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VINCERA’ LA VERITA’

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Redazione- Proprio in questi giorni mi trovo a correggere dei testi dei miei alunni sulla tematica del Coronavirus. Si tratta in particolare di elaborati destinati a rispondere ad un bando di un concorso nazionale. Ero molto indecisa se proporre oppure no la traccia, dato che ormai da un anno non si fa altro che vivere e parlare di emergenza da Covid-19. Temevo di esasperare ancora i miei studenti, già quotidianamente sotto pressione, ma l’autorevolezza e la serietà dell’associazione proponente mi hanno fornito il coraggio necessario e così, su base volontaria, ho invitato i ragazzi a produrre. Con grande meraviglia ho notato che in tanti hanno risposto spontaneamente alla consegna, ognuno tirando fuori qualcosa di originale e fantasioso: alcuni hanno scritto dei versi, altri hanno realizzato una pagina di diario, altri ancora si sono impersonati nel virus stesso…ecco, a distanza di un anno dal cambiamento della vita di tutti, i giovani hanno ancora desiderio di parlare del terribile virus, non solo per “far contenti” insegnante e genitori, ma anche per bisogno di sfogarsi, tentando di dare (o ricevere?) ancora delle spiegazioni. Non è possibile nascondere che quanto prodotto dai ragazzi sia spunto di grande riflessione da parte degli adulti. Sicuramente dalle parole degli alunni si avverte una sorta di accettazione: “mal comune, mezzo gaudio”. Tutto questo mostra una grande forza di volontà da parte dei preadolescenti/adolescenti perché non hanno permesso che la pandemia li travolgesse, ma si sono immersi inconsapevolmente in un dialogo interiore grazie al quale stanno crescendo veramente. Non avrei mai pensato che a scuola i più giovani potessero stare seduti 6 ore senza abbassare la mascherina…e senza bisogno di essere richiamati a farlo! La richiesta di un controllo così importante è stato un obiettivo molto alto e apprezzato, senz’altro perché gli anni che vanno dagli 11 ai 14 sono quelli della spensieratezza e della spontaneità. Tutto questo ha permesso di poter svolgere un quadrimestre in presenza piuttosto sereno, non facendo registrare (generalmente) focolai nelle scuole medie a livello nazionale, dato che la maggior parte delle infezioni si è sviluppata all’interno delle proprie case. Grande spirito di adattamento è stato mostrato anche nell’accettare una scuola in presenza, ma comunque diversa da quella a cui erano abituati! Vietati i laboratori, le uscite, le attività interattive, gli spostamenti di qualsiasi tipo, come anche andare vicino ad un compagno durante la ricreazione per socializzare o scambiare merenda. In breve: VIETATO EMOZIONARSI! Dall’oggi al domani gli studenti sono capaci di alternare la didattica in presenza alla DAD e viceversa, di fronte alla necessità di quarantene o sanificazione delle aule. I ragazzi hanno accettato e rispettano alla lettera le norme anticovid, senza grandi richiami o difficoltà da parte degli adulti, ma spesso mi sono chiesta (e mi chiedo) se questo sia un bene oppure no. Nell’età della preadolescenza e adolescenza, a mio giudizio, è fondamentale una certa ribellione. Non a caso si parla di “età della contestazione”. Questa improvvisa accettazione risulta utile e necessaria in un simile momento, ma certamente non naturale soprattutto se si pensa che a ciò si aggiungono molteplici limiti. Tra i primi c’è quello delle uscite pomeridiane. A meno che non si svolga un’attività agonistica, le occasioni di lasciare la propria abitazione sono ridotte notevolmente. Pur volendo, anche la passeggiata all’aria aperta è vincolata e limitata nel numero delle persone e delle cose da fare. Anche se si avesse la possibilità di conoscere dei coetanei, questi non si potrebbero neanche focalizzare visivamente, dal momento che bisogna indossare la