NOTE PSICOANALITICHE SU”LA PAROLA AMORE ESISTE”-DOTT.SSA MARIA RITA FERRI PER “PENSARE IN PSICOANALISI”
La parola Amore esiste: Poetica del trattenere
Angela è un ‘fruscio dell’essere’, con E. Lévinas
Costeggia la realtà seguendo una sua mitologia intima e, poiché lei ama, sarà la realtà, dunque, a far posto alla sua domanda.
Redazione-La sintassi del film si presenta come un insieme di scene slegate, ha un aspetto morselé, con Lacan. Ciò indica che quel che lei desidera è il nesso, il ponte di senso che colleghi gli eventi e ripari una lacerazione a lei interna. Non perché il nesso in lei sia andato perduto, ma perchè non è giunto davvero a formarsi, ed è per questo che cercherà nessi astrali…, o amerà l’indistinzione di Jung più di Freud (“…Sapere che c’è qualcuno che può mettere insieme tutto: i vivi, i morti, i sogni…”sussurra parlando di Jung all’incauto psicoterapeuta)Può dunque prendere la vita solo a piccoli sorsi, poiché, non percependone la continuità, ne teme lo slancio.
Sin dalle prime immagini il timido incedere di Angela indica, infatti, che nella sua mente la strada non è davvero sua e, come vedremo, così anche la sua vita: le attraversa entrambe con cautela, ma senza che mai le appartengano.Sfiora con i passi il suolo, ma non c’è mai un assalto, un affondare deciso, la sua è una piccola danza che evita ogni segno di prossimità del suolo, in un mondo denso d’insidie. Così con la vita: vi passa ma non se ne appropria.
La parte scura del selciato, inoltre, nelle strisce pedonali rappresenta, nel suo inconscio, il vuoto impensabile di un appuntamento mancato.“…quando ero piccola ero a casa che aspettavo un’amica e ho detto a mia nonna : ‘sicuramente verrà a giocare con me’ Ero sicura che sarebbe arrivata, e invece non è…non è venuta…forse perché avevo usato quella parola troppo presuntuosa…(sicuramente).
Tradusse così in colpa propria il dolore di un’assenza di un Altro. E da allora, ogni assenza emotiva divenne, per lei, una sua colpa ed anche il ripetersi e il confermare una prima assenza, o primo sguardo significante che si sottrasse a lei nell’ indifferenza e lasciò il suo piccolo Io “ con una domanda che non poteva più rivolgere a nessuno”, con M. Lambotte
E dunque tutta la sua vita è un appuntamento mancato, una chiave spezzata.
Il vissuto di Angela, infatti, sembra essere più melanconico che depressivo, perché la perdita non è perdita di un oggetto ma perdita di un incontro (non vi sono, infatti, nuances nostalgiche, ma piuttosto un vivere nostalgico).Rimpiange un legame che “era pure sul punto di stringersi”, con M. Lambotte, ma che non giunse ad esserlo, un incontro mancato che rende il suo Io come ‘mancante ad essere’
Tornando alle scene iniziali
Dal suo incedere, dunque, è chiaro che il suo è un Io che la terra non sostiene, ma che non implode al suolo perchè sorretto da “ certezze singolari”, con P. Aulagnier, ( la certezza di aver pronunciato una parola troppo presuntuosa, ad esempio) o rituali della mente. I suoi pensieri, infatti, hanno le linee di segrete certezze.La sua mente costruisce una maglia di strane certezze che hanno la funzione di tenere insieme un tessuto psichico non ben integrato, la cui densità non è sufficientemente sostenuta dall’interno.
Le cose della vita, i colori, i numeri, non sono soggetti ad un lavoro di significazione da parte dell’Io, ma hanno, per così dire, un loro senso misterioso in sé, di cui l’Io non partecipa con il pensiero (che nasce per attribuire un senso), ma aderisce con un enunciato verbale che ha valore di certezza.
Se si crede, come Angela, ad un significato magico di cose e parole, Il pensiero non ha la funzione di comprendere, ma di decifrare. Esso giunge sempre dopo il fatto, giunge ad un significato che era già-lì, e che può solo enunciare senza nulla aggiungere, è svelamento di una certezza.E’ anche vero che le cose, i fatti, così ricchi di un surplus di significato, e non modificabili dal pensiero, giungono ad assumere la durezza della pietra: inamovibili e scagliati dal destino.
Abbiamo visto che Angela non vive nei luoghi, ma in quache modo accanto ad essi e se non può varcare lo spazio non ha un posto nel mondo, e così con il tempo.Non ha, infatti accesso alla temporalità, perché non vi è Autobiografia possibile senza lo sguardo benevolo dell’Altro. Possiamo certamente dire che è uno sguardo non-ancora incontrato che guida la solitaria ricerca di Angela… uno sguardo che dia inizio al tempo…
Angela, infatti costeggia il tempo, così come lo spazio, lo insegue, ma non vive al suo interno. Il tempo fisico non divenendo tempo vissuto, non è mai ‘tempo parlato’, ovvero discorso interno dove progettare nuove identità. Angela, dunque può solo controllare con grande precisione il tempo, come nelle scene iniziali, perché per lei, sottratta al temps vécu, l’esattezza dell’ora è certezza di esistere.Potremmo dire che teme il tempo, non avendo potuto costruire una propria filosofia di vita, ne è come sospinta ad un fare che ripete se stesso, in azioni non rivolte ad alcuna meta, ma che hanno la sola forza del replicarsi, in un fare quotidiano che non si concede eccezioni.Cerca un segno fuori dello spazio-tempo. Sarà la chiave.Come uno specchio, essa è l’irruzione di qualcosa che le spezzò il maturare dell’Io. Richiamo di una parte disgiunta, perduta, ma esistente nel mondo, la chiave spezzata è sempre evocazione dell’Altro.
