” STORIA E MEMORIA” – DI VALTER MARCONE
Redazione- Ci sono date memorabili nella storia geopolitica delle regioni del nostro pianeta. Una di queste,la più vicina nel tempo a noi, è sicuramente l’8 dicembre 2024 la fine del regime siriano di Bashan al Assad ormai in esilio a Mosca. Un evento la fuga di Bashan che mette fine alle resistenze antioccidentale nel Medio Oriente ma allo stesso tempo ridisegnerà nuovi contesti ,considerata anche la decimazione degli Hezbollah in Libano da parte di Israele,la fragilità per varie ragioni ormai dell’Iran, l’abbandono della Russia dello scenario medio orientale a causa della guerra in Ucraina ,lla preminenza in quello scenario di Israele, grazie alle armi fornite dagli Stati Uniti d’America, lo stretto rapporto tra quest’ultimo e l’Arabia Saudita.le mire imperiali della Turchia.
Un panorama che ne ripete altri ,per esempio il 1989 con la caduta del muro di Berlino in Europa , la morte di Gheddafi in Libia, dopo mutamenti fondamentali in Iraq e la guerra del Golfo, e ancora indietro nel tempo , la guerra fredda, il patto di Yalta al termine della seconda guerra mondiale, la fine dell’Impero austro-ungarico, la sconfitta di Napoleone Bonaparte, la presa della Bastiglia in Francia,la Guerra di Secessione in America e via via andando indietro nel tempo fino alla cacciata dei mori dalla Spagna , la scoperta dell’America , le guerre puniche tanto per mettere un limite in questo elenco che potrebbe essere smisurato ma che in realtà non lo è perché certi eventi epocali si contano sulle dita di una mano. Quelli veramente significativi che hanno cambiato il volto del nostro pianeta , delle società, e in generale la vita delle persone.
Certo noi siamo affascinati da una Storia che ci pone davanti delle tappe alle quali guardiamo con un certo senso di stupore perché sono momenti di capovolgimento e a volte di stravolgimento. Di cui a ben guardare possiamo rilevare e studiare tutti gli elementi che le preparano. Ma non è questo il nostro tema : quello che ci interessa è il cambiamento , il salto che la Storia fa ogni tanto e che non sempre è un salto in avanti. La Storia procede per aggiustamenti successivi come in un cantiere e quindi quando parlo di salti mi voglio riferire anche ai salti all’indietro. Penso per esempio delle primavere arabe che al loro manifestarsi sembravano annunciare cambiamenti appunto epocali ma che in breve tempo si sono viste risucchiate all’interno di condizioni ancora peggiori di quelle che il loro sorgere voleva combattere .
Sembrano e sono state a volte “restaurazioni” come per esempio dopo trattati di pace importanti, come, per star più vicino a noi nel tempo , i patti di Yalta in cui il mondo fu diviso in tre; una divisione alimentata dalla guerra fredda che è arrivata quasi fino a noi . Al nostro tempo in cui quella storia potrebbe ripetersi e probabilmente si sta già ripetendo perchè saranno , ancora una volta, tre potenze , Cina, Russia e Stati Uniti d’ America e i loro capi a dividersi il mondo in sfere d’influenze e potentati terriroriali ed economici .
Un cantiere dunque che significa anche la ricerca delle radici e soprattutto il valore della memoria che fa di alcuni eventi appunto momenti straordinari di cambiamento . Che cosa significa dunque avere memoria di fatti per esempio nel caso dell’Olocausto fino ad arrivare a quella che noi chiamiamo calcel culture o revisionismo. Due fenomeni diversi certo ma indicativi di un fatto che il passato si possa guardare dal presente in un solo modo . Invece che da diverse angolazioni perché solo quelle possono aiutarci a spiegarcelo ed evitare di farci sentire estranei. Una estraneità che è appunto alimentata dalla perdita della memoria come in questo periodo .
Un periodo in cui viviamo momenti di cambiamento non so quanto importanti, quanto decisivi per le sorti del mondo . Quello che so è che sono dei cambiamenti velocissimi che purtroppo ci potrebbero far vivere la perdita della memoria e quindi la perdita della Storia .
E questo è tanto più evidente nei giovani che si pongono continuamente domande in democrazie in cui l’insidia sono coloro che comandano partendo dal presupposto “ sono stato votato, eletto e dunque posso fare quello che voglio” e non sono invece a comandare solo le leggi che fino ad oggi sono state la guida per il governo dei paesi. Democrazie che purtroppo arretrano lasciando il posto alle autocrazie con un processo quasi invisibile tanto che per esempio il 67% dei cinesi e il 57% degli indiani pensano che il loro paese sia democratico. Con un assurdo che i regimi autoritari hanno consensi maggiori di quelli democratici il che ci riporta al nostro assunto di partenza ovvero la possibilità che il percorso della Storia non sia proprio lineare e sempre verso una direzione ammettendo la possibilità che la Storia cambi direzione e possa tornare anche indietro.
La democrazia antica era schiavista ed escludeva gli stranieri , così che quando parliamo di democrazia oggi noi intendiamo ben altra cosa . Ovvero un modo liberale di governare la cosa pubblica in cui la separazione dei poteri è un aspetto fondamentale. Ce lo ricorda “Lo spirito delle leggi” un’opera fodamentale di Montesquieu che già 1748, fonda la sua teoria sull’idea che “Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti […]. Perché non si possa abusare del potere occorre che […] il potere arresti il potere”.
