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1917-2017 CENTENARIO DELLA RIVOLUZIONE SOVIETICA: IL PIU’ GRANDE EVENTO RIVOLUZIONARIO PER L’UMANITA’

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Redazione-L’immagine che i media ci danno della rivoluzione d’ottobre sono i colpi dell’incrociatore Aurora e la presa del Palazzo d’Inverno, fatti importantissimi e finali di una rivoluzione iniziata mesi prima con la cacciata dello zar e l’instaurazione di un governo borghese, incapace di risolvere le questioni poste dagli operai e dai soldati.

Questo atto finale è possibile grazie al lavoro che il gruppo dirigente e che tutti i compagni, guidati da Lenin, fecero propagandando le parole d’ordine, chiare, precise e facilmente recepibili da tutti: Pace, Pane, Terra.

Quello che vogliamo fare oggi non è una rievocazione convenzionale, di circostanza, dettata dal calendario.

La rivoluzione d’ottobre è stato l’evento rivoluzionario più grande di tutta l’umanità, una rivoluzione che non ha sostituito uno sfruttatore con un altro sfruttatore, ma che ha soppresso lo sfruttamento e l’oppressione, aprendo una nuova fase per l’intera umanità.

Come scrive Stalin sulla Pravda il 7 novembre del 1927: “Per la prima volta nella storia dell’umanità la classe dei salariati, la classe dei perseguitati, la classe degli oppressi e degli sfruttati è assurta alla situazione di classe dominante”.

Se oggi nel nostro progredito occidente abbiamo ottenuto molti diritti sociali, lo si deve esclusivamente alle riforme subito attuate dal nuovo stato socialista.

Innanzitutto l’equiparazione del lavoro femminile a quello maschile con parità di salario (prima dell’ottobre le operaie percepivano un salario inferiore del 50% rispetto ai loro colleghi maschi), lavoro, ferie ecc. ma soprattutto un anno di maternità e lavoro più leggero al rientro per le madri già dal 1918.

Le conquiste dei lavoratori in occidente si devono principalmente ai diritti conquistati dai lavoratori sovietici, divenuti proprietari del loro lavoro e della loro produzione:

  • riduzione dell’orario di lavoro a 8 ore
  • assicurazione sociale obbligatoria a carico dello stato e delle compagnie statali (non come succede in occidente ancora oggi a carico dei lavoratori)
  • ogni lavoratore aveva diritto alla piena pensione al raggiungimento dei 60 anni, 55 per le donne. Per lavori usuranti o insalubri si aveva diritto alla pensione a 50 anni, 45 per le donne
  • veniva sancita nella costituzione che il riposo e il tempo libero non era un privilegio ma un diritto
  • furono costruite “le case del tempo libero” messe a disposizione del popolo, gratuitamente, per le attività culturali e sportive.

L’eliminazione dell’analfabetismo fu uno dei successi più grandi avuti dallo stato socialista. Prima della rivoluzione solo il 37,9% dei maschi e il 12,5% delle donne sapevano leggere e scrivere. Tra gli anni ’20 e ’40 circa 50 milioni di sovietici impararono a leggere e scrivere, nel 1937 il 75% della popolazione dell’URSS sapeva leggere e scrivere e nei primi anni ’60 l’analfabetismo venne eliminato.

Il programma sociale educativo, completamente gratuito ed accessibile a tutti partiva dal periodo prescolare all’università. Furono costruite migliaia di asili d’infanzia (gli asili nido in genere erano all’interno dell’azienda dove lavorava la madre), scuole elementari, scuole superiori, università. Nel 1939 un milione e duecentomila sovietici terminarono il loro ciclo di studi universitari, 41 milioni nel 1980. Dal 1918 al 1990 135 milioni di sovietici si sono laureati.

“Ivan sapeva quello che Johnny non sa” in questa frase è racchiusa il riconoscimento implicito che il capitalismo fa al sistema educativo sovietico e che divenne oggetto di ricerca negli Stati Uniti, riconoscimento sancito nei fatti dalle conquiste fatte in tutti i settori scientifici compreso quello spaziale – inutile, sterile e faziosa la polemica di questi giorni fatta dal Corriere della Sera che si scopre animalista e compiange la cagnolina Laika, primo essere vivente ad andare nello spazio e che sarebbe morta dopo qualche giorno dal suo rientro sulla Terra.

Allo stesso tempo veniva garantito a tutti l’assistenza sanitaria gratuita, la casa e soprattutto il lavoro.

Oggi a 100 anni da quei gloriosi giorni la borghesia tenta di deformare la storia dipingendo la rivoluzione d’ottobre come il push di un avventuriero, ma la rivoluzione fu preparata minuziosamente da Lenin e dal Partito Bolscevico in tutti i suoi passaggi.

Lenin non era blanquista, ovvero non pensava nel modo più assoluto che ci potesse essere una rivoluzione minoritaria, “l’elite che fa la rivoluzione”. Riteneva che la rivoluzione doveva essere sostenuta dalla maggioranza dei lavoratori guidati dal partito comunista, che era l’avanguardia del proletariato.

