Ultime Notizie

UNA MIETITURA FUORI STAGIONE

0

Tutti sappiamo che cos’è la mietitura,la  raccolta di cereali maturi, in un determinato periodo dell’anno durante  il ciclo annuale agrario.  Questo termine però ha assunto  anche  significati simbolici  come per esempio nella Bibbia dove appunto , il frequente riferimento simbolico della mietitura è legato alla familiarità del popolo con gli eventi agresti, in una civiltà che dai tempi del Vecchio Testamento e ancora all’epoca del ministero terreno di Gesù viveva e dipendeva dalle campagne .La mietitura è il taglio netto della pianta che da quel momento cessa di esistere. La parte mietuta non ha più radici; la parte rimasta in terra (“stoppia”) sarà bruciata.

Il termine mietitura è stato usato in questo tempo di pandemia per  evocare  un complotto  .La “teoria della mietitura” in sostanza è una formulazione efficace per  definire la morte degli anziani in questo periodo di pandemia  per  le conseguenze provocate dal contagio da coronavirus. Ma vuole indicare anche  che  la morte degli anziani è  causata da un complotto  che tende ad eliminare questa fetta della società perché  improduttiva .  Entrambe le ipotesi  sono  degne di considerazione forse ma entrambe suscitano un acceso dibattito  perché comunque la morte degli anziani che le statistiche registrano ogni giorno  sono una realtà  nella quale quello che conta è la morte di persone con la loro storia, i loro affetti, le loro esperienze . Una morte contro ogni aspettativa di vita che negli ultimi decenni ha alzato l’asticella e si è fatta concreta.La signora con la falce  si sta portando via una intera generazione di anziani  che rappresenta le radici  di un  paese ,malgrado quello che si è detto e si dice sulla vecchia, compreso  ogni  ipotesi complottista. .

Simone De Beauvoir (La terza eta’) identifica alcuni atteggiamenti della societa’ nei confronti della vecchiaia, la quale appare talvolta come un segreto vergognoso (il “morto” diventa “caro scomparso”), talvolta come immagine sublimata (il “venerabile saggio”), talvolta come assimiliaa e indistinta dalle altre epoche della vita.La vecchiaia e’ un fenomeno biologico che ha però  conseguenze psicologiche: la vita psichica di un individuo dipende dalla sua condizione esistenziale, che per ogni età  e’ imposta dalla società’ a cui l’individuo appartiene. La legge della vita e’ il cambiamento, e l’invecchiamento e’ un tipo di cambiamento, irreversibile ma non necessariamente un declino: la vecchiaia e’ anche un fatto culturale, ed e’ il contesto sociale a determinare se di declino si tratta (gli Incas temevano gli anziani, gli obbedivano e li onoravano).
La condizione del vecchio e’ contingente, varia da un gruppo all’altro ed all’interno dello stesso gruppo, il declino ha un significato relativo (ad un fine), il valore della vecchiaia dipende dal significato che gli uomini attribuiscono alla loro esistenza, nel complesso del loro sistema di valori; la vecchiaia e’ una categoria sociale per i legislatori ed i moralisti, un destino particolare di ciascun individuo per i poeti.L’evoluzione del fisico e quella della morale non sono parallele; la perfezione dell’individuo per Freud coincide con l’infanzia, per Ippocrate e’ a 56 anni, per Dante a 45 anni, per Aristotele il corpo a 35 anni ma l’anima a 50. (1)

La nostra società ha un cruccio continuo. Parlo della società moderna in cui viviamo. Vuole ad ogni costo  cancellare la morte  e quindi la vecchiaia. Perché ritiene che la vecchiaia  sia il processo che porta alla morte. Una società che forse non riesce a capire  che la vecchiaia  non è un “processo “ ma una “struttura” e che probabilmente occorrerebbe guardare alla storia  della nostra natura umana  per essere aiutati  dalle esperienze che  sulla morte si sono fatte in tutti i tempi.