E’ qui e solo qui che la parola amore ha certezza di esistere.La chiave spezzata, infatti, è simbolo di un’unità infranta, un amore disgiunto che chiede di ricomporsi.E’ certezza di essere stati Uno con l’oggetto buono, desiderio di tornare ad esserlo e possibilità di un suo ritrovamento.E’ richiamo dell’Altro, ma anche certezza di essere cercati dal Volto dell’Altro, certezza che rende ogni luogo il luogo dell’incontro possibile.Ora la parola amore esiste, si, per Angela, ma ancora solo tacendo, preservandola da un suo possibile dissolvimento. Ciò perché l’amore ha a che fare con il desiderio che si fa domanda, solo quando l’Io ha certezza che esistano oggetti da domandare e certezza di sé come soggetto a sua volta amabile.
Lei ha ricostruito, attraverso frammenti d’essere, una possibile autobiografia di desiderio e, unendo frammenti di sé ha congiunto anche particolari di un oggetto possibile da desiderare, Marco.Trovando inoltre Sara, trova lo sguardo che le mancò e con esso l’identificante che la definisce come essere amabile.Sara, inoltre, trasponendo il desiderio di Angela nel mondo del possibile, lo renderà pronunciabile :“…secondo me andrà bene…lo sposerà…io non mi sbaglio mai” le dirà, ed Angela più avanti, infatti potrà pronunciare la parola ‘amore’, quando si rivolge al personale della clinica ‘…non siete capaci di amare le persone così come sono… è l’amore che guarisce’ Il pensiero beneaugurante di Sara, infine, sostituisce psichicamente in Angela la mitologia numerica con la-parola-dell’altro, così come avviene in analisi.Ora potremmo chiederci: perché per Angela le parole, i colori, i numeri non sono tali, ma assumono segnale certo di presagio? da dove proviene il loro significato magico?La risposta è nella concezione freudiana del passaggio da Rappresentazione di “cosa” a Rappresentazione di “parola”.
Il bambino, nel conoscere le cose, gli oggetti del mondo, prima le raffigura mentalmente (ed è la fase della rappresentazione di cosa, ovvero un simbolo, dove il simbolo, appunto, come immagine , somiglia alla cosa) successivamente, in un’evoluzione del pensiero, la nomina, ovvero lega un nome alla cosa (ed avremo così la fase della rappresentazione di “parola”, ovvero un segno, una parola, che non ha più nulla a che fare con la”cosa” dal punto di vista della forma, essendo una parola e non più una figura, significando, fra l’altro, del raggiungimento di una maggiore astrazione del pensiero).
È nella fase del simbolo o rappresentazione. di cosa è presente l’animismo, ovvero per la mente del bambino credere che anche gli oggetti siano viventi, con sguardi, desideri ed intenzioni a noi rivolti (tanto che il bambino non esita a chiamare “cattivo “il tavolo in cui abbia urtato), nella fase del segno alfabetico, se la prima non è del tutto superata, permane tale convinzione, trasportata alle parole. Saranno queste, anche, ad avere potere sull’uomo, e trattenere la magia delle cose.Inoltre, nella nevrosi ossessiva le parole non sono del tutto disgiunte dalla cosa che esse rappresentano, perché questo passaggio non è del tutto completato. Mantengono un’origine indifferenziata con la “Cosa”. In questo modo sono esse stesse la cosa, hanno uno spessore maggiore e parlano dell’origine, rivelano l’origine della parola, rendono viva la “cosa”, la restituiscono al mondo. Per questo se la parola amore esiste, esiste davvero anche l’amore, non c’è differenza tra parola e oggetto, tra rappresentazione di parola e rappresentazione di cosa, e quindi pronunciare è in qualche modo creare, poiché la parola non appartiene del tutto all’immaginario, ma è realtà intermedia.
Poiché nella n.o., dunque, il passaggio tra rappresentazione di cosa e di parola non è completato, la parola mantiene lo spessore, la fragranza della cosa, in questo rende in questo modo la cosa viva, attuale, presente, ed è in ciò la magia della parola, perché non è rappresentazione distaccata, ma è un’evocazione, ed è anche la sua realizzazione, è una evocazione realizzata, è un’invocazione e la risposta all’invocazione: in ciò è un gesto magico.
