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” ROMANZO CRIMINALE, STORIA DI UNA VERA BANDA ” – DI FEDERICO TABOURET

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Redazione-  Ci sono alcuni film che hanno il pregio di portare alla luce storie della realtà che il grande pubblico non conosce. Purtroppo però queste storie vengono troppo romanzate, e così si perde la verità storica dei fatti e si tralasciano episodi che sono fondamentali per capire la portata di quella storia. E’ questo il caso di “Romanzo criminale”, che Michele Placido dirige nel 2005 sulla base dell’omonimo romanzo scritto dall’ex magistrato Giancarlo De Cataldo, che partecipa alla sceneggiatura della pellicola.

Il film parla di quella che fu una vera organizzazione criminale operante a Roma tra la seconda metà degli anni ’70 e la fine degli anni ’80, la banda della Magliana. Purtroppo in quasi tre ore (nella versione integrale) la sceneggiatura, pur raccontando molti fatti (spesso con imprecisioni nella loro reale dinamica), ne tralascia altri e concede troppo spazio a narrazioni senza alcun interesse storico. Certamente Placido e De Cataldo hanno avuto il pieno diritto di scrivere la sceneggiatura come ritenevano opportuno e forse hanno tralasciato episodi che nel 2005 ancora non si conoscevano (come il coinvolgimento diretto di alcuni membri della banda nel rapimento della quindicenne Emanuela Orlandi nel 1983) o che non erano all’epoca ritenuti attendibili, ma la storia di quella che fu definita la banda della Magliana ha avuto risvolti anche inquietanti, che hanno coinvolto in qualche modo istituzioni sia politiche che religiose, oltre a membri dei Servizi Segreti e ad altre organizzazioni criminali che hanno insanguinato l’Italia di quegli anni, ed è stata implicata in alcuni degli episodi che rappresentano i cosiddetti misteri d’Italia. La storia della banda della Magliana è la storia di una banda criminale romana che non solo ha dominato Roma attraverso il controllo dei più redditizzi traffici illegali e la connivenza di molti notabili romani, ma che ha avuto anche un ruolo in alcuni degli episodi più tragici della storia italiana e che mi sembra interessante raccontare nella cronaca reale dei fatti avvenuti. La vera storia della banda della Magliana.

I tre protagonisti del film sono Il Freddo, Il Libanese e Il Dandi, che corrispondono a quelli che furono i tre capi indiscussi della banda, Maurizio Abbatino, Franco Giuseppucci ed Enrico De Pedis. Nella pellicola i tre si conoscono fin da ragazzini, ma nella realtà si sono conosciuti diversi anni più tardi. Questa invenzione cinematografica non ci fa vedere come in effetti nacque la banda. Giuseppucci, infatti, era un piccolo delinquente di Trastevere che custodiva armi per altri criminali ed in un’occasione nascose una borsa con armi appartenenti a De Pedis nel suo maggiolino, che venne però rubato da un rapinatore che operava nella zona della Magliana, capeggiata da Abbatino. Giuseppucci andò da quest’ultimo a reclamare le armi, e fu in quell’occasione che Giuseppucci propose agli altri due boss di unire le varie bande sparse per le diverse zone della città (le cosiddette batterie) in una banda unica che potesse dominare i traffici illeciti a Roma.

Il primo crimine commesso dalla banda della Magliana fu il rapimento del duca Grazioli (nel film il barone Rosellini) a scopo di estorsione. Il duca venne ucciso durante la prigionia e il cadavere fu fatto scomparire e non venne mai più ritrovato, ma il riscatto venne incassato comunque, facendo credere alla famiglia che il duca fosse ancora vivo. In questo caso il film mostra che l’omicidio del duca avvenne per mano di Giuseppucci, mentre in realtà l’ostaggio venne ucciso da una piccola banda di Montespaccato, alla quale la banda della Magliana, non essendo ancora in grado di gestire un sequestro di persona, si era rivolta per tenere nascosto il duca, e che lo assassinò solo perchè uno dei carcerieri si fece vedere senza passamontagna. Parte del ricavato di quel crimine venne usato dai componenti della banda come cassa comune per far crescere il potere economico della banda stessa. E fu da quell’episodio che la banda della Magliana cominciò a diventare una vera organizzazione criminale.

