FIDUCIA E TRADIMENTO. R. FERRI E V. MARCONE
Una riflessione di Maria Rita Ferri e Valter Marcone su fiducia e tradimento che sono le facce della stessa medaglia : la fiducia contiene in sé il tradimento e viceversa
CHI HA TRADITO CHI ?
Redazione- Uno psicologo che si fa teologo per parlare di tradimento .E’ James Hillman che nel volume di Adelphi dal titolo “Puer aeternus”,nel primo saggio, ragiona appunto sul tradimento. In queste pagine ci offre un’analisi esemplare di una di quelle realtà condannate e deprecate che solo lo scandaglio psicologico riesce ad illuminare dentro le grevi cortine anche della morale. Hillman si fa delle domande : perché bisogna insegnare ad un ragazzino a fidarsi? E a fidarsi di un ebreo? O a non fidarsi per esempio del suo stesso padre. Che cosa significa essere traditi dal proprio padre o da una persona che ci è vicina? E per un padre, per un uomo adulto , che cosa significa tradire qualcuno che si fida di lui ? Che senso ha il tradimento nella vita psicologica delle persone? Egli inizia la riflessione con la Bibbia e sul rapporto tra Adamo e Dio. Un rapporto in cui il tradimento di Adamo pesa prepotentemente sul suo destino e su quello del genere umano che da lui ha avuto inizio. Dopo la cacciata di Adamo dall’Eden la Bibbia nel Vecchio Testamento registra una storia infinita di tradimenti di ogni genere : Caino e Abele,Giacobbe ed Esaù, Giuseppe venduto dai suoi fratelli e il loro padre ingannato, le promesse non mantenute dal Faraone , l’adorazione del Vitello malgrado Mosè, Saul, Sansone, Giobbe . Fino ad arrivare al tradimento di Giuda nel Nuovo Testamento e al rinnegamento di Pietro.
Nel leggere questa prima parte del saggio sul tradimento mi sono venute in mente delle considerazioni proprio in ferimento a questo rapporto di fiducia tradito tra Dio e l’uomo. Mi sono fatto una domanda quasi brutale che può sembrare peregrina : Chi ha tradito chi ? Una domanda che vuole porsi così : è Adamo che ha tradito Dio o è Dio che ha tradito Adamo? Se volete , vista forse l’assurdità della domanda potete anche smettere di leggere e fare altro perché la domanda , che io stesso ritengo improponibile dentro i canoni che hanno accompagnato la narrazione della vicenda della “ caduta e della cacciata dal paradiso terrestre”,appare curiosa ma anche azzardata rispetto proprio a quella che è l’essenza del tradimento e soprattutto quella che è un dogma della chiesa cattolica : il peccato originale , su cui si fonda tutta la storia della salvezza. (1)
Un teologo di grande autorità, che ha studiato molto il dogma del peccato originale (P. Labourdette, O.P.) già nel 1949 rivolgeva questa domanda: «Chi di noi non ha incontrato e sperimentato l’angoscia di tanti catechisti davanti al dovere di insegnare la storia della caduta originale nella sua veste classica, e delle sue terribili conseguenze, ad adolescenti, inclinati da tanti altri elementi della loro cultura, a non vedervi che” un mito, oramai inconciliabile con la scienza?» Non è pacifica la discussione su questo dogma La Chiesa afferma per bocca dei suoi teologi che “ il peccato originale non va letto solo nel racconto della Genesi ma soprattutto nelle parole della lettera ai Romani di san Paolo apostolo al capitolo 5. “Qui Paolo affronta un discorso complesso ma limpido nella sua fondamentale affermazione: siamo stati tutti salvati da Cristo, come se fossimo una cosa sola. L’idea della solidarietà che unisce tutti gli uomini è profondamente biblica e appartiene alla fede di Israele, così pure come la fede in un Dio che salva dalla morte. Il Dio di Israele, come ricorda Gesù stesso, è il Dio della vita: «Non è Dio dei morti, ma dei viventi!» (Mc 12,27). Inviato dal Padre, Gesù è venuto per donarci la vita e la vita in abbondanza (cf Gv 10,10). All’interno di questa fede, Paolo, dunque, collega la figura di Cristo con quella simbolica di Adamo, rappresentante dell’umanità nella sua origine. E scrive: «Quindi come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato… molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti.… Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita». (Rm 5,12-18). Il concilio di Trento, per ribadire la fede tradizionale della Chiesa su questa realtà, fonda le sue affermazioni essenzialmente su questi passi di san Paolo e pochi altri passi del Nuovo Testamento.” (2) Affermando e proclamando proclamando con l’idea del «peccato originale»il tema della salvezza in Cristo.” Noi crediamo che il Signore Gesù è morto offrendo la sua vita per l’umanità, per liberarla dal male e dalla morte. Per questo noi confessiamo di credere «un solo battesimo per la remissione dei peccati», perché attraverso il battesimo la salvezza donata da Cristo ci viene comunicata. Si tratta di un dono del tutto gratuito, che trasforma la nostra esistenza naturale per inserirla in un cammino verso quella «vita in abbondanza» promessa da Gesù. In altre parole, l’esistenza di ogni uomo e donna che viene alla luce ha bisogno di essere salvata.” In realtà il dogma del peccato originale, così come formulato dalla Chiesa , è stato a lungo discusso . Erich Fromm per esempio scrive: “Questo primo atto di disobbedienza è l’inizio della storia umana, perché è l’inizio della libertà umana”. Non un peccato, quindi, ma il primo atto di liberazione. “È molto significativo – continua Fromm – che la Bibbia non definisca mai peccato l’atto di Adamo”. (Voi sarete come Dei, Ubaldini, Roma 1970).
