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IL MINUTO DI ODIO, PROVARE VERGOGNA | DI CHE COSA VERGOGNARSI ?

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Redazione- Scrive  Umberto Galimberti : “ La vergogna è un sentimento fondamentale. Vergogna viene da vere orgognam: temo l’esposizione. Oggi l’esposizione non la si teme più. E allora cosa succede: se io mi comporto in una modalità trasgressiva, bè che male c’è. Vado incontro ai desideri nascosti di ciascuno di noi e li espongo, quanto son bravo. E allora a questo punto non sono più visibili con chiarezza i codici del bene e del male. C’era Kant che diceva che il bene e il male ognuno le sente naturalmente da sé, usava la parola sentimento.
Oggi non è più vero. Semplicemente se uno ha il coraggio anche di mostrarsi vizioso, se ha il coraggio anche di mostrarsi trasgressivo è un uomo di valore, almeno lui ha il coraggio, ha interpretato i sentimenti nascosti di ciascuno di noi. Questo ormai significa, non dico il collasso della morale collettiva, ma persino di quella individuale, quella interna, quella psichica. Quindi la fine dei tempi.” (1)

Provare vergogna, temere l’esposizione  è una esortazione . Diventa oggi una esortazione  ed un elogio alla vergogna. Perché  leggendo le cronache degli ultimi avvenimenti , alcuni dei quali prenderò ad esempio nel corso di questa riflessione mi sono domandato  per che cosa si deve e si può provare vergogna. E naturalmente lo dico fin da subito: il lettore potrà essere delle mie stesse opinioni, ovvero potrà provare vergogna  per le stesse cose che io elenco e discuto  ma anche  potrà dire che per lui non sono quelle le cose per cui vergognarsi e che ce ne sono ben altre  a suo parere.  Per me va bene perché il tema è per che cosa ,io e il lettore, proviamo vergogna all’interno  di quello che è  la “ fine dei tempi”, si , perché  continuando di questo passo  dobbiamo dar ragione a  George Orwell che nel suo “1984” a pag 45 ( Edizione Giunti Barbera ) scrive :”La cosa  orribile dei Due  Minuti di Odio non era che si era costretti a recitare, ma che era impossibile evitare di farsene coinvolgere”. Evitare di farsene coinvolgere  è proprio  un modo da fine  dei tempi, da apocalisse, quando  si misura la “partecipazione” solo con “l’odio”.  Orwell in queste pagine  descrive appunto una campagna di odio  e le modalità di coinvolgimento delle persone  raccontando  come il protagonista  ad un certo punto della giornata,le undici in punto,  assista nell’ufficio dove lavora ad una fantomatica campagna di odio nei confronti del cosiddetto nemico del popolo  che dagli schermi  televisivi , distribuiti ovunque, viene dileggiato .  Questa  specie di farsa dura appena due minuti  ma sono i “due minuti di odio “ che il regime ha stabilito di alimentare  per coinvolgere il popolo contro quello che  viene appunto definito ilo suo nemico , il “Nemico del Popolo “ . Assomiglia ad una specie di macchina del fango  e  ricorda  nelle descrizione che Orwell ne fa da pag. 42 a pag.47 con un crescendo veramente travolgente  alla lettura campagne  di propaganda e di  coinvolgimento tristemente note  perché già viste nel passato .  Un odio che diventa “… estasi orrenda  fatta di paura e brama di vendetta – un desiderio di uccidere ,torturare, spaccare teste a picconate- attraversava i presenti  come una corrente elettrica ,trasformandoli persino contro la loro volontà in invasati con i volti deformati dalle grida”.

Mirabile potenza della letteratura che riesce a  donare, alle parole che usa,la profondità e il senso di migliaia di pagine di inchieste sociologiche, approfondimenti psicologici, rilevazioni statistiche,appunto,  in una sintesi possente .Le frasi  di Orwell che ho trascritto  sono  solo un esempio, calzante quanto si voglia per  il tema di questa riflessione , ma solo uno dei tanti esempi che si possono leggere nelle pagine di narratori anche contemporanei che anticipano alcune  volte e  altre volte  documentano e notificano. Un esempio,che a volte si trova anche nelle pagine dell’informazione a stampa e sui social ,  di una rabbia che “era emozione astratta,priva di direzione , che si poteva  spostare da un oggetto all’altro come una fiamma ossidrica. E quindi a tratti l’odio di Winston (Smith il protagonista del romanzo )  si rivolgeva  non  contro Goldstein  ( il cosiddetto Nemico del Popolo) ma contro  Big Brother ,il Partito e il  thimkpol,e in quel momento il suo cuore era vicino all’eretico  sullo schermo, solo e deriso da tutti, unico custode della verità e della lucidità in un mondo di menzogne “(pa.46).

