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CAMMINARE INSIEME PER ANNUNCIARE IL VANGELO (QUARTA PARTE)

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Redazione- In questa quarta parte del lungo esame dei presupposti  di quello che sarà il percorso sinodale nei prossimi mesi , sia da parte delle Diocesi , dove sono attivati gruppi di lavoro e di studio su singoli temi ,sia in generale per la  parte ecclesiale  ,   inseriti nelle tesi preparatorie del sinodo medesimo, voglio  esaminare appunto  quello che lo stesso documento  dice in  riferimento ai particolari riferimenti teologici fondamentali per una corretta comprensione e pratica della sinodalità.

Dice infatti il documento : “Quello che il Signore ci chiede, in un certo senso, è già tutto contenuto nella parola “Sinodo”», che «è parola antica e veneranda nella Tradizione della Chiesa, il cui significato richiama i contenuti più profondi della Rivelazione»9. È il «Signore Gesù che presenta se stesso come “la via, la verità e la vita” (Gv 14,6)», e «i cristiani, alla sua sequela, sono in origine chiamati “i discepoli della via” (cfr At 9,2; 19,9.23; 22,4; 24,14.22)». La sinodalità in questa prospettiva è ben più che la celebrazione di incontri ecclesiali e assemblee di Vescovi, o una questione di semplice amministrazione interna alla Chiesa; essa «indica lo specifico modus vivendi et operandi della Chiesa Popolo di Dio che manifesta e realizza in concreto il suo essere comunione nel camminare insieme, nel radunarsi in assemblea e nel partecipare attivamente di tutti i suoi membri alla sua missione evangelizzatrice». Si intrecciano così quelli che il titolo del Sinodo propone come assi portanti di una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione. Illustriamo in questo capitolo in maniera sintetica alcuni riferimenti teologici fondamentali su cui si fonda questa prospettiva.”

La sinodalità che si esprime attraverso  il camminare insieme, la partecipazione alla missione evangelizzatrice,e il  radunarsi  in assemblea. Comunione , partecipazione e missione. Infatti è lo stesso Papa Francesco che approfondisce questi tre momenti dicendo : “”Le parole-chiave del Sinodo sono tre: comunione, partecipazione, missione. Comunione e missione sono espressioni teologiche che designano il mistero della Chiesa e di cui è bene fare memoria”. Lo dice  durante il momento di riflessione, nell’aula del Sinodo, in Vaticano, che segna l’inizio del Processo Sinodale ‘Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione’. “Comunione e missione rischiano di restare termini un po’ astratti se non si coltiva una prassi ecclesiale che esprima la concretezza della sinodalità in ogni passo del cammino e dell’operare, promuovendo il reale coinvolgimento di tutti e di ciascuno”. Sul tema della partecipazione “abbiamo fatto dei passi in avanti, ma si fa ancora una certa fatica e siamo costretti a registrare il disagio e la sofferenza di tanti operatori pastorali, degli organismi di partecipazione delle diocesi e delle parrocchie, delle donne che spesso sono ancora ai margini – aggiunge -. Partecipare tutti: è un impegno ecclesiale irrinunciabile!” “Il Sinodo non è un indagine sulle opinioni, non è un parlamento. Il protagonista è lo Spirito Santo, senza quello non c’è Sinodo”. “Vieni, Spirito Santo. Tu che susciti lingue nuove e metti sulle labbra parole di vita, preservaci dal diventare una Chiesa da museo, bella ma muta, con tanto passato e poco avvenire”. “La sfida è fare non un’altra Chiesa, ma una chiesa ‘diversa’”. Una chiesa fatta di “vicinanza, compassione e tenerezza”. “Sia questo Sinodo un tempo abitato dallo Spirito! – dice Papa Francesco -. Perché dello Spirito abbiamo bisogno, del respiro sempre nuovo di Dio, che libera da ogni chiusura, rianima ciò che è morto, scioglie le catene, diffonde la gioia. Lo Spirito Santo è Colui che ci guida dove Dio vuole e non dove ci porterebbero le nostre idee e i nostri gusti personali”.    (1 )