Ma è lo stesso Teilhard De Chardin, gesuita, scienziato, paleontologo, che lo affronta già nel 1920, tornandoci nel 1947 con uno scritto specifico, che fu subito censurato. E lo stesso Teilhard fu punito dalla sua comunità religiosa, i gesuiti, allontanato da Parigi e mandato in Cina. Teilhard De Chardin sostiene che “non esiste la minima traccia all’orizzonte, la minima cicatrice che indichi le rovine di un’età dell’oro o la nostra amputazione da un mondo migliore.” (Comment je crois, Seuil, Paris 1969). Scrive Mario Setta : “Con questa visione si è creato un Cristianesimo imprigionato nelle strutture ecclesiastiche che offrono ai loro fedeli grazia e salvezza, mediante i sacramenti, tradendo in questo modo il messaggio universale di Cristo. Cristo si è rivolto agli uomini. Tutti, non ad alcuni soltanto. Il superamento dello scoglio del peccato originale minerebbe certamente la concezione della storia della salvezza, ma ridarebbe alla missione di Cristo il suo valore profondo e autentico: l’esemplarità umana. Cristo non è venuto per redimere da una colpa mai esistita, ma per elevare la natura umana al suo grado più alto. Cristo, modello universale di HOMO: “Homo Homini Deus”. La teologia sacramentaria non ha, oggettivamente, nessun fondamento evangelico, ma si riduce essenzialmente alla ritualità, ad una sociologia religiosa basata sui bisogni umani. Una teatralizzazione della vita, lontana dalle domande e risposte esistenziali.La parola redenzione deriva dal verbo “redímere”, anche in latino “redímere” da red- (= di nuovo) ed “ímere” per “émere” (comprare). Significa quindi ricomprare ciò che è stato venduto. Nei Vangeli questo verbo non viene mai usato. Esiste però la parola “Redenzione” che si trova solo nel Vangelo di Luca in due passi: l’uno (2.38) in cui la profetessa Anna, durante la presentazione di Gesù-bambino al tempio,“si mise a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”; l’altro, verso la fine (21.28), quando si parla di catastrofi cosmiche e manifestazione del figlio dell’uomo glorioso: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra redenzione è vicina”. (3)
La digressione sulla controversa questione del peccato originale ci riporta però all’essenziale della nostra riflessione in tema di tradimento perché secondo Hillman il tradimento ( ci siamo domandati chi ha tradito : l’uomo ha tradito Dio o Dio ha tradito l’uomo) contiene in sé una verità fondamentale che riguarda sia la fiducia che il rovescio , il tradimento. Entrambi sono le facce della stessa medaglia . Il tradimento contiene la fiducia e viceversa. Perché la fiducia e la possibilità di tradimento fanno la comparsa nello stesso momento.
Quindi mi sono domandato se Adamo si fida di Dio e Dio si fida di Adamo quando Adamo per così dire “tradisce” contravvenendo al comandamento è solo lui il traditore o è lo stesso Dio che lo tradisce spudoratamente creando le condizioni del suo tradimento? E quali sono queste condizioni ?
La Scrittura presenta due alberi: l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male. Con le rispettive proibizioni. Per l’albero della conoscenza del bene e del male è scritto: “Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” (Gen. 2, 16-17).Poi il Signore creò ogni sorta di animali e infine Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta” (Gen.2,19ss.).
