Ultime Notizie

” MATTATOIO N.5 : CONTRO LA GUERRA E CONTRO TUTTE LE GUERRE ” – DI VALTER MARCONE

0

Redazione – C’è una importante differenza tra i due conflitti che in questo momento attraggono l’attenzione dell’Europa e degli stati dell’Occidente. Mi riferisco alla guerra tra la Russia e l’Ucraina che dura ormai dal 2014 ma che ha avuto una brusca accelerazione il 24 febbraio 2022 quando le Forze armate della Federazione russa hanno invaso il territorio ucraino. E mi riferisco al conflitto israelo palestinese iniziato proprio con la risoluzione dell’Onu di assegnare un territorio ad Israele nella regione abitata dai palestinesi che ha visto in questi decenni fasi alterne di combattimenti e momenti di incontro per risolvere il problema della possibile convivenza nello stesso territorio . Conflitto che il 7 ottobre scorso ha visto una accelerazione anche in questo caso delle ostilità con una incursione di miliziani di Hamas sul territorio di Israle che ha procurato morti e distruzioni. Azione alla quale Israele è pronta a rispondere nelle modalità che ancora sono state definite. Ricordo per la cronaca che alle 6.30 del 7 ottobre, il gruppo terrorista islamico palestinese Hamas sferra a Israele dalla Striscia di Gaza l’attacco più massiccio degli ultimi decenni. Vengono lanciati fra i 2.500 e i 5mila razzi, che colgono di sorpresa i soldati: nella confusione, decine di miliziani superano il confine a bordo di deltaplani, mentre altri 400 con l’esplosivo aprono nella barriera varchi per il passaggio di moto e veicoli. Nei primi scontri centinaia tra soldati e civili sono uccisi o catturati. Una cinquantina di miliziani fa irruzione in un rave party, nel deserto del Negev, uccidendo almeno 260 persone e rapendone decine. Israele bombarda la Striscia, decreta lo stato di guerra e richiama 300mila riservisti in vista di un attacco via terra. Annuncia un “assedio completo” di Gaza con il taglio delle forniture di acqua, cibo, carburante ed elettricità.

La differenza tra questi due conflitti sta nel fatto sostanziale che mentre nel conflitto Russia- Ucraina la stragrande maggioranza delle vittime appartiene agli eserciti che si combattono nel conflitto israelo- palestinese sono i civili a pagare il prezzo più alto di vittime e in particolare sono i due milioni di civili che vivono segregati in una prigione a cielo aperto sulla striscia di Gaza.

Ho fatto questa lunga premessa sull’attualità di due guerre che viviamo ormai quotidianamente con tutti i riflessi possibili perchè voglio proporre al lettore una storia che sembra ormai lontana nel tempo ma che ci dice che purtroppo la storia si ripete . Mi riferisco al bombardamento di Desdra nel corso della seconda guerra mondiale di cui parla Kurt Vonnegut, in un suo libro Mattatotoio 5.

Propongo dunque al lettore di leggere questa riflessione che mette assieme la recensione del romanzo di Vonnegut e la ricostruzione storica del bombardamento di quella città che appunto fece solo vittime civili .

Un evento spesso trascurato dalla storia che ha provocato in una notte sola più morti dei bombardamenti atomici in Giappone. La città fu letteralmente rasa al suolo e le vittime furono oltre 100.000. Si tratta dell’assedio e bombardamento di Desdra di cui parla Kurt Vonnegut, in Mattatotio n. 5: o la crociata dei bambini ,Milano .Feltrinelli 2017 ,pp.196

Un racconto forse anticonformista nella sua sostanziale forma ma soprattutto un racconto antimilitarista che mette al centro di una tragedia che poteva essere evitata gli Alleati per il massacro degli abitanti di una città, per la distruzione della stessa. E quando parla di Alleati coinvolge tutti , dal comando in capo di quelle forze fino ai soldati semplici ,inetti, deboli e mediocri che a conti fatti sono loro a uscirne sconfitti .

