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MATHIAS BURATTO E I SUOI RACCONTI DELLA “LOST GENEARTION” – (TERZO EPISODIO)

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Tesi tra l’alba e l’aurora, i primi raggi di sole cominciarono lentamente a dissolvere tenui riflessi di luce dal bronzo perlato dei binari, al glauco del mare, per poi giungere fino al cielo, ravvolgendo nei vetri il riverbero del mattino. La luna, fragile promessa di ieri, tardava sopita sulla linea del tramonto, sebbene il giorno avesse già fugato parte del suo malinconico pallore. In lontananza, si intravvedevano i tetti di alcune case che, facendo capolino sull’acqua, lucevano ameni al dolce tepore primaverile. Tra case e cielo l’Adriatico si estendeva fin dove gli occhi riuscivano a vedere e ben oltre, a ricongiungersi con l’infinito.

Il silenzio di Christian si mostrò fin da subito l’araldo più perfetto per tratteggiare emozioni che avevano trovato entrambi d’accordo.

Karl abbozzò un sorriso compiaciuto e ancora in silenzio rivolse lo sguardo verso l’alto, probabilmente a cercare il cielo. Una lacrima si approssimò ai suoi occhi, ma per fortuna riuscì a frenarla poco prima che gli segnasse il volto. Con voce più roca del solito continuò la sua storia.

«Mentre ero lì, in silenzio, a contemplare i mille significati della bellezza, la vidi.»

Christian si sorprese a sentire la voce dell’uomo. Forse non si aspettava che continuasse il racconto, o forse il suo estatico smarrimento lo aveva portato in un mondo parallelo, un universo di pura e incontaminata bellezza.

«Chi?» domandò sottovoce, giacché rapito dalle parole dell’uomo.

«Sara», rispose flebile e interdetto, a voler sottolineare l’ovvio.

Christian non disse nulla.

«Sara», ripeté Karl scandendo il nome ben più attento di prima. Fu come se la cosa che più temeva al mondo fosse separarsi da una qualsiasi lettera di quel nome. «Fin da subito mi accorsi che era una ragazza diversa da qualunque altra», continuò dopo alcuni attimi passati ad accarezzare la caducità di quel ricordo. «Lei era benestante, non come me, e in quel treno soleva privare allo sguardo qualunque emozione. Aveva i capelli raccolti, un filo di rossetto a delineare il profilo delle labbra, e una carnagione perlata; lo sguardo, invece, era del tutto assente. Incedeva con passo fiero come se ogni cosa attorno a lei le appartenesse per implicito consenso.»

L’uomo titubò alla dolce malia di quei ricordi, e attraverso gli occhiali scuri l’approssimarsi di una lacrima ricongiunse il suo viso al passato con un’ultima carezza rubata all’elegia del tempo.

«Sapevo che non mi avrebbe mai degnato nemmeno di uno sguardo, anche se la divisa che indossavo celava la povertà nella quale ero cresciuto. La stazione già si distingueva come una densa chiazza scura a frammettere la contiguità del mare, quando si alzò. Con precario equilibrio fece per incamminarsi, scansando gli sguardi dei miei commilitoni con avita disinvoltura. Tutti si girarono per seguire il suo profilo, ma lei non ricambiò un solo sguardo, e credimi che sarebbe stato impossibile fraintendere la natura del loro interesse. Ma lei, impassibile, continuava a camminare lasciando dietro di sé una dolce scia di gelsomino.» Karl sorrise e, nel frattanto, riprese respiro. «Diversi sguardi e alcuni commenti trattenuti a fior di labbra la seguirono, ma lei non si voltò nemmeno una volta. Era come se avesse ricevuto in dono le chiavi del mondo e, interposta agli uomini qualsiasi possibilità di poterla vedere, esitasse ancora e sempre in una caparbia ostentazione di sé. Ma non pensare che fosse presuntuosa.» E nel chiosare la propria affermazione, si rivolse per la prima volta direttamente al ragazzo.

«Non lo avrei mai fatto», lo volle tranquillizzare.

Senza badare a quella risposta Karl proseguì. «A volte, anche il destino cede al fascino dell’ignoto, e perseguendo nuove storie in cui esistere perverte l’effimera inconsistenza del nulla. Fu così che il treno, da un momento all’altro, quasi arrestò la sua corsa, e tutti noi ci trovammo a dover avversare l’inerzia. Sara», ripeté ancora, per poi sostituire quel nome che aveva appena accarezzato le sue labbra con un nuovo sorriso. «Lei stava per cadere quando finì tra le mie braccia.» E abbassando lo sguardo sospirò ancora incredulo. «Sono pronto a giurare che era la prima volta in cui guardava un ragazzo negli occhi», continuò ricordando con affetto. «Arrossì, poi fece per alzarsi, ma io la trattenni stringendola a me. Con la punta delle dita le scostai i capelli per incontrare i suoi occhi, poi feci per avvicinarmi di più e rubare così preziosi istanti di fugace intimità, ma fu in quello stesso momento che il suo sguardo volse a diventare perplesso. Era così bella», evocò con una nota di malinconia, «che mi soffermai per qualche secondo ancora a guardarla, mentre le mie labbra fremevano all’impazienza di rubarle un bacio.» Karl distolse lo sguardo soffuso d’imbarazzo fermando a stento il prorompere di quel ricordo.

E fu in quel momento che il passato si riapprossimò al presente, ogni colore perse di saturazione e a poco a poco il bianco e nero tinsero la scena di un incontro ripreso con una vecchia cinepresa a trentacinque millimetri. Tutto d’un tratto, due linee temporali cominciarono a correre l’una accanto all’altra, e per Karl divenne impossibile distinguere il presente dal passato.

Commenti

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11 Commenti
  1. Lisa Sole dice

    Ma che bello! Mi piace sempre di più…
    Ormai mi ha presa

  2. Matteo dice

    Mi pacerebbe molto saper scrivere così…
    Davvero bravo!

  3. Luisa dice

    Terza parte bellissima, ora aspettiamo la quarta! Sperando che non sia l’ultima❤️

  4. Federica dice

    Semplicemente bellissimo! Non vedo l’ora di sapere come continua.
    Venerdì, muoviti ad arrivare che siamo curiosi! ❤️✨

  5. Samuele dice

    Strepitoso, senza parole. Complimenti!

  6. Ilaria dice

    Sempre più bello!

  7. Giulia dice

    Ormai sono una tua accanita lettrice👍

    1. Lisa dice

      Bello, molto bello, forse troppo scontato come commento, ma quando è bello, è bello!

  8. Giovanni dice

    Storia ben scritta, ottimo tempi è mai scontata. Mi piace

  9. Paola dice

    Che dire… UAO!
    Mi intriga molto la personalità di Karl… non vedo l’ora di saperne di più. Ormai aspetto anch’io con ansia Venerdì

  10. Eleonora dice

    Sempre meglio!