Una tecnica dunque di coinvolgimento che  sembra simile a quello che accade oggi per esempio su alcuni  social quando viene presa di mira una persona o una idea . Una brutale tecnica che individua  nemici e poi li sostituisce e li elenca. Forse un algoritmo il che sarebbe ancora cosa peggiore , E non è uno scherzo  resistere ad una ondata di odio , “di fango” come anche si dice  quando  si è  oggetto  di queste campagne .

Per esempio Novella Toloni  su Il Giornale.it  del 23 dicembre 2019 ci racconta come “L’attrice Ambra  Angiolini,  apparsa su Instagram per dialogare con i suoi follower sul suo impegno teatrale, sia stata presa a  male parole da qualcuno che non ha gradito  il tema,” fino a sfiorare non solo l’insulto ma il linciaggio .(….) Ambra Angiolini è un personaggio molto seguito sui social network, capace di dividere il web tra sostenitori e odiatori. L’attrice, infatti, è spesso al centro di critiche social per i suoi post o per le sue dichiarazioni. L’ultima polemica in ordine di tempo si è innescata in seguito a una sua diretta Instagram, dove i toni si sono presto surriscaldati.”. In aggiunta  alla stessa Angiolini è stato consegnato un “Tapiro d’oro” della popolare Striscia la notizia, rinfocolando  le polemiche, gi attacchi e le difese d’ufficio.

Ma non è il solo caso quello della Angiolini .In Italia c’è il caso di Fedez  e di altri personaggi pubblici e dello spettacolo che spesso vengono coinvolti in aspre polemiche un po’ “ sopra le righe”  .Mentre  in America ancora per esempio scoppia  : “Una protesta, legata alla campagna #StopHateForProfit, lanciata da 9 organizzazioni di diritti civili, tra cui Anti-Defamation League e Color of Change, nata dopo che il social ha rifiutato di chiudere la pagina di un gruppo di militanti che incitava a scendere per le strade di Kenosha, Wisconsin, dove erano scoppiate le proteste a seguito del ferimento dell’afroamericano Jacob Blake da parte della polizia. Da Kim Kardashian a Leonardo DiCaprio, da Sacha Baron Cohen a Katy Perry, Demi Lovato, Naomi Campbell, Mark Ruffalo, quattordici star hanno bloccato, per un giorno, i loro account Facebook e Instagram, per contestare contro la diffusione di messaggi d’odio e fake news sui due social.”(….)” o stop di 24 ore ha congelato introiti milionari per i post non pubblicati, ma dal giorno dopo sono ripresi. La campagna, però, potrebbe essere solo l’inizio di una battaglia più lunga. Le star sperano che la protesta si allarghi ad altre celebrità e coinvolga gli stessi dipendenti di Facebook, trasformando questa protesta in un fenomeno globale.”   ( 2)

C’è un sito, quello delle Piattaforme delle resistenze contemporanee .it  che afferma : “La forza comunicativa dei nuovi media permette a molti singoli di sfogare sulle piattaforme virtuali manifestazioni d’odio o scoppi d’ira isolati che “ingrossano” le fila dell’hate speech. Accanto ad essi, e sfruttando questi sentimenti sociali, su internet e sui social network, si è assistito alla nascita dei cosiddetti “professionisti dell’odio”, che promuovono in maniera scientifica notizie e materiali propagandistici, anche palesemente falsi, su cui si innestano interessi politici ed economici.Usare parole di odio e alimentare il razzismo nei confronti di minoranze – tanto meglio se si tratta di gruppi che non hanno alcuna influenza sull’opinione pubblica – è diventata un’attività molto diffusa anche nella nostra Regione, tanto da assumere una rilevanza pubblica e determinare conseguenze sociali.
Il lungo ciclo di crisi economica e finanziaria ha ampliato progressivamente le disuguaglianze anche nel nostro territorio e aumentato le fasce di povertà tra la popolazione generando in essa scontento, intolleranza e tensioni che si riversano anche nella ricerca di capri espiatori.
A questo si sommano fenomeni globali come le migrazioni, che alimentano lo scontento e forniscono bersagli che aumentano pulsioni nazionalistiche o localistiche di chiusura e rifiuto, soprattutto nei territori di confine come il nostro.” (3)