Vonnegut ci racconta questa storia con un forte distacco, anzi in terza persona. Egli stesso ne è stato testimone ne ha sofferto le conseguenze . Un racconto a dir poco inusuale proprio come il protagonista Billy che incede con la scarpa rotta per la strada e più oltre caracolla tra gli scarti temporali dell’esistenza.

La storia di Billy, attraverso scarti temporali, strozzature, allontanamenti e velocissimi ritorni al tema in esame permette a Vonnegut di raccontare uno degli avvenimenti più tragici e devastanti della Seconda Guerra Mondiale, eppure passato ingiustamente in sordina: il bombardamento di Dresda ad opera degli Alleati, al quale sopravvisse miracolosamente lo stesso Vonnegut nascosto nelle cavità sotterranee di un mattatoio con altri prigionieri .

Mattatotio n. 5 è una storia in cui la durezza dei fatti,un bombardamento martellante, durato per ore a più ondate, distruttivo di ogni cosa , rimane l’unica rappresentazione della realtà. Tutto un mondo si ferma e scompare al momento del bombardamento che annulla vite, storie, relazioni. Un racconto che è diventato un simbolo del sentimento antibellico, di cui il libro è interamente permeato. La narrazione sembra quella di una telecamera che pur inquadrando ogni cosa, raccogliendo tutte le immagini possibili in modo netto e nitido ,rimane sempre una telecamera.Un mezzo freddo per raccontare la crudezza di quello che sta accadendo e che impersonalmente registra ogni cosa.

Da questo impersonale racconto la narrazione si fa “ capolavoro” perchè Vannegut mescolando fantasia e realtà aggredisce la Storia di quegli eventi senza estraniamento. La realtà dei fatti narrati viene così dilatata e la spietatezza dell’accaduto viene in qualche modo mitigata. L’inflessione fantastica e fantascientifica del racconto aggredisce quella storico realistica che stabilisce una funzione fondamentale: la realtà si apre a ventaglio . Anche se la storia raccontata perde sovente la linea cronologica e il lettore si trova coinvolto in un susseguirsi di salti temporali, gli stessi che vive Billy nell’evolversi della sua esistenza .

Ma chi è Billy e perchè Vonnegut gli affida il compito appunto di aiutare il lettore a guardare alla realtà.

“Non ci sono quasi personaggi, in questa storia, e non ci sono quasi confronti drammatici, perché la maggior parte degli individui che vi compaiono sono malridotti, sono solo giocattoli indifferenti in mano a forze immense. Uno dei principali effetti della guerra, in fondo, è che la gente è scoraggiata dal farsi personaggio.“ Kurt Vonnegut, Mattatoio n. 5 cap. 8; 1988, p. 159 Mattatoio n. 5( 1 )

“Billy è andato a dormire che era un vedovo rimbambito e si è risvegliato il giorno delle sue nozze. Ha varcato una soglia nel 1955 ed è uscito da un’altra nel 1941. È tornato indietro da quella porta e si è ritrovato nel 1963. Ha visto molte volte la propria nascita e la propria morte, dice, e rivive di tanto in tanto tutti i fatti accaduti nel frattempo.“ — Kurt Vonnegut, libro Mattatoio n. 5 Mattatoio n. 5 (2)

Billy non riesce a condividere con la figlia la sua verità: una semplice e forse tragica verità, per quanto nel destino di tutti gli esseri umani: Quella di essere un uomo comune. Come tale sta in lui la capacità di guuardare alla realtà traendone le verità inoppugnabili della vita : le circostanze, l’ambiente, l’educazione, il contesto familiare e determinano sempre quello che si è e quale posto appunto occupare nella vita. Grazie ad un conveniente e fortunato matrimonio ,forse di circostanza quindi, ha ottenuto una posizione sociale discreta con qualche vantaggio e una aspirazione alla felicità qualche volta realizzata. E’ anche un sopravvissuto alla guerra, e Vonnegut non manca di narrarla in modo approfondito . E’ stato fatto prigioniero e da prigioniero ha vissuto, senza atti eroici ,quei terribili momenti, dimenticandosi gli ideali e occuopandosi di cose concrete legate alla sopravvivenza. Lo stesso Billy non suscita simpatia a nessuna delle persone che incontra e forse, in fondo, nemmeno al lettore.