La nostra società guarda solo alla “ fisiologia” che rende dunque inutile la vecchiaia  e non riesce a guardare la vita  come un’immagine globale che comprende  anche la vecchiaia come l’infanzia, l’adolescenza, la maturità. Non riesce a capire la nostra società che la vecchiaia a queste altre età della vita si lega e ne è la maturazione. Spesso l’operazione che la mente fa  durante la vecchiaia è quella di  ri-guardare indietro  per cercare di capire che cosa è stato il tempo passato  con i suoi errori, le sue conquiste e risultati, le occasioni perdute . Insomma si guarda indietro per fare un bilancio . In questa operazione ha molta parte   il corpo  che viene trasformato in una “ metafora”. La vecchiaia guarda al corpo  in tutt’altro modo che nel tempo passato.  Ci sono culture che raccontano  come nella vecchiaia  si aprono facoltà  impensate e insperate .Per James Hillman la vecchiaia  è l’affermazione del carattere  di ciascuno di noi perché  “ noi diventiamo tipici  di ciò che siamo semplicemente  durando nel tempo “ ( pag. 17 La forza del carattere  Adelphi ,1999).

Alla luce di queste considerazioni che  pongono l’attenzione  in modo problematico su quella che viene definita  con un eufemismo la terza e la quarta età  voglio   portare l’attenzione su  quanto è accaduto  e sta accadendo in questo nostro tempo  che vede ,  a causa della pandemia  da Covid 19  la scomparsa di anziani come una vera e propria mietitura .  Una mietitura fuori stagione perché nega  a storie personali, esperienze  di vita,  attività sapienziali,  affetti familiari  di “durare “ nel tempo presente e nell’immediato futuro. Stroncando vite sulle quali bisogna riflettere .Ogni giorno nel bollettino emanato dalle autorità sanitarie si contano  i contagiati, i ricoverati nei reparti covid e nei reparti di terapia intensiva e si contano i decessi.  Il numero dei decessi  è quello che  spietatamente  raffigura una realtà di negazione. Ai morti in solitudine  ( perché  chi si avvia nel percorso di una malattia  da infezione covid 19  percorre quella strada in completa solitudine , senza  nemmeno lo sguardo delle persone care  perché in completo isolamento ,tranne  l’aiuto degli operatori sanitari che fanno quello che possono ) viene negato  nei numeri delle statistiche a cui appartengono, l’identità,  la storia di vita. Anzi viene negata proprio l’esperienza della morte che diventa  non il compimento naturale della vita  nei modi e nei tempi che proprio la natura  dovrebbe rispettare  ma  un vulnus. Una offesa  alla vita  come sono  state e sono le morti in guerra, le morti per incidenti stradali, le morti per malattie incurabili. In questi mesi sempre più frequentemente   quotidiani e settimanali  indugiano sulle loro pagine a riferire le storie di  quanti  perdono la vita a causa del coronavirus. E’ un risarcimento . E’ la pietà come sentimento di compassione e condivisione  che induce al ricordo .