Per cui “Per interrompere questa spirale d’odio – che sempre più pervade la quotidianità dei nostri giovani e non solo – e reagire all’instabilità e all’insicurezza create da luoghi comuni che si sono imposti nell’immaginario collettivo, è importante prima di tutto conoscere e capire i meccanismi che portano alla costruzione e alla diffusione dei discorsi d’odio attraverso percorsi di approfondimento con esperti e professionisti della comunicazione.
Il progetto “Discorso d’odio e social media  vuole proprio fare questo. “

Dunque un coinvolgimento che non si può evitare e che per metafora io ritengo lo stesso che oggi aleggia nei social  come ho  cercato di dimostrare con gli esempi precedenti e le considerazioni prese a prestito da alcune fonti citate. Ma si può veramente non evitare?

Proprio  per queste considerazioni   prendo ancora in prestito da Galimberti alcune frasi per dire che in questo scenario che ho descritto  accade  che “ …Non sappiamo più cosa accade dentro di noi, e le nostre azioni si compiono senza di noi. Poi ci accrediteranno questa tesi con tutte quelle parole vane che stanno al posto di due sole parole: isolamento della famiglia e assoluta latitanza del sociale. E, in effetti, se i valori che oggi circolano non sono più solidarietà, relazione, comunicazione, aiuto reciproco, ma business, immagine, tranquillità, tutela della privacy, c’è da chiedersi perché questi terribili fatti non devono accadere. […]

Se l’uomo è un animale sociale, quando gli si toglie la società, quella vera, sostituita con quella televisiva e poi con quella virtuale, perché un animale del genere non può impazzire? Non è invece la cosa più probabile? In queste condizioni, è molto facile “passare all’atto”, come dicono gli psicoanalisti, cioè “sopprimere” il problema. Un male comune, dunque, che talvolta può arrivare all’eccesso. Ma proprio perché è comune, proprio perché coinvolge tutti noi, non evitiamo di guardarlo e di rifugiarci nella comoda diagnosi di “raptus” o “depressione”, da cui naturalmente ci sentiamo immuni. (4)

Le cronache raccontano che ad Ercolano  “Due amici, di 26 e 27 anni, sono stati uccisi l’altra notte mentre erano fermi in auto lungo una strada che conduce verso il Vesuvio. A sparare contro di loro diversi colpi di pistola il proprietario di una delle villette che si trovano a pochi metri da dove le due vittime avevano fermato la loro Panda. Finora questa è l’unica certezza della tragedia avvenuta intorno all’una e trenta di ieri a Ercolano. Perché il camionista cinquantacinquenne Vincenzo Palumbo abbia preso la mira e fatto fuoco dal terrazzo di casa, puntando l’arma contro Tullio Pagliaro e Giuseppe Fusella e colpendo entrambi alla testa, rimane invece ancora incomprensibile. C’è la versione fornita dall’omicida, ma è talmente irrazionale che gli stessi investigatori non si accontentano della confessione e, pur avendo disposto il fermo dell’uomo, con l’accusa di omicidio volontario, continuano a indagare alla ricerca di elementi che consentano di ricostruire nei dettagli ogni fase della tragedia.”    (5)

Il Riformista del 30 ottobre 2021  a firma di  Carmine Di Niro dice : “ Un racconto contraddetto, almeno per ora, dalle indagini delegate dalla Procura di Napoli ai carabinieri della Compagnia di Torre del Greco. È per questo che, al termine di un interrogatorio durato quasi 24 ore, è stato disposto il fermo nei confronti di Vincenzo Palumbo, il 53enne autotrasportatore di Ercolano accusato del duplice omicidio di Giuseppe Fusella e Tullio Pagliaro, di 26 e 27 anni, avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì. In una nota diffusa dal procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli l’accusa nei confronti del camionista è pesante: le indagini avrebbero infatti appurato “una condotta intenzionalmente e senza giustificazione” rivolta a provocare la morte dei due giovani. Dalle indagini svolte dai carabinieri è emerso quindi che Palumbo ha esploso 11 colpi di pistola all’indirizzo di Giuseppe e Tullio, tramite una pistola Beretta calibro 40 regolarmente detenuta. Colpi indirizzati verso la Fiat Panda dei due ragazzi che andavano allontanandosi dalla villetta dell’autotrasportatore, come rilevato dalle immagini acquisite dai sistemi di videosorveglianza.”

