano tante cose: impotenza, gelosia, invidia. Questo è uno di quei casi . (…)«… C’è una recrudescenza della violenza giovanile legata a una questione che noi non prendiamo sufficientemente in considerazione: l’indifferenza, che è la totale assenza di amore. Il contrario dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza. C’è un filo nero che lega questo caso a quello di Colleferro.(…) «Anzitutto l’efferatezza dell’omicidio: qui oltre sessanta coltellate per ammazzare Daniele ed Eleonora, lì un ragazzo inerme, Willy, massacrato fino a distruggergli il fegato e i polmoni. Ci vuole un’indifferenza abissale per compiere tutto questo. E poi l’aspetto sociale: i due ragazzi di Colleferro frequentavano delle ragazze, erano ben visti dalla loro cerchia sociale e di amici. Da padre e da cittadino mi chiedo: che cosa c’è che fa sì che una persona palesemente violenta sia poi così appetibile, benvoluta, addirittura riverita? Se ci fosse un anticorpo sociale contro la violenza queste persone sarebbero isolate, invece non lo sono». (6)
Crepet nel suo libro Vulnerabili, riflette anche ( considerato l’attuale momento irto di ostacoli e pieno di angoscie a causa di una pandemia che non accenna a decrescere ) su quello che appunto abbiamo imparato dalla pandemia e sui nostri comportamenti. E su quello dei giovani che lui definisce “pessimo” ma non per loro responsabilità bensì delle famiglie che “ sono state totalmente assenti . Sulle ragioni di questa assenza dovrebbe essere condotta un’analisi approfondita per capire le ragioni di certi comportamenti a partire dal via libera a viaggi, vacanze, divertimento dei figli .Crepet rilancia la responsabilità delle famiglie che hanno favorito comportamenti ,affermando : senza alcuna precauzione perché “poverini, sono stati due mesi chiusi in casa”. Quindi a luglio e agosto dovevano fare baldoria con le mascherine lasciate in albergo. Questo è successo in Italia e all’estero perché nel non essere educatori siamo tutti uguali. Doveva essere un’estate diversa e non lo è stata, per far guadagnare il settore delle discoteche e non solo. L’irresponsabilità dei nostri comportamenti potrebbe farci precipitare in un nuovo lockdown che sarebbe un disastro per tutti “.
Ma la questione pandemia è un discorso a parte .E soprattutto l’analisi del comportamento dei giovan i è un argomento che va analizzato, come dicevamo in tutte le sue implicazioni . Senza procedere per categorie “ bianco” o “nero “ tenendo conto che proprio i giovani durante la pandemia sono stati lasciati da soli sia dalla scuola che dalle famiglie preoccupate e impegnate da altri problemi Probabilmente a tutto si è pensato tranne che ai giovani. I quali tra l’altro per questa pandemia “ci stanno prestando dei soldi “ che saremo forse solo capaci di “mangiarceli” ( a guardare come sta andando la faccenda Recovery Fund) con la complicità della politica onnivora e irresponsabile. Ma il tema di questa riflessione non è giovani e pandemia .
Quello su cui stiamo riflettendo in generale sono solo alcuni casi in cui i comportamenti omicidi sono messi in atto da giovani . Ma più in particolare stiamo parlando di comportamenti che sono andati contro un sentimento, quello dell’amore che “ rappresentava la vita delle vittime” .
Scrive sempre Padre Maurizio Patricello parroco di Parco Verde nel Comune di Caivano.(7) sul suo profilo Facebook il 3 ottobre 2020 : “ Lo sterminatore degli innamorati di Lecce, i picchiatori di Colleferro, ci hanno lasciato senza fiato. Ci hanno costretti a guardare il male negli occhi. Male da cui nessuno è esente se non decide di tenere a bada le sue passioni, le sue pulsioni, l’ invidia, l’odio, la gelosia.
Il cuore è un recipiente vuoto, chiede continuamente di essere riempito. Nessuno si illuda. Se non lo colmi di amore – per Dio, per il creato, per il prossimo – ben presto te lo ritrovi zeppo di immondizie.”
Un amore che si oppone alle immondizie che fa di tutto per scacciarle, che ha dalla sua parte centinaia di migliaia di esseri umani di cui occorre avere fiducia. Perché se è vero che le cronache che abbiamo riferito sono atti singoli , sono momenti terribili ma momenti , quello che conta è non generalizzare. Non generalizzare perché andare a vedere caso per caso senza parlare immediatamente di “ fenomeno” significa restituire all’amore il suo compito : quello di riuscire superare ogni cosa , quello di vincere sempre come nella poesia di Prevert. “Questo amore /Così violento Così fragile/ Così tenero/Così disperato/Questo amore/Bello come il giorno/Cattivo come il tempo…”(8)(…) Questo amore che faceva paura/Agli altri/E li faceva parlare e impallidire/Questo amore tenuto d’occhio/Perché noi lo tenevamo d’occhio/Braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato/Perché noi l’abbiamo braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato/Questo amore tutt’intero/Così vivo ancora/E baciato dal sole.”