In ricordo  di  questi uomini e donne dunque voglio parlare.Contare  oltre 82mila morti per le conseguenze ( ammalati) del contagio da coronaviirus probabilmente, a questo punto , diventa anche una questione politica. Nel rispetto delle vite delle persone che l’hanno persa e la stanno perdendo  in questa epidemia . Perché tra i morti ci sono quarantenni i e ottantenni, senza patologie pregresse e con patologie pregresse , ci sono “ persone” giovani e “persone”  anziane. Malgrado i lockdown, le restrizioni a colori, le scuole chiuse, la iniziale campagna di vaccinazione ,la gente muore.Ed è una questione quasi politica  perché in questo paese si continua  a tenere i morti legati  alle patologie pregresse ,fuori dal discorso pubblico che investe  la morale e la responsabilità di una società  a cominciare dalla classe politica  per finire con i “ negazionisti “. Quelli che hanno sempre ritenuto che l’infezione da coronavirus fosse né più né meno che una normale influenza  stagionale più perniciosa delle altre , raffrontando i morti  ( esclusi quelli con patologie pregresse ?!)  per covid  a quelli per influenza  che comunque ce ne sono e ce ne sono stati . In dispregio  della scienza  che ha individuato  il punto focale di questo discorso anche dopo molti sforzi : è un virus contagioso, letale per chi si ammala ,va sequenziato  perché capace di mutazioni . Ci sono poche armi per combatterlo ; quelle fondamentali sono il monitoraggio e alcune elementari  misure igieniche. Il virus   e ammalarsi di covid dunque non è un fatto privato, personale  perché ha coinvolto e coinvolge l’intera società  sia negli aspetti  relazionali sia  in quelli socio economici. E’ dunque un fatto politico che la politica non ha saputo riconoscere  come obiettivo fondamentale di una azione che doveva contrastare  il virus in modo da  tenere bassa la curva di contagio,  evitare  l’alto numero di ricoveri in ospedale, attuare una medicina del territorio ,mantenere in piedi  con giustizia le attività   economiche , salvaguardare i più deboli . Le incomprensioni tra Regioni e Governo  hanno   dimostrato come la politica  sia fuori  dalla quotidianità , fuori dalle reali necessità dei cittadini  anche quando consideriamo l’azione delle Regioni che dovrebbero essere proprio    le istanze politiche più vicine ai cittadini .  Detto così in sintesi, questi brevi accenni  alla situazione  del nostro paese sottendono tutta una serie di problematiche che ho tentato di analizzare  anche in altri contributi   su queste pagine.Morti di fronte alla politica che tenta di deviare  l’attenzione su piccole contese  anziché porre al centro  la realtà che stiamo vivendo. Ovvero l’attenzione sui problemi  quotidiani del semplice cittadino  al quale poco interessano le contese  ma vuole risposte  ai problemi che deve affrontare . Quei cittadino che deve assistere ( o sottostare !?)  anche ad un’operazione mediatica  che tenta di convincerlo  a fuggire dalla realtà   proposta dagli spot pubblicitari  televisivi  che lo invitano e  lo vogliono convincere a ricorrere  alla “pillola del  Murti-Bing” che è panacea per ogni male . La chiamo così qui  e mi spiego ,perdonate la digressione che segue  .Stanisław Ignacy Witkiewicz  (24 febbraio  1885 – 18 settembre  1939) morto suicida è un drammaturgo  polacco,  Uno dei più rappresentativi membri dell’avanguardia poetica ed artistica in Polonia insieme a Witold Gombrowicz ed a Bruno Schulz. Viene chiamato in causa  da  Milosz in alcuni suoi scritti per parlare di una sua invenzione letteraria, le pillole di Murti Bing. Nel romanzo di Witkiewicz citato da Miłosz, Insaziabilità, queste pillole – create dal filosofo mongolo Murti Bing – riescono a trasmettere organicamente la serenità, la pace mentale. Sono in grado, in altre parole, di spegnere l’insaziabilità filosofica, le perplessità ontologiche, la sete di conoscenza e i dubbi metafisici. Nelle pasticche immaginate da Witkiewicz, Miłosz intuisce il simbolo di qualcosa di fondamentale, il desiderio di appartenenza dell’intellettuale, una spinta verso il conformismo.

