” LAVORO E DEMOCRAZIA ” DI VALTER MARCONE
Redazione- Mai come quest’anno il primo maggio, Festa dei lavoratori (anche detta Festa del lavoro) mette asieme e coniuga con grande naturalezza e impegno di rispetto della Storia due parole ,lavoro e democrazia, legate tra di loro non solo dal significato di queste due parole ma anche da tutte le vicende che dobbiamo ricordare appunto in tema di conquista di diritti .
Il primo maggio fu dichiarata Festa internazionale dei lavoratori nel 1889, a Parigi, durante il congresso che diede vita alla Seconda Internazionale, Ma richiama anche quello che accadde nel 1886 negli Stati Uniti ricordato come Haymarket Affair in un paese in cui il processo di industrializzazione era già in fase avanzata e i sindacati tentavano di ottenere una giornata lavorativa di otto ore .Per il primo maggio di quell’anno fu organizzato uno sciopero generale che i sindacati chiamarono significativamente “La Grande Rivolta”, con manifestazioni che seguirono anche nei giorni successivi fino al 3 maggio quando i lavoratori di una ditta che produceva metitrebbie si scontrarono con la pollizia. Durante i tafferugli fu lanciata contro la polizia una bomba il cui autore non fu mai trovato. Morirono dei poliziotti. La polizia sparò ed uccise tre maifestanti. Per quei fatti si tenne un processo in un un clima che portò all’arresto di centinaia di sospetti in tutto il paese. Sebbene non sia mai stato trovato il responsabile dell’attacco, otto anarchici furono accusati di cospirazione e omicidio. Tutti gli accusati furono condannati a morte. In un secondo momento due delle condanne furono commutate in carcere a vita, mentre a uno degli otto imputati furono dati 15 anni di prigione. Un altro ancora si suicidò in carcere in circostanze mai chiarite. Gli altri quattro furono impiccati l’11 novembre 1887.
La giornata del 1 maggio come festa del lavoro fu adottata in molti paesi compreso il nostro ma durante il ventennio fascista la festa venne soppressa, in favore della “Festa del lavoro italiano” il 21 aprile. Con le “Disposizioni in materia di ricorrenze festive” del 1946, la Festa del Lavoro viene riconosciuta di nuovo festività nazionale, e ricollocata nella data del 1 maggio. La prima Festa del lavoro del dopoguerra, nel 1947 in Italia si ricorda il modo particolare per la Strage di Portella della Ginestra dove su un corteo di contadini che protestavano contro le condizioni di lavoro nelle campagne siciliane la banda di Giuliano aprì il fuoco facendo undici morti e decine di ferite. Una vicenda in cui non si riuscì mai a individuare i mandanti .
Dicevo all’inizio di questa riflessione che mai come quest’anno nel nostro paese la festa del lavoro lega indissolubilmente lavoro e democrazia. L’art. 21 della Costituzione italiana afferma che tutti hanno” diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero “, quindi di esercitare concretamente la democrazia non solo con lo scritto e con opgni mezzo di diffusione ma anche con la parola.
Proprio in riferimento dunque alla “parola” voglio richiamare l’attenzione sul senso e sul valore del binomio lavoro- democrazia. Per dire che purtroppo le parole nel nostro mondo attuale spesso si impveriscono di numero e di significato. E poiché noi possiamo pensare solo limitatamente alle parole che possediamo anche il significato di lavoro e democrazia vanno impobverendosi .Bisogna aver cura della parola perchè la parola appartiene proprio all’uomo . I greci avevano definito l’uomo come l’animale che ha la parola e se la parola ti viene a mancare vai declinando più verso l’animale con tutto il rispetto per questa forma di vita che insieme alle piante esprime una intelligenza che spesso sottovalutiamo o neghiamo .Perdiamo cosìla bellezza della parola e l’efficacia dei ragionamenti . Non possiamo dunque perdere la bellezza della parola lavoro e della parola democrazia .