Il documento quindi  esamina  approfonditamente  tutti i riferimenti  teologici legati a queste tre  azioni . Infatti afferma. “ Nel primo millennio, “camminare insieme”, cioè praticare la sinodalità, è stato il modo di procedere abituale della Chiesa compresa come «Popolo radunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo»12. A coloro che dividevano il corpo ecclesiale, i Padri della Chiesa hanno opposto la comunione delle Chiese sparse per il mondo, che S. Agostino descriveva come «concordissima fidei conspiratio»13, cioè l’accordo nella fede di tutti i Battezzati. Si radica qui l’ampio sviluppo di una prassi sinodale a tutti i livelli della vita della Chiesa – locale, provinciale, universale –, che ha trovato nel concilio ecumenico la sua manifestazione più alta. È in questo orizzonte ecclesiale, ispirato al principio della partecipazione di tutti alla vita ecclesiale, che S. Giovanni Crisostomo poteva dire: «Chiesa e Sinodo sono sinonimi»14. Anche nel secondo millennio, quando la Chiesa ha maggiormente sottolineato la funzione gerarchica, non è venuto meno questo modo di procedere: se nel medioevo e in epoca moderna la celebrazione di sinodi diocesani e provinciali è ben attestata accanto a quella dei concili ecumenici, quando si è trattato di definire delle verità dogmatiche i papi hanno voluto consultare i Vescovi per conoscere la fede di tutta la Chiesa, facendo ricorso all’autorità del sensus fidei di tutto il Popolo di Dio, che è «infallibile “in credendo”» (EG, n. 119).

CHIESA E SINODO SONO SINONIMI  .Nel primo millennio, “camminare insieme”, cioè praticare la sinodalità, è stato il modo di procedere abituale della Chiesa compresa come «Popolo radunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».  A  coloro  che  dividevano  il  corpo  ecclesiale,  i  Padri  della  Chiesa  hanno  opposto  la comunione delle Chiese sparse per il mondo, che S. Agostino descriveva come «concordissima fidei conspiratio», cioè l’accordo nella fede di tutti i Battezzati. Si radica qui l’ampio sviluppo di una prassi sinodale a tutti i livelli della vita della Chiesa –locale, provinciale, universale –, che ha trovato nel concilio ecumenico la sua manifestazione più alta.

Anche  nel  secondo  millennio,  quando  la  Chiesa  ha  maggiormente  sottolineato  la  funzione gerarchica, non è venuto meno questo modo di procedere: se nel medioevo e in epoca moderna la celebrazione di sinodi diocesani e provinciali è ben attestata accanto a quella dei concili ecumenici, quando si è trattato di definire delle verità dogmatiche i papi hanno voluto consultare i Vescovi per conoscere la fede di tutta la Chiesa, facendo ricorso all’autorità del sensus fidei di tutto il Popolo di Dio, che è «infallibile “in credendo”» (EG, n. 119).A questo dinamismo della Tradizione si è ancorato il Concilio Vaticano II.

Il Concilio prende il nome dal luogo in cui si tenne – il Vaticano, appunto – ricordando che fu il secondo in ordine di tempo: il primo concilio Vaticano si interruppe infatti nel 1870 con la presa di Porta Pia.  Fu aperto da papa Giovanni XXIII l’11 ottobre 1962 e si chiuse tre anni dopo con un altro papa, Paolo VI, l’8 dicembre 1965. Ha avuto 10 sessioni (solo una, la prima, si tenne sotto il pontificato di Giovanni XXIII), celebrate in quattro periodi diversi.

