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I MECCANISMI DELLO STRESS NEGLI ADULTI E NEGLI ADOLESCENTI-RELAZIONE DEL PROF.RE GABRIELE GAUDIERI

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Redazione-In data 14 novembre 2017, dalle ore 15,00 ALLE ORE 18,00, il Prof. Gabriele Gaudieri, nell’ambito del corso organizzato a Silvi dalla Dott.ssa Silvana Di Filippo sul burnout, ha tenuto una relazione sui meccanismi dello stress sia negli adulti che negli adolescenti. Il Prof., nella sua prolusione, si è soffermato sull’analisi dei diversi modelli con cui possiamo comprendere “la carica di energia e forza che ci prepara a combattere o a fuggire”; abbiamo, pertanto, il modello, basato sulla risposta, ossia poniamo l’attenzione sullo stile di risposta che l’individuo emette sotto la pressione dell’ambiente. Nel secondo modello, invece, la nostra attenzione sarà focalizzata sullo stimolo, riconosciuto come “fastidioso”; infine abbiamo il modello, basato sull’interazione uomo-ambiente, in cui esaminiamo come l’individuo percepisca l’ambiente in modo ostile, dal momento che quest’ultimo sembra richiedergli prestazioni al di sopra delle sue capacità di risposta . Lo stressor (lo stimolo esterno che altera gli equilibri del nostro organismo), se prolungato nel tempo, può causare varie patologie, sviluppandosi in tre fasi:

  1. a) fase di allarme
  2. b) fase di resistenza
  3. c) fase di esaurimento

Nella fase di allarme l’ipotalamo, parte dell’encefalo, deputato al controllo della respirazione, della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca, in presenza di uno stressor, attiva sia il sistema endocrino che quello nervoso autonomo. L’effetto che ne deriva è l’aumento nel sangue di ormoni quali adrenalina e noradrenalina e, nel contempo, la produzione di endorfine (in un certo senso sono “antidolorifici naturali”)che ci permette di acquisire maggiore tollerabilità alle tensioni emotive e ai dolori fisici.

Nella fase di resistenza, quando l’ambiente esterno o le organizzazioni disfunzionali determinano negli operatori uno stato di insicurezza professionale, economica o di insoddisfazione esistenziale, per lungo tempo, il nostro sistema immunitario riduce il timo, ghiandola surrenale, a circa metà della sua dimensione, facendo diminuire l’efficacia dei linfociti B e T. Nella fase di esaurimento la corteccia del surrene produce uno steroide il cortisone, che riduce la capacità di reazione del sistema immunitario, la cui “inefficacia” aumenta la possibilità di contrarre malattie infettive o l’artrite reumatoide o, in casi più gravi, la sclerosi multipla. Quanti sono gli stadi evolutivi dello stress? Si distinguono 5 stadi: nel primo prevale la stanchezza mentale fisica, si dorme poco e male, ci si veglia riposati ma “tesi” e si comincia a far uso eccessivo di caffè ,per garantire una performance nel luogo di lavoro; nel secondo stadio aumenta il senso di ostilità, di aggressività e di irascibilità, viene meno l’autocontrollo, ci si adira per futili motivi; nel terzo stadio si tende ad allontanarsi dagli altri, la rabbia ci “divora” e si diventa insicuri, indecisi e “confusi”, prevale l’instabilità emotiva, che si manifesta con improvvisi cambiamenti d’umore (euforia e tristezza); nel quarto stadio prevale rigidità  muscolare più o meno generalizzata, emicranie nei pochi momenti di relax, a causa dell’irruento ritorno nel cervello del flusso sanguigno; nel quinto stadio, ossia nella “fase di esaurimento si è più esposti alle malattie, quali ulcere, coliti, pancreatiti, asma, problemi cardiovascolari.