Una riflessione quella di Momtesquieu che fondamentalmente individua tre poteri (intesi come funzioni) dello Stato – legislativo, esecutivo e giudiziario – così descritti: “In base al primo di questi poteri, il principe o il magistrato fa delle leggi per sempre o per qualche tempo, e corregge o abroga quelle esistenti. In base al secondo, fa la pace o la guerra , invia o riceve delle ambascerie, stabilisce la sicurezza, previene le invasioni. In base al terzo, punisce i delitti o giudica le liti dei privati”, perché “una sovranità indivisibile e illimitata è sempre tirannica”.(1)
Principi a cui sono improntate le moderne costituzioni democratiche, ovvero : sovranità popolare per cui il popolo è sovrano esercitando questo potere per esempio con il voto ; inviolabilità di alcuni diritti che rendono uguali tutti i cittadini, per esempio davanti alla legge: doveri di solidarietà politica, economica, sociale.
Parlavo di salti all’indietro della storia e c’è per questo tema un testimone contemporaneo che non si stanca di denunciare questa ed altre storture richiamando continuamente il valore della pace e la necessità di lavorare perchè nel mondo si affermi un clima di pace che rinunci non alle controversie ma alla risoluzione delle controversie con le armi. Mi riferisco a Papa Francesco che appunto denuncia un inversione della Storia con «arretramento della democrazia» in molti paesi del mondo, mettendo l’accento sul fatto che si assiste ad una costante diminuzione dei regimi democratici o un significativo indebolimento delle loro strutture istituzionali e di garanzia. Un intervento in linea con quanto la Chiesa va proclamando in maniera costante almeno dal radiomessaggio natalizio di Pio XII del 24 dicembre 1944.
Un arretramento in cui la democrazia viene attaccata per esempio dalla rivoluzione telematica, dalla falsificazione delle notizie da ultimo anche attraverso l’intelligenza artificiale , dalle interferenze telematiche di alcuni paesi tra cui la Russia . E’ dalla fine dell’Ottocento che si sente lo scricchiolio che sta portando alla crisi dei sistemi politici ma è da quel tempo che si è delineata una teoria “elitista “ di cui per esempio in Italia si è giovata lo stesso fascismo che criticava i sistemi elettivi e che quel sistema abrogò per venti anni fino al ritorno, grazie alla guerra di liberazione e alla resistenza alla nascita della nostra costituzione.
Parlavo anche di cambiamenti velocissimi e a questo proposito bisogna riflettere sul fatto che quanto più veloci sono le trasformazioni e i cambiamenti grazie alla tecnica tanto più si parcellizza la partecipazione e quindi aumentano i rischi per la democrazia. Pericoli che non derivano solo dalla tecnica ma anche dalla affermazione e dal potere delle grandi coroporazioni finanziarie che a volte superano in entità il valore degli stessi bilanci economici e finanziari degli Stati. La potenza della ricchezza insidia la potenza dei popoli .
Un altro elemento che mina la democrazia è sicuramente la paura per esempio delle migrazioni di massa che suscitano un desiderio di protezione che solo i regimi forti possono dare la sensazione di offrire .Migrazioni di massa dovute ai veloci cambiamenti delle condizioni di vita in alcuni paesi a causa del cambiamento climatico e quindi per esempio della crisi alimentare . Un fenomeno dunque che va attentamente considerato e governato anche attraverso interventi a monte , come appunti quelli per la salvaguardia del clima ,problema che con qualche cecità in questi giorni si cerca di eludere dall’agenda politica di alcune grandi nazioni che non ritengono appunto la crisi climatica una proprità.
La perdita della memoria dunque è anche perdita della Storia con la conseguente crisi delle democrazie. Dice Sergio Mattarella , presidente della Repubblica : “ “La democrazia non è una conquista definitiva, va continuamente realizzata, vissuta, consolidata e interpretata”. Ma anche: “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare “. richiamandosi a Calamandrei che diceva : “la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai” . Abbiamo vissuto negli ultimi ottanta anni in una mirabile sintesi tra democrazia liberale, economia di mercato e welfare State, cioè tra libertà, intraprendenza, benessere e coesione sociale (tutte condizioni che, con troppa superficialità, abbiamo dato per acquisite una volta per tutte). Perdere la memoria significa perdere questi valori in un presente caratterizzato da fratture degli equilibri geopolitici e da rivendicazioni contrastanti da parte di alcuni indibbi protagonisti della economia e politica mondiale
Storia e memoria sono dunque una difesa, un baluardo un modo insomma di difendere “il respiro della libertà”, che vive di spazi dialettici delle relazioni internazionali, perchè tornando a quanto afferma Mattarella proprio storia e memoria difendono “La democrazia ( che ) non è una conquista definitiva, ma va continuamente realizzata, vissuta, consolidata e interpretata, perché i tempi mutano, mutano le forme della comunicazione. La democrazia va ogni volta, in ogni tempo, inverata, perché sia autentica nei suoi valori, nelle modalità che cambiano di stagione in stagione. Vive perché viene applicata e attuata. Realizzata sempre, nei tempi che mutano e nelle condizioni che cambiano, rispettando i suoi valori”.
(1)C.L.De Secondat De Montesquieu Lo spirito delle leggi, trad it. a cura di B. Boffito Serra, Milano, 1967, p. 207 e ss.
