” LE STORIE DEL TERRITORIO : LA CASA MUSEO NAVARRA A CAVALLARI DI PIZZOLI ” DI VALTER MARCONE
Redazione- Queste sono le storie straordinarie del territorio. Un vasto museo diffuso a volte a cielo aperto che racconta quelle storie con parole che ora noi scriviamo sulla carta , nelle nostre pubblicazioni, di divulgazione, nei quaderni di studio ma che in realtà sono scritte con il ferro , il legno, la lana delle pecore per confezionare indumenti, la pelle degli animali per le scarpe , tutti quei materiali per costruire manufatti, attrezzi di lavoro, anche attraverso successive trasformazioni dei manufatti iniziali.
Mi riferisco ai reperti , ahimè ormai reperti della cultura e del lavoro contadino che Ferdinando Navarra a Cavallari di Pizzoli conserva nella sua Casa Museo Contadino che sabato 19 luglio alle ore 18,00 è stato aperto ancora una volta , in via straordinaria , prima dei lavori di restauro a numerosi e graditi ospiti convenuti per la presentazione di un Quaderno di studi presentato dal CESTAQ .
Apertura straordinaria , dunque , della Casa Museo Contadino di Ferdinando Navarra, a Cavallari di Pizzoli durante la quale gli ospiti hanno avuto l’opportunità di visitare ancora una volta questa notevole raccolta, in quanto, a causa di imminenti lavori di ristrutturazione dell’immobile, tutti i reperti saranno imballati e immagazzinati. Sarà possibile, forse un ’ultima volta ammirare la cucina più antica, che si trova al piano terra, proprio all’ingresso del museo. Tutta annerita dal fumo del caminetto, motore della vita di ogni casa del passato, permetterà a tutti di ammirare gli oggetti di uso comuneproprio nel loro contesto e di comprendere meglio la vita del tempo. Nella cucina dalla quale si aprono poi due ampie stanze di cui una con la volta a botte, caratteristica delle architerrure di una volta ,si vede anche un’antichissima fornacella e una ventata di “ modernit” ,proprio tra virgolette rappresentata da una stufa economica di marca Rex. Le stufe economiche , con la piastra in acciaio dove si potevanio porre direttamente tegami per la cottura dei cibi, con gli sportelli per il fuoco a legna, il forno e il ripiano inferiore per tenere caldi i cibi cucinati ,oltre che un serbatoio di acqua calda rappresentarono una vera e proprio ventata di modernità, La famosa “ stufa a legna economica “era prodotta dalla Rex un’azienda nata nel 1933 come marchio di elettrodomestici della Zanussi progressivamente prima affiancato e poi sostituito dal marchio Electrolux a partire dagli anni 2000.. L’Officina Fumisteria Zanussi di Pordenone produttrice di stufe e forni a legna , nel 1933 entrò nel settore degli elettrodomestici Il titolare dell’azienda Antonio Zanussi (1890-1946) decise di contrassegnare i prodotti del nuovo settore con un nuovo marchio ; volendo evocare l’immagine di un prodotto di alta qualità, scelse il nome Rex in omaggio all’omonimo transatlantico italiano uno dei più moderni, lussuosi e veloci bastimenti dell’epoca,
La cucina del museo conserva tutte le suppellettili , piatti, bicchieri. E altri oggetti di uso quotidiano. Tra questi su un tavolino dei grandi piatti in ceramica fiorati che venivano usati per mettere a tavola la pasta cotta che poi veniva sporzionata tra i commensali. Proprio in riferimento a questi piatti ,il quaderno del Cestaq distribuito e illustrato dopo la visita contiene oltre alla descrizione del museo anche un piccolo saggio di Fulgo Graziosi sul mestiere degli ombrellai. Questi uomini che partivano dal paese di Secinar ,in provincia di L’Aquila, e a volte soggiornavano per molti mesi anche in regioni distanti come la Lombardia, oltre ad aggiustare ombrelli erano capaci anche di rattoppare questi piatti . Infatti congiungevano le parti rotte e le legavano con punti di ferro filato facendo buci con un trapano alla ceramica. Poi mescolavano la polvere prodotta dai buchi con un masticce formando una pasta che spargevano come un sottile velo impermeabile sulle “ ferite” del piatto che avevano ricongiunte con i punti metallici. Uno strato sottilissimo che rendeva di nuovo il piatto impermeabile pronto per l’uso.