Ecco appunto un amore che faceva paura agli altri , tenuto d’occhio. Ma si può aver paura dell’amore , quello degli altri donato disinteressatamente ? Dobbiamo tenere d’occhio l’amore perché indica a noi e a tutti una strada ; perché rappresenta per noi e per tutti un sostegno ; perché è un dono sempre , disinteressato . E’ allora questo amore che deve aiutare noi adulti, dinanzi a comportamenti come quelli messi in atto dai giovani protagonisti delle cronache di questi giorni ,a fare in modo che non si ripetano e a preservare con l’educazione e l’esempio quello che abbiamo di più prezioso i nostri giovani e la loro voglia di vivere .
(1) Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato, su proposta del Ministro dell’Interno, il decreto di conferimento della medaglia d’oro al Valor Civile alla memoria del Sig. Willy Monteiro Duarte con la seguente motivazione:
“Con eccezionale slancio altruistico e straordinaria determinazione, dando prova di spiccata sensibilità e di attenzione ai bisogni del prossimo, interveniva in difesa di un amico in difficoltà, cercando di favorire la soluzione pacifica di un’accesa discussione.
Mentre si prodigava in questa sua meritoria azione di alto valore civico, veniva colpito da alcuni soggetti sopraggiunti che cominciavano ad infierire ripetutamente nei suoi confronti con inaudita violenza e continuavano a percuoterlo anche quando cadeva a terra privo di sensi, fino a fargli perdere tragicamente la vita.
Luminoso esempio, anche per le giovani generazioni, di generosità, altruismo, coraggio e non comune senso civico, spinti fino all’estremo sacrificio.”
Il Presidente Mattarella ha anche conferito la medaglia d’oro al merito civile, alla memoria di Don Roberto Malgesini con la seguente motivazione:
“Con generosa e instancabile abnegazione si è sempre prodigato, quale autentico interprete dei valori di solidarietà umana, nella cura degli ultimi e delle loro fragilità, offrendo amorevole accoglienza e incessante sostegno.
Mentre era intento a portare gli aiuti quotidiani ai bisognosi, veniva brutalmente e proditoriamente colpito con numerosi fendenti, fino a perdere tragicamente la vita, da un uomo al quale aveva sempre dato piena assistenza e pieno sostentamento.
Luminoso esempio di uno straordinario messaggio di fratellanza e di un eccezionale impegno cristiano al servizio della Chiesa e della società civile, spinti fino all’estremo sacrificio”
Roma, 07/10/2020
(2) Willy Monteiro Duarte aveva 21 anni ed era nato a Roma da una famiglia capoverdiana: è morto nella notte tra il 5 e il 6 settembre, a Colleferro, vicino a Roma, durante il trasferimento in ospedale a seguito di una violenta rissa. Subito dopo la sua morte sono state arrestate quattro persone, tutti ragazzi tra i 22 e i 26 anni residenti ad Artena, il paese in cui Monteiro Duarte lavorava. Le circostanze in cui sarebbe avvenuta la rissa sono però ancora poco chiare, anche a causa delle testimonianze contraddittorie rese dagli imputati.
(3) https://www.avvenire.it/attualita/pagine/uomo-accoltellato-e-ucciso-dopo-lite-a-com
(4)http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/napoli-speronata-dal-fratello-perche-ha-relazione-lgbt-cade-da-scooter-e-muore-
(5) http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/napoli-speronata-dal-fratello-perche-ha-relazione-lgbt-cade-da-scooter-e-muore-c55bbe18-a2e4-40c0-a0e4-51463eb9e561.html
(7) Padre Maurizio Patriciello è nato a Frattaminore e dopo aver lavorato in qualità di paramedico ha deciso di entrare in seminario grazie all’incontro con un frate francescano che lo ha ricondotto nell’alveo di quella Chiesa che aveva temporaneamente abbandonato anni prima. In qualità di parroco di Caivano, in poco tempo è diventato uno dei volti più noti della battaglia intrapresa per la rinascita di un territorio inquinato dai rifiuti industriali sversati e poi interrati senza alcuna precauzione nelle campagne. Sulla clamorosa vicenda ha peraltro scritto due libri, Vangelo dalla terra dei fuochi, pubblicato da Imprimatur nel 2013 e Non aspettiamo l Apocalisse, scritto a quattro mani insieme a Marco De Marco e pubblicato da Rizzoli nel 2014.