Chiamo  pillole di Murti Bing  per estensione  e come metafora  tutti quegli  ansiolitici da banco,  ,blandi sonniferi a base di valeriana  senza ricetta medica che gli spot televisivi ci vanno proponendo proprio in questi giorni . Spot che hanno perfino imbastardito la camomilla  con la melatonina  per una tisana che ti fa stramazzare   nelle braccia di Morfeo all’istante come recita lo spot televisivo . Bevi e dormi . E quando dico “bevi” penso anche a quell’altra piaga  di ogni tempo che è  l’assunzione di alcool  e la conseguenza  a volte inevitabile : l’alcolismo. Un rimedio  immediatamente  efficace per i  problemi  ( la fuga dalla realtà) ma che a lungo andare si aggiunge a tutti gli altri problema e diventa “il” problema. Torniamo dunque al morire, alla paura di morire , alla vecchiaia, ai morti per covid.  Tra  le 82 mila  persone morte in questo anno  2020-21 c’è una intera generazione di  ultra ottantenni che sono quelli che hanno  ridato vita a questo paese  dopo il ventennio fascista e la seconda guerra mondiale . Lo  hanno fatto concretamente  negli anni Cinquanta e Sessanta con la pazienza, la parsimonia,  il lavoro , la cura delle istituzioni . Periodo che viene chiamata  della “ricostruzione “ che è un periodo  di tempo della storia d’Italia, che va dalla fine della seconda guerra mondiale e la costituzione della Repubblica Italiana  alla fine degli anni 50, precedendo il miracolo economico italiano degli anni 60-70. Viene anche ricordato come  secondo dopoguerra italiano ovvero  primi anni della prima repubblica. In sintesi come scrive Noemi Rapello  : “Gli anni ’50 furono caratterizzati da grandi trasformazioni e misure per la ricostruzione post bellica che portarono al miracolo economico. Grazie agli aiuti americani derivanti dal piano Marshall e aiuti statali iniziò una nuova crescita economica. Le fabbriche distrutte dalla guerra riaprirono i battenti e gli imprenditori poterono avvalersi di una grande disponibilità di manodopera grazie alla migrazione di forza lavoro dalle campagne alla città ma soprattutto dal sud verso gli stabilimenti produttivi del nord. In questo periodo si verificò un raddoppio della produzione industriale e una grande esportazione di prodotti nel mercato europeo. A  favorire questa crescita fu anche l’intervento dello Stato mediante l’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) che creò alleanze con gli industriali privati e l’ENI che si occupò dello sfruttamento di giacimenti di idrocarburi del suolo italiano.Per i cittadini lavoratori tutto questo si tradusse in miglioramento generale delle condizioni economiche e trasformazione dello stile di vita. Il nuovo benessere e lo slancio ottimistico verso il futuro cambiarono considerevolmente anche i consumi: infatti se prima durante la guerra la maggior parte del reddito veniva speso per beni di prima necessità, durante il boom economico gli italiani iniziarono ad acquistare beni durevoli. Si diffuse l’acquisto di automobili,  tant’è vero che verso la fine degli anni ’50 si parlò di vera e propria motorizzazione di massa con il successo della Fiat 500 che rivoluzionò il modo di spostarsi degli  italiani. Le automobili, insieme alla televisione ed elettrodomestici, divennero il vero e proprio simbolo del miracolo economico. Questi anni rappresentarono una svolta per l’Italia sotto svariati punti di vista. La ripresa accompagnata da un aumento dei livelli produttivi, ebbe ritmi che mai si erano verificati, trasformando l’Italia in una delle più importanti potenze industriali dell’Occidente. “ (2).Su Minerva Web Bimestrale della Biblioteca ‘Giovanni Spadolini’  A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche  n. 11 (Nuova Serie), ottobre 2012  nell’articolo  “Per una geografia storico-economica. L’Italia (parte terza: l’Italia repubblicana, 1945-1980)” si legge ancora meglio : “Negli anni della ricostruzione la politica economica seguita dai governi mirò principalmente al contenimento delle spinte inflazionistiche. Contro di esse si intervenne praticando una politica monetaria e creditizia restrittiva che tendeva  a ripristinare una situazione di stabilità dei prezzi senza sortire effetti negativi di rilievo sull’economia, ma che  fu più drastica del necessario e finì per rallentare in misura significativa la ripresa della produzione industriale. I timori d’una ripresa dell’inflazione determinarono anche una prolungata renitenza a rilanciare lo sviluppo economico tramite programmi di investimenti pubblici: un atteggiamento che all’epoca,  fu rilevato e criticato (in quanto eccessivamente cauto) dall’amministrazione statunitense. A partire dal 1950 invece  si manifestò tuttavia un nuovo orientamento, che conferì all’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) e all’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI) la responsabilità di provvedere al potenziamento delle infrastrutture e di importanti settori dell’industria. Questa politica ebbe notevole successo, in ragione non soltanto della ricchezza e dell’occupazione direttamente generata da tali enti, ma anche degli stimoli che la loro espansione fornì a quella dell’industria privata.  Difatti, la spesa per opere pubbliche contribuì in notevole misura a sostenere la domanda interna;  inoltre, tale spesa pose a disposizione degli imprenditori privati estese reti viarie e di telecomunicazioni, mentre gli investimenti delle aziende statali nei settori petrolifero e siderurgico fornirono loro materie prime e semilavorati a prezzi convenienti. (3).Uomini dunque che se ne vanno via. Va via la generazione del ‘doppio sacrificio’. La generazione che è stata per due volte ‘vittima’ e per due volte ‘eroe’. Vittime della guerra ed eroi della ricostruzione dell’Italia, che ci ha permesso di vivere nel benessere, nell’agio, nella comodità. E oggi, quella stessa generazione è vittima della pandemia, ma continua a essere eroica perché in moltissimi casi, pur consapevole di essere la fascia più esposta al rischio covid-19, non ha rinunciato al proprio ruolo all’interno della famiglia.

