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RITRATTO DI ENZO DELLE MONACHE, IDEATORE DELL’ABRUZZO BOOK FESTIVAL-DOTT.SSA ALESSANDRA DELLA QUERCIA

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Redazione-Enzo Delle Monache irradia un’abbagliante positività: il suo sorriso gioioso e il suo sorprendente entusiasmo travolgono e mettono a proprio agio chiunque.

È una forza della natura: laureato in Ingegneria Elettronica, esperto nel settore tecnico/commerciale, dinamico imprenditore, titolare dell’Eni Cafè di Teramo, eclettico scrittore, fondatore dell’associazione culturale “LIBEReMENTI”…e chi più ne ha più ne metta!

Uno spirito intraprendente, amante delle sfide e di tutto ciò che stimola la sua fervida curiosità e che lo fa sentire “vivo”. Un tipo vulcanico e concreto, in grado di ideare progetti di altissimo livello. L’ultimo è stato l’Abruzzo Book Festival, la cui prima edizione s’è svolta il 21 luglio scorso a Castellalto: un gratificante successo di autori e di pubblico; un incantevole simposio, denso di arte e ammaliante pathos.

Enzo ha avuto un lampo di genio eccezionale: in un’epoca dove vogliono farci credere che se non siamo “digitalizzati” non siamo nessuno, ha ridonato il giusto risalto alla cara e antica carta stampata, capendo che è più che mai attuale. Nemmeno la tecnologia più sofisticata potrà mai avere il fascino di un testo reale e tangibile. Cosa c’è di più poetico che inebriarsi dell’odore inconfondibile delle pagine e immergersi in un libro vero e proprio, godendoselo ogni qualvolta lo si vuole, senza il timore che si esaurisca la batteria o che si accusino antipatici fastidi alla vista? Nulla! Non bisogna mai dimenticare che un libro è un’anima che pulsa, il suo valore è eterno, merita un posto privilegiato nella nostra mente e anche nei nostri scaffali.

Enzo ha captato un’enorme verità: la straordinaria funzione dell’Arte nell’alimentare l’uomo di idee e sensazioni sempre nuove, che non rischiano mai di precipitare nell’usuale. Impeccabili presentatori, dodici importanti editori e oltre trenta abili autori si sono avvicendati nel salotto letterario che ha avuto come cornice il belvedere di Castellalto. Un crogiuolo di ospiti d’eccezione che, sotto la regia dell’ottima sociologa Giovanna Frastalli, hanno impreziosito la serata con la loro presenza, permettendo la perfetta riuscita dell’evento.

Il testimonial è stato Umberto Braccili, schietto e incisivo giornalista Rai che ha esposto la sua opera “I mille Abruzzi”, libro pregno di autenticità, una panoramica viscerale della gente che popola la nostra amata terra. Un testo che celebra le persone comuni, che dà voce anche agli invisibili, a coloro che risultano sempre scomodi qualunque cosa essi facciano o dicano, ma che vanno strenuamente avanti, non dando vinta a chi cerca di demolirli e di emarginarli dalla società.

È intervenuto anche Elso Simone Serpentini, filosofo, scrittore, intellettuale, storico e consulente editoriale. Una personalità di spicco della cultura abruzzese, dotato di un’arguzia sopraffina e di una portentosa capacità di sintesi, caratteristiche che ben si sposano con una sensibilità inconsueta. Con la presentazione di “Libri e letture nel 21° Secolo” ha regalato istantanee di elevato spessore.

Non sono mancati momenti di raffinato magnetismo, grazie alla suggestiva performance di Renato Pilogallo, eccelso uomo di scena e di teatro, operatore culturale e ideatore di “Lectus”, rito collettivo di lettura ad alta voce, nato come esperimento sociale per riappropriarsi di se stessi e per fronteggiare le avversità con la sfavillante luce di una nuova consapevolezza.

Anche la pittura l’ha fatta da padrona con un tripudio di quadri traboccanti di puro charme, dipinti da oltre quaranta maestri del bello che, con le loro mani sapienti e la loro vibrante sensibilità, hanno originato perle di inestimabile valore. Un idillio che ha abbracciato tutti i colori dell’arcobaleno, traghettando lo spettatore in un mondo fatato e onirico in cui ogni immagine ha saputo stregarlo al primo sguardo, conquistandolo irresistibilmente.

Durante la manifestazione, un ruolo di rilievo l’hanno avuto i bambini: Enzo ha intuito subito l’importanza di donare un ampio spazio a loro e, nel suo lungimirante slogan “Ragazzi che leggono saranno adulti che pensano”, ha racchiuso il senso della sua lodevole iniziativa: coinvolgerli in un progetto corale di comunicazione e spronarli a maturare, sin da piccoli, un prolifico interesse per tutte le arti. Si sono cimentati assai volentieri nel laboratorio di pittura della sublime pittrice Amalia Di Sante e dell’estroso fumettista Carmine Di Giandomenico, nelle letture animate, nella costruzione di piccoli manufatti e nel divertente torneo di scacchi, grazie alla collaborazione delle numerose associazioni coordinate da Donatella Toletti, brillante blogger di “Mamma dove mi porti?Abruzzo e dintorni”.

