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I SERVIZI SOCIOSANITARI NEL SISTEMA INTEGRATO-DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO

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Redazione-I servizi sociosanitari nel sistema integrato rimandano inevitabilmente agli  obiettivi per la promozione di benessere sociale del territorio. Tali scopi sono contenuti dalla Legge 328/2000[1]  che rimanda alla promozione del benessere sociale del territorio che nasce con la “legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”. La L. 328/00 presenta indubbie caratteristiche di complessità, sia per la numerosità di soggetti decisori coinvolti, sia per la molteplicità di relazioni che essa presuppone in incidenza con una società in crescente complessità evolutiva.”La realizzazione del sistema integrato presuppone la disponibilità di risorse certe, economicamente quantificabili, siano esse ‘risorse umane’,[2] finanziarie o patrimoniali per assicurare le misure, gli interventi, i servizi e le prestazioni[3] previste dalla legge quadro.

Le risorse possono avere diversa provenienza, ma confluiscono tutte in un contenitore virtuale frutto della cooperazione fra i vari soggetti coinvolti nella realizzazione del sistema integrato.

Investire per costruire un sistema di diritti di cittadinanza, basato sull’integrazione fra i diversi interventi e servizi, convinti che su questa base si potranno garantire migliori risposte alle persone e alle famiglie, in particolare quelle che per difficoltà personali, povertà, vivono in condizioni di marginalità e di esclusione sociale.”[4]

I bisogni trovano una nuova espressione che si traduce nella lettura nelle più complesse culture che indicano interventi mirati. I bisogni risultano di diversa natura, ma tuttavia non possono essere affrontati in maniera settoriale, quanto attuando un campo strategico di pianificazione integrata e partecipativa. Il rapido sviluppo del terzo settore mette in evidenza le molte potenzialità presenti nel tessuto sociale, grazie a soggetti che da marginali diventano più centrali, non solo nei processi di produzione dei servizi, ma anche e soprattutto nella loro “programmazione e valutazione”. [5] Si passa dalle “prestazioni” ai “servizi” per le persone e le famiglie. Quest’ultima deve poggiare sullo sviluppo della rete dei servizi locali tanto da richiedere una nuova capacità di programmazione. E’ necessaria la valutazione della domanda sociale, mettendo in rapporto la natura dei bisogni con le necessarie risposte. Queste devono essere coerenti con la complessità dei problemi da affrontare.

La Legge 328/2000[6] prevede esplicitamente la valutazione dei servizi da parte dei cittadini. Questo obiettivo presuppone l’impegno dei servizi sociosanitari a sviluppare una partecipazione attiva degli utenti ai processi di valutazione. Nel quadro attuale, un’esperienza qualificante risulta l’audit civico[7], in cui operatori della ASL (molti operatori sono professionisti dei Consultori Familiari) e volontari attuano un processo di valutazione.

In tale ottica le politiche sociali mirano “ad accompagnare l’individuo e le famiglie lungo l’intero percorso della loro vita partendo dal normale disagio, legato alle condizioni di vita attuale, nella quale tutti i cittadini possono  avere bisogno di aiuto in certi momenti della loro vita. E quindi, se l’obiettivo è la promozione del benessere e la coesione sociale, le politiche sociali devono essere politiche di aiuto alla normalità della vita delle persone, e non solo politiche che aiutano le situazioni di crisi e di disagio”[8]ma politiche integrate ad innesto con il benessere della collettività.

 

[1] La 328/2000 ha previsto il potenziamento dei servizi sul territorio a favore della famiglia, dell’infanzia, basati su di un modello organizzativo ispirato ai criteri di sussidiarietà e decentramento, in collegamento con i servizi sanitari.

Tra gli obiettivi primari da perseguire è stato individuato il sostegno alle responsabilità familiari, che partendo dai bisogni dei più deboli possa diventare motore di sviluppo per l’insieme della popolazione.

[2]  Antonio Cocozza, “Direzione risorse umane”, Ed. Franco Angeli, Milano, 2006  p.98

[3] La Legge 328/2000, indica, all’art.  22, comma 2, gli interventi che costituiscono il livello essenziale delle prestazioni sociali erogabili secondo le caratteristiche ed i requisiti fissati dalla pianificazione nazionale, regionale e zonale, nei limiti delle risorse del fondo nazionale per le politiche sociali, tenuto conto delle risorse già destinate dagli enti locali alla spesa sociale.

[4] Dalla collana Politiche e Servizi, Centro Studi  e formazione Zancan, Padova, N. 6, 2000

[5] De Ambrogio U., Valutare gli interventi e le politiche sociali, Carocci, Roma, 2003

[6] Il nuovo sistema coinvolge tutti i soggetti (pubblici e privati) che compongono la Repubblica, ma la sua concreta programmazione e organizzazione compete agli enti locali, alle regioni ed allo Stato. La promozione di interventi: la legge impegna la Repubblica nel suo complesso a promuovere interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità fra maschi e femmine, non discriminazione e diritti di cittadinanza. Questo implicherà un maggior impegno e l’avvio di iniziative da parte dei vari soggetti decisori per darvi concreta attuazione.

[7] La Regione Abruzzo, le ASL e il Terzo settore sono stati coinvolti in un primo processo di avvio all’Audit Civico nel 2006. Parte del personale coinvolto risulta quello del CONSULTORIO FAMILIARE. Il 30 novembre 2006  è stato presentato il rapporto annuale sull’audit civico  presso l’auditorium del Ministero della salute alla presenza del Ministro Livia Turco. “Per la prima volta la valutazione sulla qualità dei sevizi sanitari, realizzata mediante il monitoraggio e la partecipazione dei cittadini attivi, è diventata parte integrante nelle modalità di gestione del servizio sanitario..Si è analizzato, assieme alle cinque Regioni che hanno già adottato questo strumento di analisi ( Lazio, Puglia, Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli VG), lo stato dei servizi dal punto di vista dei cittadini: informazioni, comfort, sicurezza personalizzazione del servizio, liste di attesa, mettendo in luce il MIGLIORAMENTO, ma denunciando anche omissioni ed ostacoli, ancora numerosi e pesanti.”

La Regione Abruzzo, il 27 luglio 2006 nella sede dell’Assessorato alla Sanità di Pescara, ha firmato il protocollo d’intesa  con l’associazione Cittadinanzaattiva Onlus e l’Astra Zeneca Spa.L’intesa è stata finalizzata alla realizzazione di un programma di Audit Civico all’interno del sistema sanitario abruzzese. L’Audit Civico, consiste in uno strumento a disposizione dei cittadini per promuovere la valutazione della qualità delle prestazioni delle aziende sanitarie locali e ospedaliere, con l’obiettivo di favorire la valutazione della qualità dei servizi forniti dalle aziende sanitarie, ai fini di impostare azioni di benchmarking e di miglioramento. Nella programmazione regionale si stanno investendo i migliori livelli di crescita nella realizzazione dell’audio civico riconoscendo la centralità del cittadino allo scopo di accrescere le opportunità di empowerment e affidando ad alcuni dipendenti delle ASL ( supportati da volontari)

un ruolo di governo clinico(gate-Keeping).

[8] Mari A., La pianificazione  sociale. Teoria, legislazione e prassi, in Rivista Prospettive sociali e sanitarie,2003 p. 12

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