Nella piazzetta antistante la casa posta in Via Navarra al civico 22 , a Cavallari di Pizzoli, Carmela De Felice Presidente del CESTAQ ETS con Ferdinando Navarra e Giuliana Cicchetti Navarra hanno dunque accolto i visitatori nella Casa Museo Contadino. Un gesto di accoglienza e di prossimità a quanti hanno voluto con la loro presenza , quindi con lo sguardo, il racconto delle storie degli oggetti, il ricordo , la memoria e lo stupore oltre alle emozioni , far rivivere e animare un luogo che dovrebbe essere segnalato ai profeti attuali della tecnologia per chiedere di invertire la rotta e riscoprire gli antichi valori e mettersi quindi al servizio della comunità.
Ed è quello che quei graditi ospiti e visitatori hanno potuto ascoltare dalla voce del Sindaco di Pizzoli,Gianni Anastasio di Carmela De Felice e Fulgo Graziosi che èer questa occasione hanno presentato il quaderno “La Casa Museo Contadino di Ferdinando Navarra a Cavallari di Pizzoli” di Carmela de Felice e Fulgo Graziosi; primo numero della collana “I quaderni del CESTAQ-ETS che, “attraverso il racconto delle storie e dell’impegno delle persone semplici intende far conoscere e comprendere meglio la cultura materiale e immateriale della provincia aquilana. Tante piccole storie che hanno contribuito a disegnare un territorio aspro ma ricco di saperi e di fascino; una ricchezza che potrebbe perdersi”Un progetto che gode del patrocinio della Fondazione Carispaq e del Comune di Pizzoli.
E proprio il Sindaco Gianni Anastasio nel suo duplice intervento, di saluto all’inizio dell’incontro e successivamente di merito sull’iniziativa, nel ricordare l’impegno di Navarra che pone il borgo di Cavallari all’attenzione di un ampio pubblico , borgo conosciuto anche per il Premio letterario Cavallari giuntta alla sua XX Edizione ka cui cerimonia di premiazione avrà luogo a Pizzoli (AQ), in Piazza della Pace, sabato 26 luglio a partire dalle ore 18:00, ha richiamato il senso di una raccolta di oggetti testimoni di valori che hanno bisogno non solo di tutela ma soprattutto di divulgazione specialmente tra i giovani .
Insomma proprio in virtù del grande impegno e generosità di Ferdinando Navarra che ha raccolto nella sua casa natale a Cavallari di Pizzoli oggetti e attrezzi antichi di uso quotidiano, con la sua capacità di raccontare, i relatori hanno percorso un sentiero con i visitatori in quel piccolo mondo antico, umile, ma caratterizzato da valori molto forti, ancora molto attuali quali il rispetto, l’importanza della memoria, della solidarietà sociale, dell’economia circolare. Un percorso interessante perchè ciò che rende particolarmente attraente il Museo Contadino di Ferdinando Navarra è la scelta di mantenere alcune stanze così com’erano. Al piano terra la cucina come abbiamo detto, ai piani superiori le camere da letto con i relativi mobili di un tempo. E poi fotografie d’epoca, libri e molto altro ancora.
Il quaderno del Cestaq oltre alla presentazione e descrizione della Casa Museo contiene anche due brevi stdi di Fulgo Graziosi : “L’ombrellaio di Secinaro” e “ Il trapano a volano” che ci ricordano un antico mestiere di cui abbiamo accennato e ci descrivono uno strumento di lavoro anch’esso costruito a mano attraverso un’antico sapere che ha prodotto manufatti di pregio ma anche vere e proprie ingegnerie idrauliche come per esempio i mulini ad acqua o agglomerati abitativi e infine quelle che oggi chiamiamo archeologie industriali. Insomma un quaderno che apre una serie di studi e approfondimenti su quello che il Cestaq chiama “museo diffuso” che è appunto quello dell’ambiente sia natuirale che umano nel suo procedere storico attraverso canoni come l’ indicare , il nominare , il costruire . Infatti l’uomo nella sua evoluzione crea l’abiente che lo circonda e quindi nella su esplorazioni della natura indica campi, monti, fiumi, laghi, li nomina con i termini e i vocali che richiamano sempre da vicino le caratteristiche di quei luoghi , compreso il nome degli animali che li frequentano, si pensi per esempio al nome degli uccelli di un determinato posto e poi costruisce. Usando i materiali che trova sul luogo, quelli più accessibili e quelli più idonei. Così noi oggi per esempio ammiriamo capolavori architettonici costruiti con la pietra locale come la pietra delle cave di Poggio Picenze in provincia di L’Aquila.Oppure il rivestimento di lastre in pietra calcarea bianche ca e rossa , quest’ultima proveniente dalle cave del Passo delle Capannelle, a circa 25 chilometri da L’Aquila
