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” VALE ANCORA LA PENA STUDIARE ” – DI VALTER MARCONE

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Redazione-  Lo scenario è fantascientifico. Anno 2187. Le Big Tech e tutto il mondo che le circonda, compreso quello favoloso dei ricavi finanziari da miliardari , hanno smesso di guidare il progresso. La ricerca scientifica è tornata nelle università. Nel 2026 le cronache tecnologiche erano invase dai progressi degli avanzamenti tecnologici di chat GPT Gemini e Cloud. La soluzione ad ogni problema sembrava essere nella creazione di una unica onnisciente intelligenza sintetica, la Agt (Artificial General Intelligence). All’orizzonte una corsa sfrenata con l’impiego di ingenti capitali da parte di imprenditori del Big tec, compreso stati nazionali come Stati Uniti d’America e Cina per far evolvere i loro modelli di intelligenza artificiale. Qualcuno avrebbe scommesso sullo scoppio di una bolla dell’IA anche se a causa della guerra tra Israele e Iran patrocinata dagli Stati Uniti d’America in favore di Israele , la vera bolla fu quella dell’oro nero,la bolla dell’energia, specialmente per l’Europa che ne pagò il prezzo.

Un itinerario quello dell’esplosione dell’intelligenza artificiale spesso convulso che annunciava un vicolo cieco: Una trappola termodinamica. Le domande che cominciarono a farsi strada furono: il lavoro sarà ancora utile per sostenerci; qualcuno andrà a vivere su Marte; vivremo fino a 180 anni.E tante altre. Ma quella più importante fu : “cercheremo di farci educare da un algoritmo”.Una domanda veramente inquietante tornando al 2026 anno in cui viviamo. Perché i futurologi, proprio in questo 2026, pensano che tra appena 160 anni i giovani non varcheranno più i cancelli degli edifici scolastici, né siederanno sui banchi delle aule. Sarà il tempo in cui verrà superata la comunicazione scritta e orale o meglio i limiti di tale comunicazione troppo lenta. Studenti attiveranno connessione mentali con le interfacce cervello -computer che d’altra parte sono già universali in ogni settore ( stiamo parlando di quello che avverrà tra 160 anni ).Una specie di telepatia tecnologica “cambierà il modo di imparare”.

Un poco per gioco e un poco sul serio abbiamo tentato di esplorare uno scenario futuristico Probabile o improbabile.Chissà. In realtà le premesse ci sono tutte già dallo scorso anno ,il 2025. . Giuseppe Flamingo docente di matematica e fisica all’istituto di Istruzione Superiore “ P Galluppi” di Tropea è stato finalista mondiale del World Education medals 2025 con i suoi alunni, in modo visionario e futuristico, con modelli di intelligenza artificiale che supportano un progetto che analizza già i raggi cosmici e programma esperimenti per stazioni spaziali . Nel 2185 , appunto tra 160 anni , quello che Flamingo fa oggi sperimentalmente con la sua classe potrebbe essere la norma: una integrazione tra laboratorio, spazio e digitale completamente integrati tra loro. Studenti sparsi per la superficie terrestre collaboreranno alla conoscenza lavorando su dati provenienti dallo spazio da stazioni sotto costellazioni satellitari come se stessero in un aula tutti assieme.

Dunque il problema della conoscenza , dell’apprendimento sarà completamente cambiato. C’è una intelligenza,quella umana, che non è quella artificiale alla base dell’apprendimento che la scuola mette in atto. Quando aiuta il percorso educativo di ciascuno a dispiegarsi proprio coltivando, se stessa, appunto, l’intelligenza umana. Ovvero stimolando la funzione cognitiva insieme alle emozioni per un apprendimento profondo e duraturo. Ecco perchè se entriamo nel campo della intelligenza artificiale dobbiamo fare molta attenzione quando quest’ultima viene a contatto con emozioni e relazioni, perchè il rapporto deve essere estremamente equilibrato..Sbilanciare l’intelligenza artificiale disinvestendo sulla relazione è un rischio: la partita non è tecnologica ma progettuale perchè apprendere è un processo sociale che non può essere governato dall’intelligenza artificiale. .

