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IL NOVECENTO E LA CHIESA -PROF.SSA GABRIELLA TORITTO

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Redazione- Agli inizi del Novecento Don Luigi Sturzo ebbe a dire: “La missione del cattolico in ogni attività umana è tutta impregnata di ideali superiori, perché, in tutto, si riflette il Divino. Se questo senso del Divino manca, tutto si deturpa: la politica diviene mezzo per l’arricchimento, l’economia arriva al furto e alla truffa, la scienza si applica ai forni di Dachau, la filosofia al materialismo e al marxismo, l’arte decade al meretricio”.

Le teorie e le ideologie del Novecento furono in antitesi con i principi di verità, di giustizia, e di amore che costituiscono i fondamenti e la forza del Cristianesimo.

Il 15 maggio 1891 fu promulgata l’Enciclica Rerum Novarum da Papa Leone XIII per rispondere alla questione sociale scatenata dalla seconda rivoluzione industriale.

La Rerum Novarum, assieme alla Dottrina Sociale della Chiesa, designò il Magistero che la Chiesa avrebbe esercitato su temi concernenti la società e il mondo del lavoro. I loro fondamenti teorici, le loro “sorgenti” o “fonti” furono le Sacre Scritture, la Parola di Dio rivelata, i Sacri Libri dunque, a partire da Genesi, poi il Vangelo, gli Scritti apostolici, etc…

Nel nostro tempo, in cui vige il neoliberismo più sfrenato, dove il lavoro e la dignità dell’uomo sono calpestati quotidianamente, dove sono ricorrenti gli incidenti sul lavoro, vale la pena soffermarsi sulla Dottrina Sociale della Chiesa, sul suo importante e determinante contributo nel disegno della nostra Repubblica e nella ricostruzione post-bellica della società civile italiana. Riflettendo, comprendiamo quanto sia necessario ed attuale l’attuazione del suo Magistero

Le convinzioni d’intelletto della Dottrina Sociale della Chiesa in merito all’uomo e al lavoro dell’uomo (così come è scritto nella Lettera Enciclica Laborem Exercens di Papa Giovanni Paolo II, emanata nel 1981, al 90° anniversario dell’enciclica Rerum Novarum) acquisiscono il carattere di convinzione di fede, poiché ciò che esse propongono ed insegnano, risiedono nella Parola di Dio rivelata, nelle Sacre Scritture.

La Dottrina Sociale della Chiesa affonda le proprie radici nel fatto che la Chiesa crede del nell’uomo, pensa all’uomo e si rivolge all’uomo non solo alla luce dell’esperienza storica quanto innanzitutto alla luce della Parola rivelata del Dio vivente.

La Chiesa attraverso la Dottrina Sociale ebbe (ed ha tuttora) una mission, un compito sacro da adempiere: riferendosi all’uomo, essa cerca di esprimere quei disegni eterni e quei destini trascendenti che il Dio Vivente, Creatore e Redentore, ha legato all’uomo.

La Dottrina Sociale della Chiesa trova già nelle prime pagine di Genesi, 1° Libro della Bibbia, la fonte della sua convinzione, ossia il lavoro costituisce una fondamentale dimensione dell’esistenza umana sulla terra.

Tali verità fondamentali intorno all’uomo sono già insite nel contesto del mistero della Creazione. Proprio nell’ambito della Creazione in Genesi è scritto: l’uomo è fatto ad immagine di Dio “maschio e femmina li creò, a sua somiglianza, a sua immagine”; siate fecondi e “moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela”.

Certamente “moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela” non si riferiscono direttamente ed esplicitamente al lavoro ma indirettamente già indicano all’uomo il lavoro che dovrà eseguire e le attività che dovrà svolgere nel mondo.

Già in Genesi incontriamo l’uomo nell’adempimento del mandato affidatogli dal Creatore. L’uomo dunque riflette la stessa azione del Creatore dell’universo.

Le parole proferite in Genesi ancora oggi non cessano di essere attuali e la moltiplicazione, il riempimento della terra e il suo soggiogamento costituiscono un processo universale che abbraccia tutti e ciascuno; ogni generazione in ogni fase dello sviluppo economico e culturale della società in cui essa (generazione) è contestualizzata. Si tratta di un processo che si attua in ogni uomo. Tutti e ciascuno sono contemporaneamente abbracciati da quel processo.