La maggior parte degli storici tende a minimizzare le conseguenze del bombardamento di Desdra. (3)Nei raid aerei del febbraio 1945 morirono almeno 135.000 persone. La sua distruzione cancellò il tessuto urbano della città, i suoi abitanti, insomma otto secoli di storia. La tecnica delle incursioni fu quella a tappeto come avvenne anche per altre città della Germania senza distinguere obiettivi militari e civili . Doveva essere abbattuto anche il morale tedesco e la forza lavoro dell’industria bellica

Con l’Operazione Gomorra che durò cinque giorni a partire dal 24 luglio 1943, i bombardieri angloamericani distrussero la città di Amburgo. La stessa sorte toccò nel febbraio 1945 alla città di Dresda, conosciuta in tutto il mondo come la Firenze dell’Europa orientale,affollata da centinaia di migliaia di profughi civili .per numero di opere d’arte e patrimonio architettonico.

“Vista a rovescio da Billy, la storia era questa: gli aerei americani, pieni di fori e di feriti e di cadaveri decollavano all’indietro da un campo di aviazione in Inghilterra. Quando furono sopra la Francia, alcuni caccia tedeschi li raggiunsero, sempre volando all’indietro, e succhiarono proiettili e schegge da alcuni degli aerei e degli aviatori. Fecero lo stesso con alcuni bombardieri americani distrutti, che erano a terra e poi decollarono all’indietro, per unirsi alla formazione. Lo stormo, volando all’indietro, sorvolò una città tedesca in fiamme. I bombardieri aprirono i portelli del vano bombe, esercitarono un miracoloso magnetismo che ridusse gli incendi e li raccolse in recipienti cilindrici di acciaio, e sollevarono questi recipienti fino a farli sparire nel ventre degli aerei. I contenitori furono sistemati ordinatamente su alcune rastrelliere. Anche i tedeschi, là sotto, avevano degli strumenti portentosi, costituiti da lunghi tubi di acciaio. Li usavano per succhiare altri frammenti dagli aviatori e dagli aerei. Ma c’erano ancora degli americani feriti, e qualche bombardiere era gravemente danneggiato. Sopra la Francia, però, i caccia tedeschi tornarono ad alzarsi e rimisero tutti e tutto a nuovo. Quando i bombardieri tornarono alla base, i cilindri di acciaio furono tolti dalle rastrelliere e rimandati negli Stati Uniti, dove c’erano degli stabilimenti impegnati giorno e notte a smantellarli, e separarne il pericoloso contenuto e a riportarlo allo stato di minerale. Cosa commovente, erano soprattutto le donne a fare questo lavoro. I minerali venivano poi spediti a specialisti in zone remote. Là dovevano rimetterli nel terreno e nasconderli per bene in modo che non potessero più fare male a nessuno.“ — Kurt Vonnegut, libro Mattatoio n. 5 Mattatoio n. 5(4)

Scrive in “Biografia non autorizzata della Seconda Guerra Mondiale” Marco Pizzuti: “Il rapporto ufficiale stilato il 22 marzo 1945 dal colonnello Grosse per conto dello Stato maggiore tedesco menzionava il recupero di 202.040 salme, principalmente di donne e bambini (gli uomini erano quasi tutti occupati al fronte o nelle fabbriche sparse per la Germania), e prevedeva che il loro numero sarebbe salito ad almeno 250.000.22 Tale rapporto è stato bollato come mera propaganda nazista dai governi alleati, che avevano tutto l’interesse a minimizzare l’entità della strage, ma secondo le stime più imparziali e realistiche effettuate dagli storici che hanno riesaminato la dinamica dei raid aerei e il numero di residenti effettiva mente presenti in città durante i bombardamenti, a Dresda morirono almeno 135.000 persone. (5)

La ricostruzione degli eventi effettuata da Arthur Harris (ex comandante in capo della RAF), corroborata dalle centinaia di testimonianze degli stessi aviatori alleati che parteciparono ai bombardamenti dice che i raid aerei alleati, invece di colpire solo il comando locale della Wehrmacht, si” concentrarono contro le abitazioni civili del centro storico distruggendo 24.866 case su un totale di 28.410 e radendo al suolo un’area di 28 km2 in cui vi erano 72 scuole, 22 ospedali (il più grande complesso ospedaliero della Germania centrale), 19 chiese e 5 teatri.”