Scriveva  infatti Nicola Ferrrigni il 20 aprile  2020 su Lindro.it  : “Dall’inizio di questa inimmaginabile pandemia da coronavirus Covid-19, circa il 55% dei decessi ha interessato la fascia d’età compresa tra 80 e oltre 90 anni, vale a dire più di 12.500 anziani. Una perdita incalcolabile, di valore incommensurabile sia sul piano affettivo ed emozionale che su quello socio-culturale. Sappiamo tutti quanto sia difficile e commovente dare quell’ultimo bacio sulla fronte dei propri nonni. Vorresti, in quel momento, poter riversare in quell’abbraccio, in quel bacio, in quell’ultima carezza tutto quell’amore infinito che ti è stato donato sin da bambino. Li guardi e ripercorri i ricordi più belli della tua infanzia, intrisa di amore complice tra nonni e nipotini.E li guardi in quella bara con infinita tenerezza, amore, e ti consoli da una parte pensando che razionalmente è giunto il momento del ‘riposo del guerriero’, dall’altra confidando che da quel momento loro saranno comunque ‘presenti’ perché sarà sempre vivo il loro ricordo, la loro saggezza, i loro racconti. Ma poi ti rendi subito conto che il decesso dell’anziano porta via con sé molto più della dimensione affettiva e sentimentale: muore un pezzo di storia, una vita, la saggezza, l’esperienza, la memoria storica. Muore una generazione e con essa un patrimonio enorme di esperienza.”

Nella sua  comunicazione  alla Camera  per porre la fiducia al suo Governo  ,il presidente  Giuseppe Conte  ha utilizzato 5.632 parole per un totale di 32.563 caratteri. Il termine più ricorrente è stato “Paese” (24 volte). Cos’ al Senato il giorno dopo (   19 gennaio  2021 ) le parole sono state 6.682, per un totale di 38.690 caratteri. Quella più usata è stata “Politica” (32 volte), ma anche “Paese” è rimasto ‘in pole’ con 28 citazioni. Tra  queste parole c’era anche l’affermazione che i morti andavano lasciati fuori della politica con una giustificazione suadente e accorata.  E’ la “morte “ come realtà  di un “ pubblico” a cui appartengono tutte le questioni  che hanno generato i morti  che deve entrare nella politica.