Che esista però un rapporto semplicemente imprescindibile tra lavoro e democrazia è proprio la Costituzione a dircelo, in numerosissimi riferimenti, a partire dall’art 1 : “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” . Sono i padri costituenti che guardano al futuro, guardano ad un altro tempo e possono permettersi di affermare che la nascente repubblica è una repubblica fondata sul lavoro perchè cemtoquaranta mila morti della guerra partigiana hanno un peso non indifferente in una questione vitale. Certo una cifra così esigua nei confronti di milioni di morti che la seconda guerra momdiale ha prodotto e di fronte poi all’Olocausto sono poca cosa ma sono il pegno di libertà che ha permesso ad un paese , il nostro di scrivere da sé la propria costituzione repubblicana . E i copstituenti non potebano rinunciare ad una visione si nuova società che metteva al primo posto il lavoro . Con una particolare affermazione che sembra una assurdità ma che è invece il siggillo per un mondo nuovo: il lavoro nonj è solo un diritto ma anche un dovere come afferma l’art. 4 : “ La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. “
Un lavoro sicuro ce lo ricorda anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella : “ “Quella delle morti del lavoro è una piaga che non accenna ad arrestarsi e che, nel nostro Paese ha già mietuto, in questi primi mesi, centinaia di vite, con altrettante famiglie consegnate alla disperazione”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, visitando a Latina l’azienda BSP Pharmaceuticals S.p.a. in occasione della celebrazione della Festa del lavoro. “Non sono tollerabili né indifferenza né rassegnazione – ha continuato ancora il Capo dello Stato -. È evidente che l’impegno per la sicurezza nel lavoro richiede di essere rafforzato. Riguarda le istituzioni, le imprese, i lavoratori. Ringrazio Cgil, Cisl e Uil per aver scelto la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro come tema di un Primo maggio unitario”.
Probabilmente non basta garantire un salario minimo,,un oraro di lavoro, ,un contratto nazionale e una articolazione contrattuale sul territorio ma occorre dare sicurezza. E’ ormai intollerabile la situazione. Una strage senza fine: nel 2024 i morti sul lavoro sono stati 1090. E nel 2025 già 101 vittime.Lo sanno bene i sindacati che appunto per la festa del primo maggio di quest’anno hanno messo in primo piano il tema della salute e della sicurezza senza divisioni . “Uniti per un lavoro sicuro” è infatti lo slogan scelto per la giornata .
Quest’anno “abbiamo scelto di mettere al centro la vita delle persone e dire basta alle morti sul lavoro. E lavoro sicuro vuol dire lavoro non precario, lavoro ben pagato”, afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini , che interverrà ai Fori imperiali a Roma, città tra le più colpite dagli incidenti sul lavoro. “Vuol dire superare la logica dell’appalto e del subappalto”, rimarca richiamando uno dei quesiti referendari su cui si voterà l’8 e 9 giugno. Un tema quello dei referendum che aleggerà sul palco del primo maggio.