Il discorso di apertura del Concilio, tuttavia, rese subito chiaro che nella chiesa c’era una forte volontà di guardare alla società reale dopo la guerra, e che si sentiva un bisogno di rinnovamento. Queste le parole di Giovanni XXIII: “Illuminata dalla luce di questo Concilio, la Chiesa si ingrandirà di spirituali ricchezze e, attingendovi forza di nuove energie, guarderà intrepida al futuro. Infatti, con opportuni aggiornamenti, e con la saggia organizzazione di mutua collaborazione, la Chiesa farà sì che gli uomini, le famiglie, i popoli volgano realmente l’animo alle cose celesti”-

Il Concilio raccolse quasi 2500 cardinali, patriarchi e vescovi cattolici da tutto il mondo: gli europei non erano più in maggioranza, così come non lo erano i tradizionalisti. Si calcola infatti che solo il 33% dei presenti avesse posizioni conservatrici, il che spiega probabilmente i grandi cambiamenti che vennero dal Concilio in quegli anni.( 2 )

Davide Maria De Luca scrive a proposito dei risultati del Concilio : “Con il Concilio cambiarono dei tratti fondamentali della liturgia come ad esempio la partecipazione attiva dei fedeli a una messa celebrata nella lingua nazionale e non più in latino e alla lettura e scelta dei testi. Ci furono anche cambiamenti dottrinali, ma soprattutto culturali, nella direzione di un maggiore avvicinamento alla società laica. La valutazione dell’eredità del Concilio, le critiche alle sue conclusioni e i suoi effetti hanno costituito il grande tema sul quale la Chiesa cattolica si è divisa negli ultimi cinquant’anni.   (     )

I documenti conciliari  finali sono dunque quattro costituzioni, nove decreti conciliari ,tre dichiarazioni conciliari . Esaminiamoli brevemente .

”La Costituzione dogmatica della Chiesa “.La Costituzione presenta in seguito i membri del Popolo di Dio: la gerarchia (vescovi, preti e diaconi) e i laici. E il terzo capitolo, sulla gerarchia, che afferma la collegialità dell’episcopato (i vescovi successori degli apostoli, intorno al Papa successore di Pietro, loro Capo, hanno ricevuto da Cristo la responsabilità della Chiesa universale) e decide che gli Episcopati locali possono restaurare il diaconato come Ordine permanente, e conferire questo Ordine a uomini sposati. Il capitolo quarto, sui laici, mostra la loro partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa (culto, annuncio del Vangelo, orientamento verso il Cristo della vita e delle attività di rutta l’umanità). Il quinto capitolo parla della vocazione alla santità da parte di tutti i membri del Popolo di Dio.  Il capitolo sesto, sui Religiosi, spiega la funzione della vita religiosa in rapporto alla vita spirituale di tutto il popolo cristiano. Il settimo capitolo presenta la Chiesa, pellegrinante sulla terra, verso la vita eterna, in comunione con la Chiesa celeste. Il capitolo ottavo espone infine la funzione materna della Vergine Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa. È in sintonia con questo testo che Paolo VI, il 21 novembre 1964, ha dato alla Vergine il titolo di Madre della Chiesa, perché essa, in quanto madre di Cristo, è anche madre di tutto il Popolo di Dio, sia dei fedeli come dei pastori.

“La Costituzione dogmatica sulla Rivelazione “ Come ha detto il Cardinale Florit, arcivescovo di Firenze, questo testo che comincia con le parole «Dei Verbum» (la Parola di Dio), si inserisce «nel cuore del mistero della Chiesa ed è all’epicentro del problema dell’ecumenismo».  Dio ha parlato agli uomini. Il Cristo, Parola (Verbo) di Dio, per cui tutto è stato creato, è la pienezza della Rivelazione. La Costituzione mostra come nella Sacra Scrittura si trovi la Parola di Dio fissata per iscritto sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, mentre la Parola di Dio, confidata da Cristo agli Apostoli, .è trasmessa integralmente dalla Tradizione ai successori degli apostoli. La Gerarchia ha il compito d’interpretare autenticamente la Parola di Dio. La Costituzione sottolinea il ruolo fondamentale che deve avere la Sacra Scrittura in tutta la vita della Chiesa.