Il serpente ,grazie al quale l’uomo e la donna riescono a conoscere il bene e il male ,alla precisazione di Eva sulla proibizione: “Dei frutti degli alberi del giardino, noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete” (Gen.3, 2-3). ribalta il divieto: “Non morirete affatto. Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male” (Gen.3, 4-5). Eva vede che l’albero è bello, desiderabile. Quindi ne coglie il frutto, lo mangia e lo offre anche ad Adamo. In quel momento aprono gli occhi e scoprono di essere nudi .
Eva è la condizione per la quale Dio tradisce Adamo . Perché Adamo dice che è stata Eva a dargli da mangiare quel frutto . Ma Eva chi è? E perché sta lì con Adamo? Eva stava dentro di Adamo ,accanto al suo cuore, egli già se ne era innamorato e se fosse rimasta lì non si sarebbe legittimata la superiorità del maschio sulla femmina. Perfino nella terminologia, la parola donna sarà legata ad uomo: in ebraico: “‘ishah”, da ‘ish, uomo; come anche per l’inglese: “Wo-man”, da man = uomo. Adamo non aveva bisogno di vedere di fronte a sé questa creatura che stava dentro di lui .Dio traendo la donna dalla costola di Adamo ha tradito quest’ultimo materializzando qualcosa che doveva vivere dentro di lui perché Adamo potesse continuare a vivere dentro L’Eden. In Adamo sarebbe vissuto il principio maschile e quello femminile allo stesso tempo e l’umanità da questo principio si sarebbe evoluta senza preminenza di sessi . Insomma con Eva Dio tradisce Adamo e decreta la fine dell’Eden .
E scrive Hillman :” Stando al racconto biblico, si direbbe che Dio avesse riconosciuto di non essere un compagno sufficiente ,che all’uomo occorresse qualcosa di più adatto per lui che non Dio stesso. Fu necessario creare Eva ,evocarla, farla uscire fuori dall’uomo,e questo portò alla rottura della fiducia originale mediante il tradimento. Fu la fine dell’Eden e l’inizio della vita “(pag.18).
Allora il creato ,Dio, non erano sufficienti per Adamo.Era necessaria Eva che significa che “il tradimento è necessario.” Dunque la cacciata dall’Eden è la vita e nella vita esiste il tradimento perché è nella vita che si configurano le relazioni delle quali ci fidiamo ciecamente. Là veniamo colpiti. La fiducia ha dentro di sé il dramma del tradimento. E quindi Adamo non poteva tradire Dio perché di lui si fidava. Ma soprattutto Dio non poteva non tradire Adamo perché lo aveva voluto a sua immagine e somiglianza. Il seme del tradimento in Adamo era Eva che stava proprio dentro di lui ma anche in Dio , il seme del tradimento era Eva. Il tradimento è una rottura ,è una condizione per la coscienza e la responsabilità. Una coscienza e una responsabilità che crescono fuori dalla vita vera è un paradosso. Ma come poteva crescere coscienza e responsabilità nella vita artificiale dell’Eden ? E quindi come possiamo vivere e amare solo dove ci sentiamo sicuri , dove non possiamo essere feriti e delusi. Noi viviamo ed amiamo solo quando possiamo essere feriti e delusi. Altrimenti neghiamo questa esperienza per esempio all’amore che diventa qualcosa di altro dall’amore e comporta tutte quelle degenerazioni che a volte si incontrano. Una contraddizione in termini ma anche una grande verità. Sempre per stare all’esempio dell’amore noi amiamo nella vita vera con sacrificio , dolore , delusione ma amiamo. E non rinunciamo ogni volta ad amare pur mettendo in conto che potrà ancora succedere , quello che è già successo in una storia d’amore, in un rapporto . Spesso malgrado le esperienze fatte siamo ancora impreparati e anche se di questa impreparazione facciamo una giustificazione, è proprio lei che ci permette di ricominciare e diciamo :” malgrado tutto è stato bello amare anche se sono stato tradito “.
E tanto per tornare brevemente a quel tradimento iniziale che contiene in sè fiducia e tradimento ,ci rivolgiamo a Dio. Un Dio che ha tradito Giobbe, che non ha permesso a Mosè di vedere la Terra promessa,che ha lasciato allo sterminio il “popolo eletto” che in lui, solo in lui aveva fiducia. Ci rivolgiamo a Dio perché bisogna abbandonarsi nel salto come il puer della storiella ebraica che non sa quando il padre lo lascerà cadere ,non fermerà la sua caduta. Essere preavvertiti,premuniti, toglierebbe ogni slancio a quel volo che può essere veramente alto. Essere premuniti fa si che non si salta o si salta con riserva. “Invece, arriva la volta in cui, a dispetto della promessa , si mette di mezzo la vita ,succede l’incidente e si cade lunghi, distesi . La rottura della promessa è una irruzione della vita nel mondo sicuro del logos , dove si può contare sull’ordine di tutte le cose e il passato si fa garante del futuro “ ( pag. 21). Il tradimento è nel cuore del mistero cristiano . Attraverso il tradimento Adamo viene liberato nella vita reale e con il seme del suo tradimento , Eva, affronta il mondo. Attraverso un altro tradimento, quello di Giuda, si compie il disegno della salvezza . Ma questa è ancora una storia del tradimento del Padre nei confronti del Figlio .