La parola è quindi una preghiera che si realizza, è un gesto magico che ha la sua efficacia, in questo senso, e poiché la parola non è mai disgiunta dal parlante, è essa stessa estremamente collegata con l’onnipotenza, ravviva e rende operativa l’onnipotenza dell’Io. In questo senso la parola è sacra, per questo ci sono parole che Angela può nominare o deve tacere: perché la parola, il fatto,non sono due, ma appartengono ad un’unica realtà. il nome pronunciato è già magia
La magia della cosa che non si fa del tutto parola è che mantiene l’originaria unità identitaria e onnipotente soggetto-oggetto.La disgiunzione non completa tra cosa e parola è indice di una non del tutto avvenuta rinuncia all’onnipotenza dell’Io, dovuta al mantenere integra l’illusione di essere-Uno con l’Altro originario, la madre, come a lungo avviene nel bambino, infatti :”il due per me è solitudine, scissione…” dirà Angela allo psicoterapeuta, il numero due per lei rimanda ad un perdita innominabile, alla prima perdita, quella del separarsi dalla madre. La conflittualità attuale è rovesciamento di un legame mancato.Quindi la parola, non staccandosi del tutto, rimane per così dire fedele all’oggetto, alla cosa che indica, o meglio unita ad esso, non lo duplica né lo trascende, non traducendola in segno. Lo nomina, lo fa esistere essendo un suo suono o una sua voce, contiene dunque in sé la scintilla della terra, è nome del vero.E poiché la rappresentazione dell’oggetto mai si dissocia dalla rappresentazione desiderante dell’Io, come la madre dal suo bambino, tenere in vita la cosa che si vuole rappresentare (ovvero percependone la vita interna) è anche un modo per dare vita alla madre che mi precede, rifuggendo,sì, ogni evoluzione ma approfondendo le proprie intime radici.La parola così diviene, così parola della cosa che mi precede, da cui ho origine, parola-della -madre, una madre che non muore, parola che si fa destino, e per l’Io l’essere con lei. La parola diviene così un modo per l’oggetto di comunicare il suo esistere da sempre, la sua eternità e la sua verità.Il numero, poi, in apparenza astrazione perfetta della cosa, la rappresenta in realtà più vivamente, in quanto mai cifra, per l’inconscio, maramage significante che invita al contare e quindi a rassicurarsi che alcun oggetto caro possa mai mancare.
Va notato che i personaggi sono sempre colti fra un passo e l’altro, ovvero di passaggio, potremmo dire.Questo rimanda alla condizione esistenziale della protagonista, all’ “essere-tra”, in un punto che non è origine né meta, la sua sede è tra le cose, è l’esitare..E così la parola esita ad essere altro dalla cosa …Non è parola libera ma che sempre torna a ricongiungersi all’immagine e quindi all’oggetto, per non lasciarlo morire e per assumerne l’essenza.Ponendosi-tra, la parola è ponte tra reale e possibile, ma non giunge ad unirli, e poiché l’unione fu solo di un momento, può solo aspirare o tendere ad essere
Così, timidamente, Angela tende all’amore, esitando.
Il suo è un essere tra il legame e l’identità, essere- con- l’Altro e l’essere per-sé, in una transizione che non evolve perché bloccata dallo svelamento troppo precoce della caducità delle cose del mondo.I gesti sono intime magie, taciute al mondo, per occultare tale svelamento o ripararne gli esiti, stabilendo un’eternità per ogni cosa e situando L’Io in una potenzialità che non termina in atto. La sua sede è, infatti, fra le cose.La relazione cosa-parola è metafora del legame dell’Io di Angela con la sua origine. Così come la parola, il suo Io è trattenuto dalla Madre- Cosa- originaria dal lanciarsi nel suo processo identificatorio. Il suo esitare descrive, in realtà, la poetica del trattenere.
Il suo Io, infatti, tiene insieme, o meglio trat-tiene la risma di antichi versi, mai del tutto suoi.
E poiché trattenuto, Il suo ésprit de vîvre è, dunque, un sole racchiuso.Ma vincerà il suo amore, perché filosoficamente innocente: nel senso che in lei, infatti, è vivo il desiderio dell’Altro, ma rifugge dall’appropriarsene, desidera Marco, non per farne un proprio oggetto, ma per accostarsi ad esso, esserne al fianco, così come nella scena finale.Poiché l’Amore ha un senso compiuto in sé, è attesa nel desiderio e mai urgenza o necessità.E Angela, che conosce l’amore, lo situa nell’incontro e mai nel déjà vu.Ama Marco in quanto esterno a sé, nella sua completa estraneità, lei lo situa, dunque, con E. Lévinas, in un mondo “esotico”, senza nulla che ne turbi la fragranza. L’unico legame certo che ha con Marco è dato dal destino, che le donò tale oggetto d’amore.E poiché il destino è nel sempre, ciò determinò, per Marco, un suo essere già-lì, sin dal tempo che precedette l’avvento dell’Io di Angela, (con P. Aulagnier) un suo essere, dunque, perfettamente sempre-lì, per essere da lei trovato e per questo, dunque, a lei
ancora più caro.
Dott.ssa Maria Rita Ferri
Psicoterapeuta Psicoanalitico,
Formazione Psicoanalitica Post Lauream,
Spec. Psicoterapia Familiare.