Con un altro problema per il mondo del lavoro quello della dignità : “Tra due giorni – ha detto Mattarella – celebreremo la data simbolo del 1° maggio: la festa del lavoro. Un lavoro che non può consegnare alla morte, ma sia indice di sviluppo, motore di progresso, sia strumento per realizzarsi come persona. Il lavoro non può separarsi mai dall’idea di persona, dall’irriducibile unicità e dignità di ogni donna e di ogni uomo. Nessuno deve sentirsi scartato o escluso”. E ancora: “La Repubblica è fondata sul lavoro. Il lavoro è radice di libertà, ha animato la nostra democrazia, ha prodotto eguaglianza e, dunque, coesione sociale. Il progresso civile, la effettiva esistenza dei diritti, la sostenibilità del nostro modello sono legati, al tempo stesso, all’efficacia delle istituzioni e all’attività degli attori economici e sociali. Il lavoro richiama e sollecita la corresponsabilità, la solidarietà. Il lavoro è stato il vettore più potente di giustizia, di mobilità sociale, di costruzione del welfare”. “Il confronto tra le parti sociali, il dialogo favorito dalle istituzioni, è stato nella nostra storia – con intese dal valore epocale – un volano di progresso civile, sociale, economico. Il dialogo tra imprese e sindacati ha molti ambiti in cui può svilupparsi. Conviene sempre investire nel dialogo, aiuta a raggiungere mete di progresso, come è stato con l’invenzione, nel secolo scorso, dello Stato sociale. E’ questo un tema fondamentale nell’agenda pubblica” (1)
E in un grande silenzio della politica il Presidente Mattarella ha riconosciuto come il lavoro in questo nostro tempo non riesce a siddisfare le necessità della persona e delle famiglie e quindi nega la dignità di una vita affrancata dal bisogno e crea povertà : “Permangono, d’altro lato, aspetti di preoccupazione sui livelli salariali, come segnalano i dati statistici e anche l’ultimo Rapporto mondiale 2024-2025 dell’Organizzazione internazionale del lavoro. Quel documento nota che l’Italia “si distingue per una dinamica salariale negativa nel lungo periodo, con salari reali inferiori a quelli del 2008”, nonostante l’avvenuta ripresa a partire dal 2024. Questo mentre, a partire dal 2022, la produttività è cresciuta. Sappiamo tutti come le questioni salariali siano fondamentali per ridurre le disuguaglianze, per un equo godimento dei frutti offerti dall’innovazione, dal progresso. Salari inadeguati sono un grande problema, una grande questione per l’Italia. Incidono anche sul preoccupante calo demografico, perché i giovani incontrano difficoltà a progettare con solidità il proprio futuro. Resta, inoltre, alto il numero di giovani, con preparazione anche di alta qualificazione, spinti all’emigrazione. Questi fenomeni impoveriscono il nostro “capitale umano”.
Di queste preoccupazioni e di queste realtà rimane forse solo il Presidente Mattarella a parlarne. Anche perchè chi ne parlava ci ha lasciato una eredità in questo senso scottante . Mi riferisco allEnciclica di Papa Francesco recentemente scomparso Fratelli tutti dove il pontefice ricorda come il lavoro sia “il grande tema” che può davvero migliorare la politica. Scrive Bergoglio: «Ciò che è veramente popolare – perché promuove il bene del popolo – è assicurare a tutti la possibilità di far germogliare i semi che Dio ha posto in ciascuno, le sue capacità, la sua iniziativa, le sue forze». I vescovi, allora, ribadendo come non esista peggior povertà di quella che priva del lavoro, invitano a «investire in progettualità, formazione e innovazione» aprendosi alle nuove tecnologie «che la transizione ecologia sta prospettando» per creare condizioni di equità sociale. Per i presuli, è necessario guardare anche agli scenari di cambiamento che può innescare l’intelligenza artificiale «in modo da guidare responsabilmente questa trasformazione ineludibile».
Con un anelito di giustizia che afferma “a ciascuno il suo” è questione elementare di giustizia perchè la dignità va riconosciuta e garantita a chiunque lavori . Con uno spregio della democrazia appunto in mancanza di dignità . Per questo, è determinante assumere responsabilmente il “sogno” della partecipazione, per la crescita democratica del Paese. Un lavoro dignitoso esige anche un giusto salario e un adeguato sistema previdenziale, che sono i concreti segnali di giustizia di tutto il sistema socioeconomico (cfr. Laborem exercens, 19). Bisogna colmare i divari economici fra le generazioni e i generi, senza dimenticare le gravi questioni del precariato e dello sfruttamento dei lavoratori immigrati .