Lorenzo Nanni e Vincenzo Battista nel loro volume “ La cultura degli oggetti” riferiscono, attraverso contributi della tradizione orale ,quanto hanno loro raccontato gli ultimi scalpellini di quel paese. Un mestiere ormai quasi scomparso che veniva intrapreso fin da bambini e che portava lo scalpellino a “sentire” la pietra come qualcosa di vivo , tanto che in quei racconti orali trascritti nello studio di Nanni e Battista dicono : “ Il masso quando è buono , suona e ti dice se è buono o no”
Al termine della visita è stato possibile gustare insieme una squisita merenda d’altri tempi offerta gentilmente dai padroni di casa. Pano olio, o pane olio e pomodoro . Un antico sapore e odore come quelli che questa iniziativa ha fatto gustare e respirare con un momento intenso e pieno di emozioni. Una memoria non solo scritta nel quaderno del Cestaq o decantata con le parole negli interventi dei relatori ma vissuta attraverso il contatto di oggetti vivi ,di quella vivacità delle cose così silenziosa ed evocativa comunque vicina alla nostra vita ieri come oggi perchè alle cose che ci circodano dobbiamo molto , ci appartengono, ci danno sicurezza, ci permettono di fare molto, sono parte irrinunciabile di noi e ci trasmettono con la loro presenza proprio il valore della vita che è fatta anche di quelle cose, di piccole cose di ogni giorno.
Il quaderno presentato è stato realizzato dal CESTAQ – ETS, Centro Studi delle Tradizioni della provincia dell’Aquila, che è un’associazione che non ha scopo di lucro e si prefigge di promuovere lo studio e la valorizzazione di un patrimonio culturale definito minore, ma che in realtà è la base su cui si fondano tutte le società. I grandi cambiamenti tecnologici, economici e sociali dell’ultimo secolo hanno reso molto fragile l’identità culturale, pertanto la riscoperta e la valorizzazione delle radici rappresentano un indispensabile sostegno per la costruzione del futuro. Perdere le proprie radici equivale a perdere se stessi; a nostro avviso una società può andare lontano soltanto se ha ben presente la propria storia e la propria identità.
La Costituzione Italiana sancisce questi principi all’art. 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico della Nazione”.” (“La tutela dell’immagine dei beni culturali – Altalex”) L’UNESCO stabilisce che il patrimonio culturale di un popolo non è solo rappresentato dai monumenti, dalle collezioni (patrimonio materiale), ma anche dalle tradizioni, dalle feste, dai riti, dall’artigianato, dallo spettacolo, dalle arti tradizionali e persino dal linguaggio (patrimonio immateriale). Raccomanda di salvaguardare questi aspetti per favorire il mantenimento della diversità culturale che rischia di scomparire a causa della globalizzazione. Nel 2003 ha adottato la Convenzione per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale (ratificata dall’Italia nel 2007) che, attraverso una procedura ben definita preserva, promuove, protegge e valorizza i beni immateriali.
A tale scopo il CESTAQ – ETS organizza interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale e predispone attività editoriali, culturali, artistiche e ricreative di interesse sociale.
Il Cestaq -Ets dunque promuove iniziative di carattere culturale finalizzate al recupero della memoria e della storia locale come elemento essenziale per la crescita complessiva della comunità e del territorio della Provincia dell’Aquila. Organizza eventi culturali atti a promuovere e diffondere, previo studio dettagliato dei contenuti, la conoscenza delle tradizioni locali, ancora poco valorizzate, per contribuire allo sviluppo sociale, economico e turistico delle comunità dell’Abruzzo Aquilano. Il CESTAQ-ETS Centro Studi per le Tradizioni della provincia dell’Aquila, attraverso lo studio delle innumerevoli tradizioni che si sono accumulate nel corso dei secoli nella provincia aquilana, intende ricercare singole espressioni culturali del territorio, studiarle, metterle in evidenza e cercare di creare una rete di relazioni tali da promuoverle e valorizzarle.
Poiché ciascuno rappresenta la somma delle storie che si sommano con la Storia il CESTAQ ETS ritiene indispensabile non perdere il patrimonio materiale e immateriale che ha contribuito alla evoluzione di questo territorio e dei suoi abitanti.