Torniamo allora al 2026 proprio a questo anno che è appena cominciato . Gli studenti di oggi quelli che il 7 di gennaio sono tornati sui banchi di scuola usano già da tempo, ed è un’abitudine alla quale è quasi impossibile rinunciare oggi come oggi, .l’intelligenza artificiale generativa che ha accompagnato e accompagna già il percorso di uno studente universitario per esempio. Uno strumento e mi auguro che resti tale , entrato in uso appena nel marzo del 2022. Quando ha provocato qualche trauma perché gli studenti non sapevano bene cosa era capace di fare e i professori sono stati colti di sorpresa. Il mondo stava cambiando e sembrava che dovesse cambiare l’università anche grazie a questa innovazione. Questa tecnologia viene oggi usata non per imbrogliare ma come supporto. E’ normalmente entrata nelle abitudini di studio. Come i cibi pronti delle mense e i social media. L’idea , forse distorta, è che possa fare tutto. Poco importa agli utilizzatori il problema morale se si basa sullo sfruttamento , se è antintellettuale o danneggia l’ambiente.

L’intelligenza artificiale in questo 2026 sembra assecondare le idee di molti studenti che si trovano spesso davanti a insegnanti che ripetono da 20 anni la stessa lezione e quindi chiedono a questo strumento di integrare l’apprendimento basandolo su progetti con esercitazioni che imitino il mondo reale. Forse una scommessa, forse una via d’uscita. Come quelle che si presentano in alcuni momenti di crisi. Comunque una richiesta che per quanto riguarda le università , detto per inciso, arriva nel momento peggiore perché dovunque, a cominciare dagli USA, le università sono sistematicamente sotto attacco. Probabilmente gli insegnanti lavorano per affrontare la stessa sfida degli studenti :l’apprendimento sarà quello che entrambi decideranno di farne. Perchè l’IA postula una grande innovazione :una scuola senza insegnanti.

Ma ci arriviamo tra un momento. Intanto il problema è : dobbiamo tener conto di quello che affermaYoshua Bengio che ha passato decenni a costruire le fondamenta dell’intelligenza artificiale moderna. Ha perfezionato le reti neurali profonde, ha contribuito a rendere possibile ChatGPT e praticamente ogni sistema che oggi chiamiamo “AI”. Bengio afferma che l’AI ha sviluppato qualcosa di terribilmente simile a un istinto di sopravvivenza. E se c’è una cosa che dovrebbe quanto meno metterci in allarme, è scoprire che questa tecnologia ha deciso autonomamente che non vuole essere spenta. Il punto che terrorizza Bengio più di tutti è questo: c’è gente, tanta gente. che vuole dare diritti all’intelligenza artificiale. . Una intelligenza artificiale che già nel 2026 sostituirà i programmatori perchè le bastano poche ore per stendere programmi dove un programmatore umano impiega settimane. (1)

L’apprendimento dunque senza insegnanti.dicevanmo Chissà che non sia possibile grazie al progetto di Musk che più di tutti sembra uscito dai romanzi di Philip Dick, : Neuralink, l’azienda che produce impianti cerebrali. E ora ha deciso che è arrivato il momento di farlo su scala industriale. Dal 2026, se tutto va secondo i piani di Musk i chip cerebrali di Neuralink passeranno alla produzione di massa. A marzo 2024. Neuralink ha pubblicato un video del suo primo paziente umano che giocava a scacchi su uno schermo usando esclusivamente il pensiero. Niente mani, niente mouse, niente tastiera. Niente libri, niente quaderno, penna , smartphone e naturalmente niente insegnante.coordinazione occhio-cervello-chip-computer. Anche se sono allo studio ricerche meno invasive, senza impianto di alcun chip, che tendono a far eseguire, per esempio ordini ,allo smarthone come rispondere ad una chiamata telefonica baypassando l’ordine vocale e usando il cervello come in una specie di telepatia. Ricerche forse fantascientifiche , in via di attuazione per le quali è difficile sapere oggi a quali risultati potranno approdare.

In realtà la funzione dell’IA è quella di potenziare le nostre capacità attraverso quello che riusciamo a chiedere alla macchina; “fare la domanda giusta” e adattare gli strumenti alle nostre esigenze, per metterli nella condizione di funzionare meglio per noi Ora sostituire l’insegnante con un tutor di IA sembra una cosa interessante. L’IA potrà darci molte cose che un insegnante a volte non può darci come per esempio modelli di linguaggi estesi ma non potrà mai sostituire un insegnante in carne ed ossa il cui compito va oltre quello di fornire strumenti .

Un insegnante in carne ed ossa deve promuovere l’autonomia, la motivazione, l’empatia e la capacità di affrontare il mondo, agendo da guida, da mediatore offrendo stimoli in un ambiente di complesso adattando le strategie alle diverse esigenze individuali.