“La Costituzione sulla Sacra Liturgia” .Questo testo lo si conosce dai suoi effetti, dato che la riforma della liturgia latina è in via di realizzazione in tutti i paesi del mondo. La Costituzione si è limitata a fissare le linee direttive della riforma, la cui esecuzione è stata affidata in larga misura alle Conferenze episcopali (si tratta della prima attribuzione di una competenza giuridica data alle Conferenze Episcopali da parte del Concilio). Il primo capitolo di questa Costituzione (accettata nella sua sostanza già dalla prima Sessione, il 7 dicembre 1962, con 1922 placet, 11 non placet e 180 placet juxta modum) fissa i principii generali della riforma e presenta un carattere dottrinale. Fa vedere come la liturgia è «il vertice verso cui tende l’azione della Chiesa, e nel medesimo tempo la sorgente da cui scaturisce la sua forza». Il capitolo fissa dottrinalmente la partecipazione attiva dei laici, mentre sviluppa chiara la nozione di Popolo di Dio, in mezzo al quale la Gerarchia ha una funzione di servizio come ha precisato in seguito la Costituzione dogmatica sulla Chiesa.

“La Costituzione sulla Chiesa nel mondo del nostro tempo” Questa Costituzione, di cui è stata fatta la promulgazione oggi 1 dicembre, si compone di una prima parte sulla vocazione dell’uomo, e di una seconda su alcuni problemi più urgenti.  Un’introduzione descrive dapprima la condizione del mondo attuale, con le sue trasformazioni profonde, le sue speranze e le sue angosce. La Chiesa vuole captare tutto quanto è segno della presenza e della volontà di Dio negli avvenimenti, nelle esigenze e aspirazioni degli uomini. Essa vuole giudicare alla luce della fede i valori ai quali gli uomini di oggi credono; questi valori essa li vuole riallacciare alla loro sorgente, che è Dio, ciò che comporta il raddrizzamento delle deviazioni causate dal peccato.

Nove decreti conciliari . I doveri pastorali dei Vescovi , l ministero e la vita sacerdotali, La formazione sacerdotale che “traccia il quadro generale di un rinnovamento della formazione data nei seminari, in armonia con lo sforzo di aggiornamento di tutta la Chiesa; i seminaristi devono essere preparati in modo da essere capaci di assumere le pesanti responsabilità in un tempo di rinnovamento come il nostro.”Il rinnovamento della vita religiosa, L’apostolato dei laici ,L’arttività missionaria della chiesa ,Le chiese orientali cattoliche, L’ecumenismo ,I mezzo di comunicazione sociale.

In particolare  L’attività missionaria della Chiesa sottolinea e approfondisce il carattere essenzialmente missionario della Chiesa. La missione risponde alla volontà espressa da Dio per la salvezza di tutti gli uomini. Il Decreto studia l’opera missionaria che conduce alla formazione di nuove chiese, precisa in che consiste la vocazione dei missionari e quale debba essere la loro formazione, e traccia le grandi linee di una riorganizzazione di tutta la Chiesa a questa attività.

Infine tre dichiarazioni conciliari. L’educazio0ne cristiana,I rapporti della chiesa con le religioni non cristiane ,La libertà religiosa . (4)

Il documento preparatorio del Sinodo  ricorda come  il suggello di questo dinamismo è stato il Concilio  Vaticano II  infatti dice  : “ A questo dinamismo della Tradizione si è ancorato il Concilio Vaticano II. Esso mette in rilievo che «è piaciuto a Dio di santificare e salvare gli uomini non separatamente e senza alcun legame tra di loro, ma ha voluto costituirli in un popolo che lo riconoscesse nella verità e lo servisse nella santità» (LG, n. 9). I membri del Popolo di Dio sono accomunati dal Battesimo e «se anche per volontà di Cristo alcuni sono costituiti dottori, dispensatori dei misteri e pastori a vantaggio degli altri, fra tutti però vige vera uguaglianza quanto alla dignità e all’azione nell’edificare il corpo di Cristo, che è comune a tutti i Fedeli» (LG, n. 32). Perciò tutti i Battezzati, partecipi della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo, «nell’esercizio della multiforme e ordinata ricchezza dei loro carismi, delle loro vocazioni, dei loro ministeri»15 sono soggetti attivi di evangelizzazione, sia singolarmente sia come totalità del Popolo di Dio.