In particolare nell’incursione vennero impiegati ben 1400 velivoli e il passaggio del primo raid doveva servire a confondere i pochi caccia intercettori notturni tedeschi rimasti per far credere che l’attacco principale era terminato. La pausa di 3 ore, invece, era stata appositamente studiata per far attecchire bene gli incendi e cogliere di sorpresa i soccorritori e le persone che uscivano dalle cantine credendosi in salvo.

“È tutto accaduto, più o meno. Le parti sulla guerra, in ogni caso, sono abbastanza vere. Un tale che conoscevo fu veramente ucciso, a Dresda, per aver preso una teiera che non era sua. Un altro tizio che conoscevo minacciò veramente di far uccidere i suoi nemici personali, dopo la guerra, da killer prezzolati. E così via. Ho cambiato tutti i nomi.Io ci tornai veramente a Dresda, con i soldi della Fondazione Guggenheim (Dio la benedica), nel 1967. Somigliava molto a Dayton, nell’Ohio, ma c’erano più aree deserte che a Dayton. Nel terreno dovevano esserci tonnellate di ossa umane. […] Non vi dirò quanto mi è costato, in soldi, tempo e ansietà, questo schifoso libretto. Ventitré anni fa, quando tornai a casa dalla Seconda guerra mondiale, pensavo che mi sarebbe stato facile scrivere della distruzione di Dresda, dato non avrei dovuto fare altro che riferire ciò che avevo visto. E pensavo anche che sarebbe stato un capolavoro o per lo meno che mi avrebbe fatto guadagnare un mucchio di quattrini, dato che il tema era così forte. Ma allora non mi venivano molte parole da dire su Dresda, o almeno non abbastanza da cavarne un libro. E non me ne vengono molte neanche ora, che sono diventato un vecchio rudere con i suoi ricordi e le sue Pall Mall e i figli grandi. (pp. 11-12)

Continua Marco Pizzuti : “ Il colonnello H.J.F. Le Good documentò la totale assenza di difese a protezione della città nel suo rapporto di servizio: «1314 febbraio 1945, Dresda. Sereno sopra il bersaglio, praticamente l’intera città in fiamme. Niente contraerea». Paradossalmente, inoltre, lo scalo ferroviario a sudovest della città, che poteva essere di qualche interesse militare, venne lasciato quasi indenne. I bombardieri alleati vennero caricati per il 75 per cento con bombe ad alto potenziale incendiario e per il resto con bombe dirompenti. Queste ultime furono impiegate per di struggere i tetti, le porte e le finestre, mentre le prime furono sganciate subito dopo per appiccare gli incendi attraverso ogni varco aperto. (…)La terza incursione avvenne di giorno su una città già ridotta in macerie e abitata solo dai morti. L’unico effetto che ottenne fu quello di «ripulire» la città fantasma dai cadaveri delle vittime non ancora completa mente inceneriti. Molti dei sopravvissuti che si erano rifugiati nelle cantine persero la vita come topi in trappola, mentre tanti anziani preferirono morire in casa piuttosto che cercare di salvarsi correndo tra le fiamme. Il giorno dopo le incursioni aeree, la temperatura all’interno di molti rifugi era ancora così elevata che nessuno dei soccorritori poté entrarvi. “