Anche se in termini evangelici tutto cambia e tutto assume una dimensione e uno sguardo diverso. Abbiamo lasciato nella storia della nostra civiltà un Edipo a cavarsi gli occhi per aver ucciso il padre e aver consumato un incesto con la madre. L’abbiamo lasciato davanti ad una legge “forte” che non ammette digressioni. Ritroviamo un figliol prodigo il cui padre che è il simbolo della legge che srprende la legge stessa sospendendola. E’ il racconto che ce ne fa Massimo Recalcati nel suo “Il segreto del figlio “( Feltrinelli UEF Saggi ,2019 pag. 98-99) in cui il padre non punisce il figlio per aver sperperato il suo patrimonio e con un gesto d’amore sostituisce una legge all’altra; la legge dell’amore alla legge dello scarto : da Abramo che calpesta le norme formali del Diritto a Lucrezio ed Epicuro con le loro concatenazioni di deviazioni che generano imprevisti alla logica. Certo sarebbe bello poter dire , come diciamo , che l’amore è un imprevisto della logica ma ancor più bello sarebbe poter dire che il tradimento è una specie di amore .
(1) Questo tema in teologia viene affrontato con vaste implicazioni interdisciplinari: a) Fondarsi sul dato biblico come interpretato dalla tradizione patristica e con l’ausilio dell’ermeneutica; la prima va compresa alla luce del contesto storico in cui opera, la seconda cresce e si raffina col tempo b) Assumere gli insegnamenti del Magistero della Chiesa tenendo presente la tipologia dei documenti, il tono delle espressioni ed il contesto teologico che ne ha fornito il linguaggio. c) Esaminare le formulazioni della dottrina coniate a partire dalle dichiarazioni del Magistero e dalla tradizione teologica; leggerle alla luce del contesto storico, teologico e lessicale proprio a ciascuna, trattandosi di formulazioni il cui linguaggio e impianto teologico, in non pochi casi, di rinnova lungo il tempo d) Esaminare le conoscenze certe provenienti da altre discipline (storia, scienze, ecc.) impiegando i risultati acquisiti e condivisi per applicare una corretta esegesi di (a) e di (b)
(2) https://www.toscanaoggi.it/Rubriche/Risponde-il-teologo/Cos-e-il-peccatooriginale
(3) http://temi.repubblica.it/micromega-online/peccato-originale-un-problemaumano-troppo-umano/
Valter Marcone
Psicoanalisi del Tradimento
Tradire è sempre tradire un sogno, è condividere con un reale che non attribuisce valore ai sogni, né può accoglierli.E’ anzi il taglio tra il vero ed il reale. E’ la rinuncia ad un inizio, un ritiro delle acque dal fondo marino, decidere di non giocare mai più.E’ una rinuncia al possibile. E’ tradimento di sé per fedeltà alla Cosa primigenia. Ad essere uno con la Cosa che tutto può e brucia ciò che nasce.Ogni tradimento è un’aggressione plausibile nella sua ferocia, nella mimesi di proposte d’amore.E’ attingere allo spazio quando il tempo non cinge più i sogni.Geografia dell’illecito, concretezza di una tela che non è sufficiente a vivere. Solitudine sfuggita nell’apparire, ma confermata come fedeltà assoluta al passato, rinuncia al possibile in virtù di un amore di sé che cancella parte di ogni biografia d’amore.Se il pensiero non sostiene il legame, collegandolo al sogno costantemente, è possibile il tradimento come perdita di ogni rêveriedell’incontro. Se il pensiero cessa di essere pensiero del sogno, si riempie di elementi β, grezzi, associazioni impure la cui continuità è sospesa, attende una mente che la pensi, con W. Bion. Allora il tradimento è una rinuncia al pensare, rinuncia a vivere nei boschi, allo stupore di una promessa compiuta.E’ l’esito dell’incontro con la morte, morte di un’illusione lasciata cadere per incuria, perché fedeli all’idea che il silenzio non abbia un canto interiore, perché mancò lo sguardo alle campane silenti di C. Parmiggiani.Si declina dall’invito di una “geometria in fieri”, con C. Argan, che accompagna ogni legame e dona struttura alle immagini sospese del sogno-vivente.Tradire è dunque tradire un pensiero, a favore di un proto-pensiero, un