Anche l’omicidio di Franco Nicolini (nel film Il Terribile), boss delle scommesse clandestine all’ippodromo di Tor di Valle viene, chissà perchè, romanzato e modificato nel suo reale

svolgimento. Nella pellicola il boss viene ucciso dai tre capi della Magliana in pieno giorno sulla scalinata di Trinità dei Monti come vendetta per una delazione verso uno dei membri della banda. Nella realtà Nicolini venne freddato, dopo l’ultima corsa, da altri due membri della banda di sera nel parcheggio dell’ippodromo. Le cause dell’omicidio, oltre alla volontà di impossessarsi del controllo delle scommesse clandestine a Roma (la banda controllerà poi anche il remunerativo traffico della droga), vanno ricercate anche nella decisione di vendicare uno dei capi della banda, Nicolino Selis (non presente tra i personaggi del film) per uno sgarro ricevuto dal Nicolini quando i due erano insieme in carcere. L’omicidio avvenne con il beneplacito di Raffaele Cutolo, boss della Nuova Camorra Organizzata, che aveva mandato Selis a Roma come suo luogotenente. Anche in questo caso il film è carente e non parla delle connivenze molto forti che vi furono tra banda della Magliana e Nuova Camorra Organizzata, anche se mostra, seppur in maniera poco approfondita, i rapporti che vi furono tra la banda e Cosa Nostra.

Dopo un periodo florido la banda si impossessò di Roma, riuscendo anche ad avere la complicità di giudici e avvocati ricattabili che i membri della banda usavano per poter essere scarcerati facilmente ogni volta che incappavano nelle maglie della giustizia, nonché di medici e consulenti che scrivevano false diagnosi cliniche e perizie psichiatriche per agevolare le loro scarcerazioni.

Nel 1980 Franco Giuseppucci viene ucciso nel cuore di Tratevere in un agguato del clan rivale della famiglia Proietti, detti i pesciaroli perchè erano in attività nella vendita di pesce a Monteverde, e che erano molto vicini a quel Franco Nicolini giustiziato dalla banda nel 1978. Colpito da una pallottola al fianco mentre saliva sulla propria auto Giuseppucci riuscì comunque a metter in moto la macchina e a guidare fino all’ospedale, dove poi morì. Nel film la morte di Giuseppucci viene mostrata invece come un accoltellamento dovuto al mancato pagamento di un debito di gioco. Nel film viene mostrata la vendetta di quelli della Magliana verso gli esecutori di Giuseppucci, ma la guerra tra bande che si scatenò fu provocata, come detto, da cause ben diverse.

Vi sono infine altre tre imprecisioni. Nella pellicola di Placido il fratello di Abbatino viene ucciso quando quest’ultimo si trova ancora a Roma. Inoltre Abbatino nel film decide di consegnarsi alla polizia e poi viene ucciso da un imprecisato killer dopo aver sparato ad un vecchio compagno della banda. In realtà il fratello di Abbatino venne ucciso dopo la fuga del boss dall’Italia (fu proprio il fratello ad aiutarlo nella fuga) da alcuni membri della banda che volevano sapere da lui dove fosse nascosto il loro vecchio compagno per poterlo eliminare (ormai i vari membri della banda erano in aperta guerra tra loro, poiché dopo la morte di Giuseppucci si era aperta una faida dovuta alle diverse visioni interne su come dovessero essere gestiti gli affari dell’organizzazione, anche in merito alle “collaborazioni” con Cosa Nostra). Abbatino, che è ancora vivo, venne arrestato a Caracas dalla Criminalpol che riuscì ad individuarlo grazie ad una telefonata fatta alla madre.

Questa è, nei suoi episodi più salienti, la storia della banda della Magliana nella sua ascesa all’interno della criminalità romana e alla sua caduta dovuta alle guerre intestine avvenute dopo la morte di Giuseppucci. C’è però una storia più inquietante che lega la banda, in maniera più o meno diretta, ad alcuni dei fatti criminali più rilevanti di quegli anni, e che rivela la sua complicità con le altre organizzazioni criminali esistenti e con istituzioni di vario genere. Non è compito di chi scrive intentare processi e lanciare accuse verso alcuno, ma è interessante raccontare quanto è emerso durante i processi dalle dichiarazioni di ex componenti della banda divenuti collaboratori di giustizia.