Roberto Bruccoleri nel 2019 su I viaggi letterari di Blasco da Monpracem .it scrive :” Dopo la guerra Dresda andò sotto il controllo della DDR nell’orbita di Mosca. Si ricostruirono alcune parti della città ma la linea generale indicata da Walter Ulbricht, primoPresidente del Consiglio di Stato della Repubblica Democratica Tedesca, era che tutto il passato aveva portato a Hitler e la distruzione della storia era un passo necessario per il raggiungimento di una perfetta società comunista. Le rovine furono smistate, creando un’area di macerie lunga circa sei chilometri fuori dal centro urbano, ma la città non fu ricostruita. Inoltre, secondo Ulbricht, v’erano troppe Chiese crollate e la loro ricostruzione non era in linea con l’ateismo di Stato. Fu solamente con Honecker negli settanta che si cambiò approccio con la ricostruzione, mutò la volontà politica, la quale ammise che un paese senza storia non può avere una propria identità, e si iniziò lentamente a rimettere in piedi la città, ma ciò richiedeva degli sforzi economici che la DDR non poteva sostenere. Si arrancò fino al 1989 quando, dopo la caduta del muro di Berlino e l’unificazione con l’Ovest, iniziò la ricostruzione di Dresda, una città che oggi possiamo ammirare con un nuovo e folgorante splendore, anche se tutto ciò che è stato ricostruito equivale solo al 5% di com’era prima (molto simile a Vienna secondo fonti abbastanza autorevoli).(6)

Al di là dell’innegabile valore letterario dell’opera di Vonnegut questo scritto ci interessa perchè rappresenta un simbolo, una icona antibellica. Vonnegut considerava il suo romanzo come il meno riuscito .Pubblicato nel 1969 divenne immediatamente un best seller e rappresenta ancora oggi , di fronte a guerra, bombardamenti e invasione che sono tornate nella vita della nostra Europa , Mattatoio n.5 si rivela una icona appunto. Perchè prova a descrivere con crudezza e efficacia gli orrori della guerra, dei bombardamenti , delle distruzioni, della morte delle popolazioni civili. E’ quello che accade oggi per esempio, appunto per stare vicino a noi nello spazio e nel tempo , sul territorio dell ‘Ucraina impegnata in una guerra di difesa dall’occupazione russa.

La casa editrice Bompiani, in occasione del centenario di Vonnegut, nato nell’Indiana l’11 novembre 1922, sta ripubblicando l’opera omnia cominciando dai suoi primi racconti, ancora in editi in Italia e riuniti nella raccolta dal titolo Baci da 100 dollari, che si occupano dello stile di vita americano mostrano con salace ironia il lato sporco e al contempo generoso dello stile di vita americano.

Vonnegut si arruola come volontario nella Seconda guerra mondiale ,combatte in Europa , catturato finisce a Desdra dove viene ijmpiegato dai tedeschi per le pulizie in una industria militare , un ex mattatoio sottoterra. Ha quindi vissuto in prima persona il terribile bombardamento alleato su Dresda scampando alla morte per pura fortuna . Al termine del bombardamento la città non c’è più , solo migliaia di cadaveri tra le macerie.Lo scrittore non si libererà mai di quella esperienza che pervederà tutte le sue opere, insieme alla bomba atomica, ai crimini di guerra, al nazifascismo. E’ la fantascienza ad arrivare in soccorso di Vonnegut che si consoliderà come il tentativo linguistico e stilistico più riuscito per raccontare quegli anni terribili e che darà vita a Mattatoio n.5 nel 1969.

Quando, nel 1969, raggiunge l’apice del successo e delle classifiche di vendita con Mattatoio N° 5. a chi gli chiedeva come fosse diventato scrittore, lui condiva la risposta con il suo inconfondibile humor nero: «È stato piuttosto semplice, perché avevo qualcosa di cui scrivere. Grazie a Dio ero a Dresda quando è stata rasa al suolo! Una volta Joseph Heller [l’autore di Comma 22] mi ha detto che se non fosse stato per la Seconda guerra mondiale si sarebbe trovato costretto ad aprire una lavanderia. Non so in che tipo di impresa mi sarei potuto lanciare io» (Stringere la mano a Dio. Conversazioni sulla scrittura, Bompiani 2020).