Scrive Corrado Augias “Ricordo ancora la domanda che fece il professore di filosofia il primo giorno di liceo:”A che serve studiare? Chi sa rispondere?”.

Qualcuno osò rispostine educate: “a crescer bene”, “a diventare brave persone”. Niente, scuoteva la testa. Finchè disse: “Ad evadere dal carcere”.

Ci guardammo stupiti. “L’ignoranza è un carcere. Perchè là dentro non capisci e non sai che fare.

In questi cinque anni dobbiamo organizzare la più grande evasione del secolo. Non sarà facile, vi vogliono stupidi, ma se scavalcate il muro dell’ignoranza poi capirete senza dover chiedere aiuto. E sarà difficile ingannarvi. Chi ci sta?”.

Mi è tornato in mente quell’episodio indelebile leggendo che solo un ragazzo su venti capisce un testo. E penso agli altri diciannove, che faticano ad evadere e rischiano l’ergastolo dell’ignoranza.

Uno Stato democratico deve salvarli perchè è giusto. E perché il rischio poi è immenso: le menti deboli chiedono l’uomo forte.

A questo punto il lettore si domanderà: ma tutta questa riflessione per dire in sostanza che cosa. Una domnda alla quale rispondo con un altra domanda ( metodo socratico) e la cosa vi assicuro è estremamente innocente.. Serve a dire: fareste istruire, formare, educare , vostro figlio da un algoritmo. Che normalmente viene così definito : “Un algoritmo è una sequenza ordinata e finita di istruzioni semplici e non ambigue, progettata per risolvere un problema o eseguire un compito specifico, come una ricetta di cucina. Trasforma dati in ingresso (input) in un risultato finale (output) seguendo passi chiari e deterministici. “Dove appunto gli algoritmi tradizionali seguono regole rigide (if-then), mentre l’IA evolve e migliora le proprie prestazioni senza riprogrammazione .In un contesto invisibile in cui gli algoritmi governano molte nostre attività quotidiane: assistenti vocali (Siri, Alexa), navigatori GPS (Google Maps, Waze), raccomandazioni personalizzate su Netflix/Spotify, sblocco facciale dello smartphone, filtri anti-spam nelle email e riconoscimento di testo/immagini .

Molti diranno semplicemente no. Perchè pensano che rifiutando a priori una realtà pervasiva come quella dell’intelligenza artificiale che non è più fantascienza in quanto ormai viene usata nei motori di ricerca, nella messaggistica, nei social network, nei sistemi sanitari e quindi anche nelle aule scolastiche ci si possa difendere da questa invasione .Anche se appunto parlando di insegnamento l’insegnamento occorre avviare una riflessione sul fatto che non può più limitarsi a trasmettere contenuti, ma deve interrogarsi sul significato stesso del sapere nell’epoca delle macchine che apprendono. Per fare questo occorre un’alleanza scuola famiglia che sappia cogliere le opportunità offerte dall’innovazione, come l’accessibilità del sapere e la personalizzazione dei percorsi.

Un percorso che trasforma la domanda iniziale : fareste istruire, formare , educare , vostro figlio da un algoritmo in un’ altra domanda : vale la pena studiare nell’era dell’intelligenza artificiale quando questa ti mette in grado di risolvere, appunto con un algoritmo, tutto quello che c’è da sapere su un argomento . La risposta della scuola deve essere pronta e inequivocabile : studiare significa : coltivare uno sguardo critico e consapevole, capace di orientare, discernere, scegliere. Cosa che l’algoritmo e l’intelligenza artificiale sono mille anni luce lontani dal saperlo fare .Perchè è questa la differenza tra un pootenziamento dello studio con intelligenza artificiale e lo studio alla vecchia maniera che è e rimane “umano “ .

Apprendere, insegnare comprendere sono capacità umane che l’intelligenza artificiale tenta di imitare fino ad un certo punto. Oltre probabilmente non saprà andare. Perchè essere umani significa pensare vivendo quel pensiero , soffrendo e amando . Non per adattarsi al mondo ma per cambiarlo ogni giorno che è anche sbagliare creativamente, stupirsi, interrogarsi sul perché oltre che sul come.

E dunque se apprendere, insegnare, comprendere .è sbagliarsi creativamente , mervigliarsi ,interrogarsi e non solo, fareste istruire, formare educare vostro figlio da un algoritmo?

(1)https://www.punto-informatico.it/yoshua-bengio-terrorizzato-ai-dobbiamo-fermarla-adesso/

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