Il Fatto quotidiano del 31 ottobre 2021 scrive : “Una coreografia macabra, che richiama direttamente i deportati nei lager nazisti, quella scelta dai No green pass di Novara per manifestare la loro contrarietà al passaporto vaccinale. Sabato 30 ottobre hanno sfilato infatti per le vie della città piemontese con delle pettorine a strisce verticali, con tanto di numero d’identificazione, sorreggendo cartelli e cantando slogan della protesta che vanno da “Stop dittatura” a “La gente come noi non molla mai”. L’iniziativa ha suscitato lo sdegno della comunità ebraica, che ha sottolineato l’inopportunità dell’accostamento tra le vicende contro cui protestano i manifestanti e il dramma della Shoah: “Davanti a farneticazioni come quelle di Novara – dice Noemi Di Segni, presidenti dell’Unione delle comunità ebraiche italiane – non è possibile invocare la libertà d’espressione garantita dalla Costituzione. Paragoni impossibili come quello cui abbiamo assistito costituiscono un assoluto abuso e un’offesa alla Memoria, che non è solo Memoria ebraica ma patrimonio comune di una società e civiltà. Come spesso denunciato in questi mesi e anni, un presidio valoriale sempre più a rischio e il cui persistente oltraggio a rischio mette anche il nostro futuro”. Un commento lapidario è arrivato anche dall’Anpi nazionale che su twitter posta una foto, corredata da poche parole: “La vergogna dell’ignoranza””

Rispetto le ragioni della protesta ma tirare in ballo in un momento come questo lo sterminio del popolo ebreo  nei campi di sterminio  non era necessario . Certamente non è una protesta diffusa , le cronache dicono che si tratta di 150 persone .Insomma pochissime persone tra le quali l’’organizzatrice , l’infermiera Giusy Pace che è stata immediatamente  sospesa dal segretario generale di Fsi-Usae Adamo Bonazzi per aver “mistificato la tragedia di Auschwitz”. Sospesa come associata, le sono state revocate tutte le cariche all’interno del sindacato. Sua l’idea di sfilare con pettorina a strisce e filo spinato. Una metafora orribile che ha indignato il mondo Ebraico  . Persino alcuni no-pass hanno preso le distanze da questa vergogna. Manifestare per un divieto discutibile è legittimo e sacrosanto ma NON così vigliaccamente alle spalle di un popolo che ha subìto il più grande sterminio di massa della storia.

Dunque il coinvolgimento oscilla tra la mancanza di ritegno e quindi di una salutare vergogna e la irresponsabilità che produce comportanti dei quali alla fine i protagonisti non riescono a dare una spiegazione plausibile.

Analizzando meglio questi gesti dobbiamo richiamare proprio l’ignoranza  ,la voluta ignoranza e la voglia di  rompere con i  veri valori . Come ricordavamo dice Galimberti che : “i valori che oggi circolano non sono più solidarietà, relazione, comunicazione, aiuto reciproco, ma business, immagine, tranquillità, tutela della privacy, c’è da chiedersi perché questi terribili fatti non devono accadere.”  Si mettono in atto questi comportamenti  che mistificano e chiedono soltanto attenzione virtuale. Fino a situazioni abnormi come paragonare la regola del green pass ad una imposizione e coartazione della libertà simile a quella dei prigionieri nei lager nazisti.

Hanno dimenticato  che i prigionieri al primo tentativo di protesta venivano fucilati con un colpo dritto alla nuca. Non sanno che i più fortunati dei sopravvissuti hanno mangiato per anni solo minestrine vermi e ratti. Non sanno che erano stati privati di tutto : le loro case, tutti i beni materiali e ridotti a scheletri umani per freddo, malattie e fame.

Nel 13% di chi non si è ancora vaccinato, c’è chi ha paura, non sono tutti novax. Il modo migliore per convincerli non è insultarli, ma  appunto aiutarli a capire.  Quello che accade sulle piazze come a Novara nega però questa possibilità.