Tutti e ciascuno prendono parte al gigantesco processo, mediante il quale l’uomo “soggioga la terra” attraverso il suo lavoro.

Così il lavoro umano diviene la chiave, ovvero la chiave essenziale di tutta la questione sociale, solo se si tende al bene dell’uomo.

La graduale soluzione della questione sociale volge a rendere la vita umana più umana e dunque il lavoro umano acquisisce un’importanza fondamentale, decisiva nella Dottrina Sociale della Chiesa.

La primordiale intenzione di Dio nei confronti dell’uomo non fu ritrattata né cancellata neppure nel momento in cui l’uomo infranse l’originaria alleanza allorquando Dio gli disse: “col sudore del tuo volto mangerai il pane”.

Le parole di Dio “profetizzarono” la fatica, a volte assai pesante, che da quel momento accompagnò Adamo e il lavoro umano.

Nulla è cambiato da quel tempo affinché l’uomo possa realizzare il suo dominio soggiogando la terra. La fatica del lavoro, e nel lavoro, è universalmente riconosciuta. La conoscono tutti gli uomini che lavorano, poiché il lavoro è una vocazione universale. La conoscono gli agricoltori, i minatori, i siderurgici, i muratori, i medici, gli infermieri, gli insegnanti, gli artigiani tutti.

Il lavoro conferisce dignità all’uomo poiché è un bene che esprime la dignità dell’uomo e la accresce.

Nella Lettera Enciclica “Laborem exercens”, rifacendosi agli scritti di San Tommaso, Giovanni Paolo II scrisse che il lavoro è un bene dell’uomo, è un bene della sua umanità, perché attraverso il lavoro l’uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma anche realizza se stesso come uomo e in un certo senso “diventa più uomo”

L’Enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, emanata nel 1891, costituì il fondamento teorico della Dottrina Sociale della Chiesa e rappresentò la risposta della Chiesa alla questione operaia. Le trasformazioni economiche, causate dal capitalismo industriale, ebbero ripercussioni sociali di notevole entità che la Chiesa non poté ignorare. Così sollecitò la nascita di associazioni sindacali operaie nel quadro dei rapporti con i datori di lavoro improntati sulla solidarietà cristiana e affermò la necessità di un ruolo dello Stato nei conflitti fra il Capitale e il Lavoro.

Ai nostri tempi sono andati persi i principi della solidarietà cristiana. Così come è stato smarrito il senso del Divino che dovrebbe permeare ogni attività umana. Don Sturzo affermò che “se questo senso del Divino manca, tutto si deturpa”.

Il lavoro è riconosciuto nell’Art. 1, fondativo della Costituzione della Repubblica Italiana; ha un ruolo importantissimo nel conferimento della dignità all’uomo, ma oggi è completamente disatteso.

Il LAVORO, sia manuale sia intellettuale, NON deve essere inteso come mero strumento del profitto ma VALORE, in quanto frutto, estrinsecazione, ossia traduzione materiale, dello spirito, dell’intelligenza umana, e in quanto tale teso a conferire dignità, titolarità al diritto di partecipare alla gestione e agli utili di impresa.

Secondo la concezione cristiana dell’esistenza, l’uomo, in quanto persona e non numero, deve sentirsi partecipe di una comunità alla cui evoluzione e crescita, deve contribuire (v. Art. 4 della Costituzione) attraverso uno scambio di beni materiali e immateriali.

Ogni uomo è persona unica ed irripetibile e NON è giusto (come oggi purtroppo accade) che venga subdolamente inserito in una massificazione collettiva che impone pensieri e merci.

I principi del Cristianesimo, del Cattolicesimo, ispirarono il progetto della nostra Costituzione (senza escludere le altre Confessioni religiose – v. Art. 8 della Costituzione).

La Costituzione doveva contemplare un ordinamento politico, culturale, religioso che tutelasse, promuovesse la persona umana (v. Art. 3 della Costituzione). Così fu.