Che il bombardamento di Dresda sia stato una grande tragedia nessuno può negarlo. Che fosse realmente una necessità militare pochi, dopo avere letto questo libro, lo crederanno. È stata una di quelle cose terribili che a volte accadono in tempo di guerra, causate da una sfortunata combinazione di circostanze. Coloro che l’approvarono non erano né malvagi né crudeli, ma può darsi benissimo che fossero troppo lontani dall’ amara realtà della guerra per comprendere pienamente il terrificante potere distruttivo dei bombardamenti aerei nella primavera del 1945. (Mattatoio n. 5, cap. 9)

Nel 1972 George Roy Hill trasse un eccellente film da Mattatoio n. 5.Scrive Paolo Prezzavento : “ Eppure anche in quegli anni in cui viveva a Manhattan ed era ormai diventato uno scrittore famoso, la sua terribile esperienza di guerra continuava a tormentarlo: la depressione e l’abuso di alcool furono una presenza costante anche in questa fase della sua vita. Il 13 febbraio 1984, 39° anniversario del bombardamento di Dresda, Kurt fu ricoverato in ospedale per un’overdose di sonniferi e alcool. Non c’è niente da fare, l’esperienza della guerra non ti lascia mai… In seguito in alcune lettere ai familiari e nelle sue opere, Kurt descrisse se stesso come un “depresso unipolare discendente da depressi unipolari” (Cronosisma). Successivamente, si romperà anche il rapporto con la seconda moglie Jill, ormai stufa del suo caratteraccio e delle sue continue sbronze. In una lettera del dicembre 1999 alla figlia Nanny, Kurt confessa il deterioramento dei rapporti con la seconda moglie dopo l‘ennesimo incidente domestico, una brutta caduta dovuta all’abuso di alcool: “Io e Jill non ci parliamo più, grazie al cielo, e io sono in via di guarigione…” (7)

Roberto Bruuccoleri nell’articolo citato continua : “ Nei confronti di Vonnegut teniamo un debito infinito per la memoria storica del nostro continente e per la coscienza collettiva tedesca. La sua opera funge da ricordo che non si deve mai sbiadire. Le sue parole congelano nel tempo l’orrore umano più disumano, la spietatezza più crudele, la violenza più inaudita. Non possiamo e non dobbiamo fare a meno di ricordare. Dobbiamo sempre sapere a cosa può arrivare la mente umana. E solamente con un cambio di approccio antropologico le cose un giorno potranno essere differenti. Nei giorni in cui scrivo questo racconto, i portuali di Genova e Marsiglia sono riusciti a non far attraccare le navi saudite che dovevano far carico di armi per la loro guerra tesa allo sterminio dell’inerme popolazione yemenita. Solo un approccio del genere può assicurarci una speranza per il futuro. Ciò che è avvenuto a Dresda in quella notte dannata del febbraio del 45 continua a ripetersi oggi, con forme diverse ma con gli stessi risultati: morte, distruzione, fame ed esodi biblici. Solo un’avvenuta presa di coscienza dei popoli può portare dei mutamenti in positivo, ci vorranno tempi lunghi e molti sacrifici ma una rivoluzione del pensiero da qualche parte deve pure sempre iniziare, Marsiglia e Genova sembrano far da apripista ad un nuovo corso pacifista. Modelli! “ (8)

In una delle sue ultime lettere, Vonnegut esprime una profezia per il nostro tempo: “…in tutta la storia un solo paese è stato abbastanza pazzo da far detonare delle armi atomiche in mezzo alla popolazione civile, trasformando uomini, donne e bambini disarmati in fuliggine e farina d’ossa radioattive. E ormai è successo tanto, tanto tanto tempo fa”. Eppure, alla luce degli eventi che stiamo vivendo in questi giorni – la sanguinosa Guerra in Ucraina – potrebbe succedere di nuovo.

Nel suo ultimo consiglio scritto per essere rivolto ad un pubblico, Kurt Vonnegut scrisse: “…come dovremmo comportarci durante l’Apocalisse? Dovremmo essere straordinariamente gentili gli uni con gli altri, certo. Ma dovremmo anche finirla di essere tanto seri. Le barzellette sono un grande aiuto. E trovatevi un cane, se non l’avete già. Io vado.”