agito che segna un limite al possibile. Sostituisce il pensiero muto con un agito di ferro, che interrompe ogni costellazione fin lì raggiunta. E’ un far cadere l’altro per non cadere. E’, infatti, la proiezione di un cadere inevitabile, dove il pensiero mancò. Perdita dell’èpos, resa alla fatticità del reale. E’ un ritorno alla Madre, alla sua pittografia situata fra segno e simbolo. Impossibilità di spazi transizionali della mente ove miscelare il dubbio con i fiori. Sottrarsi alla contemplazione di sé e dell’Altro, chiusura di palpebre e chiusura dei sogni. Chiusura di una comprensione più fine e maggiore di ciò che vive nel buio. Rifiuto della notte e dei suoi simboli. Luce accecante dell’onnipotenza dell’Io che uccide l’Altro per non morire. E’ possibile infatti comprendere il tradimento come un atto suicidario trasferito in un atto. Si pone fine ad un sé per ritrovare l’onnipotenza primaria sul reale, quando il reale non è più oggetto di un pensiero. Tradire è una risposta maniacale ad un lutto irrisolvibile altrimenti. Sacrificio all’altare del cielo delle speranze novelle che fecero dar vita alla prima fuga nel bosco. Ogni tradimento, infatti, è tradimento di sé, è un’adolescenza tradita. Improvviso irrompere di un divieto a sognare la libertà dei trabocchi. Malinconia risolta in un agito dolente e incancellabile, graffio su un campo di lino prezioso. Fine dei giochi e compimento della Todestrieb. Rinuncia necessaria e crudele a porre un ponte, un passaggio di volo che congiunga le vette e non le lasci irrelate. Lo possiamo concepire come l’esaltazione pulsionale di una caduta dell’Ideale dell’Io. Si cade come una rosa. Si cade per non smarrirsi. E’ la rinuncia ad evocare l’Altro, rinnegare i giovani anni sparsi sul mare. Poema interrotto dal timore della caducità del reale. E’ un gesto che non rimanda ad un significato, non è dunque un significante, ma è interruzione di un onirismo lirico.
Il tradimento è sempre frutto di una accecante utopia. Sancisce la fine della pensabilità dell’Io: è lutto di un pensiero che pure accennava a nascere. Ha il pregio di salvare l’Io dal soccombere a un lutto impossibile a farsi. Il lutto del poema dell’infanzia, divenuto promessa di giovani menti e polvere infine di chi non poté bruciare l’Arché, non poté liberarsi del tutto dalle origini.Il tradimento, infatti, è un ritorno alle origini, un amore per ogni inizio che non cerchi distanze. Abbandono altresì di un primo lirismo che vedeva nell’oltre-la-madre un mondo da amare. Ritrova così l’antico amore per la Madre e per l’infanzia, rinuncia ad una adolescenza finemente pronunciata. Tradire è tollerare il silenzio d’oggetto. Può apparire una solitaria impresa, ma in realtà è necessitata dal coro di voci solenni e mitologiche che il porta-parola materno pronunciò per il soggetto chiedendo di non evolvere, ovvero non tradire mai la fedeltà alla Cosa delle origini, origini che l’Io stesso non ebbe la forza di scalfire. Poté soggiornare per un breve percorso nell’ombra veloce di un amore raggiunto, per rinunciarvi, tradendo, alla prima pietra da coltivare e osservare finché non pronunciasse la parola feconda. Tradire, dunque, equivale a rinunciare ad un amore segreto che, come canoa, traghetta lontano dalla madre e nella foresta. Chi tradisce non superò la crisi del compianto. Il tradimento riconduce ad una fissità dell’essere e ad una sua indifferenza all’Altro-da-sé. Il motivo conscio è sempre il ricorrere a ciò che si opponga all’impercorribile oblio di Sé, nell’abbandono biografico al mare dell’essere. Ritrovare, nell’oceano, una piccola nave che riporti alle origini è piccola cosa per chi, come delfino si lanciò nel mare aperto. Se il tradire è la rinuncia alle stagioni, non può esitare che in un “me di me privo…” di G. Leopardi. Il tradimento è dunque interruzione
improvvisa di un tango notturno.
Dott.ssa Maria Rita Ferri
Psicoterapeuta Psicoanalitico,

Formazione Psicoanalitica Post Lauream,
Spec. Psicoterapia Familiare.