mascherina! Una perdita grave non poter guardare oppure fare una grassa e spontanea risata a bocca aperta durante gli “anni verdi”! Risulta essere chiara la penalizzazione relazionale, non solo per i ragazzi più riservati, ma anche per quelli più estroversi. Tutto questo va a vantaggio della tecnologia: non si può più giocare a calcetto nei campetti delle chiese o andare in bici al parco, quindi si sta su internet, utilizzando videogames in collegamento con i compagni. Certamente il digitale è stata una grande risorsa in un momento difficoltoso, sia per lo studio che per lo svago, ma è altrettanto vero che il tutto genera alienazione e anche una certa noia che tante volte porta a situazioni estreme. Mi viene in mente la bambina morta soffocata dalla cintura di un accappatoio per rispondere ad una sfida lanciata da Tik Tok, oppure il suicidio del ragazzino di 11 anni, “agganciato” da Jonathan Galindo. Nessuno potrà più restituire la vita a quei giovanissimi, ma in tanti accusano le famiglie di poca attenzione o leggerezza, nei migliori dei casi. In pochi, pochissimi, si rendono conto che i tempi sono cambiati e che le insidie di oggi sono diverse da quelle di qualche tempo fa: oggi difficilmente un ragazzino muore perché cade in un pozzo in aperta campagna! Magari la vita si perde proprio in casa, magari perché spinti dalla necessità di fare qualcosa. Ecco, questo è il problema più serio, a mio giudizio, in tempi di Covid: riuscire a trovare la forza di fare qualcosa di gratificante e diverso da un anno fa. Il tutto dall’oggi al domani, in un intervallo di tempo così breve. E allora ecco che c’è chi “si butta” nello studio, chi si “ammazza” di serie Netflix e chi, invece, dà voce alle proprie emozioni fornendo una lettura analitica della realtà attuale e molto più intensa della mia, come il mio alunno Antonio, un ragazzo di 12 anni frequentante la seconda media. E’ veramente il caso di dire “Quando l’allievo supera il maestro…”
Vincerà la vita

Hai sfidato ogni umana conoscenza

con la tua ignobile presenza
Era solo un anno fa, verso la metà di febbraio, quando tutta la popolazione italiana stava fissando uno schermo, in attesa che il Presidente del Consiglio esponesse la notizia che tutti temevamo: il lockdown, la chiusura totale. La situazione peggiorava di giorno in giorno, centinaia di morti, migliaia di contagiati e la decisione di chiudere tutto non era altro che un segnale: il segnale che tu, un virus invisibile, spuntato dal nulla e sinora sconosciuto, avevi superato il limite di ogni conoscenza umana e noi, in quel momento, non avevamo le armi per difenderci. Sotto forma di influenza, ti prendevi gioco di tutto il mondo, divertendoti a nasconderti, a sorprenderci, a disorientarci, a lasciare senza parole i più grandi esperti di scienza e di medicina…per poi martoriare, violentare, uccidere…senza nessuna pietà.
Hai rallentato il ritmo della vita
con questa difficile partita
Sono un ragazzo di 12 anni e, come tutti gli adolescenti, desidero soltanto vivere un’adolescenza tranquilla e spensierata, ma non posso. Tu me lo impedisci. Quando, a volte, penso che gli anni più belli della mia vita stiano volando via così, come un soffio di vento che non tornerà mai indietro, provo una rabbia indescrivibile, perché mi rendo conto di non avere alternative. Il pensiero che anche gli altri ragazzi stiano vivendo la stessa situazione non mi consola affatto, anzi, mi fa indignare ancora di più. Penso a tutti quei bambini che rischiano ogni sera di non avere il pane sotto i denti, ai genitori disperati che vorrebbero solo il bene della loro famiglia, ma sono nell’impossibilità di lavorare, a coloro che hanno visto chiudere i loro negozi, le loro aziende, attività in cui avevano investito tutto il loro tempo ed il loro denaro…e mi ritengo fortunato, perché questa triste situazione almeno non mi riguarda direttamente.