 

E’ evidente, prosegue il Prof. Gaudieri, che lo stress tende a raggiungere il suo acme in qualsiasi tipo di organizzazione, che possa definirsi “disfunzionale”, ossia che non organizza razionalmente il lavoro dei dipendenti, non cura la formazione del personale e non previene, così come previsto dal decreto legislativo 81/2008, eventuali stressor, dovuti a casi di mobbing o di patologie correlate al lavoro. Bisogna chiaramente agire sui principi e sulle funzioni della comunicazione, preparando adeguatamente tutto il “sistema relazionale”, per renderla il più efficace possibile. Per questa ragione è fortemente consigliabile ispirarsi e far proprio l’ISO 9001, che applica il principio della qualità, declinata nei suoi vari aspetti: economico-sociale, relazionale, comunicativo, produttivo. Il conflitto stesso, che è determinato da una diversità di obiettivi, differenze nei valori di riferimento, corsa sfrenata alla competitività, “giochi di potere”, all’interno di un luogo di lavoro, possono determinare stress e somatizzazioni; solo con l’aiuto di un operatore sociale si può trasformare il conflitto in un’occasione per sviluppare alcune competenze specifiche e per incrementare la conoscenza di se stessi.Per lo studio sulla rielaborazione del conflitto il Prof. Gaudieri fa riferimento ad un precedente suo articolo sempre su anankenews.it.

https://anankenews.it/la-gestione-dei-conflitti/

 Successivamente il Prof. è passato a trattare lo stress in età adolescenziale, affermando che la risposta agli stimoli ambientali è ispirata più all’emozione che alla razionalità: la vita emozionale è strettamente connessa  al funzionamento dell’amigdala, dalla quale traggono origine i nostri “sentimenti primari”, come la paura, la rabbia, l’odio, il panico ed il dolore. Negli adolescenti, tuttavia, c’è una minore attività nei lobi frontali per cui diventa più difficile, che negli adulti, gestire le emozioni. L’ormone dello stress il THP, che negli adulti ha un effetto tranquillizzante, genera negli adolescenti un ulteriore stato di ansia. Gli adolescenti rispondono a situazioni di stress con emozioni più estreme, rispetto agli adulti, dal momento che l’amigdala subisce un minor controllo dai lobi frontali. Si è notato, inoltre, che, tra la media e la tarda adolescenza, in modo particolare nelle ragazze, i livelli di cortisolo sono più alti che nella popolazione adulta e sono generalmente associabili ad emozioni negative, quali rabbia, ansia, preoccupazioni. Negli adolescenti uno stress, prolungato nel tempo, può determinare deficit di apprendimento, disattenzione, “blocco” della memoria. Gli educatori, i pedagogisti, pertanto, devono disporre di conoscenze scientifiche che permettono loro di svolgere il loro lavoro in modo migliore che nel passato, potenziando le loro capacità empatiche, insegnando metodi per il potenziamento dell’autostima e dell’autoefficacia e, nel contempo, far sviluppare nelle giovani menti una certa resilienza. Al termine della relazione il prof. Gaudieri ha affermato che lo statuto epistemologico della PEDAGOGIA è ancora in via di definizione, dal momento che essa, sempre più, senza sostituirsi ad altre discipline, quali la psicologia, la sociologia o la psichiatria, deve integrare le grandi intuizioni di importanti  pedagogisti (dal XVII SEC. AD OGGI) con le nuove conoscenze scientifiche, soprattutto in ambito di “Pedagogia Clinica”.

BIBLIOGRAFIA

1) Cassidy Tony, stress e salute, Edizione Il Mulino

2) Farne’ Mario, Lo stress, Edizione Il Mulino

3) Pieracci Franco, La nuova ISO 9001: 2015, Edizione Narcissus.Me

4) Stora Jean-Benjamin, Lo stress, Edizione Carocci

RELAZIONE DEL Prof. Gabriele GAUDIERI

Pedagogista

Presidente dell’Associazione Pedagogica “NUOVA PAIDEIA”

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