Marco Bentivogli già il 31 luglio 2021  scriveva : “Vi sono tre buoni motivi e una considerazione finale per obbligo vaccinale e Green Pass: il primo, secondo la sentenza della nostra Corte Costituzionale n.5 del 2018 in cui giudicò inammissibile il ricorso della regione Veneto che aveva impugnato il decreto Lorenzin proprio sull’obbligo vaccinale per gli under 16 anni: “Occorre anzitutto osservare che la giurisprudenza di questa Corte in materia di vaccinazioni è salda nell’affermare che l’art. 32 Cost. postula il necessario contemperamento del diritto alla salute del singolo (anche nel suo contenuto di libertà di cura) con il coesistente e reciproco diritto degli altri e con l’interesse della collettività (da ultimo sentenza n. 268 del 2017). In particolare, questa Corte ha precisato che la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 Cost.: se il trattamento è diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri. Non solo, anche l’art.2 della Costituzione ci rammenta i diritti inviolabili dell’uomo ma anche i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Gli obblighi di alcuni trattamenti sanitari, pertanto, non solo sono previsti dalla Costituzione, ma sono i doveri nei confronti degli altri, che limitano le pretese assolute dei singoli e che sono a fondamento della nostra convivenza civile. Secondo motivo: l’Inail e poi la legge hanno sempre riconosciuto l’infezione da Covid 19 e tutte le malattie infettive come un infortunio contratte in occasione di lavoro, dal momento che la causa virulenta è equiparata alla causa violenta (propria dell’infortunio) anche nell’ipotesi in cui gli effetti si manifestino dopo un certo lasso di tempo. Determinazione assai complicata. Ma tant’è. Terzo, tutte le pandemie, incluso il colera nel 1973, sono state affrontate con l’obbligatorietà dei vaccini e con campagne a tappeto. Solo a Napoli in una settimana furono vaccinati 1 milione di cittadini/e per un’epidemia che fece 24 morti.”   (6 )

Ovvero voglio dire usando gli argomenti di Bentivoglio : la Costituzione è il  fondamento del nostro vivere assieme e fino a quando è in vigore  questa costituzione repubblicana a  sostenere  certi argomenti  c’è appunto solo da vergognarsi, Cosa che però non si fa .

Scrive l’ARCI a proposito di una sua pubblicazione già di qualche anno fa  “Discorsi d’odio e Social Media “  : “I predicatori d’odio sono tra le figure pubbliche di maggiore successo degli ultimi anni. Usare parole di odio, alimentare il razzismo nei confronti di minoranze, tanto meglio se si tratta di gruppi che non prendono mai la parola e che non hanno alcuna influenza sull’opinione pubblica, è diventata un’attività molto “remunerativa”, sia in termini di consenso elettorale, sia per la carriera politica di singole persone.Di fronte alla pervasività dei discorsi d’odio e alla loro relativa influenza nei mezzi di comunicazione oggi più dinamici e invasivi – la rete internet e, ancora di più, i social network – le organizzazioni sociali, gli attori della società civile, i soggetti che analizzano i fenomeni culturali e sociali e provano ad agire per modificarli hanno la responsabilità di mettere in campo un’azione adeguata alla sfida che abbiamo davanti, dopo un esame attento e accurato di quel che sta succedendo.Per ridurre e fermare la pervasività e la popolarità dei discorsi d’odio è necessario costruire le condizioni per la definizione di un tabù socialmente condiviso e popolare.Un muro che obblighi chiunque faccia ricorso alle parole d’odio a sentirsi “fuori gioco”, non accettato, isolato. Un processo culturale che richiede un impegno straordinario e tempi non brevi. Iniziare subito è una priorità se non si vuole arrendersi al dilagare del razzismo.(7)

Un minuto di odio dunque . Determinato da  incapacità di restituire senso  nella scala dei valori alla tolleranza ,alla capacità di relazione con l’altro,al riconoscimento della responsabilità. Una capacità di relazione in cui fondamentalmente l’ascolto e la condivisione ragionata assumono, essi stessi ,un valore

 che  ha bisogno di essere recuperato e raffermato.

( 1)Umberto  Galimberti , Le Storie (a cura di Corrado Augias, Maggio 2008).

( 2) https://www.iodonna.it/personaggi/star-internazionali/2020/09/17/star-contro-odio-facebook-instagram-stop-al-loro-account-social/

( 3) https://piattaformaresistenze.it/2017/it/discorsi-d-odio-e-social-media.html

(4)Umberto  Galimberti , I miti del nostro tempo (Milano, Feltrinelli 2009).

( 5) https://www.corriere.it/cronache/21_ottobre_29/camionista-spara-uccide-due-giovani-pensavo-che-fossero-ladri-ad979c1c-38e5-11ec-8ce2-c94918111ac8.shtml 

( 6) https://www.repubblica.it/commenti/2021/07/23/news/i_cattivi_maestri_no_vax-311459183/

 (7) https://www.arci.it/documento/discorsi-dodio-e-social-media/

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