Ma il Presidente Mattarella richiamando la dignità del lavoro e dei lavoratori in realtà rilancia una visione di società che appartiene al nostro paese e che può qualche volta appannarsi ma che va continuamente rimessa al centro dell’attenzione con queste parole : “ Il carattere della nostra società italiana è a misura della dignità della persona che lavora, anche per rispettare l’articolo 36 della nostra Costituzione. “Non venga mai meno il principio di umanità come cardine del nostro agire quotidiano”: sono le parole di Papa Francesco nel giorno di Pasqua, nel suo ultimo messaggio al mondo. Il confronto delle parti sociali, il dialogo favorito dalle istituzioni, è stato nella nostra storia – con intese dal valore epocale – un volano di progresso civile, sociale, economico. Il dialogo tra imprese e sindacati ha molti ambiti in cui può svilupparsi. Vi faceva cenno poc’anzi il rappresentante sindacale. Conviene sempre investire nel dialogo, aiuta a raggiungere mete di progresso, come è stato con l’invenzione, nel secolo scorso, dello Stato sociale. È questo un tema fondamentale dell’agenda pubblica. Tutto attorno a noi cambia velocemente. Tanti lavori di qualche decennio or sono non esistono più. Nuove occupazioni si affacciano. E altre ancora sorgeranno presto nella società. Quel che non tramonta è il carattere del lavoro, come espressione della creatività e della dignità umana..”
Dialogo dunque democrazia .
C’è un’idea strampalata ma non troppo che ogni tanto torna all’attenzione di quanti ritengono che questo tipo di democrazia quella che viviamo ogni giorno ormai da 80 anni nel nostro paese abbia fatto il suo tempo che vuole dire sicuramente che la democrazia non è per sempre, che la democrazia va coltivata e difesa.Insomma occorre essere vigili e lavorare costantemente perché questa conquista, che è il risultato di un altrettanto lungo lavoro resti integra e continui a dare i suoi frutti. Un’idea di democrazia quella che ho brevemente ricordata rappresentativa aperta la solidarietà, includente . Fondata su il suffragio universale, il primato della costituzione e la separazione dei poteri che sono appunto le basi della democrazia rappresentativa oltre alla separazione tra Stato e Chiesa.
Questa democrazia in sostanza significa partecipazione e che cosa c’è in tema di partecipazione di più coinvolgente e integrante se non appunto il lavoro . Democrazia e lavoro .
Scrive Silvana Sciarra nella relazione : “Il lavoro al centro della democrazia “ letta a Rimini il 23 Agosto 2023 al convegno ‘‘L’esistenza umana è un’amicizia inesauribile’ : “ Nel leggere gli articoli della Costituzione che ho citato dobbiamo accantonare il disincanto, che ben potrebbe prevalere, se ritenessimo queste norme solo programmatiche; dobbiamo credere invece con convinzione in un progetto ancora valido e attuale.
I diritti sociali sanciti dalla nostra Costituzione marcano in modo sempre attuale gli impegni dello Stato nei confronti dei cittadini, sono espressione di una democrazia, come ho già detto, ‘dei moderni’ e aggiungo dinamica, sono il cordone che lega insieme lavoro e cittadinanza. Devono essere dunque tradotti dalla politica in azioni mirate e la politica non può che essere sollecitata dai cittadini.
Piero Calamandrei, altro illustre costituente, scrive che nel discutere dei dubbi circa l’eccessiva genericità di questi articoli, fu Togliatti a sollecitare il suo spirito fiorentino, citando Dante. I costituenti – che Calamandrei definisce ‘preparatori della Costituzione’ – dovevano fare ‘come quei che va di notte, che porta il lume dietro e a sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte’. Siamo in un canto del Purgatorio .
E anche noi in questo nostro tempo dobbiamo lavorare , a cominciare dunque da questo nuovo primo maggio festa del lavoro , considerando il rapporto tra democrazia e lavoro. “‘come quei che va di notte, che porta il lume dietro e a sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte “.
E dunque buona festa del 1 maggio a tutti .
(1)https://www.quirinale.it/elementi/131608