E sulla morte di quegli  uomini che rappresentano  un patrimonio di esperienza  e di esperienza politica che bisogna anche riflettere . Perché  la questione dei morti  è questione politica come lo sta  diventando   la questione del vaccino.  Non su  base  planetaria  ma in casa nostra . La questione è presto detta ; si riferisce ad un solo aspetto di questa tematica ( in altri contributi abbiamo affrontato  altre implicazioni relative alla  produzione e distribuzione dei vaccini ) e spero che presto venga anche liquidata.  L’assessore al welfare della giunta regionale  lombarda Letizia Moratti  ha chiesto al  commissario alla pandemia   Arcuri  che nella distribuzione del vaccino  ( di fronte alle restrizioni  numeriche operate  temporaneamente dalla casa produttrice Pfizer  Biontech  a causa di lavori alla catena di produzione per un rafforzamento della stessa produzione ), s i tenga conto  non solo del numero degli abitanti  della regione  ma anche del  prodotto interno lordo (PIL) . Come a dire in teoria , ma anche in pratica,   ( se fosse presa in considerazione la richiesta )  : sacrificare i poveri per salvare i ricchi .

La richiesta di Letizia Moratti è una stupidaggine  odiosa che nasconde  la visione di una società  selvaggia  che è ancora più pericolosa  della stupidità. E come accade sempre in Italia Letizia Moratti ha spiegato il giorno dopo il senso della sua richiesta: ovvero mettere in grado il motore economico del paese  di  salvaguardare la salute del maggior numero di persone  che è la base appunto per poter  lavorare e produrre.  Spiegazione plausibile  che forse non ha convinto tutti , perlomeno lo stesso ministro della salute  Roberto Speranza che ha dichiarato  “La salute  è un bene  pubblico  fondamentale  garantito dalla costituzione . Non un privilegio di chi ha di più “  Ecco appunto perché  la politica deve fare il suo ruolo, ha un compito  al quale il cittadino chiede maggiori risposte , maggiore giustizia , maggiori strumenti per affrontare i problemi quotidiani .

E lo deve fare proprio  in ricordo di quelle persone che oggi muoiono  per evitare che la loro morte ria stata inutile.

 

(1)https://digilander.libero.it/filosofiapolitica/hhfa.htm

(2) http://www.ecograffi.it/2020/04/anni-50-leta-delloro-delleconomia-italiana-dopoguerra-e-boom-economico/

(3) In effetti, gli anni cinquanta e i primi anni sessanta costituirono un periodo di forte espansione industriale. L’indice della produzione manifatturiera elaborato da Romeo (1975), tuttavia, mostra come una decisa accelerazione dello sviluppo si sia avuta soltanto a partire dal 1958 (gli anni compresi fra tale data e il 1963 sono passati alla storia come quelli del “miracolo” o del “boom” economico). Ciò induce a ritenere che sul lato della domanda, accanto alla crescita della spesa pubblica, abbiano assunto notevole importanza anche le inedite possibilità di accesso ai mercati esteri sorte per effetto della stipula, nel 1957, del trattato istituente il Mercato Comune Europeo (che obbligava i paesi firmatari a rimuovere progressivamente le barriere tariffarie poste ai propri confini): e infatti vari studiosi,  sono pervenuti proprio a tale conclusione. Il fatto che un paese ritardatario nello sviluppo rispetto ad altri aderenti al MEC (quali Francia e Germania) abbia tratto grande beneficio dalla liberalizzazione degli scambi può apparire sorprendente; ma occorre considerare che la competitività dell’industria italiana sui mercati esteri era accresciuta dal basso costo della manodopera. Al riguardo nel decennio 1951-61, nonostante gli ingenti flussi migratori verso l’America e i paesi nordeuropei, in Italia la disoccupazione rimase assai elevata e che questa notevole disponibilità di manodopera inoccupata mantenne i rapporti di forza tra padronato e forza lavoro squilibrati in favore del primo, rendendo impossibile ai sindacati l’ottenimento di cospicui rialzi salariali.

https://www.senato.it/3182?newsletter_item=1509&newsletter_numero=143  anche per la bibliografia

Commenti

commenti