Ma il tuo gioco non è leale
perché il tuo scopo è fare male
Tante volte ho immaginato questa dura lotta come una partita di calcio, dove contano la strategia, lo spirito di squadra, la preparazione atletica, l’allenamento, il calore dei tifosi. Ma questa lotta è diversa, perché tu non sei come noi. Non rispetti le regole, non temi i tuoi avversari, non ti poni domande. Vai avanti per la tua strada maledetta, senza curarti di ciò che distruggi, del dolore che provochi.
Mi tornano in mente le partite di calcio che io e i miei amici giocavamo nel campo di cemento del parco, con il caldo cocente che ci scottava la testa, e la promessa che ogni sabato pomeriggio ci saremmo ritrovati lì a giocare a calcio, se ciò fosse stato possibile. “Se ciò fosse stato possibile”…proprio questo è il punto. Possiamo considerarla una vera vita, quella che stiamo vivendo? Una vita libera? Dobbiamo avere paura. È l’unico modo per uscirne, ma allo stesso tempo dobbiamo essere coraggiosi. Questo è quello che mi ripeto ogni giorno, mentre aspetto che tutto questo passi.
Hai diviso le persone
e le hai chiuse in una prigione
Negli ultimi mesi la situazione è migliorata e siamo potuti tornare a scuola, agli allenamenti di calcio (seppur con le giuste precauzioni) … Tuttavia, sento di essere ancora chiuso in gabbia, una gabbia di cui non possiedo ancora le chiavi. Da mesi non vedo per le strade il sorriso della gente, perché i visi sono coperti dalle mascherine! Da un anno, ormai, non vedo i miei parenti, e mi mancano moltissimo. Mia nonna, i miei zii, i miei cugini e tutti gli altri imparentati con papà. Per quanto possiamo videochiamarci ogni sera, non è la stessa cosa di un caldo abbraccio rassicurante. L’ultima volta che ci siamo visti ero ancora un bambino, mentre adesso sono più alto di mia madre ed ho la voce di un giovane adulto. Hanno perso tutto questo… Ci hai divisi, hai costretto tante persone alla solitudine. Forse non sai, però, che tenendoci separati ci hai fatti sentire ancora più vicini. Vicini dentro, nell’anima, come stretti da un abbraccio eterno, caldo, che non unisce i corpi, ma i cuori. Perché l’amore è forte e sa sempre trovare la sua strada, come un fiore che nasce nella terra arida.
Hai spogliato strade e scuole, hai rubato vite e libertà
ma non la nostra dignità
Oltre ai problemi sanitari, hai provocato immensi problemi economici. Hai spento intere città: uffici, negozi, scuole, ristoranti… Ci hai distrutti fisicamente, ma soprattutto psicologicamente. Hai creato tanti nuovi poveri, persone che hanno perso la fiducia, la speranza, il posto di lavoro. Genitori che si chiedono come faranno a ricominciare da capo, non più giovanissimi, per assicurare un futuro ai loro figli. Lo dico io che sono un ragazzo, per il quale i miei genitori sono l’unica fonte di sicurezza in tutto questo caos, che se leggessi la disperazione negli occhi di mio padre, perderei anche l’ultimo barlume di speranza.
Vinceremo questa lotta assurda,
perché la nostra anima è testarda,
perché la vita non si arrende
e si rialza anche quando perde
Non vincerai quest’assurda lotta a cui ci hai costretti, perché noi stiamo combattendo per la vita, mentre tu, piccolo essere spietato e crudele, combatti per la morte. E la vita rinasce, rinasce sempre, come il giorno dopo la notte, come la primavera dopo il freddo inverno.Non riuscirai a fermare il ciclo della vita, piuttosto sarà la vita a fermare te.Con pazienza stiamo aspettando che arrivi il nostro momento, per gridare a tutto il mondo ciò che siamo. Non puoi toglierci quel momento, non ne hai il potere.
