A ROMA IL 21 OTTOBRE, MEAT. QUASI UN DEBUTTO ALLA REGIA PER GIULIO MEZZA
Daneluz intervista il giovane regista, che torna alla regia dopo cinque anni
Redazione- Giulio Mezza, la deriva artistica della tua esistenza segnata fin da subito. Prima la formazione a Genova e a Londra, poi attore per il cinema e la tv, almeno otto gli spettacoli in cui hai recitato a teatro. E ora, con MEAT, di nuovo la regia. Cosa c’è nel testo di Gillian Greer che ti ha condotto a questo passo?
Sono stato da subito molto colpito dall’ambiguità di questo testo che, a mio parere, va ad indagare e a mettere in discussione alcuni nervi scoperti della nostra società contemporanea. In MEAT non ci sono buoni o cattivi, ma predatori e prede e spesso i ruoli si capovolgono o addirittura coesistono nella stessa persona nello stesso momento.
Una direzione a quattro mani per lo spettacolo, le tue e quelle di Martina Glenda. Siete alla vostra prima esperienza insieme o avete avuto modo di testarvi anche in passato? Il ruolo del regista infatti presuppone una buona dose di individualismo.
È la prima volta che faccio una coregia. Personalmente, amo collaborare con altre/i artisti, adoro l’energia che si viene a creare lavorando in gruppo o in un collettivo. Certo non è sempre facile e crescendo e conoscendoti meglio impari a riconoscere quelle personalità che possono migliorarti, quelle con cui lavoreresti volentieri. Per quanto mi riguarda Martina è una di queste, non la conoscevo ma avevo visto dei suoi lavori ed ero stato intrigato dal suo occhio teatrale. Credo che il segreto nel lavorare in coppia sia capire presto cosa ognuno può apportare al progetto, piuttosto che vedere lo spettacolo come una tua proiezione personalistica.
MEAT. Disturbante forse fin dall’immagine della locandina, lo spettacolo si propone, effettivamente, di disturbare in qualche modo lo spettatore. Perché non lo vuoi confortevolmente seduto nella sua poltrona rossa?
Un mio insegnante a Genova mi ripeteva che il teatro è interessante se sul palcoscenico c’è in gioco la vita o la morte. Questi sono gli spettacoli che amo ed ho amato, quelli che flirtano con il pericolo, che si prendono la responsabilità di dire cose che nella vita di tutti i giorni non diremmo mai. Altrimenti che senso ha giocare a fingere di essere qualcun altro?
Nonostante quanto sta succedendo nel mondo, l’Occidente si permette lussi come quello di dedicare al cibo, agli chef, a tutto quello che vi ruota intorno, una attenzione forse eccessiva. Ma in questo caso la carne è altro. Secondo te perché così spesso proprio il cibo è usato come metafora?
Paolo Poli diceva che questo secolo avrebbe potuto essere il secolo del sesso e invece alla fine è diventato il secolo del cibo. Credo che il cibo sia un grande macro-tema che racchiude tanti temi legati al nostro modo di vivere. È un’esigenza primaria, ma ormai è diventata soprattutto un’esperienza, molto spesso connessa allo storytelling. L’avvento dei talent e dei programmi televisivi ha estremizzato questa tendenza, rendendo gli chef delle vere e proprio rock star.
La rassegna in cui è inscritto MEAT giunge alla sua 23ma edizione. La conoscevi? Cosa ti piace della scena artistica anglosassone di oggi?
Conosco benissimo TREND e posso dire di essere cresciuto con gli spettacoli di questa rassegna, anzi forse il desiderio di andare a studiare a Londra mi è venuto anche frequentando il Teatro Belli ed i suoi spettacoli, quindi in qualche modo questa è la chiusura di un cerchio.
La bellezza del teatro anglosassone per me è la centralità della scrittura, il teatro in Inghilterra è ancora un medium fondamentale nella vita sociale del Paese e viene usato ancora per il suo scopo originale, ossia quello di affrontare i temi importanti e contemporanei della società di fronte alla società stessa. Com’era nell’Atene del V secolo, quando il coro rappresentava la città e le tragedie venivano inscenate nella pubblica piazza.
MEAT va in scena a Roma al Teatro Belli il 21, 22 e 23 ottobre. Hai già cantiere un tuo prossimo progetto?
Al momento sono concentrato su questa esperienza molto eccitante. Poi, tra quest’anno e il prossimo, usciranno due serie Rocco Schiavone V per la Rai e Mrs. Playmen per Netflix ed un film americano che ho girato l’anno scorso. Vedremo cosa succederà, è il bello e il brutto della vita di un attore, sei sempre in sospeso!

Giulio Mezza | Classe 1993, romano. Nella sua formazione la Scuola del Teatro Stabile di Genova, la Royal Central School of Speech and Drama, MA Acting (Contemporary). Tra cinema e tv ha lavorato come attore in: A Sudden Case of Christmas regia di Peter Chelsom; SAS Rogue Heroes 2 regia di Steven Knight; Mary and George regia di Oliver Hermanus; Lamborghini: The Man Behind The Legend regia di B. Moresco; Rocco Schiavone V regia di S. Spada; Romanzo Radicale regia di M. Calopresti; Noi regia di L. Ribuoli; Mental regia di M. Vannucci; Rocco Schiavone IV regia di S. Spada; 10 giorni senza Babbo Natale regia di A. Genovesi; Domani è un altro giorno regia di S. Spada; Il cacciatore regia di D. Marengo e S. Lodovichi. Per il teatro: “Between the Roots and Wings” regia Martin Wylde (Royal Central School of Speech and Drama); “Mother Courage and Her Children” regia Shani Erez (Royal Central School of Speech ad Drama); “Edipo: Io contagio” regia di Davide Livermore (Produzione Teatro Nazionale di Genova); “F. Scott Fitzgerald: Il mio miglior fallimento” regia G. Mezza; “La Cucina” regia di V. Binasco (Produzione Stabile di Genova); “Sogno d’una notte di mezza estate” regia di L. Salveti; “Noi non siamo barbari”, regia di M. Pompei (Produzione Stabile di Genova); “Arlecchino dirozzato dall’amore” regia di M. Mesciulam (Stabile di Genova). Italian Agent: To Play (Fiamma Consorti) – English Agent: TTA – Tel: +39 3333126104 – email: giulmezza@gmail.com
Lo spettacolo | MEAT di Gillian Greer – Regia di Giulio Mezza e Martina Glenda. Con Caterina Grosoli, Giulio Mezza, Elena Orsini. Dcene: Fiammetta Di Santo. Progetto sonoro: Gully. Video editing: Gaia Siria Melonia. Produzione: Compagnia Mauri Sturno TEATRO BELLI “Trend. Nuove frontiere della scena britannica” 21-22-23 ottobre 2024 ore 21.00. Per acquistare i biglietti qui. Accrediti-stampa: inviare una e-mail a giulmezza@gmail.com o telefonare al numero 333 3126104.
L’autrice dell’articolo | Diana Daneluz è giornalista pubblicista, iscrizione all’Ordine Nazionale dei Giornalisti – Roma N. 182410. Socia professionista FERPI – Federazione Relazioni Pubbliche Italiana N. 2760.