 Il Concilio ha sottolineato come, in virtù dell’unzione dello Spirito Santo ricevuta nel Battesimo, la totalità dei Fedeli «non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua proprietà peculiare mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il Popolo, quando “dai Vescovi fino agli ultimi Fedeli laici”, esprime l’universale suo consenso in materia di fede e di morale» (LG, n. 12). È lo Spirito che guida i credenti «a tutta la verità» (Gv 16,13). Per la sua opera, «la Tradizione che viene dagli Apostoli progredisce nella Chiesa», perché tutto il Popolo santo di Dio cresce nella comprensione e nell’esperienza «tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo studio dei credenti che le meditano in cuor loro (cfr. Lc 2,19 e 51), sia con la intelligenza data da una più profonda esperienza delle cose spirituali, sia per la predicazione di  coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità» (DV, n. 8). Infatti questo Popolo, radunato dai suoi Pastori, aderisce al sacro deposito della Parola di Dio affidato alla Chiesa, persevera costantemente nell’insegnamento degli Apostoli, nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nella preghiera, «in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si stabilisca tra Pastori e Fedeli una singolare concordanza di spirito» (DV, n. 10).

Dunque . Il senso del cammino a cui tutti siamo chiamati è anzitutto quello di scoprire il volto e la forma di una Chiesa sinodale, in cui «ciascuno ha qualcosa da imparare. Popolo fedele, Collegio episcopale, Vescovo di Roma: l’uno in ascolto degli altri; e tutti in ascolto dello Spirito Santo, lo “Spirito della verità” (Gv 14,17), per conoscere ciò che Egli “dice alle Chiese” (Ap 2,7)». Il Vescovo di Roma, quale principio e fondamento di unità della Chiesa, richiede a tutti i Vescovi e a tutte le Chiese particolari, nelle quali e a partire dalle quali esiste l’una e unica Chiesa cattolica (cfr. LG, n. 23), di entrare con fiducia e coraggio nel cammino della sinodalità. In questo “camminare insieme”, chiediamo allo Spirito di farci scoprire come la comunione, che compone nell’unità la varietà dei doni, dei carismi, dei ministeri, sia per la missione: una Chiesa sinodale è una Chiesa “in uscita”, una Chiesa missionaria, «con le porte aperte» (EG, n. 46). Ciò include la chiamata ad approfondire le relazioni con le altre Chiese e comunità cristiane, con cui siamo uniti dall’unico Battesimo. La prospettiva del “camminare insieme”, poi, è ancora più ampia, e abbraccia l’intera umanità, di cui condividiamo «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce» (GS, n. 1). Una Chiesa sinodale è un segno profetico soprattutto per una comunità delle nazioni incapace di proporre un progetto condiviso, attraverso il quale perseguire il bene di tutti: praticare la sinodalità è oggi per la Chiesa il modo più evidente per essere «sacramento universale di salvezza» (LG, n. 48), «segno e strumento dell’intima unione

con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (LG, n. 1).

( 1  ) http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Papa-Francesco-Sinodo-comunione-partecipazione-missione-no-a-Chiesa-da-museo-77f5066a-af07-4bad-aa3d-bce54b31eaf8.html

( 2  ) https://www.studenti.it/concilio-vaticano-ii-riassunto-storia.html

(3 ) https://www.ilpost.it/2012/10/11/concilio-vaticano-ii/

(4  ) https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1965/documents/hf_p-vi_spe_19651208_costituzioni-conciliari.html

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