Insomma: un debutto coi fiocchi,  che ha dato ragione all’Amministrazione Comunale e all’assessore Valeria Manelli, che hanno percepito fin dal principio la validità di questo ambizioso progetto.

Inarrestabile nella sua creatività, Enzo è anche un bravissimo autore di testi di qualità. I suoi romanzi sono pennellate di vita reale intrise di riflessioni originali. Tra essi ricordiamo: “Quando un fiume muore” (Artemia Edizioni) del 2013; “La pesantezza del vuoto” (Artemia Edizioni) del 2016; “Diletta” e “Elisabeth” (Artemia Nova Editrice) del 2017; “Le ali di Eleonora” (Artemia Nova Editrice) del 2018.

“Quando un fiume muore”: è una metafora della vita umana, segnata dal leitmotiv: “conoscere il passato aiuta a interpretare il presente”. Un dettagliato affresco di un mondo antico, ambientato ai tempi della guerra, che racconta di tradizioni, fragranze e sapori di giorni lontani, che in pochi conoscono e ricordano. Un mondo che non esiste più, ma che è strettamente connesso con la società odierna e che funge da efficace strumento per comprenderla meglio, cogliendone il senso recondito.

“La pesantezza del vuoto”: narra di un avvincente percorso introspettivo che il protagonista compie nella sua risalita da un abisso, nel quale sprofonda all’inizio della vicenda. Si parte da un lacerante dramma interiore che, però, riuscirà a sanarsi grazie all’unica vera medicina: l’amore, in tutte le sue forme e accezioni, inteso come l’antidoto per superare le traversie dell’esistenza. Un toccasana per infondere una rinnovata fiducia allo spirito.

“Diletta”: la cui vicenda si snoda in piena notte, quando una donna irrompe all’improvviso in un bar e chiede da bere. Poi, però, da un semplice bicchiere passa ad una bottiglia e poi ad un’altra ancora e, tra un sorso e una sigaretta, si trattiene lì fino al mattino e finisce per raccontare ad uno sconosciuto la sua difficile storia, costellata di ripetute violenze subite dal marito. L’uomo si innamora perdutamente di lei: gli è sufficiente ascoltarla e vederla commuoversi per fargli percepire l’immensità della sua anima, brutalmente vilipesa e straziata. Enzo riesce a trattare con commovente tatto un tema così delicato, aggiungendo note di carezzevole romanticismo.

“Elisabeth”: è un viaggio nella fantasia e nella memoria che racconta l’incontro tra due persone anziane, un uomo e una donna che si sono amati cinquant’anni prima e che, inaspettatamente, si ritrovano e riescono finalmente a comunicarsi ciò che non erano mai riusciti a dirsi. Quasi come se il destino li stesse aspettando perché fra loro c’era qualcosa di sospeso: un filo sottile ma inossidabile, che li ha sempre tenuti legati. Il fato, alle volte, è dispettoso e ci gode nel rifilare tranelli, ma anche il cielo più tempestoso può tornare terso. E tutto ciò che pareva incomprensibile, di colpo si fa chiaro. Il romanzo è un omaggio agli amori non espressi.

“Le ali di Eleonora”: racconto già premiato, da inedito, al Concorso “Città di Pontremoli”, nasce da due drammi appartenenti alla cronaca, ma ambientati in luoghi immaginari. Si tratta di due femminicidi a cui assiste, inerme, una bambina: l’omicidio della mamma e della nonna. Tematiche, purtroppo, di incredibile attualità. Fortemente traumatizzata dalla tragedia, da adolescente si annienta, sperimentando sulla propria pelle: la violenza di genere, la sindrome da abbandono, l’autolesionismo, la droga, l’anoressia e la bulimia. Anche in questa storia, però, la protagonista è animata dal desiderio di non soccombere, di continuare a lottare.

C:\Users\Alex\Desktop\articolo enzo\foto Enzo 02.png Cinque romanzi, cinque imperdibili opere, improntate a un’ottica costruttiva e ottimistica: tutte sono segnate da pesanti tormenti ma, al contempo, sono accomunate da un’inguaribile voglia di vivere e di ricominciare. Enzo ha uno sguardo che sa andare oltre, uno sguardo scevro da stupidi pregiudizi. È un uomo aperto e genuino che sa parlare chiaro, senza inutili fronzoli o raptus di saccenteria, arrivando immediatamente al cuore della gente. Questa è la sua grandezza e la sua forza. Da qui la voglia di dedicargli un articolo, una sorta di “ritratto” che disegnasse le sfumature più significative del suo essere.

Io sono di Atri, meravigliosa cittadina ricca di storia e di cultura. Nel mio sangue scorre una smisurata passione per l’arte, l’inesauribile fonte che arricchisce la mente umana e la fa volare verso lidi ignoti a chi si accontenta dell’ordinarietà. Pertanto, auguro vivamente ad Enzo che il suo festival si espanda sempre di più e diventi una realtà consolidata e fortunata, che nutra insaziabilmente chi è affamato dell’eccezionalità.

Ad maiora!

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