Il film mostra il rapimento da parte delle Brigate Rosse e poi il ritrovamento del cadavere dell’onorevole Aldo Moro nel 1978. Fu proprio Abbatino a raccontare che la banda, avendo il controllo di Roma, venne inizialmente contattata attraverso l’intermediazione del boss della Nuova Camorra Organizzata Raffaele Cutolo da un politico democristiano (nel film invece è un uomo dei Servizi Segreti) per scoprire dove fosse tenuto in prigionia Moro. Tra l’altro il luogo dove le Brigate

Rosse tennero Moro in quel periodo era proprio nella zona dove abitavano molti membri della banda. Successivamente la richiesta di trovare Moro cadde nel vuoto.

Nella pellicola viene anche mostrato il coinvolgimento della banda della Magliana nella strage della stazione di Bologna del 1980. E’ un coinvolgimento indiretto, in quanto nessun membro dell’organizzazione criminale vi partecipò in prima persona. In “Romanzo criminale” c’è un personaggio chiamato Il Nero che compie la strage. In questo caso vi sono due elementi che non emergono. Il primo è che in uno scantinato del Ministero della Sanità la banda, insieme ad alcuni gruppi terroristici di destra, aveva un vero e proprio arsenale. Nel film se ne fa un rapido accenno, ma ciò non sottolinea l’importanza di questo fatto, che aveva portato tra l’altro i terroristi di destra ad usare alcune di quelle armi per deviare le indagini sulla strage verso una pista straniera. Il secondo elemento che non viene sottolineato è la collaborazione tra la banda e i gruppi eversivi di destra, che era dettato dal mero interesse reciproco. Le due organizzazioni si usavano l’un l’altra per perseguire i propri precipui scopi. Come era avvenuto proprio in occasione della strage di Bologna.

Nella pellicola, inoltre, non si fa accenno al coinvolgimento di alcuni membri della banda nell’omicidio di Mino Pecorelli, il giornalista che venne ucciso nel 1979. Senza entrare nel merito di sospetti coinvolgimenti, questa volta politici (Pecorelli era specializzato nel raccogliere e pubblicare documenti contro uomini politici di vertice), il film avrebbe potuto accennare al fatto che Pecorelli, secondo le dichiarazioni di alcuni pentiti, sarebbe stato ucciso da terroristi di destra su intermediazione di uomini della banda della Magliana dietro diretta richiesta di Cosa Nostra. Non un atto d’accusa, ma un altro tassello che avrebbe fatto emergere in maniera più chiara i rapporti della banda con altre organizzazioni criminali e il suo coinvolgimento in fatti che hanno avuto una rilevanza nazionale.

Infineil film mostra il tentato omicidio del vice Presidente del Banco Ambrosiano Roberto Rosone. Anche qui vi è una grossolana invenzione nello svolgimento dei fatti. Nella pellicola il banchiere viene ucciso dal Nero, che a sua volta viene poi ucciso da una guardia giurata. Nella realtà dei fatti il banchiere si salvò e l’assassino venne effettivamente ucciso dalla guardia. Ciò che non viene spiegato è il perchè dell’attentato (legato al divieto di prestiti senza garanzia da parte del Banco ad un noto faccendiere che venne implicato tra l’altro nell’omicidio di Roberto Calvi) e il fatto che tale tentativo di omicidio venne commesso, su ordine di Cosa Nostra, da Danilo Abbruciati, altro esponente di spicco della banda (l’uomo che aveva tra l’altro i contatti più stretti con l’organizzazione criminale siciliana) e dimenticato dalla sceneggiatura cinematografica.

In definitiva, onore al merito a Michele Placido per aver portato a conoscenza di tutti la storia di una banda che ha avuto un ruolo di primo piano all’interno della criminalità organizzata. Purtroppo però il film, tra inesattezze e dimenticanze, si perde tra troppe storie da fotoromanzo rosa, senza dare il senso di quella che fu veramente la banda della Magliana in tutte le sue sfaccettature criminali. A mio modo di vedere una storia a metà, che dice e non dice, che narra ma senza spingersi troppo in là. Insomma, un’occasione persa per raccontare a fondo un pezzo della storia italiana.

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