(1)Fonte: https://le-citazioni.it/lavori/mattatoio-n-5-1143/

(2)Fonte: https://le-citazioni.it/lavori/mattatoio-n-5-1143/

(3)Umberto Rossi, in “ Bombardamenti disumanitari: la guerra aerea americana in Falstein, Heller e Vonnegut, 1950-1969 “ pubblicato su Fictions Studi sulla narratività XIII · 2014 NARRAZIONI DELLA DISTRUZIONE: SCRIVERE LA SECONDA GUERRA MONDIALE editor: giorgio mariani PISA · ROMA FABRIZIO SERRA EDITORE MMXIV scrive : Tra i principali fattori che differenziano la Seconda guerra mondiale dalla Prima spicca il ruolo determinante svolto dall’arma aerea tra il 1939 e il 1945. Gli storici militari (ma non solo loro) notano che le forze aeree dei paesi in conflitto furono decisive in momenti critici del conlitto, dalla battaglia d’Inghilterra nel 1940 alla battaglia delle Ardenne di fine 1944. La guerra, del resto, termina dopo un raid aereo di tipo del tutto innovativo, il bombardamento nucleare di Hiroshima e Nagasaki; ma già gran parte delle città giapponesi erano state incenerite nel corso del 1945 con massicci bombardamenti nei quali era stato fatto generoso impiego del napalm (Keegan, 1990, p. 432; Lindqvist, 2001, pp. 193-198).( …) Due dei testi dei quali ci occuperemo sono ben noti romanzi americani della seconda metà del Novecento: Catch-22 (1961) di Joseph Heller e Slaughterhouse-Five, or The Children’s Crusade: A Duty-Dance with Death (1969) di Kurt Vonnegut (pubblicati in Italia rispettivamente come Comma 22 e Mattatoio n. 5). Il loro status letterario è attestato dalla loro presenza nella prestigiosa Columbia History of the American Novel (unitamente al proilo biograico dei loro autori); soprattutto il secondo viene presentato come uno dei più signiicativi esempi di romanzo postmodernista. Il terzo abbisogna invece di una presentazione, specialmente nel nostro paese, dato che non è mai stato tradotto in italiano, ed è comunque poco noto anche in patria. “

Dopo una lunga trattazione l’autore parlando di Vonnegut e del suo romanzo scrive : “Indubbiamente la sua architettura è ancor più sofisticata di Catch-22, che a sua volta è assai meno convenzionale di Face of a Hero; sicuramente l’interferenza di una trama fantascientiica (quella sul pianeta Tralfamadore) con una di guerra (le traumatiche esperienze di Billy Pilgrim a Dresda) e una più spiccatamente satirica (la vita di Billy dopo la guerra) crea efetti testuali estremamente originali e affascinanti; lo stile di Vonnegut è innegabilmente più caratterizzato, nella sua studiata, quasi sfrontata semplicità, rispetto alla prosa sia di Heller che di Falstein; la destrutturazione dei tempi narrativi va ben oltre quanto aveva fatto Heller. Per tanti versi SlaughterhouseFive è un romanzo più maturo, e ciò si deve anche alla sua collocazione temporale: basti pensare che nel periodo in cui Vonnegut lo scrive erano già usciti due capisaldi del postmodernismo come The Crying of Lot 49 (L’incanto del lotto 49) di Pynchon e Giles Goat-Boy (Giles Ragazzo-capra) di Barth. Ma non è la sola caratura letteraria che ci spinge a chiudere con le vicissitudini di Billy Pilgrim, quanto la posizione esistenziale afatto diversa del personaggio (e del suo autore) nella guerra: non a bordo di un bombardiere, come già s’è detto, ma a terra, chiuso nei sotterranei di un mattatoio, con le bombe inglesi e americane che cadono su di lui, bombe prevalentemente al fosforo che trasformarono l’antica città di Dresda in un immenso rogo.

(4)Fonte: https://le-citazioni.it/lavori/mattatoio-n-5-1143/

(5 )https://www.linkiesta.it/2018/10/i-bombardamenti-angloamericani-di-dresda-fecero-piu-vittime-della-bomb/

(6)https://www.blascodamompracem.it/viaggio-letterario-a-dresda-sulle-orme-di-mattatoio-n-5/

(7)https://www.pulplibri.it/kurt-vonnegut-come-comportarsi-durante-lapocalisse/

(8)https://www.blascodamompracem.it/viaggio-letterario-a-dresda-sulle-orme-di-mattatoio-n-5/

Commenti

commenti