Ritroveremo il calore di un abbraccio, la luce di un sorriso,
ci sembrerà di essere in Paradiso
apprezzeremo le piccole cose:
una stretta di mano, una carezza, lo sbocciare delle rose.
Tante volte ripenso alla mia vita prima di te e mi sembra di non ricordare quasi nulla, nessuna sensazione. Probabilmente erano situazioni tanto scontate, da passare inosservate, da non lasciare il segno. Oggi, anche andare a scuola o fare una passeggiata sembra qualcosa di speciale. Le limitazioni a cui ci hai costretto sembrano la normalità, la vita quotidiana. So però che non è così e non voglio abituarmi a questa nuova realtà. Ci sono alcune piccole cose che facevano parte della mia vita di prima (prima di te, intendo), che mi rovesciano un secchio di acqua in testa ogni volta che le ricordo, in quel vortice di pazzie e stranezze che spesso si agitano nella mia testa, che mi urlano nelle orecchie “SVEGLIATI, non darti per vinto, resisti!”. Se non fosse per quelle “piccole cose”, probabilmente non scriverei neanche questo testo, poiché non avrei nulla da scrivere, sarebbero probabilmente passate inosservate, come accadeva prima.
Sarà una doppia vittoria,
perché ciò che resterà, di questa brutta storia,
sarà la nostra forza di volontà,
il comune senso di responsabilità,
sarà il valore dei nostri eroi,
che in ospedale hanno lottato anche per noi,
sarà il rifugio sicuro della famiglia,
l’umile coraggio di chi sbaglia,
saranno la generosità e la solidarietà
di chi ha aiutato chi non ha.
Tuo malgrado, ci lascerai qualcosa di buono e vinceremo due volte: prima quando la scienza ti renderà finalmente innocuo, poi quando ci renderemo conto che questa pandemia ci ha resi persone migliori. Persone che hanno saputo farsi forza e rialzarsi dopo una brutta caduta, che hanno fatto sacrifici per il bene e la sicurezza di tutti, che hanno riscoperto il piacere di stare in famiglia e ne hanno finalmente capito il valore, che hanno rinunciato a qualcosa per aiutare gli altri in un momento difficile. Alla fine di questa storia, non resteranno solo dolore e morte. Ci siamo voluti tutti bene per uscire da questa situazione, ci siamo incoraggiati a vicenda, aiutati, incitati, ci siamo scambiati tanti sorrisi dietro quelle mascherine e abbiamo imparato a vederli anche solo guardandoci negli occhi. Tutto questo resterà per sempre.
Saranno lo sguardo fiero, il cuore ardente ed i piedi per terra
di chi ha vinto una grande guerra!
Sarà ciò che resterà di te.
Penso spesso a come sarà la mia vita, quando non ci sarai più. Penso ad un aereo pieno di turisti, che decolla per andare in un posto paradisiaco. Penso ad una torta di compleanno in un locale pieno di gente che canta “tanti auguri” a un bambino sorridente. Penso ai miei parenti lontani, che quando mi vedranno mi diranno, con le lacrime agli occhi: “Quanto sei cresciuto, Antonio!”. Penso ad un sabato pomeriggio, ad un campo di cemento, con due porticine dalle reti logore ed i pali arrugginiti e corti, ma pieno di sole e di allegria. Riesco a vedere me ed i miei amici che ci abbracciamo stretti dopo un goal, con le teste che scottano ed i visi accaldati. Riesco a sentire che, dopo tutto quello che abbiamo passato, ci vogliamo più bene.

Antonio Lucido

Scuola Media “G. Pascoli” – IIA
Pescara
Elaborato sul tema “Emergenza sanitaria ed economica tra diritti, libertà sospese, solidarietà ed interessi comuni: il ruolo delle istituzioni e dei cittadini”.

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