Il pensiero di Giuseppe Dossetti indusse molti Padri costituenti ad accogliere la tesi secondo cui la persona umana e le comunità intermedie, come la famiglia, la scuola, il lavoro, la comunità religiosa, hanno diritti che precedono lo Stato stesso e che quei diritti devono essere riconosciuti e non concessi da altri.

Il neoliberismo, il comunismo, il fascismo hanno inteso l’uomo semplicemente come “elemento produttivo”, mentre il pensiero cristiano ha avuto come motore l’intento di formare la persona, l’uomo, e di renderlo non solo abile professionalmente ma elevato moralmente.

Il movimento cattolico in Italia attraversò momenti sofferti durante il fascismo in quanto i suoi iscritti compresero subito la diversità fra la “mistica fascista” e la “concezione cristiana della vita” – come scrisse G. Spataro in una sua opera.

Quando i valori cristiani, su cui è fondata la società occidentale, vengono meno (Jacques Maritain), allora l’Europa entra in crisi e si affermano i totalitarismi (v. fascismo, nazismo, comunismo, maoismo, neoliberismo attuale o scientismo). Oggi ci troviamo ad un bivio. Occorre scegliere e presto!

Negli ultimi tempi si registrano precarietà sul lavoro, la negazione della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, delocalizzazioni di industrie e aziende con conseguente perdita di posti di lavoro, etc…

Si pensi anche al romanzo distopico di Margaret Atwood, candidata al Nobel, “Il racconto dell’ancella”, in cui si prefigura un prossimo futuro con donne votate solo alla procreazione. Aberrante!

Nel Novecento vi furono donne che combatterono nelle formazioni partigiane, nella Resistenza, nella Costituente per costruire la Repubblica italiana. Esse si interposero fra i gruppi femminili provenienti dall’alta borghesia e dall’aristocrazia nobiliare e i gruppi di sinistra, provenienti dalle file socialiste e dalle “agitatrici” laiche.

Alcide De Gasperi, in un suo discorso politico a Roma del 2 febbraio 1948, ebbe a dire: Le donne sono più aperte alle ragioni ideali che agli opportunismi. Infatti molte furono le intellettuali, quasi tutte insegnanti, che contribuirono alla nascita di un movimento femminista cattolico, fondato sull’affermazione della dignità della donna, contro la mentalità imperante della sua inferiorità e della preminenza dell’uomo. Si batterono contro il Capitalismo che sfruttava i lavoratori, carichi di lavori estenuanti e con salari bassi.

A loro si aggiunse l’impegno militante delle operaie cattoliche, delle associazioni femminili DC, dei quadri dei circoli. Combatterono tutti in difesa del lavoro, delle professioni, dell’insegnamento, del servizio sanitario, del lavoro autonomo coniugato al femminile. In quel tempo (e ancora oggi, date le recenti, numerose morti bianche) le donne (come anche gli uomini) subirono in fabbrica lo sfruttamento e la discriminazione a causa del sistema capitalistico contrario ad ogni principio di giustizia, di uguaglianza, di parità tra i generi.

Si pensi che nel mondo del lavoro e nella società civile attuali non ancora sono del tutto implementati i principi di solidarietà e di sussidiarietà (v. il Reddito di Cittadinanza e l’Assegno unico e universale per i figli) contemplati dalla Dottrina Sociale della Chiesa, la quale, in merito alle Istituzioni, sostiene che una “democrazia senza valori (e la Storia lo insegna) facilmente si riduce ad un totalitarismo appena o per nulla mascherato”..

A proposito di Istituzioni, secondo Dottrina Sociale della Chiesa, la comunità politica è essenzialmente a servizio della società civile, delle persone e dei gruppi che quella società civile compongono e giustificano.

Nel regolare le sue relazioni con la società civile la comunità politica è tenuta a rispettare il principio di sussidiarietà.

Nella società civile importante e di grande valore è il lavoro volontario che mostra alle persone una società civile intesa come luogo dove è possibile costruire un’etica pubblica basata sulla solidarietà.

Il lavoro volontario ha grandi potenzialità insite e presta i suoi sforzi per il bene della comunità in generale, in particolare a favore dei più deboli e bisognosi.

F.to Gabriella Toritto

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