La conquista della maggioranza dei Soviet avviene anche attraverso l’intransigenza  dei bolscevichi a non mischiarsi con la classe borghese e a istruire il popolo che la borghesia, la quale aveva compiuto la propria rivoluzione con il loro sangue, in cambio non aveva dato nulla: nessun appezzamento di terreno, rinvio costante della riforma agraria, protrarsi della guerra “fino alla vittoria”, scarsità di riserve alimentari.

Il raggiungimento del potere avviene e si consolida attorno alle riforme e al nuovo modo di ripartizione della ricchezza, socializzazione dei mezzi di produzione, distribuzione della terra ai contadini, controllo operaio della produzione sociale. Si consolida a tal punto da respingere, appena nato, l’attacco di 15 eserciti stranieri, tra cui anche il Regio Esercito Italiano con un battaglione di 10.000 uomini, accorsi in difesa della borghesia russa.

Nonostante l’isolamento e gli attacchi, esterni ed interni,  che l’Unione Sovietica subisce nel tempo, diventa nel giro di 20 anni seconda potenza mondiale. Il consolidamento del Partito con la classe lavoratrice è talmente alto che il popolo russo respinge l’attacco tedesco nella grande guerra patriottica (II guerra mondiale) e sconfigge il nazifascismo conquistando Berlino e issando la Bandiera Rossa (con i simboli del lavoro, la falce e il martello incrociati con sopra la stella, a rappresentare l’alleanza tra gli operai, i contadini e i soldati che compirono il grande gesto rivoluzionario) sul reichstag.

Un popolo che sapientemente guidato seppe ricostruire immediatamente quanto distrutto dalla guerra, un popolo che ha pagato alla causa della libertà dal nazifascismo 23 milioni di morti tra civili e militari.

Un popolo consapevole di lottare e di decidere, autonomamente, per il proprio avvenire. Un popolo disposto a lottare a costo della vita per mantenere le conquiste ottenute con le rivoluzione, un popolo in piena sintonia con chi li guidava. E’ quindi ridicolo parlare di sistema dittatoriale o dispotico.

Oggi la borghesia ha riconquistato buona parte del controllo grazie  alla controrivoluzione iniziata con Kruscev e il XX congresso e conclusasi con Gorbaciov. Nonostante questo le parole “bolscevico” e “comunista” continuano a far paura. Come ci ha insegnato il compagno Stalin: “La storia si ripete, quantunque su una base nuova. Come nel passato, nel periodo della caduta del feudalesimo, la parola «giacobino» suscitava l’orrore e l’odio degli aristocratici di tutti i paesi, così attualmente, nel periodo della caduta del capitalismo, la parola «bolscevico» suscita nella borghesia di tutti i paesi odio ed orrore…  …L’odio contro i giacobini non salvò il feudalesimo dal naufragio. Chi può mettere in dubbio che l’odio contro i bolscevichi non salverà il capitalismo dalla sua inevitabile disfatta?”

L’odio, il terrore, la paura, sono gli ingredienti fondamentali degli attacchi che la borghesia riserva all’ottobre, caricando di menzogne le proprie verità. Questa è solo l’ulteriore dimostrazione della paura che il capitalismo dimostra nei confronti di un sistema sociale che ha dimostrato nei fatti di essere nettamente superiore.

Sta a noi comunisti continuare oggi a ribadire le verità storiche, a rileggere la storia in modo differente da quella propinataci dalla borghesia, “a passare il testimone” ai più giovani, a ricreare quella coscienza di classe che ci hanno “rubato” attraverso una “diseducazione” all’analisi e all’illusione di poter divenire tutti classe borghese (che contestualmente viene privata di ogni diritto sociale come il lavoro, lo studio, la sanità, la casa, la pensione).

Sta a noi rileggere la storia, analizzarla, capire gli errori e le debolezze, essendo consapevoli che il capitalismo non è il fine ultimo dell’umanità.

Il capitalismo con la sua ricerca infinita di profitto produce solo povertà e diseguaglianze, disoccupazione e miseria, guerra e distruzione.

Il socialismo ha dimostrato la sua superiorità come sistema economico e sociale, ma è necessario capire che riusciremo ad essere vincenti se riusciamo a sconfiggere, come fece Lenin, il “socialdemocratismo” e il riformismo, che minano le basi della lotta di classe. Dobbiamo essere inflessibili a non avere nessun accordo con la borghesia e con chi si allea con essa, consapevoli del ruolo storico che i comunisti devono avere nella conquista del potere e non nella funzione di controllo del potere borghese. Per questo riteniamo che il parlamentarismo di cui sono affetti molti partiti che si definiscono ancora comunisti sia una strategia perdente e non risponde agli insegnamenti di Lenin. Il socialismo è il futuro dell’umanità, ma si realizza attraverso la conquista del potere con la rivoluzione e non per via parlamentare. In una fase non rivoluzionaria come quella che viviamo oggi è compito dei comunisti mantenere accesa la fiamma della rivoluzione.

di Antonio Felice *

* Segretario Regionale – Abruzzo – del Partito Comunista

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